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Il miele come rimedio - Estratto dal libro "I...

Leggi in anteprima un estratto da questo libro e scopri tutto quello che c'è da sapere sul miele e sul lavoro delle api, insieme a tanti rimedi e ricette

Il miele come rimedio - Estratto dal libro "I Rimedi dell'Alveare"

L'uso terapeutico del miele affonda le sue radici nelle più antiche civiltà conosciute.

Forse questi popoli tendevano un po' all'esagerazione per quanto riguarda le effettive proprietà di questo prodotto, ma molte delle applicazioni da loro ideate sono pur sempre riuscite ad arrivare fino ai giorni nostri.

Oggi, la riscoperta del miele non deriva solo da un ritorno in auge delle medicine naturali, ma è partita dalla stessa medicina ufficiale nel momento in cui incontrava dei limiti, in particolare per le capacità di cura delle ferite: è proprio questo il rimedio da cui partiremo.

 

 

Per le ferite, ustioni e ulcere

Questo è l'ambito di uso terapeutico del miele su cui esiste una più vasta documentazione scientifica. Dopo il trionfo degli antibiotici, nel dopoguerra, e l'illusione di aver risolto per sempre il problema delle malattie infettive, la medicina ha dovuto fare i conti con l'insorgere della resistenza agli antibiotici da parte dei microorganismi: nel nostro caso, dei batteri che causano infezioni.

Questa emergenza ha contribuito all'interesse per l'applicazione del miele nelle medicazioni delle ferite. Esso agisce positivamente in varie direzioni: un enzima aggiunto dalle api per sterilizzare il nettare (in cui è alto il contenuto d'acqua) nel trasformarlo in miele, genera acqua ossigenata (di per sé un antisettico potente) e acido gluconico.

Questo conferisce una notevole acidità al miele, che affretta la guarigione. Questo enzima ridiventa attivo quando il contenuto d'acqua del miele torna ad alzarsi. Le ferite guariscono più in fretta con l'applicazione di una miscela nutriente, e il miele fornisce glucosio ai cheratinociti, le cellule più diffuse nella pelle, che devono migrare sulla superficie di una ferita per riformarne il tessuto.

Gli antiossidanti invece, contribuiscono a neutralizzare i radicali liberi, molecole che hanno un effetto distruttivo sui componenti del tessuto ferito, e anche a inibirne la formazione.

Il miele è in grado inoltre di creare un ambiente umido adatto alla guarigione, senza promuovere la proliferazione batterica: la concentrazione di fruttosio assorbe i liquidi dalla ferita, pulendola.

Grazie alla viscosità del miele la superficie della ferita non aderisce alla garza. Naturalmente il miele usato deve avere caratteristiche di pulizia e sterilità che lo rendono di livello medicinale: esistono prodotti specifici per medicazione che utilizzano il miele forse più ricco di sostanze antibatteriche, quello di Manuka (albero del the).

Analogamente all'uso per le ferite, il miele si è rivelato efficace nel trattamento di ulcere ai piedi di origine diabetica, ustioni e piaghe.

Lassativo

Soprattutto per uso pediatrico, il miele è un ottimo coadiuvante nei casi di stipsi. Il suo blando potere lassativo dipende dalla forte concentrazione di fruttosio: questo tipo di zucchero naturale ha un'azione osmotica (osmosi è il processo per cui, se due soluzioni a differente concentrazione sono separate da una membrana semipermeabile, che permetta il passaggio della sola acqua senza il soluto, l'acqua tende a passare dalla soluzione più diluita a quella più concentrata fino a raggiungere un equilibrio), quindi nell'intestino provoca un afflusso di acqua che facilita l'evacuazione delle feci.

Per la tosse

Il miele è stato sempre considerato un rimedio popolare per la tosse. Una ricerca del Collegio Statale di Medicina della Pennsylvania pubblicata nel 2007 e in seguito ripetuta ne ha dato, probabilmente per la prima volta, una dimostrazione scientifica.

Oggetto della prova, un gruppo di bambini dai 2 ai 18 anni con affezioni respiratorie. Sono stati posti a confronto destrometorfano, un componente molto comune di prodotti per la tosse da banco, e un cucchiaino di miele di grano saraceno (questo tipo di miele è stato scelto perché facilmente disponibile nei supermercati americani e perché di colore scuro, contenente quindi una maggiore quantità di componenti fenolici = antiossidanti).

I prodotti, somministrati per due volte consecutive prima del sonno e paragonati all'assenza di trattamento, hanno mostrato la superiorità del miele, che può considerarsi tra i farmaci cosiddetti demulcenti: essi possono sfiammare le mucose e lenire l'irritazione che innesca il riflesso a tossire, poiché creano uno strato vischioso, lubrificante e protettivo. L'effetto positivo sembra aver incluso la qualità del sonno.

Per le ulcere gastriche e le gastriti

Gli effetti benefìci del miele per le ulcere gastriche e le gastriti si possono spiegare con la sua azione a anti-infiammatoria ed antibatterica, così come sull'effetto inibitore che può avere sull'acidità dei succhi gastrici.

Uno studio del 2009 di E.A. Dubutsova, dell'Istituto Centrale di gastroenterologia di Mosca, ha mostrato infatti come l'ingestione di una soluzione di 120 mi di miele al 33% fosse in grado di ridurre l'acidità dei succhi gastrici, purché calda. Fredda, aumentava invece l'acidità.

Un lavoro clinico della dott.ssa Jotkina dell'Istituto di Medicina dell'Università d Irkutsk, basato su 221 casi di pazienti affetti da ulcera gastrica, ha mostrato come l'aggiunta di miele al trattamento classico (farmaci e dieta) migliorasse decisamente il successo della cura: una cicatrizzazione completa dell'ulcera nel 29% dei pazienti trattati normalmente, 50% di quelli trattati anche con miele.

Risultati analoghi a quelli dell'Ospedale Ostroumov di Mosca, dove secondo i ricercatori il miele avrebbe normalizzato l'acidità dei succhi gastrici eliminando l'eruttazione e il dolore e favorendo la cicatrizzazione in modo analogo a quella delle ferite esterne. Questi citati sono solo alcuni tra numerosi lavori clinici svolti in diverse nazioni.

L'attività antibatterica dei mieli e la particolarità del miele di Manuka

Dal 1972 al 2008, quasi trecento prove di laboratorio sono state eseguite nel mondo, con mieli di tutte le provenienze, usando colture batteriche di una settantina di microorganismi diversi per verificare l'attività antibatterica del miele.

Molti mieli hanno rivelato un'attività antibatterica a vasto spettro, spesso influenzata dal tipo di sorgente nettarifera da cui il miele proveniva; l'attività antibatterica del miele deriva dall'alto contenuto in zuccheri, dall'alta acidità, dalla produzione enzimatica di acqua ossigenata perossido di idrogeno), ma anche da fattori dipendenti dall'origine floreale e dal territorio.

È il caso del miele derivante da certe specie di Leptospermum presenti in Nuova Zelanda e Australia, conosciute rispettivamente come Manuka e Mirto Australiano. La sua attività antibatterica sembra derivare da un componente chiamato metilglioxale, presente in un miele normale in percentuale di 10 mg al chilo, nel miele di Manuka in percentuale di 700 mg al chilo, e addirittura, nel miele proveniente dal Leptospermum della zona di Brisbane (est dell'Australia), 1750 mg al chilo!

 

I Rimedi dell'Alveare

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