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Il primo animale a cui non fare del male è...

Leggi in anteprima le pagine iniziali di "Gioia Vegan" libro di Lucia Tomasetig

Il primo animale a cui non fare del male è l'uomo... - "Gioia Vegan" libro di Lucia Tomasetig

VEG come vegetale, vegetariano, vegetavano. VEG come vegano. E in questo caso, riassumendo, il senso ultimo è quello di non servirsi in alcun ambito di prodotti derivati dallo sfruttamento animale.

Bene sarebbe estendere ulteriormente questa posizione dicendo: nessuno "sfruttamento" né degli animali, né della terra (dei suoi minerali, dei vegetali, dell'acqua o di quant'altro), né infine dell'uomo poiché, in fondo a tutto, è anche buona parte dell'umanità che viene sfruttata, usata, inaridita in nome del progresso o del profitto travestiti da bisogni indotti e inutili.

Nutrirsi è un atto di rispetto nei confronti della vita: mangiamo per vivere e ci alimentiamo di vita.

La vitalità di ciò che mangiamo è alla base del nostro stare bene. Dobbiamo avere il giusto rispetto di noi stessi e del nostro corpo; quello che mettiamo su un piatto non serve soltanto a fornirci le fantomatiche calorie o a soddisfare la nostra gola, ma è soprattutto l'indispensabile sostentamento, quanto costruisce ciò che siamo, e quando è un cibo "pulito", "sano", il più possibile integrale e non artefatto, buono e cucinato con cura, diventa un atto d'amore.

Non ci limitiamo a mangiare l'alimento, ma teniamo sempre a mente che il principale ingrediente è il "come" cuciniamo. La nostra fretta, la nostra rabbia, il nostro dolore impregnano il cibo che manipoliamo. Facciamolo dunque con lo spirito giusto, prestando attenzione a quanto è bello preparare qualcosa per i nostri amici, per la nostra famiglia o anche solo per noi stessi.

Non usando cibi di origine animale rispettiamo la vita degli animali e ci dichiariamo dissidenti di fronte al modo violento e feroce che caratterizza gli allevamenti intensivi e il mito della "produzione e del consumo". Questo stesso concetto guida anche la grande produzione dei vegetali; cerchiamo dunque di scegliere con cura, perché gli alimenti e loro derivati di origine vegetale possono provenire dalle coltivazioni più disparate.

Coltivazioni o allevamenti "forzati" credo sia l'espressione che più adeguatamente restituisce l'idea dell'insensatezza sottesa a questo sistema di produzione.

Noi stessi quando veniamo "forzati" a fare qualcosa non diamo i risultati migliori. Ne conseguono effetti distorti, accompagnati da fatica se non anche da dolore. Le piante crescono anche senza essere costrette a farlo, i vegetali commestibili sono presenti ovunque.

Con questo non voglio dire che dovremmo esclusivamente servirci di quello che la terra ci offre spontaneamente (cosa peraltro improbabile, viste le attuali condizioni del nostro mondo e dei nostri stili di vita), ma che quanto utilizziamo per il nostro sostentamento dovrebbe essere cresciuto senza violenze o, appunto, forzature.

È chi acquista i prodotti che, in ultima analisi, determina le regole del mercato e malgrado tutte le macchinazioni commerciali esistenti possiamo renderci direttamente responsabili dei nostri acquisti e delle nostre scelte alimentari.

Un campo coltivato con amore, dove le piante si mescolano tra loro, crescono e vengono raccolte secondo il clima e le stagioni, sicuramente ci darà più "nutrimento" del più recente alimento esotico straricco di sostanze di ogni tipo, offerto dal mercato secondo la moda del momento.

Informarsi sui produttori aiuta molto: oggi osserviamo come i reparti biologici dei vari supermercati si vadano ampliando, ospitando un numero sempre maggiore di prodotti a "marchio verde". Questo è un ottimo segnale determinato dalle scelte di chi acquista. Ma non accontentiamoci: la nostra attenzione deve restare vigile, perché anche "bio" spesso e volentieri significa coltivazioni "forzate".

È quindi importante essere consapevoli di cosa si utilizza: uno stesso cavolo può arrivare sulla nostra tavola dall'agricoltura convenzionale, da coltivazioni bio certificate o dal cosiddetto "contadino", che nei casi più felici può aver scelto di coltivare in permacultura, agricoltura sinergica, agricoltura naturale ecc. Questi ultimi sono i casi più felici, perché non vengono utilizzati prodotti di sintesi per favorire le coltivazioni e nel caso dell'agricoltura naturale o della permacultura non viene usata nessuna sostanza oltre a quelle originate dalla decomposizione delle piante stesse.

