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I Principi Base del Progetto Educativo "L'Asilo...

Leggi in anteprima il capitolo 2 del libro "L'Asilo nel Bosco" scritto da Emilio Manes

I Principi Base del Progetto Educativo "L'Asilo nel Bosco"

Pensiamo che una scuola che voglia essere efficace debba rendere espliciti i propri obiettivi e gli strumenti che mette in campo nell'intento di raggiungerli.

La finalità principale dell'Asilo nel Bosco è che i bambini crescano felici.

Come dice Tiao Rocha, fondatore della scuola che abbiamo conosciuto grazie al documentario Quando sinto que jà sei, la scuola non è il servizio militare obbligatorio e dunque deve essere un luogo in cui i bambini siano allegri e vadano con piacere, a tal punto da desiderare che sia aperta anche il sabato, la domenica e durante le feste.

I bambini vivono nel presente, se chiediamo loro se preferiscono una caramella oggi o cinque domani la scelta cadrà sicuramente sulla prima opzione. In virtù di questo i nostri sforzi sono concentrati nel garantire loro un presente piacevole, convinti che sia la base anche per garantire loro un futuro soddisfacente.

In molti ci chiedono preoccupati se non può essere dannoso per i bambini vivere felici e allegri e seguire i propri interessi se poi alle elementari dovranno stare seduti tutto il giorno e imparare cose che non interessano loro e che non servono alla quotidianità. Li tranquillizziamo dicendo che anche le nostre elementari seguono la stessa impostazione, e che un bambino autonomo, creativo e che abbia una sana autostima saprà cavarsela in qualsiasi situazione.

E poi domandiamo loro: se qualcuno paventasse l'ipotesi di una futura carestia voi rinuncereste a mangiare per abituarvi a una possibile, non auspicabile, situazione futura? Non è forse più saggio adoperarsi per prevenire questa indesiderata ipotesi?

Qualcuno si convince, qualcun altro no, ma per noi la cosa importante è aver esplicitato la nostra idea, e che chi sceglie questa scuola abbia idee simili alle nostre, perché ci pare la condizione fondamentale per raggiungere i nostri scopi.

Se noi e le famiglie abbiamo idee diverse il pargolo si troverà davanti a figure di riferimento che daranno messaggi contrapposti, e la sua reazione sarà con molta probabilità l'immobilismo o la ribellione. Per questo reputiamo fondamentale nell'edificazione della nuova scuola che ciascun istituto metta nero su bianco il proprio modello educativo, in modo da permettere che le famiglie possano scegliere in maniera consapevole.

Il primo sforzo che compiamo è quindi quello di essere chiari con i genitori e cercare di instaurare con loro sin da subito una relazione basata sulla sincerità, sull'ascolto reciproco e su delle finalità condivise.

Per fare questo evitiamo quegli inutili formalismi di cui sono piene le nostre relazioni, e prevediamo nell'agenda scolastica un numero considerevole di incontri, sia con le singole famiglie sia con il gruppo dei genitori. Negli incontri individuali parliamo dei singoli bambini, del loro percorso, del loro stato d'animo, cercando di non dimenticare mai quanto sia importante porci spesso nel ruolo di coloro che ascoltano, recependo informazioni e consigli dalle mamme e dai papà.

Nessuno infatti conosce bene i bambini quanto i loro genitori, e qualsiasi confronto che voglia essere benefico deve necessariamente prevedere un ascolto reciproco. Non ci esimiamo dall'evidenziare, qualora ce ne fossero, le nostre preoccupazioni ma lo facciamo tenendo conto del fatto che lo sguardo del genitore raramente riesce a vedere e ad accettare eventuali problematiche del figlio. Per questo prima di passare alle note dolenti evidenziamo le virtù del bambino, sempre presenti, e concludiamo il colloquio con un messaggio positivo e di speranza circa la risoluzione dei problemi.

Nei colloqui con il gruppo genitori abbiamo come obiettivo quello di manifestare le nostre idee, e ciò che intendiamo proporre ai bambini è di ascoltare le esigenze e le proposte delle famiglie.

Cerchiamo poi di coinvolgerli nella pianificazione di alcune proposte, convinti che un genitore che si sente parte attiva anche nella scuola sarà un genitore che darà il suo contributo al raggiungimento degli scopi comuni.

