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Estratto di "STOP - Porre dei Limiti ai Propri...

Leggi la prefazione scritta da Michela Mecocci, ex-bambina montessoriana, oggi dirige una Casa dei Bambini in Svizzera.

Estratto di "STOP - Porre dei Limiti ai Propri Figli Attraverso l'Ascolto "

Un antico proverbio coreano dice che nessuna partita di Go è stata giocata due volte. Il che è verosimile se si considera che sulla scacchiera esistono pressoché infinite possibili combinazioni.

Allo stesso modo è vero che ogni storia è una storia a sé, ogni bambino ha una sua identità unica e irripetibile e costruisce il proprio vissuto specifico assieme ai suoi genitori e in relazione all'ambiente che lo circonda. Tuttavia ognuna di queste storie sembra essere attraversata da temi universali, da momenti di difficoltà che rimandano a una comune umanità, a bisogni fondamentali e condivisi.

Anche la conflittualità esiste, insieme alla necessità di porre dei limiti, di negoziare un territorio in cui possa svilupparsi una relazione feconda e empatica. Non si tratta infatti di una partita da risolvere una volta per tutte, ma di un cammino progressivo e graduale, di un viaggio che conduce all'acquisizione della conoscenza di sé, traguardo ben lontano dalla pura materialità di uno scontro.

Se vi sarà capitato di osservare due giocatori di Go, non vi sarà sfuggito come il loro agire rappresenta un'iniziazione all'armonia, all'equilibrio, al rispetto. In questo gioco orientale la nobiltà del confronto non può cedere il passo all'affermazione egoistica individuale. Così come in una relazione significativa: se c'è chi vince e chi perde, di fatto hanno perso entrambi i soggetti di tale relazione.

Quella dei limiti è questione senz'altro centrale dell'essere genitori. Compito ingrato per chi lo attua, destino opprimente per chi lo subisce, la necessità di dare confini chiari e vivibili all'agire quotidiano riguarda ogni famiglia. Tuttavia non esiste un'unica ricetta buona per tutti: ognuno ha le proprie specificità e le proprie esigenze, la propria appartenenza culturale e i propri talenti individuali.

Il volume di Catherine Dumonteil-Kremer propone una serie di utili suggerimenti creativi su come affrontare le diverse situazioni di crisi con i bambini. Ma ci rende attenti anche a quella che è la questione fondamentale: la respons-abilità, vale a dire la capacità e disponibilità del genitore di fornire risposta onesta, autoconsapevole, aderente alla realtà e scevra da giudizi manipolatori ai limiti che decidiamo, per cultura, tradizione o necessità, di porre ai nostri bambini.

Questo modo di guardare al limite e al rifiuto ribalta la negatività che tendenzialmente si lega a questa idea e la apre al sapore della scoperta, della consapevolezza, della conoscenza del mondo e del prossimo, strumenti di vita indispensabili tanto alla pratica sociale quanto al vissuto emotivo di ognuno di noi.

Iniziamo dal mondo reale dunque, apriamo il nostro sguardo sulla realtà e diamo legittimità anche ai sentimenti più scomodi dei nostri bambini! Questo non significa concedere loro una licenza incondizionata, bensì permettere che essi abbiano con l'ambiente un contatto autentico e rispondente ai propri bisogni.

Maria Montessori, alla quale l'autrice fa spesso riferimento, è stata una delle prime voci che si sono levate a favore della liberazione del bambino da una visione che non tenesse conto del suo enorme potenziale, della sua possibilità di abbracciare il mondo reale e vivere in esso come un agente attivo positivo.

Giacché, per quanto potranno darci l'illusione fugace di rapida efficacia, a nulla serviranno premi e castighi, giudizi che piovono dall'alto o forme più o meno sottili di coercizione che tendono alla manipolazione dell'animo infantile.

Il miglior investimento per noi come genitori sarà piuttosto quello di rimanere in contatto con le nostre emozioni, di considerare con umiltà quali siano i reali bisogni che il bambino manifesta e mettere in atto nei suoi confronti un ascolto accogliente, fiducioso e rispettoso.

