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Dio è ateo - Anteprima di "La Vertigine di...

Dio è ateo - Anteprima di "La Vertigine di Scoprirsi Dio" - Libro di Vittorio Marchi

«Dio è persino l’ateismo dell’ateo»
Mahatma Gandhi

In un mondo in cui si dicono molte bugie e menzogne, la verità fa scandalo. Vero è invece che la verità parla attraverso una sola voce. Siamo noi che abbiamo poche orecchie per ascoltarla.

Eccola.

«Io sono Dio, ma anche tu lo sei: devi solo diventarne consapevole ». Certo, la cosa crea turbamento, ma la vertigine passa quando si capisce che il messaggio significa: “La nostra essenza è la stessa”. E poi: “Se uno trova se stesso, il cosmo è nulla di fronte a lui”. Queste parole di Gesù sembrano fatte apposta per chi trasale e si domanda: «Ma come, io sono Dio?».

Diceva Giovanni Papini, scrittore e aforista italiano: «DIO È ATEO». L’affermazione a quell’epoca destò un enorme scalpore e l’opera da lui scritta nel 1912 Le memorie d’Iddio gli costò un processo per oltraggio alla religione.

In realtà, se ci si pensa bene, sembra un’enormità blasfema affermarlo, ma effettivamente DIO È ATEO. Infatti, l’uomo che si è riconosciuto in Dio, non ha più bisogno di credere in Lui. È Lui e basta. Ma non in senso religioso come intende la dottrina della Chiesa tradizionale, ma in senso spirituale come intendeva Gesù: «IO e il Padre siamo UNO».

Per cui anche un qualsiasi fedele lo è, altrimenti Gesù non avrebbe detto: «Come tu, Padre, sei in me ed io in te, siano anch’essi in noi una cosa sola, perché il mondo creda» (Gv 17,21).

Ecco perché è giusto che la fede ce l’abbia chi è nel dubbio e si trova ancora sul piano della ricerca, ma la certezza di averla superata tramite la realizzazione, non si può screditarla, perché essa ne è il suo naturale approdo.

Viceversa, cosa dire: era ateo anche Gesù quando diceva: «IO e il Padre siamo UNO» (Gv 10,30)? Aveva bisogno Gesù di credere in Dio, se già lo conosceva e se già sapeva di essere LUI? Secondo i Giudei sì, tant’è che lo volevano lapidare per bestemmia, nonostante Egli andasse dicendo loro: «Non è forse scritto nella vostra legge: “Io ho detto: voi siete dèi?”». L’unica differenza è che Egli lo sapeva, mentre loro no. E la scrittura non può essere annullata.

Infatti le più antiche scritture del mondo, da cui lo stesso Gesù ha attinto le parole della sua predicazione e da cui hanno attinto tutte le scritture che hanno dato luogo alle attuali 180 religioni oggi esistenti nel globo, sono le sacre scritture himalayane (Veda/Vedanta, soprattutto l’Advaita, il non-due).

Lì è scritto: «È bene nascere nella religione, ma non è bene morirci». Ogni religione parla di un Dio ente, locale, topograficamente misterioso e trascendente, addirittura antropomorfo, per quanto riguarda la nostra (si pensi alla Cappella Sistina). La spiritualità no, parla di Divinità.

Ora, tra religiosità e spiritualità c’è una differenza abissale. La religione ci guida a cercare Dio fuori da noi. La spiritualità invece fa l’esatto contrario: ci orienta a cercarlo dentro di noi.

E anche qui.

Non è stato forse detto da Gesù: «Il regno dei Cieli è dentro di te»? E dove avrebbe attinto Egli tanta illuminazione se non da quel “TA TWAM ASI”, ovvero “TU SEI QUELLO” che è la base del pensiero orientale universale? Ma non è forse vero che “se vuoi sapere che cos’è l’eternità, ovunque tu vai ci sei già?” (altro messaggio universale di origine sufica).

Dove va a distinguersi la goccia rispetto all’oceano? Non è forse vero che essa è tutto un fondersi in seguito alla sua estrazione da una stessa fonte?

Oggi persino le neuroscienze e la fisica quantistica, con un ritardo di 5000/7000 anni rispetto ai testi himalayani, si sono accorte che Osservatore e Osservato sono la stessa cosa, cioè fatti della stessa ESSENZA universale. Si può pensare davvero allora che i terroristi (per esempio i martiri musulmani che si immolano in nome di Allah o come facevano i crociati in nome di Dio) e i feroci assassini di ogni specie di tutto il mondo si sarebbero macchiati di tanti orrendi delitti, facendosi esplodere o seminando vittime dappertutto, se “QUALCUNO” avesse spiegato loro che essi non dovevano credere di avere, ma di essere Dio (e non nel senso di persona/individuo, ovviamente, ma di totalità indissolubile)? Che uccidere l’altro, il nemico (inesistente), in realtà significava uccidere se stessi?

