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Estratto dal libro “Addio sensi di colpa”

Leggi un’anteprima del libro “Addio sensi di colpa”

Estratto dal libro “Addio sensi di colpa”

Il senso di colpa

La colpa è quella sensazione di auto-condanna che proviamo dopo aver fatto qualcosa che reputiamo sbagliato. È impossibile sentirsi in colpa senza contemporaneamente aspettarsi una punizione per se stessi o, quando la colpa è proiettata, per gli altri. Sebbene possiamo non esserne coscienti, la fonte sommersa del senso di colpa è la convinzione di avere “peccato” e la paura che Dio ci attaccherà e ci punirà perché siamo indegni.

La colpa e la paura non possono esistere insieme all'amore: quando restiamo aggrappati a queste emozioni negative impediamo a noi stessi di provare la pace e la presenza di Dio.

È un fatto psicologico: se tratteniamo il senso di colpa, cercheremo di gestirlo attaccando noi stessi (il che spesso si esprime mediante sintomi quali la depressione o la malattia fisica), oppure proiettandolo su qualcun altro.

L’ego cerca di nasconderci che quando assumiamo la responsabilità dei nostri errori non c’è più bisogno di colpa e di punizione perché possiamo correggerli e lasciarli andare. Se, ad esempio, abbiamo offeso qualcuno, possiamo correggere l’errore chiedendogli scusa: trattenere il passato è il modo con cui l’ego ci tiene intrappolati in esso accusando noi stessi e gli altri.

Il gioco del “chi è colpevole e chi innocente”

Questo gioco ha luogo nella maggior parte dei matrimoni e dei rapporti interpersonali: una persona lancia una “patata bollente” al partner, collega o amico, e questi ha la possibilità di scegliere fra prenderla o rimandarla indietro. Il più delle volte viene rimandata indietro, ed è così che si svolge il gioco.

L’unico modo perché vincano entrambi è smettere di giocare: è solo quando non vogliamo più trattenere la “patata bollente” e siamo disposti a lasciarla cadere che possiamo far posto all'amore.

Gli effetti del senso di colpa

Qualche settimana fa ho avuto una conversazione con un amico che mi ha fatto rivivere alcuni momenti sgradevoli del mio passato. Per le ventiquattro ore successive sono stato così paralizzato dal senso di colpa da sentirmi come sotto l’effetto di un farmaco o di una droga.

Gli effetti del senso di colpa sono davvero simili a quelli causati da un eccesso di sonniferi, di antidolorifici o di alcool o da un’insolazione. Era come se il mio corpo e la mia mente fossero immobilizzati mentre ero chiuso in una cella senza alcuna speranza di fuga.

È garantito che trattenere la colpa ci servirà a:

  1. farci sentire perseguitati;
  2. giustificare la rabbia verso noi stessi o gli altri;
  3. distruggere la nostra autostima e sicurezza;
  4. farci sentire depressi e vuoti dentro;
  5. distruggere la pace interiore;
  6. farci sentire non amati.

Per questo non è esagerato considerare la colpa un veleno che ci confezioniamo da noi stessi e ci auto somministriamo ripetutamente: è lo strumento più potente a disposizione dell’ego per tenerci legati senza speranze al passato e quindi nell'impossibilità di riconoscere ogni opportunità offerta dal presente per liberarci. Esiste un unico antidoto al senso di colpa: il perdono totale, a cominciare da noi stessi per poi estenderlo a tutti coloro che ci circondano.

Addio Sensi di Colpa

Addio Sensi di Colpa

Paura e senso di colpa pesano spesso dentro di noi come macigni che non riusciamo a rimuovere.

La nostra vita è incatenata da mille schemi che ci impediscono di essere in pace con noi stessi e con gli altri, perché sentiamo in noi il timore di sbagliare e il bisogno di ottenere l’approvazione di chi ci è vicino. Eppure sappiamo bene che la vita veramente vissuta si trova dove non esiste la paura: l’amore vive solo dove non c’è il senso di colpa.

Ma la pace e la gioia sono possibili! La trasformazione che da sempre desideriamo non è qualcosa di irraggiungibile!

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Gerald JampolskyTorna su Torna suDisponi gli articoli a grigliaDisponi gli articoli a lista

Gerald Jampolsky

Laureato in una prestigiosa università californiana, nel 1975 Gerald Jampolsky era già uno psichiatra di successo e dava l’impressione di avere tutto ciò che desiderava. Ma il suo mondo interiore, come lui stesso racconta, «era caotico e vuoto, soffocato dall’infelicità e dall’ipocrisia».

Poi un giorno si imbatte in alcuni scritti, più tardi conosciuti come A Course in Miracles, e la sua vita cambia profondamente.

Alla fine degli anni settanta fonda insieme a Diane Cirincione il primo Centro per la guarigione degli atteggiamenti mentali, dove sono assistiti psicologicamente e spiritualmente bambini e adulti con malattie terminali e i loro familiari. Oggi se ne contano ben 120 sparsi in tutto il mondo e tutti funzionano esclusivamente grazie all’impegno volontario.

 

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