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I simboli del lupo e della giraffa - Estratto dal...

Leggi un'anteprima del libro di Serena Rust "Quando la Giraffa balla col Lupo"

I simboli del lupo e della giraffa - Estratto dal libro di Serena Rust

«La verità è tale solo se in essa trova posto il suo contrario».
Rudolf Mann

Insieme al lupo e alla giraffa percorriamo ballando le pagine di questo libro. Il lupo è l’esperto della modalità di espressione e di ascolto guidata dal pensiero giudicante e interpretante, un modo di comunicare che è molto familiare a tutti noi. In questo libro, il lupo ci aiuta a capire perché a volte, nonostante le migliori intenzioni, le nostre discussioni con gli altri prendano una piega del tutto diversa da quanto ci auguriamo. La giraffa ci dimostra poi come trasformare quella stessa situazione in modo fruttuoso.

La giraffa parla e ascolta in modo più totale del lupo: a differenza di quanto fa lui, sa includere nel discorso le proprie emozioni e i propri bisogni. Quest’ultimo è un elemento essenziale della “comunicazione nonviolenta”, ed è per questo che la si definisce anche “comunicazione empatica”.

Ovviamente, nella realtà il lupo e la giraffa, con le loro modalità espressive e comunicative, non esistono allo stato puro: non esiste nessuno che sia solo lupo o solo giraffa! Si tratta di stili comunicativi che utilizziamo in coloritura e percentuale diversa con ogni interlocutore, in ogni momento e in ogni situazione.

A volte sono un lupo con le macchie di una giraffa, a volte una giraffa che balla con le zampe di un lupo.

Il linguaggio del lupo, mirante alla dominanza e al giudizio, è qualcosa che noi tutti padroneggiamo in maniera automatica. O almeno così pensavo.

Per la precisione, però, era il linguaggio a padroneggiare me, perché è la lingua culturale materna e paterna che abitiamo da quando eravamo piccoli e che ha improntato i nostri pensieri.

A volte ho constatato che gli amanti degli animali trovano ingiusto che nella ripartizione dei ruoli il lupo ne esca così male.

Se anche tu dovessi avere la stessa impressione, ti prego di sfogliare questo libriccino e di guardare attentamente le illustrazioni, e spero che emerga chiaramente anche il mio affettuoso apprezzamento per la modalità comunicativa del lupo, a prima vista prevalentemente aggressiva.

Un’occhiata al paradiso della giraffa

«Il mondo in cui viviamo deriva dalla qualità delle nostre relazioni». Martin Buber

Ecco dunque un primo assaggio della comunicazione empatica, un piccolo dialogo nel cosiddetto “linguaggio della giraffa”.

«Se vai così veloce non mi sento a mio agio».

«Hai paura che succeda qualcosa?».

«Sì, sono un po’ preoccupata, e a questa velocità non riesco nemmeno a godermi il paesaggio. Per favore, vai un po’ più piano!».

«Okay! Mi fa così piacere essere in viaggio con te per goderci una vacanza. In realtà sono ancora un po’ teso per il lavoro».

«Che ne dici se mi fermo a quel ristorante laggiù e ci prendiamo un bel caffè sulla terrazza?». «Oh! Questa sì che è un’idea!».

Non sarebbe magnifico se le nostre conversazioni si svolgessero così? E se questo non capitasse solo per caso nei momenti magici, ma avessimo un preciso strumento per riuscire a esprimerci in modo da creare una connessione affettuosa?

Marshall Rosenberg ha ideato un processo in quattro passaggi successivi nei quali parlare di come ci sentiamo e di ciò che ci occorre per sentirci meglio. Questi quattro passi costituiscono il ponte che ci permette di superare il tipo di comunicazione finora per noi “normale” e raggiungere il paradiso della giraffa. Qui di seguito presenterò il suo modello in forma schematica, e più avanti approfondirò i singoli passaggi.

1. Primo passo: osservare senza giudicare

Nel primo passo dico qual è esattamente lo spunto che mi spinge a iniziare la conversazione. È importante non introdurre alcun giudizio nella mia affermazione.

Qual è stato esattamente il fattore scatenante a cui ho reagito? Che cosa ho visto o ascoltato? Se dico: «Sei arrivato dieci minuti dopo l’inizio del film!», esprimo ciò che osservo.