Per questo tipo di agricoltura non è prevista alcuna certificazione; la cosiddetta "legge" infatti non prevede normative per questi agricoltori e il modo per essere ragionevolmente certi della qualità dei prodotti è conoscere il produttore o fidarsi di chi, molto coraggiosamente, dichiara di coltivare in questo modo antieconomico e anticommerciale, visto che non è normato dalla legge e viene quindi escluso dalla grande distribuzione.

Questo modo di coltivare garantisce che la pianta e la terra vengano vissute con grande rispetto, senza forzature o metodi invasivi, rispettando gli equilibri dei vegetali e gli ecosistemi. E' vero, spesso una lumachina sulla lattuga ci rende meno agevole o piacevole la sua preparazione. Ricordiamoci però che è meglio ritrovare sulle nostre verdure degli esseri viventi "visibili" piuttosto che dei veleni invisibili.

Evitiamo se possibile i prodotti troppo lavorati a livello industriale. Usando gli ingredienti base possiamo preparare tutta una serie di pietanze sapendo cosa ci mettiamo dentro e il nostro palato ce ne sarà grato, perché - forse non da subito ma piano piano - impareremo a riconoscere sapori e aromi "puliti", non contaminati da troppi insaporitoti e non modificati in modo eccessivo industrialmente.

Per quanto riguarda i prodotti industriali, comunque, ve ne sono di ottimi e per avere un minimo di garanzia a questo riguardo possiamo indagare e informarci. Latte vegetale, tofu, seitan, salsa di soia, miso ecc. possono avere diverse provenienze. Alcuni produttori sono eticamente ineccepibili e possiamo mettere in tavola dei cibi davvero sicuri.

Qual è la verità sulla migliore alimentazione, quali sono le notizie più attendibili intorno ai cibi, chi ci può dire quali sostanze sono le più utili al nostro organismo, chi è l'esperto più affidabile in "scienze alimentari" o "culinarie", quale testo possiamo consultare con la certezza che contenga notizie comprovate, quale sito internet ci può illuminare sugli innumerevoli dubbi che si affacciano e così via...

Suppongo non serva raccontare a nessuno come ormai, oggi più che in altri momenti della nostra storia, far affidamento su notizie sicure sia difficile. Gli strumenti che ci arrivano dall'esterno sono tutti passibili di essere messi in discussione. I punti di vista sono così tanti che la confusione, per chi vuole veramente conoscere, è il risultato più probabile, almeno in apparenza.

Il migliore degli strumenti a nostra disposizione resta quel buon senso con cui metterci in rapporto alle varie informazioni, cercando di tenere sempre presente il rispetto della vita e il fatto che questo principio è insito in noi e non serve dunque cercarlo nel mare confuso di informazioni in cui siamo immersi.

Gioia vegan propone ricette e informazioni semplici, per avere un approccio con il mondo vegan utilizzando cibi noti e cibi nuovi cucinati e preparati nel modo il più possibile sano. Questo significa anche poter dedicare un poco di tempo ai fornelli e alle pentole, soffermandosi a guardare cosa stiamo utilizzando, dal chicco di riso alla manciata di farina, ai legumi e alle innumerevoli forme degli ortaggi.

Un cibo si può immaginare, per gli aromi, per i colori, per l'odore.
Questo richiede un momento del nostro tempo, ma è un momento ben speso.

Qui vorremmo dunque raccontare i rudimenti di una cucina vegan che non è solo vegan, ma anche adeguata a tutti coloro che vogliono cimentarsi. Sono poi disponibili sul mercato molti prodotti già pronti al consumo e totalmente vegan. Non sempre questi prodotti sono reperibili nella grande distribuzione, ma presso i negozi di cibi biologici generalmente si trova un buon assortimento.

Non dimentichiamo che nutrirsi vegan non significa per forza mettere in tavola i wurstel di soia o il seitan pronto e condito: gran parte delle sostanze necessarie al nostro nutrimento si trova in cibi semplici reperibili ovunque. Cereali, legumi, verdure e frutta ci offrono quanto ci occorre e sovente è solo la nostalgia di prodotti di origine animale, ai quali siamo stati abituati sin da bambini, che ci porta a desiderare alimenti che abbiano con questi una certa somiglianza.

È affascinante scoprire nuovi ingredienti e nuovi sapori, come esplorare un territorio sconosciuto, piano e con delicatezza, per permettere al palato di abituarsi e a iniziare a provare piacere. Possiamo poi coraggiosamente affrontare sapori puri, per scoprire come i cibi semplici e con pochi ingredienti per la preparazione offrano sfumature insospettabili.

 

Lucia TomasetigTorna su Torna suDisponi gli articoli a grigliaDisponi gli articoli a lista

Esperta appassionata di cucina vegana, Lucia Tomasetig negli anni si è occupata di illustrazione per l’infanzia, attività creative rivolte a grandi e piccoli e ricerche personali su tecniche e materiali naturali.

Attualmente collabora a un progetto di agricoltura biologica in un area montana all’estremo Nordest, pressoché incontaminata.

 

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