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Hai il cancro - Estratto da "La Mia Ricetta...

Leggi le prime pagine del libro "La Mia Ricetta Anticancro" di Odile Fernandez Martìnez

Hai il cancro - Estratto da "La Mia Ricetta Anticancro" libro di Odile Fernandez Martìnez

Ti voglio raccontare cosa mi è successo.

Mi chiamo Odile, ho trentadue anni e sono un medico di famiglia. Ho un bambino di tre anni, un compagno e dei genitori che mi vogliono bene. Ho un lavoro stabile e nessun problema economico. Sembra che tutto vada per il meglio nella mia vita, potrei dire di essere felice, quando accade qualcosa e tutto cambia.

L’estate 2010 è appena iniziata, ma io mi sento stanca, irritabile, persino un po’ depressa. Apparentemente non ne ho motivo, eppure sento che qualcosa non va nel mio corpo. Forse grazie alla mia esperienza come medico, intuisco di avere il cancro. Non so se sia all’apparato riproduttivo o a quello digerente, ma sento che qualcosa di anomalo mi sta crescendo dentro la pancia. In autunno scopro che la mia inquietudine era motivata. Con la palpazione mi trovo un rigonfiamento all’addome: dev’essere quel «qualcosa» che mi sento da tanto.

Certo, non accade spesso di diagnosticare così i tumori; di solito le persone non lo «sentono» e tantomeno lo scoprono con l’autopalpazione, ma se sei un medico e vedi molti pazienti, sviluppi il cosiddetto «occhio clinico», che a volte ti permette di guardare in viso qualcuno per intuire di cosa soffre. D’altronde, in passato i medici erano molto bravi a individuare le malattie senza tanti esami, visto che quasi non ce n’erano. Oggi il nostro lavoro è diventato senz’altro molto più facile grazie alla diagnostica per immagini (TAC, risonanza magnetica, ecografia, mammografia eccetera), ma prima avevamo soltanto le mani, gli occhi, l’udito. Oggi, per quanto non venga più allenato come in passato, conserviamo ancora quell’occhio clinico. E questa speciale prerogativa clinica è utile anche nell’autodiagnosi.

Così succede anche a me: osservo il mio corpo, vedo che qualcosa non va e dai sintomi sospetto un cancro. Mi rivolgo subito ai colleghi per ottenere una diagnosi precisa. In un primo momento le immagini suggeriscono un tumore grosso ma benigno; da lì a qualche giorno, invece, l’intervento chirurgico rivela il contrario. Si tratta di un cancro alle ovaie.

Alcune settimane dopo l’operazione compaiono metastasi a un polmone, all’osso sacro e alla vagina. La prognosi non è incoraggiante, secondo le statistiche le mie probabilità di sopravvivenza sono scarse. Nel giro di un solo mese la mia vita finisce gambe all’aria: sento la morte vicina, devo dire addio a tutto e a tutti. Mi sembra di aver fallito come mamma e ho paura, molta paura. È novembre e sono convinta che morirò prima dell’Epifania, forse non vedrò nemmeno mio figlio scartare i regali di Natale. Chiedo ai miei genitori, a mia sorella e al mio compagno di prendersi molta cura del mio piccolo, di parlargli di me. Preparo un video e un album fotografico per lui, voglio che si ricordi quanto gli ho voluto bene e i bei momenti vissuti insieme. Sento che la fine si avvicina, ho la morte alle calcagna. Non faccio che piangere, ho paura, sono depressa e angosciata, ho perso ogni speranza. Parlo con gli oncologi, chiedo la verità perché non voglio soffrire e preferisco morire in pace piuttosto che sottopormi a cure inutili. Chiedo loro di non prescrivermi la chemio e non prolungare la mia agonia se la fine è inevitabile. Loro mi incoraggiano a seguire la terapia, hanno visto risolversi casi ancora più gravi del mio e mi assicurano che se invece la cura non dovesse funzionare me lo faranno sapere affinché io possa decidere di abbandonarla.

E all’improvviso qualcosa cambia in me. Smetto di piangere e come la fenice risorgo dalle mie ceneriSento che non morirò, non voglio, non posso morire. Ho ancora molto da fare, voglio veder crescere mio figlio e conoscere i miei nipotini.

Voglio vivere, voglio aggrapparmi alla vita.
Non posso permettermi di morire.

Per ogni persona questa malattia ha un significato intimo e diverso, ognuno la percepisce e la vive alla propria maniera. Ecco, questo è stato il modo in cui l’ho vissuta io.

Cosa mi abbia fatto reagire, uscire dallo stato di prostrazione e provare quell’irrefrenabile voglia di vivere ancora non lo so con certezza. So soltanto che a un certo punto mi esplode dentro un caparbio desiderio di vivere. Voglio sottrarmi alla morte, così mi aggrappo a tutto ciò che può motivarmi a vivere e decido di affrontare la malattia in modo positivo, dando fiducia al mio corpo e alla medicina per guarire.

