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Guida alla lettura degli "Incontri con Gurdjeff"

Maura Gancitano introduce il libro "Incontri con Gurdjeff"

Guida alla lettura degli "Incontri con Gurdjeff"

Beato chi ha un'anima. Beato chi non ce l'ha affatto. Ma sciagura e desolazione a chi ne ha soltanto il germe.
G.I. Gurdjieff, I Racconti di Belzebù a suo nipote

Stai per entrare all'interno di un gruppo di studio degli insegnamenti di Gurdjieff, e all'inizio potresti trovarti disorientato. Non avrai indicazioni sull'aspetto fisico, sulla professione o sulla formazione degli studenti, né sulle idee a cui si allude. Al contrario, tutto potrebbe sembrarti astruso e incomprensibile.

Gli incontri a cui prenderai parte si sono tenuti tra il 1941 e il 1943 a Parigi, nella residenza di Gurdjieff, con gli allievi di Jeanne De Salzmann, una delle principali prosecutrici del lavoro del filosofo armeno. Si sono svolti principalmente di giovedì, e in quelle occasioni gli studenti potevano rivolgere delle domande sulle idee del sistema o chiedere indicazioni sul proprio lavoro individuale. Questa modalità di insegnamento è stata successivamente riproposta in tutti i gruppi di ispirazione gurdjieffiana. Gli incontri del giovedì si distinguevano da quelli della domenica, aperti a un gruppo più ristretto, durante i quali gli insegnamenti venivano trattati in modo più complesso e approfondito.

Per evitare che il disorientamento ti impedisca di godere della lettura, proverò a darti qualche indicazione sulle idee gurdjieffiane trattate in quest'opera. Tieni conto, però, che una spiegazione intellettuale di queste idee è sempre fallimentare. Non si può comprendere questo insegnamento se non percependolo contemporaneamente con tutti i tre centri da cui, per Gurdjieff, è composto l'essere umano: centro istintivo-motorio, centro emozionale e centro intellettuale. Non è dunque possibile dare una definizione davvero esaustiva delle sue idee, ma solo un'allusione, una guida minima. Ogni tentativo di sistematizzazione è una pia illusione.

Ecco perché la prima opera di Gurdjieff, I Racconti di Belzebù a suo nipote, più volte citata in questo libro, non è un manuale, ma un testo di fantascienza costruito per veicolare delle idee esoteriche presentate con dei nomi altisonanti e palesemente inventati, con il solo scopo di rompere il centro formatorio del lettore, cioè quell'apparato - che nel libro viene chiamato kundabuffer, cioè "mega-respingente" — che seleziona e cataloga tutti gli stimoli e gli accadimenti, rendendoli innocui e riducendoli a eventi ordinari.

Il centro formatorio permette che a ogni azione segua una reazione meccanica pre-determinata, che si oppone all'ingresso dell'ignoto e del miracoloso nella vita dell'uomo. Il centro formatorio impedisce di comprendere davvero ciò che accade nella vita e ciò che si è, e appiattisce ogni cosa a un livello ordinario di coscienza, rappresentando quindi il principale nemico di ogni essere umano che desideri evolvere.

Se nelle macchine o nei vagoni ferroviari ammortizzano gli urti, nell'essere umano i respingenti attutiscono l'urto della realtà, cioè gli impediscono di vedere le cose per come sono, di percepire le proprie contraddizioni, la frammentarietà di sé, e lo salvano dalla pazzia.

Gli ammortizzatori si formano e si cristallizzano nel corso degli anni a causa dell'educazione, della morale, delle convenzioni, del sapere ufficiale, e appiattiscono pensieri e sentimenti a un livello grossolano, impedendo all'uomo di sperimentare veri pensieri e vere emozioni. Non può esserci un lavoro su di sé che non abbia come scopo primario quello di distruggere il centro formatorio. Ecco perché il compito che Gurdjieff si propone prima di scrivere I Racconti di Belzebù è questo: «Estirpare dal pensiero e dal sentimento del lettore, spietatamente e senza il minimo compromesso, le credenze e le opinioni, radicate da secoli nello psichismo degli uomini, riguardanti tutto ciò che esiste al mondo».

