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Avvento 2016
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Dalla teocrazia all'economia - Estratto dal libro...

Leggi l'inizio della prima conferenza di questo volume di Rudolf Steiner: la realtà può essere capita davvero solo se considerata nella sua evoluzione

Dalla teocrazia all'economia - Estratto dal libro "Individualità e Socialità"

Mrs Mackenzie, Signore e Signori!

Oggi è diventata una faccenda generale di tutta l'umanità prendere in considerazione la questione sociale e trovare al suo interno quelle risposte che, proprio al presente, sono atte a suscitare un agire degli uomini capace di fornire alle nostre condizioni sociali la direzione che molte persone hanno in mente come una vaga, vorrei dire nebulosa, formazione del futuro, ma intorno alla quale in nessun modo possono esserci già oggi dei chiari concetti. Dico: «possono esserci» e non «ci sono».

Se mi permetto di parlare della questione sociale in tre brevi conferenze, è ovvio che potrò dare solo alcuni punti di vista molto insoddisfacenti, e che tante cose, cui posso accennare solo in modo vago per la brevità del tempo, dovranno prender forma in ciò che gli stimati ascoltatori faranno delle mie parole. Vi prego pertanto di considerare le conferenze soltanto come accenni che vogliono fornire alcuni spunti.

La questione sociale: come ci sta davanti oggi, in realtà? Certamente non così da averne una chiara formulazione, se osserviamo spregiudicatamente la vita umana del presente, non così da sapere: questa è la questione sociale e la si può risolvere in questa maniera. Le cose non stanno affatto così.

Quello che ci sta di fronte è un gran somma di condizioni di vita differenziate sulla Terra, una somma di condizioni di vita differenziate che nell'umanità hanno provocato spaccature e abissi tra le esperienze o i vissuti interiori e lo stato della vita economica esteriore. Queste condizioni variamente differenziate ci sono.

Quanto siano variamente differenziate può certo porselo facilmente davanti all'anima chi guardi a come quelle condizioni di vita fossero di genere molto diverso prima della terribile guerra mondiale, e come sono adesso, dopo la guerra. Se solo si prende in considerazione un territorio un po' più grande sulla Terra, si troverà subito che la differenza, la differenziazione nelle condizioni di vita sociali, è qualcosa di fondamentalmente diverso prima e dopo la guerra - rispetto anche alle condizioni che esistevano ancora cinquantanni fa sullo stesso territorio.

Oggi, forse, noi guardiamo entro queste condizioni di vita più con il nostro cuore - e si deve dire: grazie a Dio -, avvertiamo il tragico. Ma la ragione, l'intelletto, per quanto sia stato anche sviluppato nei secoli scorsi, non ha tenuto il passo. Questo è il fatto singolare in tutte le situazioni sociali del presente: le domande della realtà, della vita immediata, urgono immensamente e la comprensione degli uomini non vuole tener dietro.

Se ci chiediamo: «Dove sono le idee sociali feconde?», troveremo poco da poter indicare in piena spregiudicatezza, così da dire che gli uomini coltivano proprio i pensieri quando si tratta della vita sociale.

Ora, in seguito allo sviluppo sociale imboccato dall'umanità, la questione della convivenza sociale è oggi direttamente collegata a un'altra questione in cui soltanto cognizioni in materia possono essere decisive, solo la reale comprensione della realtà concreta può essere decisiva.

Signore e Signori miei! Pensare a un paradiso sulla Terra nel quale gli uomini possano vivere bene, in cui tutti possano essere contenti, è molto facile. Viene da sé, si direbbe. Dire come dalla configurazione della nostra vita economica, dai singoli fatti concreti risultanti dalla natura, dal lavoro umano, dallo spirito inventivo e combinatorio degli uomini, dire come da ciò si debba gradualmente sviluppare un'esistenza degna dell'uomo, questo richiede una cognizione di causa talmente approfondita, profonda, come nessun ramo della scienza, come nessun ramo nella conoscenza della natura.

Perché, di fronte alla complessità dei fatti sociali ed economici, ciò che vediamo sotto il microscopio, o che osserviamo nel cielo attraverso il telescopio, è straordinariamente semplice.

