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Estratto del libro "Razze Aliene" di Pablo Ayo

Estratto del libro "Razze Aliene" di Pablo Ayo

Una volta mio padre, parlando a proposito delle barzellette, mi disse che ne esistevano di due tipi: quelle che non si possono raccontare perché danno scandalo e quelle che non vale la pena di raccontare perché troppo noiose. Stranamente il paragone calza anche per quanto riguarda i racconti e le testimonianze su UFO e alieni.

Nel variopinto campo dell'ufologia e della ricerca di frontiera, difatti, esistono dei casi e molti dati piuttosto noiosi, ma che secondo alcuni ricercatori sarebbero "i più seri" e credibili, mentre i testimoni che raccontano storie straordinarie e apparentemente fantastiche o fuori dal mondo, non vengono presi in considerazione neppure degli ufologi, almeno dalla maggior parte. Perché i testimoni, ovviamente, non sono ritenuti scientificamente attendibili, perché le strane creature che vedono nei loro incontri ravvicinati non sono misurabili, pesabili, o analizzabili, o perché gli incredibili eventi che raccontano sfidano le leggi della fisica, non rientrano nel sistema metrico decimale e neppure sono valutabili dalle attuali conoscenze scientifiche.

Insomma, il fenomeno nel suo evolversi sembra sfuggire alla logica di chi, negli anni '50 e '60, ha gettato le basi dell'ufologia.

Lo stesso termine in verità ha poco a che vedere col problema. Nel mirino del ricercatore, ormai, non ci sono più solamente le astronavi metalliche che volano nel cielo, dischi volanti di cui bisogna stabilire velocità, direzione, tipo di moto e possibilmente distanza dall'osservatore. Qui ormai si parla incontri ravvicinati con gli alieni, di persone rapite ("addotte" in gergo tecnico), di analisi chirurgiche, di programmi di addestramento, di rivelazioni scientifiche e spirituali. L'odierno ricercatore, per quanto giustamente vagli i casi alla luce della logica e della credibilità scientifica, deve affrontare nuovi campi di ricerca, nei quali si parla di sogni che diventano porte per altre dimensioni, di percezioni alterate, di telepatia e di visione a distanza quali strumenti usati dai visitatori come mezzi di comunicazione. Gli ufologi di vecchio stampo, assieme agli scettici e agli scienziati "accademici", storceranno di sicuro il naso quando si parla di queste cose.

Eppure alcuni scienziati, come il neurologo Michael Persinger, hanno scoperto che si possono trasmettere dati e visioni al cervello tramite impulsi elettromagnetici indotti dall'esterno. Anche la DAR-PA, che è la principale agenzia di ricerca sulle nuove tecnologie del Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti, di recente ha ricevuto quattro milioni di dollari per creare un sistema di comunicazione telepatica computerizzata tra i soldati americani.

E' tanto assurdo allora ipotizzare che gli alieni usino la telepatia e le visioni a distanza per comunicare?

Alcune nuove teorie ipotizzano addirittura che certi tipi di alieni provengano da una dimensione parallela, a cui la nostra mente potrebbe accedere quando si trova in sonno profondo. Chi afferma di aver avuto questo tipo di contatti è solo un folle, o per comprendere questo fenomeno forse siamo noi che dovremmo allargare i nostri limitati orizzonti? Il fenomeno non è semplice, perché mette in dubbio il nostro stesso concetto di realtà: la materia che studiamo - quella degli incontri con gli alieni - sembra composta di una sostanza impalpabile e immediatamente evanescente, come il vapore, piuttosto che essere qualcosa di solido come la roccia.

Quando un politico, un militare, un poliziotto o uno scienziato affermano di aver visto UFO e alieni, perdono di colpo tutti i loro privilegi sociali, la loro credibilità scompare. Vengono rapidamente disconosciuti ed espulsi dagli organi di categoria a cui appartenevano, per venire poi misteriosamente inglobati da quel mondo parallelo al nostro, nel quale immaginiamo abitare folletti e gnomi, che compone il tessuto stesso dell'ignoto.

Così lo psicologo John Mack perse la sua cattedra ad Harvard quando iniziò a studiare il fenomeno UFO, lo scrittore Withley Strie-ber dopo tanti bestseller ebbe difficoltà a vendere un libro sui contatti alieni, mentre l'esperto NASA Clark McClelland si rovinò la carriera parlando di realtà extraterrestri.

Bisogna dunque accostarsi a questo campo di ricerca con rispetto e cautela, con mente ed occhi aperti. Come Frodo e Sam, che strisciando furtivamente tra le piante del bosco della Terra di Mezzo, riescono a vedere passare gli elfi di Granburrone che si dirigono alla loro meta, avvolti da un irreale bagliore angelico, così il ricercatore di frontiera deve ascoltare ogni testimonianza, prestare attenzione ad ogni indizio o voce, per quanto apparentemente folle o incredibile.

Se dovessimo stare alle regole dettate degli ufologi di vecchia scuola, o peggio dagli scettici, allora la ricerca sulle abductions e sui contatti alieni si bloccherebbe e torneremmo a parlare del caso di Barney e Betty Hill, unico caso di abduction ritenuto "parzialmente credibile" dai cosiddetti esperti del settore. Ma il caso è datato 1961, e nel frattempo sono successe molte cose interessanti. Inoltre, va considerato che gli addotti e i rapiti hanno avuto una esperienza di contatto con gli alieni. Gli ufologi e gli scettici no (tranne rare eccezioni).

Personalmente ritengo che le esperienze di contatto siano utilissime per poter fornire una corretta interpretazione di alcuni strani fattori che si ripetono nei casi di interazione tra umani e alieni.

La mancanza di esperienze di prima mano porta spesso gli ufologi a dare spiegazioni assurde e a formulare teoremi inconcludenti sulle vere caratteristiche e intenzioni degli extramondo.

Senza una adeguata preparazione sugli usi e costumi di civiltà diverse dalla nostra, compiremo sicuramente degli errori di giudizio, che saranno tante gravi e carichi di conseguenze quando i visitatori vivranno accanto a noi nelle nostre città e frequenteranno apertamente il nostro pianeta. Succederà. E pensare abbiamo ancora seri problemi di convivenza tra noi umani.

Quando vogliamo analizzare, studiare e cercare di capire altre razze, dobbiamo come prima prendere i nostri preconcetti e gettarli via. La verità è là fuori, come diceva Mulder, e sta a noi uscire fuori da schemi e recinti chiusi per andare a cercarla dove nessuno è mai giunto prima.

 

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Pablo Ayo

Pablo Ayo è giornalista, scrittore, ricercatore, docente di informatica, ha collaborato a lungo con alcuni dei più noti studiosi del mistero. I suoi articoli sono apparsi su riviste come Nexus, Stargate Magazine, Notiziario UFO, Dossier Alieni, Extraterrestre, Palamito News. Le sue ricerche spaziano dalle civiltà sepolte alle nuove frontiere della fisica quantistica e dell’esplorazione spaziale. É editore del mensile online Strangedays e fondatore del Centro Ricerche Star*Gard per i fenomeni supernaturali.

Vive e lavora a Roma.

 

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