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Avvento 2016
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Estratto da "Possiamo volare" libro di Guido...

Leggi alcune pagine del libro "Possiamo volare"

Estratto da "Possiamo volare" libro di Guido Ottombrino

Non esiste niente fatta eccezione per gli atomi e lo spazio vuoto; tutte le altre cose sono soltanto opinioni. 
Democrito

Chi ha qualche conoscenza di linguistica o di PNL sa che la parola «attrazione» - come tutte quelle con il suffisso -zio-ne, -mento, -ita, -ismo, -tura, -ezza - è una «nominalizzazione», ovvero un'operazione che trasforma, nel nostro caso, il verbo «attrarre» nel sostantivo «attrazione», cristallizzando nel nome un processo che nel verbo è dinamico.

La parola «attrazione», infatti, è statica perché non stimola il cervello a porsi delle domande e a cercare delle risposte, mentre il termine «attrattore», derivato sempre dal verbo «attrarre», è un nome d'agente, ovvero un nome che designa chi agisce, solleticando la nostra curiosità di capire chi o cosa si nasconda dietro il sostantivo.

Se, per esempio, un agente immobiliare volesse vendervi uno stabile e vi dicesse: «La costruzione è stata realizzata a regola d'arte», magari sareste interessati a capire che cosa intenda con «a regola d'arte»; ma se vi dicesse: «Il costruttore ha realizzato l'edificio a regola d'arte» sono sicuro che vi verrebbe da chiedergli: «Chi è il costruttore?». La domanda sorge spontanea, perché mentre «la costruzione» indica l'edificio e quindi qualcosa di stati­co e già finito, «costruttore» è un termine dinamico che si riferisce a qualcuno che costruisce edifici e che magari ne ha fatti altri in precedenza e altri ne starà facendo. Sapendo chi è il costruttore, potreste chiedere ulteriori informazioni a chi ha acquistato in precedenza da lui e così via.

Potreste obiettare che la curiosità di sapere chi è il costruttore la avreste comunque, anche se l'agente immobiliare parlasse della «costruzione» e non del «costruttore», tuttavia nel secondo caso la domanda è istintiva, nel primo è meno immediata.

La stessa cosa vale per «attrazione» e «attrattore»: la prima parola è una nominalizzazione che indica un concetto generico e cristallizzato, la seconda chiama in causa qualcuno o qualcosa che attrae e quindi viene spontaneo cercare di capire chi sia l'attrattore.

Attrattori possono essere, per esempio, un centro commerciale o un parco giochi che attirano persone in un'area che prima dell'insediamento era deserta; un attrattore può essere un'industria che porta lavoro e crea le condizioni perché un'area depressa cominci a prosperare e a popolarsi; un attrattore è un'opera d'arte che attira turisti o anche una persona che catalizza l'attenzione degli altri in un contesto relazionale. Nei suddetti casi possiamo notare che l'attrattore non si limita ad attrarre ma definisce anche la forma dell'esperienza: un centro commerciale, un parco giochi, un'azienda, una persona carismatica sono tutti in grado di attrarre persone, ma lo fanno organizzandole in maniera evidentemente diversa.

La coscienza, pertanto, è un modello attrattore nel senso che definisce la forma e il significato degli eventi perché, come ho più volte ribadito, non è ciò che ci accade nella vita a determinare la nostra felicità o l'infelicità, ma piuttosto la parte che tali eventi recitano nella rappresentazione della nostra esistenza.

Conoscete persone che, anche in presenza di eventi lieti, appaiono piuttosto depresse e altre che sembrano allegre e spensierate nonostante abbiano numerosi problemi da risolvere? Conoscete persone che perdono il sonno per una multa dell'autovelox e altre che sono perseguitate dai creditori eppure si godono la vita? Conoscete persone che in qualunque cambiamento vedono sempre il lato negativo e altre che immediatamente si focalizzano sui benefici che esso potrebbe portare?

È evidente che in tali situazioni, più degli eventi, conta il «livello della coscienza» che plasma la realtà e la modella a propria immagine.

E differenti livelli di coscienza determinano anche comportamenti diversi, perché è certo che chi vede il lato positivo del cambiamento affronterà la prova con una piacevole eccitazione, si metterà in gioco e alla fine scoprirà che le proprie aspettative di crescita e miglioramento non sono state deluse. Chi, invece, vede il cambiamento come fonte di problemi si chiuderà nel proprio guscio, si sentirà vittima del destino, rimuginerà sul perché è toccato proprio a lui subire tale sorte e alla fine ne uscirà depresso e sfiduciato, esattamente come aveva previsto che sarebbe accaduto.

Se il suddetto amico che teme il cambiamento fosse stato un fan della «legge dell'attrazione», non avrebbe potuto far altro che mettere in discussione la legge o, in alternativa, la propria capacità di «attrarre». La «legge dell'attrattore», invece, è una credenza potenziante che comprende e ristruttura qualunque cosa ci accada lungo il cammino della vita e ci ricorda costantemente che noi organizziamo gli eventi dotandoli di significato.