Il bambino è sensibile a un punto estremo, impressionabile in modo tale che l'adulto dovrebbe sorvegliare tutti gli atti e le parole, perché essi rimangono impressi nella mente. (...) L'adulto è un essere venerabile, amato, dalla cui bocca sgorga la sapienza che lo guida; (...) dinanzi a un capriccio dobbiamo pertanto pensare che questo possa essere un atto vitale, una difesa profonda, e riflettere che il bambino è sempre pronto ad amarci e obbedirci. (Maria Montessori)

Non si intende qui liquidare la questione con facili e buonistiche approssimazioni: la quotidianità con i bambini può essere realmente fonte di difficoltà, le nostre corde più profonde vibrano in modo non sempre armonioso di fronte a resistenza, stanchezza, incomprensione. Ma proprio per questo sarà utile tenere a mente che non sono i sentimenti dei nostri figli quelli che necessitano di essere limitati: essi sono sempre espressione di un bisogno vitale, di un disagio o una frustrazione che chiedono innanzitutto di essere riconosciuti in quanto tali. Ciononostante sarà talvolta necessario trovare delle vie perché le azioni che scaturiscono da questi bisogni siano accettabili o praticabili.

Come poterci riuscire? Non certo attraverso regole asettiche e impartite dall'alto. Le parole d'ordine saranno piuttosto ascolto attivo e sintonizzazione emotiva. Avere il coraggio di far spazio al sentimento che tanto perentoriamente il nostro bambino ci manifesta, essere una cassa di risonanza disposta ad accogliere e restituire le note armoniose dell'intesa vitalità che sospinge le sue emozioni. Il riverbero di queste sonorità emotive troverà in noi un soggetto relazionale in grado di accoglierne e riconoscerne il significato e l'intensità, anziché negarli. A volte già questo basterà al ritrovamento di un equilibrio; altre volte bisognerà invece cercare delle vie, senza giudizio, ma piuttosto con la fiducia profonda che il nostro piccolo sta facendo tutto ciò che è nelle sue possibilità: saremo noi allora il diapason della relazione.

Le emozioni sono movimento fluido, sono vicine al suono e come questo non si lasciano facilmente imbrigliare in schemi categoriali astratti e precostituiti. La nostra comprensione non sarà dunque necessariamente solo di tipo logico-intellettuale, non si armerà di discorsi complessi, ma assumerà le forme di quella rotondità del sentire intrinsecamente relazionale di rilkiana memoria. Un ascolto estroflesso che non perda il contatto con il sé: Essere all'ascolto è essere allo stesso tempo fuori e dentro, essere aperti dal di fuori e dal di dentro: dall'uno all'altro, e dall'uno nell'altro. (Jean-Luc Nancy)

I nostri gesti più semplici, le movenze del nostro corpo e il tono della nostra voce avranno già un grande impatto: sapremo fornire spiegazioni brevi e semplici, condividere un lessico emotivo ove necessario, preparare un ambiente adeguato e sicuro, fonte di attività alla portata del bambino e in grado di rispondere ai suoi principali bisogni di sviluppo. Noi adulti possiamo guardare a noi stessi come a una parte di questo ambiente preparato per accogliere il bambino.

Le nostre emozioni più antiche non inquineranno la percezione di quelle giovani e fresche del nostro bambino e la contaminazione dei vissuti sarà strumento di consapevolezza, non di sofferenza.

Tutto questo ci permetterà di non ferire il nostro bambino: di non mettere a rischio il prezioso costruirsi della sua autostima. Il nostro sarà un compito piuttosto maieutico, di aiuto alla vita e al potente e mirabile lavoro dell'infanzia. Non vi è disciplina in assenza di libertà e spontaneità. Non vi sono gratificazioni o umiliazioni che possano sostituirsi al graduale consolidarsi di una giovane personalità: il bambino necessita di fare e ripetere le proprie esperienze nell'ambiente, perché solo l'esercizio diretto nella realtà gli fornirà le competenze necessarie ad agire in questa realtà e la possibilità al contempo di accettarne i limiti, con i quali dovrà inevitabilmente confrontarsi.