Una delle ragioni per le quali desideravo tanto vivere era il mio bambino. Un figlio è la cosa più preziosa che una donna possa avere: sin dall’attimo in cui nasce la vita della madre rimane legata alla sua. L’amore materno è infinito e incondizionato e noi mamme siamo capaci di tutto per il bene dei nostri figli. Quando ero triste e disperata mi bastava guardare il suo visino per sapere che non potevo lasciarlo, che dovevo assolutamente accompagnarlo lungo il cammino della vita. I figli ci obbligano a rimanere, e il mio bambino di tre anni mi costrinse a mettere da parte la tristezza e tirar fuori la voglia di vivere.

Dopo l’agghiacciante notizia, dopo aver sentito la parola «cancro» mille volte, dovetti digerirla. E fu solo quando riuscii ad accettare il fatto di avere una malattia molto grave e potenzialmente mortale che un’onda di energia e positività mi travolse, spingendomi a decidere di impegnarmi con tutta me stessa per guarire. Certo, sapevo bene che avrei potuto perdere la battaglia, ma mi sarei dedicata anima e corpo alla guarigione. D’altronde, do sempre il massimo in tutti i progetti, metto la passione in ciò che faccio, quindi perché mai quella volta avrei dovuto comportarmi diversamente? Avrei iniziato dando fiducia alla chemioterapia che mi avevano prescritto per scacciare la malattia dal mio corpo.

Mi sottoposi alla prima seduta il 17 novembre 2010 e da quel momento presi a seguire un nuovo piano sia alimentare sia di attività fisica giornaliera, provai terapie naturali mirate a farmi raggiungere la serenità mentale, cominciai a meditare, insomma, diventai parte attiva nella mia guarigione. E da quello stesso giorno iniziai a sentire che le metastasi, ancora palpabili, diventavano man mano più piccole e sparivano. Il tutto nel giro di poche settimane. Sembra incredibile un tempo così breve, eppure è vero, e lo possono testimoniare le persone che avevano osservato e palpato quelle metastasi con me. So che una guarigione così rapida non capita di frequente, anzi, ci sono pochi casi come il mio, e non voglio indurti a pensare che se fai come me sconfiggerai sicuramente il cancro, ma sono convinta che se mangi bene, fai attività fisica e hai la mente serena, sarai in grado di sopportare molto meglio la malattia e le terapie saranno molto più efficaci che se decidi di rimanere seduto sul divano a vedere cosa succede.

Dopo aver iniziato la chemio, ogni volta che andavo in ospedale dicevo all’oncologo che ero già guarita, ed ero così fiduciosa e sicura che lo specialista mi prescrisse una TAC: nel gennaio del 2011 la PET TAC (la tomografia a emissione di positroni) rivelò che le metastasi erano sparite e il tumore era uscito dalla mia vita. Così come avevo sentito di essermi ammalata, avevo sentito anche di essere guarita. Un fenomeno straordinario. Un vero miracolo, a detta dell’oncologo.

Quale è stata la mia ricetta anticancro? È l’argomento di questo libro. Quale alimentazione e quali tecniche mi hanno aiutato a guarire nonostante il cancro alle ovaie in stadio avanzato?

Ti racconterò ciò che prescrissi a me stessa, a mo’ di ricetta medica: essenzialmente, buon cibo, amore e serenità.

Non so se tutto quello che ha fatto così bene a me potrà essere adatto anche a te, ma sicuramente ti guiderà nel tuo cammino verso la guarigione. In questa malattia ognuno segue un proprio percorso. Io ti ho raccontato la mia esperienza, che senz’altro sarà molto diversa dalla tua, perché desidero di cuore esserti utile.

Non sempre c’è un lieto fine in questa malattia: quando l’affrontiamo, l’ombra della morte si aggira nei nostri pensieri, ma dobbiamo sforzarci di cacciarla via e sfruttare ogni momento che la vita ci regala, dobbiamo vivere il qui e ora senza pensare al domani. Il domani è comunque un’incognita, con o senza cancro. Carpe diem, «cogli l’attimo», dicevano gli antichi romani. In questa vita c’è solo una certezza: tutti moriremo. Il resto è opinabile, ma la morte è un dato di fatto. L’unica differenza tra una persona con il cancro e gli altri è che la prima è più cosciente del fatto che la fine può coglierla nel futuro immediato, però anche una persona in perfetta salute potrebbe essere investita da una macchina in qualunque momento e morire sul colpo. Questo per dire che non sappiamo quando arriverà il nostro momento, perciò dobbiamo approfittare di ogni minuto, assaporare ogni attimo, vivere una vita piena e consapevole. La

C’è una frase di Socrate che mi piace molto: «Esiste un solo bene, la conoscenza. E un solo male, l’ignoranza». Il mio obiettivo è che alla fine del libro tu conosca il cancro, perché si sviluppa e cosa puoi fare tu per prevenirlo e curarlo. Quando avrai queste informazioni potrai prendere decisioni consapevoli riguardo il tuo stile di vita. Magari non troverai niente che possa esserti di aiuto, magari riterrai alcune informazioni utili e altre no, o forse deciderai di seguire tutti i consigli alla lettera. Comunque sia, ciò che farai dopo aver letto il libro sarà una tua decisione, una scelta consapevole, compiuta in base alle conoscenze e non frutto dell’ignoranza.

