Torna su ▲

Felicità: una questione di allenamento

Leggi un estratto dal libro di Carolina Traverso "Mente calma, cuore aperto"

Felicità: una questione di allenamento

Alza la mano destra se ti sei mai chiesto qual è il segreto della felicità. Bene. Ora, alza la mano sinistra se temi di non avere una risposta chiara e sicura a questa domanda.

Ho il sospetto che questo libro sia appena caduto.

I benefici della mindfulness secondo la scienza

I vantaggi psichici e fisici di questa pratica sono stati confermati dalla ricerca scientifica, iniziata verso la fine degli anni Settanta e cresciuta esponenzialmente a partire dai tardi anni Novanta, con il progredire delle neuroscienze e l'aumentare dell'interesse per gli effetti della mindfulness nell'ambito della psicoterapia e della medicina.

Nonostante resti ancora molto lavoro da fare e sia fondamentale non trarre conclusioni affrettate considerando la mindfulness come la panacea di tutti i mali, se stai valutando l'opportunità di cominciare a praticare - o se pratichi già da un po' e sei comunque curioso — potrebbe interessarti avere un'idea dei suoi possibili effetti.

Per quanto riguarda i cambiamenti cerebrali, gli studi evidenziano, già dopo 8 settimane di pratica, un aumento della densità di materia grigia in regioni quali la corteccia cingolata anteriore, la corteccia prefrontale e l'ippocampo, che svolgono funzioni importanti nell'apprendimento, nella memoria e nella capacità di gestire le emozioni e adattarsi alle situazioni prendendo decisioni sensate.

Si riscontra anche una diminuzione dello spessore corticale nell'amigdala, la cui attivazione è legata a emozioni quali la paura e l'ansia (se soffri di un disturbo legato all'ansia o a un trauma, questa è un'informazione che potresti trovare utile). Non solo praticando la mindfulness l'amigdala diventa, per così dire, più piccola, ma le connessioni funzionali fra questa e la corteccia prefrontale, deputata principalmente alle funzioni di pianificazione, soluzione dei problemi e regolazione emotiva, si indeboliscono permettendo quindi il rafforzarsi di altre funzioni, come l'attenzione e la concentrazione.

Le persone che praticano la mindfulness si mantengono più giovani: il loro cervello invecchia meno rispetto a quello di chi non medita, con una maggiore densità di materia grigia in tutte le aree.

La pratica diminuisce anche l'attività legata al mind-wandering e ai pensieri autoreferenziali, fattori tipicamente associati all'essere meno felici, al rimuginare e al preoccuparsi per il passato e il futuro (e certe dinamiche interiori, anche senza essere affetti da ansia o depressione, riguardano un po' tutti)

Inoltre, la mindfulness potrebbe avere esattamente la stessa efficacia dei farmaci nel prevenire le ricadute depressive, e ciò non stupisce se si pensa che, in termini di esperienza soggettiva, le persone depresse sono imprigionate nel passato. Questa è una splendida notizia per chi non può o non vuole assumere farmaci a lungo termine, ma mi raccomando: non modificare né abbandonare mai la tua terapia senza supervisione medica.

Praticare migliora anche la salute del cuore, e non solo in senso metaforico: può infatti ridurre la pressione arteriosa in chi soffre di ipertensione.

Vari dati suggeriscono poi che la mindfulness innalzi le difese immunitarie, diminuisca i sintomi della sindrome da colon irritabile, migliori la qualità del sonno e aiuti a combattere l'insonnia, allevi la sofferenza psicologica e fisica dei malati di cancro e riduca la frequenza e l'intensità degli effetti collaterali della terapia farmacologica in pazienti affetti da HIV.

Infine, praticare la mindfulness ci rende più capaci di comprendere la nostra sofferenza e quella degli altri e di scegliere comportamenti compassionevoli e altruisti, con conseguenze positive sia per le relazioni a cui teniamo di più che per la società in generale.

Anche tenendo conto che siamo ancora agli albori della ricerca in questo settore, della tendenza a pubblicare i risultati favorevoli e non quelli negativi e del fatto che molto rimane da approfondire e da chiarire circa i meccanismi sottostanti ai benefici evidenziati, converrai con me che si tratta di risultati impressionanti.

Tuttavia, lascia che ti dia la mia opinione. Non ha valore assoluto, perciò puoi farne quello che vuoi, ma come persona che pratica, insegna e osserva i benefici della mindfulness su di sé e sugli altri giorno dopo giorno, vorrei dirti questo: al di là di qualsiasi ricerca scientifica con tante di roboanti echi sui media, nulla supera il valore dell'esperienza diretta, della curiosità e dell'ascolto profondo che coltiviamo quando pratichiamo.

Non ti resta dunque che provare.

Inesperienza diretta: spaziosità e risveglio

Ho chiamato lo studio dove lavoro Semplicemente Spazio. La scelta del nome non è stata casuale, perché una delle componenti fondamentali della mindfulness è la spaziosità, vale a dire quella qualità, già presente in ognuno di noi, che ci permette di osservare i fatti della vita senza lasciarci travolgere dalle nostre reazioni abituali.

