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Leggi un'anteprima del nuovo libro di Stefania Del Principe e Luigi Mondo "Tutti i Tipi di Latte Vegetale"

Estratto dal libro “Tutti i Tipi di Latte Vegetale” di Stefania Del Principe e Luigi Mondo

Latte vegetale, il passaggio lento e salutare

La decisione di abbandonare il latte vaccino, o altro latte di derivazione animale, per passare al latte vegetale quando presa per la prima volta dovrebbe essere ponderata e poi eseguita in tempi corretti: per la salute del proprio organismo è bene non passare di colpo da un regime alimentare a un altro, ma bisogna dare tempo al proprio corpo di abituarsi al cambiamento.

Se non si è già vegani da tempo è infatti meglio eseguire questo passaggio con gradualità e soprattutto fornendo all'organismo tutti quegli elementi vitali e fondamentali di cui necessita, cioè non privandolo di essi da un momento all'altro, pena il rischio di mettere in serio pericolo la propria salute e l'equilibrio psicofìsico.

Il passaggio al latte vegetale in esclusiva dovrebbe dunque essere lento e salutare.

In prima battuta, se si era magari abituati a bere latte vaccino, è bene ridurlo gradualmente, per poi integrare la quantità eliminata con il latte vegetale, fino ad arrivare alla sostituzione completa.

Leggere le etichette per acquistare il prodotto migliore

Leggere le etichette è una pratica o meglio un'abitudine che tutti dovremmo prendere.

È vero, il più delle volte la maggioranza delle persone va a fare la spesa con i minuti contati: chi ha tempo di mettersi anche a leggere le etichette? Eppure, il tempo dovremmo trovarlo, poiché ne va seriamente della nostra salute. Un minuto in più speso per informarsi e sapere cosa si sta acquistando - e soprattutto cosa si immetterà nel proprio corpo - farà risparmiare molto tempo dopo, quando magari ci saremo ammalati perché abbiamo consumato alimenti poco sani, senza neanche saperlo.

Ma come si leggono le etichette?

È più facile di quanto si pensi, anche se un po' di informazione ci vuole.

Per esempio, è bene conoscere cosa significano certe sigle oscure, che spesso celano ingredienti di dubbia utilità e salubrità, ma invero anche di una certa importanza. È pertanto un certo equilibrio tra ingredienti utili e meno utili a fare la differenza, così come lo è cercare di evitare quelli che invece sono proprio dannosi. Leggere le etichette diviene dunque fondamentale per sapere che cosa contiene un certo alimento che andrà a finire nel nostro stomaco e di conseguenza, una volta scomposto, nel nostro intero organismo, con effetti più o meno salutari ma comunque sempre certi e inevitabili.

Altro elemento da considerare con oculatezza è l'ordine con cui sono riportati gli ingredienti. Cosa significa questo? Semplicemente che gli ingredienti sono elencati in ordine di quantità. Per capirci meglio, il primo della lista è quello più presente, mentre l'ultimo è quello di cui ce n'è meno.

Ma perché è importante conoscere l'ordine? Lo è perché definisce la qualità di un prodotto. Se al primo posto o ai primi posti c'è l'ingrediente base di cui dovrebbe essere composto il prodotto, questo significa che è di una qualità migliore di un altro che invece lo relega al fondo della lista.

Per fare un esempio, in un latte di cocco dove al primo posto troviamo zucchero o acqua è chiaro che la maggioranza di questo latte è composta da altri ingredienti, non da quello per cui noi lo stiamo acquistando. Al contrario, se al primo posto c'è il cocco, significa che per lo meno lì dentro c'è davvero del cocco. Tuttavia è anche importante sapere qual è il secondo ingrediente: se per esempio anche qui troviamo lo zucchero, benché sia vero che non è il primo componente, significa comunque che questo prodotto contiene molto zucchero e dunque non è proprio salutare.

Cosa controllare

Anzitutto è bene accertarsi che il latte provenga da materie prime a coltivazione biologica. Poi controllare che non contenga grassi aggiunti e il sodio sia in quantità ridotte. Sarebbe un guaio se si decidesse di consumare latte vegetale per stare meglio e danneggiare il sistema cardiovascolare a causa di un'eccessiva assunzione di sodio (sale).