In ospedale, la maggior parte dei pazienti chiede all’oncologo e alle infermiere se può fare qualcosa per combattere la malattia, anche a tavola. La risposta più frequente è: «Non faccia niente di particolare, mangi tutto ciò che vuole». Lo stesso dissero a me, ma mi rifiutai di credere che non ci fosse nulla che io potessi fare. Allora mi immersi nelle pubblicazioni scientifiche degli ultimi anni per scoprire se veramente non potessi rendere la chemio più efficace e aiutare il mio corpo a guarire. Et voilà! Ho scoperto che ci sono moltissime cose che possiamo fare, semplici e alla portata di tutti.

Tu devi agire: devi informarti, devi chiedere, devi essere un soggetto attivo, sei tu il malato, non loro. E mi spiace, ma no, non puoi mangiare ciò che vuoi, almeno non finché non saprai ciò che fa crescere un tumore e ciò che aiuta a prevenirlo e curarlo.

I miei colleghi, a volte per mancanza di tempo e altre perché non si tengono aggiornati, lasciano i loro pazienti in balia della sorte, affidandoli solo alla chemio, alla radioterapia e alla chirurgia. Certo, si sono rivelati approcci efficaci e il tuo oncologo ti prescriverà sempre ciò che è meglio per te, ma anche tu puoi diventare parte attiva migliorando l’efficacia delle terapie e rendendole più sopportabili.

Inoltre, è ormai scientificamente dimostrato che, oltre a quelle convenzionali e allopatiche, esistono molte altre terapie che si possono seguire per curare e prevenire i tumori. Voglio fartele conoscere. Ti parlerò soltanto delle terapie approvate dalla scienza − non sono una ciarlatana e non ti darò false speranze − ma se ha funzionato per me, perché non dovrebbe aiutare anche te? A tre anni dalla guarigione mi sento piena di energie e voglia di vivere. Desidero continuare a gustarmi i piccoli piaceri della vita, e voglio che tu faccia lo stesso, anche se ora sei malato e vedi tutto nero.

Dal febbraio 2011 mi adopero per svegliare le coscienze, per far sapere quanto sia importante nella cura dei tumori un’alimentazione sana ed equilibrata, per spiegare come le emozioni negative ci facciano ammalare e quelle positive ci aiutino a guarire.

All’inizio ho creato un blog − www.misrecetasanticancer.com − come luogo dove tenere le ricette che creavo con i cibi anticancro, giusto per non dimenticarle, poi vi ho caricato anche gli articoli che man mano trovavo sull’alimentazione e le terapie naturali anticancro. Nell’ottobre del 2011 mi resi conto però che il solo blog non bastava per diffondere queste informazioni e cominciai a tenere seminari e conferenze a Granada, la mia città. Poi i workshop aumentarono e ora percorro la Spagna in lungo e in largo con un unico scopo: aiutare le persone malate di cancro. Ho inoltre deciso di raccogliere le informazioni che fornisco nei seminari in un volume disponibile a tutti.

Considera questo libro un gesto di amore. È il modo che ho di offrirti una cosa per me molto importante: tutto il sapere e l’esperienza accumulati da quando mi sono sentita dire per la prima volta: «Hai il cancro». E se sono state molte le ore che ho dedicato a raccogliere le informazioni, ore rubate alla mia famiglia, non voglio che quanto ho imparato vada perso, quindi voglio donare a te ciò che mi sarebbe piaciuto qualcuno offrisse a me quando scoprii la mia malattia.

Questo libro è stato scritto dal punto di vista di una donna e di una mamma che si è ammalata, ha pianto e sofferto. Una donna che però ha saputo servirsi delle avversità per crescere e imparare. Oggi esistono molti libri in commercio sull’alimentazione anticancro, ma sono scritti perlopiù da oncologi e nutrizionisti che non hanno vissuto in prima persona questa malattia. Ciò non significa che non siano validi o siano peggiori, anzi, forse sono migliori. Ma un conto è trattare un argomento che si conosce teoricamente, e un altro, molto diverso, è raccontare quello che si è sperimentato sulla propria pelle.