La ragione, dunque, per cui Gurdjieff viene spesso considerato un esponente della pedagogia nera e di un esoterismo pessimista e negativo è proprio questa: ritiene che l'essere umano non possa fare alcunché, né amare, prima di aver distrutto il proprio centro formatorio. Il modo in cui cerca di aiutarlo, «spietatamente e senza il minimo compromesso», non ha niente a che vedere con ciò che fanno la morale cattolica e la New Age, che al contrario puntano tutto sulla consolazione e sul potere nascosto nell'essere umano. Sull'abbandonarsi, e non sullo sviluppo dell'attenzione.

La presenza dei respingenti porta l'essere umano a identificarsi con ogni cosa della vita ordinaria: con il proprio lavoro, con il proprio partner, con ciò che possiede, con ciò che non possiede e che vorrebbe possedere. Essere identificati significa pensare di essere i propri pensieri, i propri sentimenti e le proprie sensazioni, confondendo colui che prova con ciò che viene provato, e rendendo in tal modo impossibile una visione oggettiva di sé stessi.

Nello stato ordinario l'essere umano si trova in falsa personalità, cioè indossa una maschera composta da quell'insieme di condizionamenti familiari, sociali e culturali che gli impediscono di conoscere ed esprimere la propria essenza, ovvero ciò che di più genuino c'è in lui, la sua natura più profonda, quella sostanza grezza che, educata e lavorata, può permettere all'uomo di costruirsi un'anima. Essere in falsa personalità significa mentire costantemente non solo agli altri, ma principalmente a sé stessi. Significa mancare di sincerità e di considerazione esterna.

Oltre a identificarsi, infatti, l'uomo considera internamente. Si offende per ogni piccola mancanza di comprensione, riconoscimento, apprezzamento, si aspetta di essere sempre al centro dell'attenzione, di essere approvato, e si identifica con ciò che gli altri pensano di lui, con il modo in cui lo trattano, con il loro atteggiamento nei suoi confronti. E non è mai davvero soddisfatto: pensa che la gente non lo apprezzi abbastanza, che non sia abbastanza gentile con lui, e si sente sempre in difetto, si vergogna sempre di qualcosa. Tutto ciò lo tormenta, lo preoccupa, lo offende e lo rende permaloso e sospettoso. E in tal modo gli ruba ogni energia, lo svuota, gli impedisce di agire davvero.

Ecco perché per Gurdjieff l'uomo non fa: è talmente preso dall'identificazione e dalla considerazione che nella sua vita non rimane alcuno spazio per un'azione consapevole.

La considerazione esterna è l'esatto contrario. Per questa ragione, nel corso degli incontri Gurdjieff prende in giro gli interlocutori, li sbeffeggia, dà loro dei nomignoli o dice cose palesemente assurde: vuole colpire la loro considerazione interna.

Del resto la falsa personalità, cioè la maschera che ciascuno di noi ha sviluppato, è piena di sfaccettature: possiamo osservare diversi "Io" che prendono spazio durante la nostra giornata, e che spesso si avvicendano con grande rapidità. Ci sono dentro di noi "Io" totalmente diversi, che vanno spesso in direzioni opposte. Alcuni "Io" possono essere interessati al lavoro interiore, mentre altri non sanno neppure cosa ciò voglia dire. Iniziare a osservare l'avvicendamento degli "Io" significa iniziare a smettere di essere identificati, separarsi internamente.

La natura di un essere umano non consapevole è dunque frammentaria, mutevole. Occorre dare spazio all' "Io di Lavoro", quella parte di noi che intende evolvere, accedere alla propria vera natura e giungere alla costruzione dell'anima. L'"Io di Lavoro" deve imparare a controllare le funzioni, cioè i centri, per permettere all'uomo di accedere consapevolmente ai centri superiori (centro emozionale superiore e centro intellettuale superiore). Non ha dunque senso la ricerca delle cosiddette esperienze di picco se le funzioni ordinarie non lavorano ancora correttamente, se l'essere umano non è in grado di controllarle. Gurdjieff accenna anche a un quinto centro, che controlla l'energia più importante che l'uomo possiede, quella sessuale.