Gli altri principi cardine su cui si articola la nostra proposta sono:

  • L'aula che più utilizziamo ha come soffitto il cielo
  • La relazione e il ruolo di facilitatore del maestro
  • L'importanza delle emozioni
  • Il gioco come veicolo didattico privilegiato
  • L'efficacia dell'esperienza diretta

La nostra aula

La maggior parte degli Asili nel Bosco in Europa e nel mondo trascorrono l'intera quotidianità scolastica all'aria aperta, indipendentemente dalle condizioni atmosferiche e dalla volontà del bambino.

Per noi la volontà del bambino ha molta importanza, e per questo ci siamo dotati di una struttura coperta nel caso in cui i piccoli manifestassero il desiderio di non uscire. Nella realtà questo accade molto raramente, e i pargoli prediligono quasi sempre starsene in uno dei giardini o farsi una bella passeggiata.

Lo spazio interno, al fine di permettere a ciascuno di loro di seguire i propri bisogni e i propri interessi, è strutturato in centri d'interesse: l'angolo della lettura, il gioco simbolico, la bottega creativa, lo spazio per il gioco, la sala espressione e un bel camino con tanto di divano e sedia a dondolo.

Noi maestri ci suddividiamo nei diversi spazi e i pargoli sono liberi di muoversi e soddisfare le proprie necessità. La nostra proposta non è mai unica e tiene conto delle osservazioni fatte nei giorni precedenti: se emergono come interessi rilevanti la manualità fine o i grandi movimenti, oppure accade che i bambini ci segnalano che a livello emozionale stanno facendo i conti con la paura, il giorno seguente troveranno in bottega delle forbici o dei fagioli da mettere in piccole bottiglie, allestiremo un allettante percorso motorio e nel teatrino dei burattini racconteremo una favola con lo scopo di cominciare a lavorare con la paura.

All'esterno uno dei giardini è strutturato come l'interno, con tanto di casetta sull'albero e una piccola fattoria degli animali, ed è lo spazio nel quale a volte accogliamo i bambini. Il secondo giardino ospita un orto e un grande spazio verde totalmente sgombro, dove organizziamo i giochi di movimento. Il terzo invece lo abbiamo progettato insieme ai bimbi, ed è costituito da uno spazio all'interno del quale accendiamo il fuoco, da una serie di altalene e corde che costruiscono percorsi di equilibrio da un albero all'altro, da alcuni tronchi con cui facciamo il circle time, ottimi pure per allestire percorsi motori, e dove per un periodo sono state edificate dai bambini stessi una grande tenda e una serie di capanne.

Tutti gli spazi, sia interni sia esterni, non sono affatto statici ma in costante evoluzione. In questo modo possiamo rispondere ai bisogni dei bambini in crescita e aumentare l'efficacia di pari passo con il crescere dell'esperienza.

Stiamo in questi spazi durante l'accoglienza e dopo il pranzo, mentre alle dieci facciamo la merenda collettiva e la riunione in cui decidiamo cosa fare e dove andare durante la giornata. Neanche a dirlo, spesso andiamo in escursione nel meraviglioso contesto della campagna di Ostia Antica. Possiamo raggiungere il fiume, il grande lago (che in realtà è un'immensa pozzanghera al limitare di un campo), il boschetto di paulonia o quello di eucalipti e pini, la Via dei Tesori (un tratto di strada sterrata pieno di mattonelle rotte ma coloratissime), la Strada degli Aculei, il castello di Giulio II, gli Scavi di Ostia Antica, il contadino da cui fare la spesa, Fabrizio per prendere il latte crudo, uno dei tanti maneggi, la fattoria didattica, l'Albero dei Pokemon, eccetera.

Spesso andiamo alla scoperta del territorio del nostro municipio che crediamo sia molto ricco e stimolante, come gran parte del territorio italiano. Durante i due mesi estivi passiamo del tempo nella pineta, dove in realtà l'albero più diffuso è il leccio, andiamo al mare, che possiede un sistema di dune che costituisce un habitat unico e rigoglioso, e tra le prossime tappe ci saranno il teatro, il museo e le due meravigliose biblioteche della zona.

Stare all'aria aperta in ambienti sempre diversi è molto importante (lo vedremo nel capitolo Campi d'esperienza educativa), ci permette di mantenere vive alcune attitudini del bambino che a noi paiono fondamentali: la curiosità, l'autonomia, il senso d'avventura, la capacità di stupirsi, la fantasia, la creatività, l'immaginazione, la motricità, lo sviluppo dei cinque sensi e il senso di libertà che, solo quando il confine è l'orizzonte, può manifestarsi in tutta la sua piacevolezza e poesia.