Gli avremo dato il mondo... cosa possiamo desiderare di meglio? Non solo: gli avremo dato anche il tempo di arrivare a impossessarsi delle chiavi di lettura del mondo. E non saremo incorsi nell'errore di guardare al bambino come ad un essere solo ricettivo: il bambino è invece un individuo attivo, e lo è in ogni ambito!

Se terremo conto di questo, sapremo anche adeguare le nostre aspettative nei confronti dei nostri figli. Sapremo porci delle semplici domande, ci assicureremo che il bambino abbia sentito la nostra richiesta, che questa sia alla portata delle sue capacità e non lo soverchi, lo accompagneremo amorevolmente nella sperimentazione del nuovo limite e saremo consapevoli di essere noi, talvolta, il limite con il quale il bambino deve confrontarsi (che sarà oggetto esso stesso di necessaria sperimentazione da parte dei nostri figli). Ci verrà spontaneo relazionarci con loro ponendoci alla loro altezza, abbassandoci un po' in modo da abbracciare il mondo con il loro stesso sguardo e innalzandoci al contempo ai livelli supremi del loro spirito. Quale grande privilegio!

In linea con tutto ciò Maria Montessori vede l'ubbidienza come una forma di sublimazione della volontà individuale: è un errore fondamentale il credere che la volontà dell'individuo debba essere distrutta affinché egli possa ubbidire, cioè accettare ed eseguire ciò che un altro decide. Se noi applicassimo questo ragionamento all'educazione intellettuale, dovremmo dire che è necessario distruggere l'intelligenza del bambino per fargli apprendere la nostra cultura.

Ottenere ubbidienza da individui che hanno già sviluppato la loro volontà, ma che hanno liberamente deciso di seguire la nostra, è molto differente. (Maria Montessori)

In gioco non è dunque tanto la nostra autorità, quanto la nostra responsabilità.

Le recenti neuroscienze confermano del resto che la consapevolezza del proprio mondo interiore e il legame profondo con gli altri sono alla base della nostra salute fisica e mentale. Il benessere, vale a dire, deriva da non un sistema rigido e astrattamente normativo, ma da un sistema psichico integrato.

Da non sottovalutare dunque le conseguenze dell'oppressione del bambino costretto a vivere all'interno di un sistema rigido e dicotomico ove regni la distinzione assoluta tra bene e male, tra buoni e cattivi. Questa visione della realtà origina dall'aspettativa che il bambino debba adattarsi in modo coercitivo al mondo adulto con la giustificazione troppo ingenua che questi dovrà un giorno viverci come personalità sociale. Ma, ancora una volta, la consapevolezza che i bisogni psico-fisici del bambino sono diversi da quelli dell'adulto farà sì che noi come genitori non ci perdiamo la meravigliosa opportunità di lasciarsi catturare dalla bellezza e grandezza dell'infanzia e sappiamo essere fiduciosi, amorevoli e rispettosi accompagnatori del bambino: del bambino Maestro, del bambino agente cosmico positivo e creatore della nuova umanità.

STOP - Porre dei Limiti ai Propri Figli Attraverso l'Ascolto e il Rispetto

STOP - Porre dei Limiti ai Propri Figli Attraverso l'Ascolto e il Rispetto

Una bellissima guida per genitori ed educatori per insegnare regole e limiti attraverso il dialogo e il rispetto, per aiutare a crescere sereni.

Questo libro è stato scritto per aiutare genitori ed educatori in uno dei compiti più difficili: insegnare l'importanza delle regole senza ricorrere a urla, minacce e ricompense.

Ad esempio esistono regole flessibili e negoziabili, e altre che riteniamo imprescindibili. Dobbiamo poi fare i conti con le nostre convenzioni e tradizioni familiari e sociali, che determinano la natura stessa delle regole che andiamo a trasmettere. 

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Catherine Dumonteil-Kremer

Catherine Dumonteil-Kremer è madre di tre figlie.

Consulente familiare e educatrice, è anche autrice, conferenziera e formatrice in comunicazione interpersonale.

Ambasciatrice dell'accompagnamento positivo dei bambini, ha elaborato un metodo di formazione alla territorialità positiva adatto a genitori e professionisti.