Quindi bisogna dire: proprio nell'ambito della questione sociale oggi ognuno vuole dire la sua, e pochissime persone hanno la pazienza, la tenacia e anche solo l'occasione di acquisirsi le cognizioni concrete in materia. Abbiamo perciò alle spalle, riguardo alla questione sociale, un'epoca della quale dobbiamo dire:«Ringraziamo Dio di averla passata». E l'epoca dell'utopia, l'epoca nella quale, in modo romanzesco direi, si concepiva come dovessero vivere gli uomini nel futuro per trovare una specie di paradiso in Terra.

Sia che questa utopia venga messa per iscritto o che la si voglia fondare nella realtà, come lo volevano Owen in Inghilterra e Oppenheimer in Germania, questo non è l'importante. Non importa, infatti, che si scrivano utopie in un libro nel quale si possa intuire che ciò non è attuabile, o che da qualche parte in una piccola colonia si fondi un parassita economico che può esistere solo perché c'è ancora il restante mondo e che può sussistere solo per quel tanto che si mantiene come parassita del mondo economico - e poi va a fondo. Questo non importa. In fondo, ciò è del tutto uguale riguardo alla vita attuale dell'umanità.

Si tratta però certamente del fatto che, prima di tutto, se si vuole parlare della questione sociale, ci si deve appropriare di un occhio, di un organo di senso per quello che socialmente pulsa nei sostrati dell'umanità: quel che fu in passato, quel che esiste al presente, quel che vuole agire nel futuro. Perché ciò che vuole entrare in azione nel futuro è in gran parte presente ovunque nel subconscio degli uomini.

In queste conferenze dovremo pertanto richiamare l'attenzione in modo straordinariamente intenso proprio su questo elemento inconscio negli uomini. Ma prima di tutto è necessario che ci si faccia un'idea di come sono nel complesso le condizioni sulla Terra riguardo alla vita sociale, di come si sono evolute storicamente.

Infatti, Signore e Signori miei, quello che c'era una volta, molto tempo fa, esiste davvero ancora tra noi, come tradizione, come residuo. E ciò che se ne sta lì tra noi lo possiamo comprendere solo se comprendiamo quel che esisteva una volta, molto tempo fa. E quel che è presente si mescola sempre già con qualcosa che tende verso il futuro.

E noi dobbiamo capire che cosa di futuro, di germinativo, sta già dentro il nostro presente, e non possiamo considerare il passato semplicemente come qualcosa che esisteva secoli fa, bensì come qualcosa che spesso vive tra noi, che agisce anche, e che comprendiamo soltanto come un elemento passato nel presente, oppure come un elemento presente del passato, se riusciamo a valutarlo giustamente. Qui emergono prospettive solo se sappiamo ricondurre i sintomi esteriori ai motivi che giacciono più in profondità.

Non fraintendetemi, Signore e Signori miei! Quando si parla di questi temi bisogna talvolta far notare le cose con un po' di forza, e potrebbe sembrare di voler biasimare qualcosa che si vuole soltanto caratterizzare. Dunque, io non voglio muovere un rimprovero, se il passato si trova ancor oggi dentro il presente. Posso persino ammirare questo elemento passato e trovarlo straordinariamente simpatico quando compare nel presente. Ma, se voglio pensare in modo sociale, devo sapere che si tratta di un elemento passato, e che nel presente deve porsi appunto anche come realtà passata. Devo poter far mio un sentimento per l'immediata vita sociale.

Voi perdonate se dal recentissimo presente vi cito un sintomo forse un po' strano, ma sicuramente non inteso in qualche modo come offensivo. Ieri, ad esempio, ci è venuto incontro per strada lo stimato «Chairman» (Presidente) in abito talare e col berretto. Aveva un bellissimo aspetto, ho dovuto ammirarlo. Ma, mie care Signore e Signori, davanti a me non avevo soltanto il medioevo, bensì ho pensato che, nell'immediato presente, mi venisse incontro qualcuno dalle antiche teocrazie orientali!

Dentro l'abito talare, in questo caso, era infilata di sicuro un'anima pienamente contemporanea, addirittura un «anima antroposofìca», che forse si attribuisce anche di avere in sé futuro. Ma quello che si manifestava in modo immediatamente sintomatologico-fìsiognomico, vorrei dire, è evoluzione avvenuta, è storia nel presente.

E così, se vogliamo comprendere la vita sociale, se vogliamo noi stessi capire i rapporti economici che sono all'opera tutti i giorni, la mattina, sul nostro tavolo del caffè, e che determinano quanto dobbiamo prendere dal nostro portamonete per approntare questa prima colazione, per comprendere questi rapporti dobbiamo avere una visione d'insieme dello sviluppo sociale dell'umanità. E questo sviluppo sociale dell'umanità, proprio quando si guarda la questione sociale, oggi viene trattato quasi soltanto in senso materialistico.