La relazione e il ruolo di facilitatore del maestro

Dell'importanza della relazione come base di qualsiasi processo educativo parleremo in un capitolo specifico, qui ci occuperemo principalmente del ruolo dell'educatore.

Spesso il maestro è colui che detta le regole del gioco imponendo attività cui il bambino deve adeguarsi senza avere un ruolo attivo nelle proposte quotidiane. All'Asilo nel Bosco questa visione è totalmente ribaltata. L'educatore è colui che, partendo dall'osservazione dei bisogni e degli interessi di ciascun bambino, lavora in maniera discreta sul contesto per facilitare il naturale processo di crescita.

Molto efficace è a tal proposito la metafora della pianta e del buon contadino. Un seme contiene in sé tutte le informazioni e le risorse che gli permetteranno di diventare una pianta robusta e rigogliosa. Un buon contadino sa che per ottenere buoni frutti dalle sue piante non deve tirarle o indirizzarle per farle crescere più velocemente o per permettere loro di dare più frutti. Un buon contadino sa che ciascuna pianta ha bisogno di un ambiente che gli è proprio, fatto di un certo tipo di terra, di una determinata quantità di Sole e di una giusta dose di acqua. Un buon contadino sa che il riso vuole molta acqua e il pomodoro meno, che la zucchina ama i terreni grassi e l'insalata non ha molte pretese, che la melanzana ama il Sole mentre la fragola ama l'ombra.

Compito del buon contadino, quindi, è quello di conoscere le particolarità di ciascuna delle piante e creare il contesto più adatto affinché ciascuna di loro, con i tempi che le sono propri, cresca armoniosamente. Il buon contadino ha imparato dalla terra che per avere successo bisogna abbassarsi a toccarla, e ciò costa fatica e presuppone umiltà. Il buon contadino sa bene che l'ingrediente più importante per avere un orto e un frutteto rigoglioso è l'amore.

Il buon maestro, come il buon contadino sa che ciascuna delle creature di cui si prende cura ha i suoi tempi e la sua individualità, e per questo non si mette a giudicare o a imporre un ritmo di crescita comune a tutti. Sa soprattutto che ciascun bambino in un determinato momento può avere interessi e bisogni diversi, e per questo deve evitare di fare proposte uniche, cercando invece di creare quelle situazioni che permettano a ciascuno di crescere seguendo il proprio unico e irripetibile percorso.

Compito del buon maestro è infine quello di amare i propri bambini, sapendo bene che amare significa sia saper dire no (i no tracciano quel perimetro senza il quale il pargolo si troverebbe in uno spazio troppo grande da gestire), e permettere al bambino di vivere delle sane frustrazioni.

Le frustrazioni sono molto importanti, perché permettono di vivere situazioni non piacevoli che insegnano a trovare delle soluzioni ai problemi e a cavarsela durante la vita. Ovviamente affinché le frustrazioni siano sane non devono essere costanti e ripetute, e soprattutto non devono nascere da eventi traumatici.

L'importanza delle emozioni

Anche alle emozioni sarà dedicato un capitolo specifico. In questa sede ci limiteremo a porre al lettore dei quesiti:

  • Chi di voi oggi ha avuto bisogno di calcolare l'area di un trapezio?
  • Chi di voi oggi ha recitato a memoria una poesia?
  • Chi di voi oggi ha dovuto comunicare la data di nascita di Giulio Cesare?
  • Chi di voi oggi ha avuto paura o si è arrabbiato o ha provato una gioia che gli ha fatto spalancare il cuore?

Dalle risposte che darete siamo certi che dedurrete l'importanza delle emozioni, ai fini di una vita felice e umana.

La relazione e il ruolo: il gioco come veicolo didattico privilegiato

Il gioco è lo Strumento attraverso il quale il bambino conosce se stesso, gli altri e il mondo circostante. Attraverso il gioco, il bambino affina le sue capacità motorie e manipolative, verbali, sociali e appaga il proprio bisogno di fare, di conoscere, di mettersi alla prova, di sperimentare e di modificare creativamente la realtà attraverso l'uso della fantasia e dell'immaginazione. Giocando, il bambino impara e cresce in allegria e con piacevolezza, ed è per questo che all'Asilo del Bosco è considerato uno strumento didattico privilegiato e non un premio da dare ai bambini se si comportano bene.