Allo stesso modo, è bene controllare che il prodotto che si vuole comprare non sia stato addizionato di edulcoranti (dolcificanti artificiali) - notoriamente dannosi - zuccheri e altri "aromi naturali". Anche qui il rischio per la salute è reale.

Un accenno lo meritano anche i vari tipi di latte vegetale con l'aggiunta di sostanze varie ritenute più o meno utili per la salute: vitamine, minerali ecc. L'idea che aggiungere per esempio calcio o vitamina D renda il prodotto migliore è appunto soltanto un'idea, spesso accreditata più dai responsabili del marketing che dai nutrizionisti. Per ottenere le adeguate quantità di calcio e vitamina D basta integrare la propria dieta con alimenti che li contengono naturalmente e, nel caso della vitamina D, stare un po' di più all'aria aperta e al sole. Può essere utile integrare giusto la vitamina B12, che è quasi impossibile da trovare negli alimenti vegetali.

Sull'etichetta difficilmente si troverà la dicitura "latte di...", ma piuttosto "bevanda di..." o altre varianti. Questo non significa che stiamo acquistando un prodotto diverso, ma soltanto che i produttori di latte vegetale sono tenuti a rispettare una regolamentazione, secondo la quale con "latte" si intende soltanto quello di derivazione animale.

Gli additivi

Non è raro trovare tra gli ingredienti di prodotti "naturali" e bio anche i cosiddetti additivi. Possono essere aromi, conservanti, agglomeranti o addensanti, gelificanti e così via.

È normale? O meglio, ci devono per forza essere? Anche in questo caso, leggere le etichette è il primo passo, poi è importante sapere cosa si nasconde dietro alle sigle stampate sopra.

Non è infrequente trovare degli addensanti negli alimenti liquidi. Questi servono ad aumentare la viscosità dell'alimento quando ritenuto appunto troppo liquido. In tal caso si può trovare una sigla come E464, che sta a indicare la presenza di idrossipropilmetilcellulosa.

Tuttavia nel latte vegetale, per conferirgli una consistenza simile a quella del latte vaccino, è uso comune da parte di molti produttori utilizzare degli addensanti come la carragenina. Contraddistinta dalla sigla E407, la carragenina è un polisaccaride estratto dalle alghe rosse che è anche stabilizzante, gelificante ed emulsionante. Se il ruolo di questo additivo si limitasse a un'azione meccanica sulla densità del prodotto, forse si potrebbe anche lasciar correre la sua presenza nel latte vegetale. Fatto sta che la carragenina è stata a più riprese accusata di causare infiammazione intestinale, sindrome del colon irritabile (o colite), disturbi della digestione e anche aumento del rischio di cancro al colon-retto. A sostenere il ruolo infiammatorio della carragenina sono diversi studi, tra cui uno noto condotto su cellule umane in coltura da Joanne Tobacman, professore associato presso l'Università dell'Illinois a Chicago, che ha dimostrato come questo additivo sia capace di infiammare le cellule intestinali.

Tra gli stabilizzanti troviamo anche la gomma di gellano (E418), che è ottenuta mediante la fermentazione di idrati di carbonio con il batterio Pseudomonas elodea. Fino a oggi non sono stati segnalati effetti collaterali dannosi per la salute, tuttavia la si sospetta essere responsabile di alcune forme di intolleranza.

Tra i più noti stabilizzanti vi sono infine la gomma di xanthan o xantano (E415) e la gomma di guar (E412), che è ricavata dalla macinazione dei semi del guar.

Altro ingrediente "in più", tipico per esempio del latte di riso e di avena, è l'olio di semi di girasole. Si ritiene venga aggiunto per ridurre il carico glicemico di questi tipi di latte, tuttavia sono molti gli esperti e i nutrizionisti che lo ritengono superfluo e dunque inutile. Dovendo scegliere, è pertanto meglio orientarsi su bevande che non lo contengono e, in linea generale, orientarsi su latte vegetale che contenga il minor numero possibile di ingredienti diversi da quello principale, cioè riso nel caso del latte di riso, avena nel caso di quello di avena e via discorrendo.