Il punto è proprio questo: noi crediamo di essere liberi ma la realtà è un'altra. Succede infatti che, di fronte ai piccoli e grandi eventi che accadono nelle nostre giornate, non sempre scegliamo davvero cosa pensare, dire o fare ma, piuttosto, reagiamo sulla base di giudizi e automatismi di pensiero, al punto tale che a volte siamo convinti di riflettere quando invece stiamo solo riordinando e rinforzando le nostre abitudini mentali.

Spesso questo non ci sembra un problema e a stento ce ne accorgiamo. Anzi, in certi casi ci piace credere che le nostre argomentazioni siano non dico necessariamente brillanti o intelligenti, ma certamente molto vere e ci pare di trovare una certa forza in questo nostro essere, almeno, convinti di qualcosa. Altre volte, però, iniziamo a sentirci comprensibilmente un po' turbati, per esempio quando vorremmo dare attenzione a qualcuno che amiamo ma, travolti dai pensieri, non riusciamo a farlo, oppure fatichiamo a concentrarci su un progetto importante, o la sera ci accorgiamo che la nostra mente è rimasta fissata sugli eventi della giornata e continua a ripercorrerli senza sosta, impedendoci di prendere sonno...

Il punto è che, invece di fermarci e guardare con curiosità quello che sta succedendo, tendiamo a pensare che gli eventi e la nostra reazione agli eventi siano la stessa cosa e quando le situazioni non prendono la piega che vorremmo ci agitiamo, convinti che la soluzione consista nel correggerle al più presto. Vogliamo cambiare circostanze, ambienti, persone, a volte alcuni aspetti di noi stessi, con un'ingenuità molto simile a quella di un bambino che, per comporre un puzzle, invece di osservare come combaciano i pezzi si mettesse a piegarli o ritagliarli o lanciarli in giro e poi si disperasse perché non riesce più a metterli insieme.

Quando iniziamo a praticare la mindfulness, accogliendo l'invito a fermarci un momento e a stare con quello che c'è prima di volerlo modificare, ci rendiamo conto per esperienza diretta che gli eventi e la nostra reazione agli eventi non sono una cosa sola. Cominciamo ad accorgerci che, se cadiamo in spirali di pensieri e stati d'animo che proliferano fuori del nostro controllo, questo è determinato non solo da ciò che accade all'esterno ma, in misura molto più ampia di quanto avessimo immaginato, da quello che succede dentro di noi.

Vediamo allora la rapidità con cui giudichiamo noi stessi, gli altri e le situazioni e quanta inutile sofferenza ci provoca il desiderio che tutto si svolga secondo i nostri ideali e le nostre aspettative.

Questo non vuol dire che a volte la realtà non sia particolarmente difficile o faticosa, o che il nostro modo di vederla sia necessariamente sbagliato, o ancora che non dovremmo sentirci come ci sentiamo.

Significa semplicemente che, anche quando ci sembra che tutto vada in pezzi, possiamo creare un po' di spazio fra le turbolenze della vita e la nostra reazione a questi inevitabili sommovimenti, e sentirci più calmi, sereni e capaci di vivere in modo più autentico, coraggioso, amorevole e intenso.

In questo modo ogni momento dell'esistenza diventa un'occasione di crescita, un'opportunità per osservare il nostro punto di vista sul mondo e su noi stessi e per conoscere più a fondo la nostra mente e il nostro cuore, senza continuare a giudicarci o criticarci o inseguire una meta ed evitarne un'altra. Molliamo la presa rispetto alle nostre proiezioni sulla realtà, alle idee, opinioni e credenze su come dovremmo essere noi e gli altri e su come dovrebbero andare le cose, e finalmente cominciamo a rilassarci.

Mente Calma Cuore Aperto

Mente Calma Cuore Aperto

Un libro semplice e diretto che suggerisce come in pochi minuti ci si può liberare da ansia e preoccupazioni.

Vi capita mai di essere così oberati da impegni famigliari e lavorativi che arrivate ad agire «senza pensare», meccanicamente, in continuo affanno, in preda all'ansia, terrorizzati di dimenticare qualcosa di fondamentale. Diventate nervosi e scostanti. E intanto la vita scorre, e voi ve la perdete.

Questo libro, attraverso suggerimenti e semplici esercizi, ci aiuta a risvegliare con la mindfulness la preziosa capacità di portare davvero l'attenzione al momento presente, a ciò che stiamo facendo, e a liberarci così da tutto lo stress che deriva dallo stare in bilico fra un passato che non c'è più e un futuro che deve ancora arrivare. E, finalmente, più lucidi e calmi, a rilassarci un po', e lasciare che la vita si prenda cura del resto. 

Un potente kit antistress applicabile in pochi minuti e dai risultati immediati.

Acquista ora

 

Carolina TraversoTorna su Torna suDisponi gli articoli a grigliaDisponi gli articoli a lista

Carolina Traverso

CAROLINA TRAVERSO, psicologa e psicoterapeuta, si è formata all'insegnamento della mindfulness con il suo fondatore Jon Kabat-Zinn, presso il Center for Mindfulness della University of Massachusetts Medicai School. Insegna da diversi anni e tiene corsi per aziende e privati. Ha canali social molto attivi.