Attraverso il gioco vengono sollecitate le diverse funzioni cognitive, non solo quella linguistica e logico-matematica, che sembrano essere le uniche che abbiano valore nella scuola italiana, ma anche quella cinestetica, quella intrapersonale, quella interpersonale, quella spaziale, quella naturalistica e quella musicale, avvalorando in questa maniera la teoria di Howard Gardner, che parla di quantomeno otto intelligenze.

Con il gioco simbolico, il bambino si prende cura soprattutto della propria dimensione emotivo-affettiva.

Franco Frabboni scrive: «Attraverso il gioco simbolico del "fare finta di", il bambino ha la possibilità di mettersi nei panni di altri (persone, animali, cose), sperimentando in tal modo esperienze di decentramento affettivo, relazionale e conoscitivo, nel corso delle quali uscire dal proprio mondo, comprendere l'esperienza affettiva dell'altro e scoprire la ricchezza del confronto e dello scambio».

Il gioco è anche la maniera in cui il bambino impara l'importanza delle regole e fa un ottimo esercizio di ascolto delle esigenze altrui.

Per tutti questi motivi, e anche perché quando giocano i bambini sorridono e sono portatori di una contagiosa vitalità, la scuola dovrebbe vestirsi degli abiti colorati del gioco e restituirgli il suo inimitabile valore in ambito educativo.

La relazione e il ruolo: l'efficacia dell esperienza diretta

Un vecchio proverbio giapponese recita: "Chi ascolta dimentica, chi vede ricorda, chi fa impara".

Siamo cresciuti in una scuola che pretendeva di trasferirci competenze e informazioni attraverso un libro didattico e la mediazione del maestro. Il risultato è che gran parte di ciò che si pretendeva di trasmettere rimaneva per pochissimo tempo in noi bambini.

All'Asilo nel Bosco crediamo invece che permettere al bambino di vivere le esperienze sia la maniera migliore di trasmettere non solo competenze, ma soprattutto voglia di conoscere. L'esperienza diretta infatti è connotata da alcune caratteristiche fondamentali ai fini del processo di apprendimento: la piacevolezza, la volontà e l'assenza di mediazione.

Nella scuola dell'infanzia convenzionale, per esempio, deleghiamo spesso al libro didattico il compito di spiegare ai bambini come si modifica l'ambiente al variare delle stagioni, col risultato che l'autunno è un albero spoglio, la primavera un fiore, l'inverno la neve e l'estate una barchetta. Noi pensiamo che sia più efficace e soprattutto bello e stimolante fare frequenti passeggiate per permettere ai bambini di cogliere appieno il messaggio di una natura ricca e articolata ottenendo anche altri risultati che per noi sono molto importanti, per esempio accorgersi dell'interdipendenza tra gli esseri umani, animali e vegetali e della necessità di trattare con cura un pianeta che gli adulti sono soliti non rispettare.

Approfondiremo anche questo argomento nel capitolo dedicato ai campi d'esperienza.

L'Asilo nel Bosco

L'Asilo nel Bosco

Dall’esperienza concreta di Ostia - finita su Repubblica, Il Corriere della Sera, Il Fatto Quotidiano e persino in televisione - un nuovo paradigma educativo in grado di rivoluzionare la vita dei bambini.

Prati, boschi e ruscelli al posto dell’aula, la regole della natura a fare da maestre, sassi, pigne, foglie e pezzetti di legno invece dei giocattoli preconfezionati e dei libri, per stimolare le facoltà immaginative dei bimbi e modellare la realtà costruendola e inventandola a loro piacimento.

«L’asilo nel bosco è un progetto pedagogico rivolto ai bambini dai 2 ai 6 anni che si propone di rispondere ai loro bisogni attraverso una quotidianità scolastica che si svolge quasi per intero all’aria aperta. Nell’asilo nel bosco la classe, intesa come spazio chiuso e sempre uguale, scompare e lascia il posto all’ambiente esterno ricco di stimoli. Così facendo i bambini ‘imparano facendo’ attraverso diverse esperienze che stimolano la curiosità, l’immaginazione, l’autonomia e la creatività».

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Emilio Manes è uno pseudonimo formato da “Emilio”, nome dell’asilo gestito da Paolo Mai e Giordana Ronci da cui è nato il progetto Asilo nel Bosco di Ostia (Roma), e “Manes”, nome dell’associazione di Danilo Casertano, celebre maestro di strada.