Per Gurdjieff, l'immaginazione non è una facoltà conoscitiva, ma viene assimilata alla fantasticheria, alla menzogna. Essere in immaginazione significa non essere in grado di vedere le cose come stanno e sé stessi per come si è davvero. L'immaginazione non è un pensiero consapevole o intenzionale, non è la visualizzazione di qualcosa di vero, ma ha a che fare con la mutevolezza, la frammentarietà degli "Io" del soggetto.

Il lettore non pensi che Gurdjieff fosse contrario al gioco o alla fantasia, tutt'altro. I Racconti di Belzebù, è un chiaro esempio di opera narrativa in cui l'elemento immaginativo viene usato per veicolare delle idee esoteriche sull'essere umano e sul pianeta Terra. Quando si parla di immaginazione nel sistema gurdjieffiano, però, si fa sempre riferimento alla mutevolezza delle credenze e dei sentimenti umani. Allo stesso modo, è soggettivo ciò che ha a che fare con l'immaginazione e la mutevolezza (e dunque non ha alcun valore), mentre è oggettivo ciò che è consapevole.

Nel gruppo di Rue des Colonels-Renard ciascuno era invitato a lavorare su di sé, a svolgere degli esercizi e a osservare ciò che gli accadeva, ma aveva anche dei compiti da svolgere insieme ad altri.

Se l'essere umano ordinario maschera il proprio egoismo con un falso altruismo, Gurdjieff invitava a essere consapevolmente egoisti, a lavorare per sé stessi, a guardare in faccia i propri impulsi più grossolani; allo stesso tempo, suggeriva agli studenti di lavorare in coppia, in modo da sviluppare una dinamica di mutuo aiuto. Come due persone con mani e braccia legate, incapaci di alzarsi, che possono farlo solo se, schiena contro schiena, fanno leva l'una sull'altra.

Questo sforzo comune può avvenire solo tra esseri umani che fanno lo stesso lavoro di evoluzione interiore, cioè che hanno un "Io di Lavoro". Non ha senso, al contrario, aiutare qualcuno che è completamente identificato con la realtà ordinaria e che non ha intenzione di evolvere, perché sarebbe del tutto inutile. Questa idea, purtroppo, è stata manipolata da tutti i gruppi successivi a Gurdjieff, che l'hanno usata per creare un ambiente settario e un legame con il Maestro del gruppo, cioè per portare gli studenti a tagliare ogni legame con il mondo esterno e a chiudersi all'interno delle mura della scuola.

Nel corso degli incontri riportati in questo libro si fa inoltre riferimento alla Legge del Sette, probabilmente l'idea più complessa del sistema di Gurdjieff, e per questo molto difficile da rendere in breve. Si tratta della Legge che dimostra che nessun processo sulla Terra procede senza interruzioni.

Come in una scala musicale (do-re-mi-fa-sol-la-si-do), ogni cosa conosce due intervalli: il mi-fa, intervallo di prosecuzione, e si-do, intervallo di trasformazione. Un uomo cosciente sa come suonare il do, cioè sa come dare inizio a un'ottava consapevole, ed è in grado di lasciare spazio agli shock, che hanno il compito di riempire e superare gli intervalli. E' importante sottolineare che Gurdjieff definisce uomo solo l'essere umano cosciente, che ha distrutto il centro formatorio, ha il controllo delle proprie funzioni ed è in grado di accedere ai centri superiori.

Un uomo che abbia raggiunto questo stadio non è per Gurdjieff un essere straordinario, ma è un uomo normale, cioè ciò che l'essere umano dovrebbe essere davvero. Ciò che invece è di solito è merda, non-entità, nullità. In altre parole, è come se non esistesse ancora.

Alcuni degli studenti del gruppo di Rue des Colonels-Renard avevano una buona conoscenza del sistema, altri erano appena arrivati o, pur frequentando da tempo, avevano compreso molto poco. Ciò spiega il fatto che alcuni partecipassero solo agli incontri del giovedì e altri anche all'appuntamento della domenica.