Nella «legge dell'attrazione», se accade qualcosa di negativo e inaspettato, vuol dire che la qualità dei nostri pensieri era scadente; nella «legge dell'attrattore» gli eventi non vengono giudicati perché non sono in sé né buoni né cattivi, è il nostro livello di coscienza che ne determina l'organizzazione e il senso; nella «legge dell'attrazione», se stiamo attraversando un periodo di forte negatività, o colpevolizziamo noi stessi per non aver saputo attrarre, o mettiamo in dubbio la suddetta legge; nella «legge dell'attrattore», se percepiamo gli eventi come negativi, dobbiamo salire di «livello energetico» e arrivare al punto in cui quel problema cessa di essere tale e diventa, addirittura, una risorsa.

Non ho niente contro la «legge dell'attrazione» perché io stesso l'ho messa in pratica per un certo periodo e mi ha fornito molti strumenti che utilizzo tuttora nell'attività di formazione e coaching. La suddetta legge ha il pregio di stimolare un sano ottimismo, ci insegna che i pensieri negativi sono tossici per il nostro organismo, utilizza il potere della visualizzazione per fissare obiettivi razionali ed emozionali; tuttavia per ottenere risultati duraturi è necessario affidarsi a un modello che trasferisca sugli individui la responsabilità di elevare la propria coscienza intraprendendo un percorso di crescita, senza illuderli che basti desiderare intensamente ricchezza e felicità perché queste piovano dal cielo.

Impegnandoci per salire di livello, toccheremo con mano il fatto che gli eventi della vita sono sempre meno classificabili come negativi o positivi dal momento che il loro significato dipende da come vengono organizzati dai vari stati energetici a cui ascendiamo.

Se realmente vogliamo dare una svolta alla nostra vita e magari cambiare in positivo il mondo nel quale viviamo, cominciamo con l'elevare la nostra coscienza, perché saremo di esempio per gli altri, scopriremo in noi risorse che non pensavamo di possedere, conosceremo la direzione da prendere per andare oltre le lusinghe del mondo esteriore e impareremo a godere di tutto ciò che ci circonda senza esserne schiavi!

Abbiamo utilizzato con successo la «legge dell'attrattore» per formare manager, venditori, insegnanti, studenti, professionisti, casalinghe e per aiutare persone che volevano migliorarsi in un qualunque ambito della vita, pertanto mi auguro che anche voi, qualunque sia la ragione che vi ha indotto a leggere Possiamo volare!, possiate trarne spunti di riflessione e strumenti per aumentare la vostra felicità e quella delle persone intorno a voi.

Se ciò accadrà, avremo centrato il nostro obiettivo!

Possiamo Volare!

Possiamo Volare!

Non possiamo scegliere che cosa ci accadrà ma abbiamo il potere di influenzare gli eventi, perché le decisioni che prendiamo giorno per giorno hanno sempre ripercussioni sulla realtà circostante.

Ogni istante della nostra vita siamo chiamati a decidere in merito a cose più o meno importanti, e le scelte che facciamo sono sempre dettate dal livello di consapevolezza che abbiamo di noi stessi e del mondo.

Questa è la ragione per la quale, elevando la nostra coscienza, prenderemo decisioni migliori per la nostra vita e determineremo cambiamenti positivi anche nel resto dell’umanità, perché noi siamo parte del mondo e il cambiamento anche di un solo membro, in un sistema di relazioni, non può non condizionare il resto del sistema.

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Guido Ottombrino

Guido Ottombrino, Programmatore Neurolinguista,  ha conseguito il Diploma di Chitarra presso il Conservatorio "A. Casella" di L'Aquila nel 1987, la Laurea in D.A.M.S. presso la Facoltà di Lettere e Filosofia di Bologna nel 1990 e la Laurea in Discipline Musicali presso il Conservatorio "A. Casella" di L'Aquila nel 2006 .

Ha conseguito la qualifica di Trainer in Programmazione Neuro-Linguistica a Nizza presso l'istituto NLP International /'ISI – CNV.

Dal 1991 è docente nell'Istituto Magistrale (ora Liceo delle Scienze Sociali) di Avezzano ed ha insegnato, negli anni accademici che vanno dal 1992/93 al 1998/99, "Teoria ed Estetica della Musica" presso la Facoltà di Scienze Motorie di L'Aquila (sede di Cassino) e, nell'anno accademico 2004/2005, " Tecniche della Comunicazione" presso la Facoltà di Lettere e Filosofia di Chieti (Master in Music Management).

Autore di numerose pubblicazioni su riviste scientifiche e specializzate ( "Italian Journal of Sport Sciences" , " Sentieri", "Il Loggione", ecc.), e concertista di livello internazionale, ha tenuto Masterclass in Italia, Europa, Asia e Sud America sui problemi connessi all' interpretazione musicale, al Public Speaking e alla gestione dell'ansia da palcoscenico.

Lavora come Programmatore Neurolinguista nei seguenti settori: Comunicazione Efficace , Public Speaking , Sviluppo personale , Tecniche di vendita , Gestione di gruppi , Tecniche di lettura veloce e memorizzazione , Gestione dello stress e dell'ansia da palcoscenico, Life Coach e Business Coach.

Ha fondato con Guido Ottombrino l' Associazione Culturale "Aireo Comunicazioni" all'interno della quale tiene regolarmente corsi su " La Comunicazione Efficace ", "L'Arte del Cambiamento", "Memorizzazione e Apprendimento", "L'Arte della Vendita".

 

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