Se invece affermo: «Sei di nuovo in ritardo!», introduco nella mia asserzione anche il mio giudizio.

2. Secondo passo: ascoltare le emozioni senza interpretare

Nel secondo passo mi riferisco alle mie emozioni. Per esempio, posso avere paura, o essere contenta, turbata, frustrata, commossa o triste.

Se però dichiaro: «Mi sento poco considerata dal mio capo!», do voce al mio modo di interpretare un determinato comportamento del mio capo.

3. Terzo passo: bisogni invece di strategie

Nel terzo passo dichiaro il bisogno che è alla base della mia emozione, per esempio desiderio di appartenenza, libertà, sicurezza, autonomia, significato.

Con la frase: «Ho bisogno di riposo», esprimo un bisogno. Se invece dichiaro: «Domani vorrei fare una gita», parlo di una strategia, ossia di un modo concreto in cui intendo soddisfare il mio bisogno di riposo.

4. Quarto passo: chiedere invece di pretendere

Infine, nel quarto passo esprimo una richiesta in cui dichiaro molto concretamente ciò che desidero.

«Potresti svuotare subito la lavastoviglie?».

Se sia una richiesta gentile o una pretesa, dipende dalla possibilità dell’altro di rispondere «No» senza che la relazione abbia a soffrirne o senza che ne conseguano sanzioni.

Possiamo utilizzare questi quattro passi per esprimere noi stessi, oppure per ascoltare gli altri e immedesimarci nelle loro osservazioni ed emozioni, nei loro bisogni e nelle loro richieste.

In questo modo la nostra comunicazione diventa una danza che oscilla di continuo fra ciò che osservo e provo, i miei bisogni e le mie richieste, e ciò che tu osservi e provi, i tuoi bisogni e le tue richieste.

I quattro passi mi danno il recipiente, la struttura in cui versare le mie parole.

«Sono semplici, ma non facili!», ho sentito recentemente dire di essi. È vero.

Sono un modello facile da comprendere, ma quando li vogliamo applicare, ci ritroviamo spesso, senza volerlo, nelle modalità di pensiero e di parola che ci sono familiari da decenni.

Io stessa mi sono spesso sorpresa e irritata quando, contro ogni mia intenzione, mi capitava di scivolare automaticamente nel linguaggio del lupo!

Ho dovuto perciò acquistare consapevolezza del mondo del mio lupo interiore e delle sue forme espressive per poterle identificare e modificare.

Quando la Giraffa balla col Lupo

Quando la Giraffa balla col Lupo

Immagina questa situazione: sei arrabbiata con il tuo partner e riesci a esprimerlo in modo che lui capisca senza sentirsi aggredito. Oppure: la tua partner ti fa un’osservazione, e tu, invece di offenderti, ti rendi conto di quali siano i suoi bisogni.

Sembra quasi un sogno no? E invece è solo comunicazione non-violenta, quella che ti permette di ascoltare e comunicare nel modo giusto bisogni, desideri e preoccupazioni, tuoi e altrui. 

Con questo libro semplice e accessibile imparerai a compiere i quattro passi fondamentali necessari ad attuare una comunicazione efficace in cui ognuno ci guadagna e i bisogni di tutti gli interessati sono sullo stesso piano.

In questo modo comunicare torna a significare empatia e comprensione (comunicazione giraffa), anziché imporre e affermare le proprie ragioni (comunicazione lupo).

E se stai pensando che non hai bisogno di questo libro perché le tue doti comunicative sono eccelse, credimi, il tuo lupo ha incredibilmente bisogno di una giraffa con cui ballare, anche se tu non lo sai.

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Serena Rust

Serena Rust è consulente, coach, moderatrice, formatrice certificata a livello internazionale per la comunicazione non-violenta, mediatrice di conflitti e autrice.

I punti centrali della sua attività professionale sono consulenza e coaching a livello individuale e di coppia, moderazione del team, consulenza in situazioni di conflitto, corsi introduttivi, seminari, training e formazione nel campo della “comunicazione non-violenta”. La sua visione è un’intesa affettuosa ed efficace che porta ai massimi livelli l’unicità individuale e lo spirito di gruppo.