In primo luogo si deve guardare a condizioni di tutt'altro genere esistenti un tempo all'interno dello sviluppo storico e preistorico dell'umanità. Si deve guardare a quelle comunità sociali che si possono intendere proprio come le teocrazia orientali, operanti ancora fortemente di qua, verso Occidente.

Erano comunità sociali molto diverse, comunità sociali nelle quali la struttura dei rapporti umani era stata prodotta per ispirazione di una realtà sacerdotale estranea alle restanti condizioni mondane. In quel tempo si traevano gli impulsi per il mondo esterno da ciò che risultava come impulsi spirituali.

Se guardate com'è la struttura sociale ancora in Grecia, a Roma: un immenso esercito di schiavi, al di sopra un ceto superiore benestante, in se stesso appagato - i termini si intendono naturalmente in modo relativo —, non potete comprendere questa struttura sociale senza guardare alla sua origine, all'origine teocratica, entro la quale era possibile rendere credibile questa struttura sociale come una realtà data agli uomini da Dio, o dagli Dei; credibile non solo per la testa, credibile per il cuore, credibile per l'uomo intero. Sicché lo schiavo si sentiva veramente collocato al suo posto, nel modo giusto, dall'ordinamento divino del mondo.

La vita sociale dei tempi antichi dell'umanità si spiega soltanto a partire dalla compenetrazione della struttura sociale esteriore, fisico-materiale, con precetti ispirati.

E da questi precetti, che un clero sottratto al mondo cercava di ricevere da fuori del mondo, da questi comandamenti non provenne solo quello che l'uomo doveva avere per la salvezza della sua anima, non solamente ciò che egli pensava e sentiva oltre nascita e morte, bensì derivò anche ciò che doveva costituire il rapporto tra uomo e uomo.

Dal lontano Oriente, qui, risuonano non solo le parole: «Ama Dio sopra ogni cosa», ma anche le altre: «E il prossimo tuo come te stesso».

Oggi noi prendiamo in maniera molto astratta queste parole: «il prossimo tuo come te stesso». Non erano così astratte al tempo in cui, dal sacerdote ispirato, risuonavano nella folla. A quel tempo esse diventavano qualcosa al cui posto subentravano poi tutti quei rapporti concreti che riassumiamo col nome di diritto e di morale.

Questi rapporti del diritto e della morale, che solo più tardi si incorporarono allo sviluppo umano, erano infatti contenuti nel comandamento divino originario: «Ama il tuo prossimo come te stesso», mediante l'intera modalità con cui nella teocrazia venivano portati nel mondo per mezzo del clero ispirato.

Allo stesso modo, le pratiche della vita economica, ciò che j l'uomo doveva fare, ciò che doveva fare con il bestiame, con le terre, era stabilito a partire dalle ispirazioni pensate divinamente - ne trovate ancora l'eco nella legislazione mosaica.

Riguardo alla sua vita spirituale, alla sua vita giuridica e morale, riguardo alla sua vita economica, l'uomo si sentiva inserito nella realtà terrena dalle potenze divine.

La teocrazia era una struttura unitaria dove i membri cooperavano per il fatto che in loro c'era un unico impulso. Le tre componenti - la vita spirituale, la vita giuridica, ciò che oggi chiamiamo anche vita statale, e quanto oggi denominiamo vita economica - erano raccolte in un organismo unitario attraversato dal pulsare di quello che, come impulsi, non si poteva rinvenire sulla Terra.

Nell'evoluzione ulteriore dell'umanità la cosa caratteristica è che questi tre impulsi - vita spirituale, vita statale, giuridica ed economica - si distanziarono l'uno dall'altro, si differenziarono. Dalla corrente unica, che fluiva nelle teocrazie come vita umana unitaria, se ne formarono due - come presto mostrerò -, e più tardi tre. E noi oggi stiamo di fronte a queste tre correnti.

Ora, di quanto è emerso da questa corrente unica della teocrazia voglio parlare più tardi, nella seconda parte, dopo la traduzione.

Individualità e Socialità

Individualità e Socialità

Rudolf Steiner si occupa del delicato rapporto tra la storia e l'uomo nella sua evoluzione.

