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Leggi un’anteprima del libro “50 modi per vincere la fame nervosa”

Estratto dal libro “50 modi per vincere la fame nervosa”

Teorie di autoconforto

Self-soothing, letteralmente “autoconforto”, è un termine coniato da quei rami della psicologia chia­mati psicologia del sé e teoria dell’attaccamento. Secondo queste discipline, la capacità di regolare i propri sentimenti è alla base del benessere perso­nale. Regolare i sentimenti significa semplicemente saper temperare le emozioni forti come la rabbia e la tristezza, essere in grado di tollerare cose che in­fastidiscono e stressano profondamente senza crol­lare. Probabilmente vi è capitato di vedere persone con ottime capacità di autoconforto, che riescono a lasciar andare. A volte queste persone vedono il lato positivo di una situazione difficile, affrontano lo stress senza adottare metodi che potrebbero peg­giorarlo o risultare nocivi, confidano nel fatto che le cose andranno bene a prescindere da tutto.

Conoscete anche persone con scarsa, o nessuna, capacità di autoconforto. Quando si trovano di fron­te a un problema, crollano in mille pezzi e non sono in grado di ricomporre la situazione. Per loro il pro­blema può essere causa di irritabilità o esaurimen­to; possono faticare a superare l’ostacolo che hanno di fronte. A volte, in casi estremi, le persone prive di capacità di autoconforto non riescono nemmeno a essere attive: fanno fatica ad alzarsi al mattino, ad andare a lavorare o a prendersi cura di se stesse.

Secondo la teoria dell’attaccamento, le princi­pali figure che si prendono cura del bambino (dette caregivers) sono quelle che per prime gli insegna­no la capacità di autoconforto. Nella prima infan­zia, quando cadete e vi sbucciate un ginocchio, iniziate a interiorizzare le parole affettuose e ras­sicuranti che i vostri genitori vi rivolgono men­tre vi aiutano a rialzarvi. I vostri genitori vi aiuta­no anche cullandovi e parlandovi lentamente, con voce rassicurante. Magari uno di loro, o entrambi, vi dà anche un bacio sul ginocchio.

Da adulti, quando vivete una profonda crisi o una difficoltà emotiva, probabilmente avete nei vostri ricordi un repertorio di parole che vi calma­no e confortano, che potete utilizzare e dire a voi stessi per affrontare il problema.

I motivi per cui mangiare è confortante 

In mancanza di solide capacità interiori di auto­conforto, mangiare diventa una comune alternati­va (Freeman e Gil 2004; Macht 2008; Spoor et al. 2007). Ci sono varie ragioni per cui il cibo assu­me un ruolo rassicurante; non possiamo ignorare il fatto che le persone non lo utilizzerebbero se non le facesse veramente sentire meglio. Ecco alcune delle ragioni psicologiche e fisiologiche che spie­gano perché mangiare fa sentire così bene.

 

  • Cambiamenti biochimici nel corpo. Alcuni cibi aumentano la quantità di neurotrasmettitori nel cervello inducono altri cambiamenti biochimi­ci che danno conforto. Spesso questo è il moti­vo per cui le persone sono così attratte dal cioc­colato: esso aumenta i livelli di serotonina e di altre sostanze chimiche che hanno la proprietà di migliorare l’umore (Parker, Parker e Brotchie 2006). Per esempio, il cioccolato può farvi sen­tire più attivi e vigili perché alza il livello di zuc­cheri nel sangue, inoltre contiene tracce di caf­feina. Quindi, mangiare può innescare reazioni fisiologiche e biochimiche in tutto il corpo che hanno un effetto psicologicamente gradevole.
  • Condizionamento delle emozioni. Alcuni cibi vengono mentalmente collegati alle emozioni. Pensate per un momento a ciò che provate dicen­do la parola “cioccolato”. Trepidazione? Gioia? Estasi? Colpa? Potreste provare questi sentimen­ti perché sono ciò che secondo voi dovreste pro­vare. Questo avviene perché avete visto o sentito la parola associata a queste emozioni nelle pub­blicità e nelle conversazioni quotidiane.
  • Festeggiamento. Mangiare è fortemente colle­gato al concetto di festeggiamento e di vacanze; quando festeggiamo ci sentiamo bene.
  • Comportamento innato. Non siamo le uniche creature che mangiano per trovare conforto: anche alcuni animali cercano il cibo per rego­lare i propri livelli di stress. Per esempio, quan­do nei topi vengono iniettati ormoni dello stress essi consumano più zuccheri. Una ricerca indi­ca che, come i topi, anche noi cerchiamo cibo consolatorio per equilibrare gli ormoni dello stress (Dallman et al. 2003). 

 

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Susan Albers

Susan Albers è psicologa specializzata in disturbi alimentari e alimentazione consapevole. È autrice di numerosi libri sull’alimentazione consapevole che sono diventati dei best seller in America. Conduce inoltre laboratori internazionali di consapevolezza alimentare.

 

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