Infine, visto che dovrebbe trattarsi di latte vegetale, è auspicabile che contenga la materia prima (riso, avena, soia, mandorle ecc.) in quantità più alte possibile. In genere tuttavia le percentuali della materia prima variano da un minimo del 2% a un massimo del 12% e, ahimè, l'ingrediente principale è l'acqua, spesso seguita da un dolcificante, che può essere semplice zucchero fino a sciroppo di glucosio, fruttosio, sciroppo d'agave ecc. L'ideale però sarebbe che della materia prima ve ne fosse almeno il 15% (meglio se di più), altrimenti più che "latte vegetale" si dovrebbe chiamare "bevanda al gusto di...", come d'altronde avviene in alcuni casi.

Di fatto - e lo scoprirai quando inizierai a leggere le etichette - è assai difficile trovare un prodotto nutrizionalmente valido, se consideriamo la quantità di materia prima. Va da sé che la scelta obbligata, se si vuole bere un latte vegetale di qualità e con precise qualità nutrizionali e salutari, è l'autoproduzione.

5 buoni motivi per scegliere il fai da te

La quasi totalità dei tipi di latte vegetale confezionati che si trovano sul mercato - anche bio - contiene una bassa se non bassissima percentuale della materia prima.

Gli additivi aggiunti, come gli stabilizzanti, gli addensanti e così via, non sempre sono salutari o innocui per la salute. In più, anche se non facessero male non sono necessari o utili all'organismo.

Si segnala la presenza, spesso arbitraria, di zuccheri aggiunti o, peggio, di edulcoranti come lo sciroppo di mais ad alto contenuto di fruttosio (High Fructose Corn Syrup, o HFCS), che numerosi studi hanno dimostrato essere assai dannoso per la salute. Allo stesso modo, non sono salutari lo sciroppo di glucosio, gli edulcoranti artificiali (spacciati come "light") quali aspartame, saccarina, acesulfame K, sucralosio, ciclamato, il fruttosio di vari tipi, lo xilitolo e così via. Tutti questi dolcificanti sono stati oggetto di numerose ricerche, la maggior parte delle quali ne ha indicato la potenzialità nell'aumentare il rischio di cancro - se non di causarlo direttamente - e altre patologie come quelle metaboliche (diabete, obesità ecc.).

Alla fine l'acqua è sempre l'ingrediente principale e la sua alta percentuale spesso non giustifica il prezzo, che quasi sempre è piuttosto elevato.

Produrre da sé il latte vegetale assicura una migliore scelta della materia prima, degli eventuali ingredienti aggiunti e di tutto il processo di produzione. In questo modo possiamo davvero essere sicuri di assumere un prodotto qualitativamente e nutrizionalmente valido, salutare e, alla fine, anche più economico.

Tutti i Tipi di Latte Vegetale

Tutti i Tipi di Latte Vegetale

Riso, soia, avena, mandorle, farro, miglio, kamut, orzo, grano saraceno, nocciole, noci, anacardi, canapa, sesamo e lupini: Luigi Mondo e Stefania Del Principe illustrano in dettaglio tutti i diversi tipi di latte vegetale, le loro caratteristiche, i pro e i contro, gli usi e le indicazioni per la produzione casalinga.

Inoltre, imparando a leggere le etichette si potranno evitare spiacevoli sorprese e salvaguardare la salute e il portafogli.

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Luigi Mondo

Luigi Mondo è giornalista, scrittore ed esperto di Medicine naturali, LifeStyle e Media e Comunicazione. Studia e compie ricerche indipendenti sulle medicine naturali da oltre 25 anni. Ha lavorato per diversi anni come DJ e poi come autore di un programma Tv musicale presso Quartarete TV di Torino e Copy Writer presso l'agenzia pubblicitaria AWA di Torino.

Ha scritto e pubblicato svariati libri per diverse case editrici italiane. È stato il caporedattore della rivista "Naturalia Family Life".

È il Direttore editoriale del portale Naturalia.net. È il Coordinatore editoriale della rivista mensile "NAT" dell'editore milanese Alan Publishing Group. Collabora e ha collaborato con diverse riviste e testate.

È redattore per la rivista mensile Yoga Journal e gestisce la rubrica "Forma&Sostanza" del quotidiano Affari Italiani.

 

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Stefania Del Principe

Stefania Del Principe giornalista, scrittrice, ricercatrice esperta in medicine naturali, estetista specializzata in tecniche complementari legate alla medicina naturale.

 

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