Tre conferenze tenute a Oxford nel 1922 che offrono importanti chiavi di lettura per la comprensione della realtà sociale di oggi in cui si fa sempre più urgente e tragica la ricerca di scelte di vita che siano davvero in favore dell’uomo.

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Rudolf Steiner

Rudolf Steiner nasce nel 1861 a Kraljevic (allora Impero Austro-Ungarico, oggi Croazia). Figlio di un capostazione austriaco, già all'età di sette anni al comune principio di realtà associa percezioni e visioni di realtà ultra mondane: "distinguevo cioè esseri e cose 'che si vedono' ed esseri e cose 'che non si vedono'.
Nel 1879 Steiner inizia i suoi studi di matematica e scienze all'Università di Vienna frequentando anche corsi di letteratura, filosofia e storia occupandosi a fondo, fra l'altro, di studi su Goethe. A Weimar nel 1890 diviene collaboratore dell'Archivio di Goethe e Schiller (tanto che curerà l'edizione degli scritti scientifici di Goethe promossa da questa istituzione). Sempre nello stesso anno, la sorella di Nietzsche propone a Steiner di curare il riordino dell'archivio e degli scritti inediti del fratello.

Nel 1891 si laurea in filosofia con una tesi su temi di gnoseologia che verrà pubblicata nel suo primo libro "Verità e scienza" nel 1892. Nel 1894, invece, pubblica un altro celebre scritto la "Filosofia della Libertà ".
Nel 1895 pubblica presso l'editore Emil Felber lo scritto: "Friedrich Nietzsche, un lottatore contro il suo tempo", cura un'edizione in dodici volumi dell' opera omnia di Schopenahauer e un'edizione in otto volumi delle opere di Jean Paul.

Dal 1897, senza avvelersi di manoscritti, Steiner inizia la sua attività di insegnante e conferenziere che lo porterà in giro per il mondo effettuando più di 6000 conferenze e pubblicando 28 libri su argomenti che spaziano dalla filosofia, alla medicina, dalla matematica e fisica all'agricoltura, dall'economia alla pedagogica e all'architettura. Le conferenze, poi stenografate, sono raccolte assieme agli scritti in 354 volumi che costituiscono l'opera omnia di Steiner.

Un'altra eccentrica caratteristica delle esposizioni di Rudolf Steiner è che, a partire dal 1914 circa, si avvale di un nuovo mezzo espressivo che si interpone all'atto linguistico: in pratica, disegna con gessi colorati su una o più lavagne. Una sua allieva, Emma Stolle, decide così di stendere sulla superficie delle lavagne del cartoncino nero. Si sono in questo modo conservati qualcosa come 1100 disegni, che vanno ad accompagnarsi alla produzione per così dire più accademica e tradizionale della sua opera. Nel 1958 Assja Turgenieff espone per la prima volta i disegni alla lavagna ad una mostra d'archivio a Dornach.

Nel 1904 appare "Teosofia, introduzione alla conoscenza sovrasensibile all'autodeterminazione umana": il libro stimola Kandinsky (che scriverà, influenzato da Steiner "Lo spirituale nell'arte" e desta sospetto in Paul Klee, come si può ricavare dai giudizi che il pittore dà del nostro autore sulle apgine dei "Diari".

In occasione del congresso internazionale della Società Teosofica che si tiene a Monaco nel 1907 mette in scena il dramma di Eduard Schuré "Il mistero di Eleusi". In quel periodo viene edificato a Dornach (Basilea, Svizzera) il Goetheanum, progettato da Steiner interamente in legno, a doppia cupola.

Nella notte di San Silvestro del 1922, però, l'edificio viene distrutto da un incendio. Rudolf Steiner realizza prontamente un secondo edificio interamente in cemento armato (edificato, dopo la sua morte, tra il '25 e il '28).

Muore a Dornach, vicino Basilea (Svizzera) il 30 marzo 1925.

L'eredità poderosa di conoscenze innovative e di iniziative che Steiner ci ha lasciato hanno prodotto nel mondo una vasta serie di iniziative nei vari campi delle attività umane tra cui emerge l'agricoltura biodinamica, la medicina antroposofica, l'euritmia, l'arte della parola, la pedagogia steineriana (scuole waldorf), l'architettura vivente. Nel Goetheanum si svolgono le attività della Libera Università di Scienza dello Spirito, le attività artistiche e teatrali, convegni, meetings e concerti.

 

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