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Estratto dal libro "Come prevenire e curare le...

Leggi un'anteprima del libro "Come prevenire e curare le malattie cardiache con l'alimentazione"

Estratto dal libro "Come prevenire e curare le malattie cardiache con l'alimentazione"

Semplici passi

Anche voi potete assumere il controllo della vostra cardiopatia. Questo capitolo – forse il più importante di tutto il libro per chi soffre di problemi di cuore o per le persone che sem­plicemente non vogliono arrivare a soffrirne – vi spiega esattamente come vanno le cose.

 

Come avete già avuto modo di leggere, il mio approccio a queste malattie potenzialmente mortali è drastico e intenso. La tecnica che sug­gerisco si basa interamente sulle mie ricerche ed è supportata da dodici anni di studi e vent’anni di lavoro costante con diversi gruppi di pazienti. Il suo successo dipende moltissimo dall’attenzio­ne che si presta ai dettagli. Voglio citare le parole di Rupert Turnbull, già chirurgo della Cleveland Clinic: «Un’applicazione inappropriata del me­todo non è una scusa per rinunciarvi!».

Vi ripropongo ancora una volta il messaggio fondamentale delle mie ricerche: chi raggiunge e mantiene un livello di colesterolo totale di 150 mg/dl e livelli di LDL al di sotto degli 80 mg/dl – seguendo una dieta basata strettamente vegetaria­na sui cibi di origine vegetale e, laddove necessario, basse dosi di farmaci anticolesterolo – non andrà incontro a progressione della cardiopatia. Addirit­tura, molti arrivano a ottenere chiare prove medi­che che indicano la remissione degli effetti della malattia.

 

Ricordate che i tre quarti della popolazio­ne di questo pianeta non hanno mai conosciu­to le malattie di cuore. Il vostro metabolismo del colesterolo e, con esso, la vostra resistenza all’insidiosa progressione della malattia posso­no benissimo arrivare a essere come quelli della popolazione cinese nelle zone rurali, o dei resi­denti di Okinawa, degli indiani Tarahumara del Messico settentrionale, della popolazione delle Highlands in Papua Nuova Guinea e di molti nativi africani. Tra queste persone, proprio per l’alimentazione prevalentemente vegetale che hanno sempre seguito, le malattie di cuore sono pressochè sconosciute. Grazie alle mie ricerche e al fatto di avere seguito centinaia di pazienti con cardiopatie, ho maturato la convinzione che anche voi, come loro, potete diventare a prova d’infarto.

 

Nei colloqui iniziali con tutti i miei potenziali pazienti, sottolineo sempre la necessità di un’adesione totale al programma. La mia prima richiesta è che i pazienti e le loro famiglie eli-minino dal loro vocabolario, dai loro pensieri e dalle loro convinzioni la frase: «Un po’ non fa male». Se vi è rimasto impresso anche solo uno dei punti che ho finora trattato, spero sia questo: anche quel poco di cibo proibito – grassi, latticini, oli, proteine animali – può far male e vi farà male. Provate a vederla così: se seguite una dieta complessivamente salubre, ma vi concedete i grassi giusto due o tre volte a settimana, ciò significa che vi fate del male 150 giorni l’anno o forse più. Questa logica della “moderazione” vi impedirà di godere appieno dei benefici derivanti da un’alimentazione a base vegetale.

 

Quel “pochino” è sufficiente per far fallire i tentativi di liberarvi dall’infarto. Se capite e accettate questa premessa, allora avete già fatto un buon 95% del lavoro che occorre per fermare la malattia. Ci possono comunque essere rare eccezioni che, benché modeste, potrebbero mettere a rischio i risultati (ad esempio devo confessare che ad ogni Capodanno mangio otto o dieci tazze di crema di cioccolata e arachidi). Mi ricordo di una colazione di lavoro qualche anno fa alla quale fui invitato per parlare di cancro al seno. A tavola con me c’era un autorevole chirurgo della Costa orientale, anch’egli lì per la conferenza. Diciotto mesi prima aveva avuto un infarto. Malgrado ciò, mangiava pan-cake farciti di burro e un robusto contorno di pancetta. Vedendo la mia perplessità, mi spiegò che solitamente stava attento a ciò che maniava e si permetteva di sgarrare solo nei fine settimana, quando era fuori città oppure in occasioni speciali. Successivamente è stato colpito da un ictus massivo che gli ha reso impossibile parlare normalmente. Lo stesso problema vascolare che restringe le arterie coronarie del cuore restringe anche le arterie del cervello.

 

Caldwell B. EsselstynTorna su Torna suDisponi gli articoli a grigliaDisponi gli articoli a lista

Caldwell B. Esselstyn

Il dottor Caldwell B. Esselstyn ha lavorato come chirurgo, medico clinico e ricercatore alla Cleveland Clinic per oltre 25 anni, dove faceva anche parte dell’ufficio di dirigenza ed era responsabile dello staff.

Nel 1991 il dottor Esselstyn ha ricoperto l’incarico di presidente dell’American Association of Endocrine Surgeons e ha organizzato la prima conferenza nazionale sull’eliminazione e la prevenzione delle cardiopatie. Nel 2005 gli è stata assegnata la prima edizione del Benjamin Spock Award for Compassion in Medicine.

È stato anche medaglia d’oro olimpica di canottaggio.