Per conoscere e capire fino in fondo qualcosa devi prima averlo vissuto.

Questo non vuol dire, però, che il libro sia rivolto unicamente a chi ha ricevuto questa terrificante diagnosi. A te, che non hai il cancro ma vuoi prevenirlo prima ancora di curarlo, le mie congratulazioni. Così dovrebbe essere la medicina: preventiva anziché curativa. In molti casi la medicina non mira tanto a guarire, quanto ad attenuare i sintomi. Per quanto riguarda i tumori, spesso i medici intervengono quando ormai l’incendio (il cancro) si è manifestato. Sono come i pompieri che spengono il fuoco con l’acqua, ma non si preoccupano di scongiurarne l’insorgere predisponendo un terreno sfavorevole all'incendio, così come, una volta spente le fiamme, non pensano a fare in modo che queste non si scatenino più.

Prima del cancro io ero un medico di base convenzionato con il Servizio Sanitario, ma come quasi tutti i medici di famiglia ero diversa dagli specialisti, ero più una sorta di confessore. Mi è sempre piaciuto sedere accanto al paziente e ascoltarlo, conoscere i suoi timori e preoccupazioni perché il sostegno psicologico e la comprensione umana di un dottore sono più efficaci che la migliore delle pastiglie.

Molti pazienti non hanno bisogno di farmaci, ma soltanto di essere ascoltati. Per questo, se un giorno mi chiederanno di tenere una conferenza per i colleghi oncologi, suggerirò loro di ascoltare di più i pazienti, di offrire più sostegno e persino affetto. Dirò che quando hai il cancro muori dalla paura e hai bisogno di qualcuno che ti dia una pacca sulla spalla e ti assicuri che sarà al tuo fianco, che sarà con te quando avrai bisogno di qualcosa, di qualcuno che ti tratti non come una cartella clinica ma come una persona con nome e cognome. So che quel momento non è vicino, ma sono sicura che un giorno parlerò anche davanti agli oncologi.

In questo libro ti racconterò molto sulla terapia naturale antitumore, ma parleremo soprattutto di come mangiare. L’alimentazione è la causa di un tumore maligno su tre, quindi puoi immaginare l’importanza che riveste nell’ambito della prevenzione e della cura. Detto ciò, però, non trascureremo le emozioni né l’attività fisica.

Sei pronto? Allora partiamo.

 

Odile Fernandez MartìnezTorna su Torna suDisponi gli articoli a grigliaDisponi gli articoli a lista

Odile Fernandez Martìnez

Odile Fernandez Martinez (Granada, 1978) è un medico di base. Nel 2010, ha combattuto - e vinto - un cancro alle ovaie con metastasi e, contro ogni pronostico, è riuscita, con la chemioterapia e cambiando stile di vita, a guarir e ad avere un secondo figlio. Ha voluto scrivere questo libro per aiutare le persone che stanno vivendo la medesima esperienza. L'autrice tiene conferenze e condice seminari in tutta la Spagna e la sua opera di divulgazione sta suscitando grande interesse. 

 

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Commento di Barbara

Premetto che non ho letto il libro in questione ma solo quest' estratto. Mi sono rispecchiata in questa storia al cento per cento. Anch'io come l'autrice ho avuto un cancro a 32 anni e l'ho superato cambiando il mio stile di vita in tutti i punti esposti dalla dottoressa. Non è stato semplice..ho dovuto studiare e carpire informazioni perché spesso queste cose non vengono dette dal medico che ti ha in cura. Comunque anch'io sono qui a raccontarlo... dopo aver eliminato carne e zucchero ;-)

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Commento di Franco

Io faccio una moderata attività sportiva, mangio molta frutta, verdura, e legumi, utilizzo però zucchero di canna spesso, e bianco meno, nel latte, nel caffè, nel tè, ecc., non fumo, anche se in passato (parliamo ormai di almeno 15 anni fa) ho lavorato in un locale dove si fumava, quindi non posso escludere il fatto, che per un bel po di tempo sono stato un fumatore passivo. Mangio vari tipi di pesce, purtroppo anche la carne sia bianca che rossa, però di queste ultime non ne faccio un consumo spropositato, (diciamo moderato). Durante il percorso della mia vita, emotivamente sono stato sotto stress, per lunghi periodi di tempo, per motivi: personali, lavorativi, sociali, di salute familiari ecc. Dopo tutto mi domando facendo tutti i dovuti scongiuri: «Quanto sono potenzialmente a rischio?»

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Commento di sonny

Bevi latte di vacca? Questa è un altro alimento da da eliminare! Cerca su google: SAY NO TO MILK! ...ti spiega perchè, eppoi c'è il latte si avena,di mandorle,riso,cocco... ...certo lo stress ossidativo è dannoso...perciò si consiglia di prendere dei buoni antiossidanti contro i radicali liberi.

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