Ecco l’AMORE assoluto che predicava Gesù. E nessun Gesù al mondo ha mai fondato religioni, che sono invece istituzioni umane relative, costruite intorno a un personaggio divino.

Esse sono tutte necessarie, ovviamente, ma anche a termine, come lo può essere il racconto “forzato” di Babbo Natale per un bambino di 10 anni, non ancora maturo, il quale andrebbe sicuramente in crisi se gli fosse proposto di concepire un Dio diverso da quello così infantilmente religioso qual è quel GRANDE PADRE irraggiungibile che il catechismo gli ha insegnato ad adorare.

Ora, è normale che il bambino/uomo, non avendo ancora completato la sua maturazione evolutiva e cerebrale per fronteggiare il mistero della VITA, a causa del suo ego ancora acerbo (“il suo bambino difficile”), si appoggi a una CREDENZA IMMAGINARIA, a un GRANDE PROTETTORE MAGICO che lo rassicuri e lo consoli, liberandolo dalle sue paure, in primis da quella della morte (inesistente).

Come potrebbe egli essere in grado, infatti, di recepire una diversa informazione?

E ciò spiega il perché per accedere alla spiritualità dell’IO SONO (ciò che non crediamo di essere, perché la cosa ci crea uno shock coscienziale, una rivoluzione individuale e una vertigine interiore) debba prima passare per la porta della religiosità.

È normale.

Paradossalmente “normale” è anche che la Chiesa di Roma abbia potuto compiere un massacro di duecento milioni di persone dichiarate eretiche nel corso dei secoli. È il prezzo pagato dall’umanità per la rivelazione, per far cadere il velo dell’insapienza – il termine “ignoranza” ha troppi nemici – per arrivare a capire il Chi sono Io.

Ma è meno normale che una volta che si è andati oltre i giorni dell’evoluzione dell’adolescenza umana e si siano ormai raggiunti gli anni della maturità, si continui a rimanere nel mondo dei sogni e della fantasia, luogo in cui si rischia la morte. Perché a continuare a vivere nell’astrazione del trascendente ci si condanna a vivere sicuramente da morti.

È sperabile quindi che a chi denuncia tutto questo possa essere risparmiato il rischio di essere proposto per un urgente ricovero in una struttura da neurodeliri o per un trattamento sanitario obbligatorio.

In fondo, davanti al patibolo del dogma dualistico “io e Dio” cui la gente è stata per secoli costretta a genuflettersi per riscattare peccati e tabù di ogni genere, il concetto dell’UNO, che ne fa una totalità, ci aiuta a superare certi spauracchi paralizzanti.

Pertanto, forse non sarebbe male se a tutti gli allievi, studenti e studentesse, di ogni ordine e grado del nostro sistema di istruzione scolastica, anziché perdere tanto tempo con delle speculazioni teologiche/relativistiche di idee che hanno fatto la loro epoca, si dicesse loro onestamente: «Ricordatevi ragazzi, che la scienza (e la teologia) sono campi del sapere dove si impara e si insegna, ma la conoscenza si “elabora”, e nessun altro al mondo potrà farlo al posto vostro e meglio di voi per voi stessi».

Una direttiva del genere sarebbe il miglior viatico nella disponibilità di un insegnante di orientare i giovani verso la ricerca della realtà ultima delle cose, onde agire per il cambiamento profondo della società, vale a dire nel pragma (da pragmatos, “fatto”) dell’azione fattiva e concreta.

Compito infatti di un vero insegnante e dell’educazione moderna non dovrebbe essere quello di creare solo degli ottusi istruiti o degli ignoranti eruditi, ma di produrre in primis una coscienza che sia realmente umana.

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Vittorio Marchi

Vittorio Marchi, insegnante di Fisica e ricercatore, è nato a Roma il 30 luglio 1938. Negli anni della sua maturità, 1968, ha conosciuto l’ingegnere compagno di stanza e di studi di Enrico Fermi, alla Normale di Pisa. E’ stata la svolta della sua vita, il cui “cursus honorum” ha preso una direzione extra-accademica. Egli è stato infatti spettatore di fenomeni, che lo hanno reso responsabile dello sviluppo, della diffusione e della comunicazione delle potenzialità della macchina umana; capacità che sono di gran lunga superiori a quelle delle macchine, pur fantastiche, dell’attuale tecnologia moderna. Da molti anni ha orientato i suoi studi e le sue indagini scientifiche verso il tema dello spirito, oggetto di discussione delle sue numerose pubblicazioni e dei suoi frequenti incontri con autorevoli personalità del mondo delle scienze e della cultura. Tra i suoi diversi scritti si segnalano “L’ Uno detto Dio”, “La Scienza dell’ Uno” e “Mirjel, il Meraviglioso Uno. DVD “Noi e l’ Infinito” (Macroedizioni)

 

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