E ciò spiega anche le imprecisioni che i traduttori di questo libro si sono trovati ad affrontare durante il lavoro sul testo: chi ha preso questi appunti inizialmente trascritti in francese e poi apparsi in inglese, nell'unica edizione finora esistente - ha il merito di averci restituito l'atmosfera del gruppo, ma è caduto nelle classiche défaillance dei trascrittori.

Il lettore troverà quindi incontri che non hanno una data precisa, date che si ripetono, nomi presenti con molteplici abbreviazioni. I traduttori hanno cercato di correggere gli errori laddove fossero palesi, ma hanno scelto di non manipolare eccessivamente il testo per non guastarne l'autenticità.

Maura Gancitano

Incontri con Gurdjeff

Incontri con Gurdjeff

È il 1941, in una Parigi devastata dalla guerra, Gurdjieff continua a insegnare nonostante i pericoli e le difficoltà del periodo.

Col gruppo di lavoro che gli è stato presentato da madame De Salzmann, il maestro armeno tiene regolari incontri nel suo appartamento, durante i quali risponde su questioni pratiche del Lavoro e dà consigli specifici, esercizi e direttive.

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George I. Gurdjieff

George Ivanovich Gurdjieff nasce nel 1869 ad Alexandropol (Armenia russa) ed è uno dei pochi riconosciuti grandi maestri occidentali vissuti nel secolo scorso.
Dopo una giovinezza passata viaggiando e studiando culture diverse allora sconosciute, Gurdjieff si dedicò interamente al lavoro sulla consapevolezza, intesa come mezzo per svegliare l'uomo dagli automatismi quotidiani per fargli riemergere potenzialità latenti.

Le sue conoscenze spaziavano dalla musica (compose numerosi brani) alla matematica, ed utilizzava la danza come strumento di armonizzazione: Gurdjieff scrisse anche numerosi testi che ancora oggi sono testi importanti per chiunque voglia intraprendere un cammino verso il risveglio interiore. Ebbe l’opportunità di incontrare uomini straordinari dai quali acquisì la convinzione che qualcosa di vitale importanza mancava nella considerazione dell’uomo e del mondo nella letteratura e nella scienza europee. Era stato indirizzato agli studi di medicina e di teologia, ma l’insoddisfazione che provava per i limiti di quel tipo di educazione lo condusse a cercare altrove e per proprio conto. Con un gruppo di "cercatori della verità" viaggiò per molti anni attraverso l’Africa, l’Asia e l’Estremo Oriente, raggiungendo luoghi la cui esistenza è insospettabile anche per i più accurati esploratori.

Nel 1922 Gurdjieff fondò l’Istituto per lo Sviluppo Armonioso dell’Uomo al Castello del Prieuré di Fontaineblau, nei pressi di Parigi. Qui il "lavoro su se stessi" da lui proposto prese una pianta stabile attirando, tra gli altri, diversi intellettuali e artisti europei. Organizzò una vera e propria comunità indipendente con coltivazioni, animali, svariate attività lavorative e speciali classi di esercizi per la "trasformazione delle energie" che consistevano nei famosi "movimenti" tratti da danze sacre e in conferenze sugli aspetti teorici del "lavoro". Durante la seconda guerra mondiale Gurdjieff continuò ad insegnare con gravi difficoltà ricevendo gruppi di allievi nel suo appartamento di Rue des Colonels Rénard; poi improvvisamente nel 1948 decise di riprendere l’attività più estesa: purtroppo un anno dopo sarebbe stato fermato dalla morte.

 

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Maura Gancitano

Maura Gancitano è nata a Mazara del Vallo nel 1985. Si interessa di Astrologia, Salute Naturale, Floriterapia e Maternità.

Ha pubblicato Igiene e cosmesi naturali (Il Leone Verde 2013) e insegna autoproduzione di cosmetici eco-dermo-compatibili. Insieme ad Andrea Colamedici – con cui tiene seminari di filosofia e ricerca interiore – ha tradotto i libri di Stanislav Grof La nuova Psicologia e Psicologia del futuro (Spazio Interiore 2013, 2015).

 

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