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Da Pazienti a Leader della vostra salute

Leggi un estratto dal libro di Massimo Gualerzi "Super Salute"

Da Pazienti a Leader della vostra salute

Se vi proponessero di lavorare mezz'ora in più al giorno, per mille euro in più al mese, ci pensereste sopra? Sicuramente no. Accettereste al volo, e basta. Anche avendo una vita piena e poco tempo libero per voi stessi, per la famiglia e per gli amici, trovereste il modo di «ritagliarvi» quei 30 minuti richiesti: alzandovi prima, accorciando la pausa pranzo o rientrando a casa un po' più tardi alla sera.

Bene. Se avete risposto sì (e non ci sono dubbi), non potete più tirarvi indietro. Perché in questo libro vi chiederemo il piccolo sforzo di regalare 30-40 minuti - e nemmeno tutti i giorni - a voi stessi, al vostro benessere. Certo, non vi promettiamo mille euro in più al mese, ma di guadagnare tanto (tanto davvero) in salute, in benessere. Di vivere meglio, di essere più efficienti. Di vivere di più, in tutti i sensi. Non è un'esagerazione. Ve lo dimostreremo.

Gira e rigira, tutto, al giorno d'oggi, ruota attorno al tempo. Il poco tempo a disposizione per fare le cose, unito allo stress, alla stanchezza perché si dorme meno c peggio di una volta, all'alimentazione disordinata (per usare un eufemismo!) rappresenta un cliché della vita odierna. E non c'è dubbio che l'incidenza delle malattie cardiovascolari e metaboliche, in costante aumento, tragga grande giovamento dai nostri nuovi stili di vita.

Il problema è un altro. Essere sempre di corsa e stressati, non fermarsi neppure un attimo per ascoltare i segnali del nostro corpo è diventato la normalità al punto che non ci si rende più conto che si tratta di un comportamento sbagliato, negativo, quando non patologico. Questo modo di vivere ci ha allontanati dai nostri veri bisogni, che non sono cambiati negli anni, e in particolare dal bisogno più importante, che era, è e sarà sempre, la salute.

Anestetizzati dai ritmi frenetici, non sentiamo la necessità né di occuparcene né di rafforzarla, almeno fino a quando non ci ammaliamo. Allora faremmo di tutto, ma spesso è tardi.

L'obiettivo, dunque, non può che essere quello di conservare la salute perché, senza, non saremmo niente. Se capiamo questo concetto, abbracceremo una vita più sana, che ci permetterà di godere appieno delle nostre potenzialità, più numerose di quanto possiamo immaginare.

Nelle prossime pagine scopriremo insieme come tarlo, attraverso un metodo facile e completo che vi renderà leader della vostra salute, regalandovi benessere a 360 gradi.

Parola d'ordine: giocare d'anticipo

Il nemico è dietro l'angolo. O, forse, anche più vicino di quanto sospettiamo. Subdolo, invisibile, pericolosissimo. E, spesso, sottovalutato. Il nemico è l'insieme dei fattori di rischio e dei comportamenti che favoriscono l'invecchiamento precoce e l'insorgere delle malattie, cardiovascolari e metaboliche in primis. Stiamo parlando di diabete, ipertensione, colesterolo alto, obesità, ma anche di stress in senso lato, abitudini alimentari scorrette, cattivo riposo: tutti killer dalla mira infallibile.

Lo confermano le statistiche, che sono impressionanti. Le malattie cardiovascolari, da tempo la prima causa di morte in Europa e in America, adesso lo sono anche nei Paesi in via di sviluppo. Negli ultimi anni il numero di decessi nel mondo è salito drammaticamente, fino a toccare quota 48% (54% per le donne, 43% per gli uomini). Anche i conti economici sono sconcertanti: complessivamente, nel 2006 in Europa le malattie cardiovascolari sono costate 192 miliardi di euro: il 57% per i costi sanitari, il 21% per la produttività persa e il 22% per le cure informali.

Come fermare questa pandemia?

La medicina ha fatto dei passi avanti, grazie a possibilità diagnostiche sempre più raffinate e a strategie terapeutiche mirate. Ma non basta. Si compiono ancora troppi errori.

Il peggiore è pensare alla salute come assenza di malattia. La nostra capacità di adattamento è così elevata che, quando i meccanismi che ci portano progressivamente ad ammalarci si presentano in modo lento e senza farci avvertire dolore, non inducono nessuna opposizione nel nostro organismo. 1 fattori di rischio «classici» non provocano sofferenza, quindi spesso e volentieri agiscono indisturbati fino alla comparsa di una malattia conclamata.

Da qui deriva il secondo, grave errore: considerarli dei semplici fattori di rischio. Parecchie volte chi ci convive sta molto peggio di quanto immagini. Prendiamo l'esempio della pressione alta: nella maggior parte dei casi non genera sintomi, anzi, addirittura ci fa sentire meglio, più attivi e prestanti.

Ovviamente si tratta di una percezione ingannevole: valori pressori elevati generano progressivamente maggiori vulnerabilità e debolezza. È molto probabile, infatti, che chi ha convissuto a lungo con la pressione alta, magari senza saperlo, abbia alterazioni strutturali e funzionali nei diversi apparati e nei cosiddetti «organi bersaglio» (cuore, cervello e reni). È chiaro come già questo stoni con la definizione di semplice fattore di rischio.

Il problema, quindi, è di percezione: non ce ne rendiamo conto noi e spesso neanche i medici. Da sempre, la comunità scientifica internazionale si dimostra più interessata a studiare e trattare i fattori di rischio classici e le malattie conclamate, tralasciando la cura e la valutazione dei cattivi stili di vita e facendo poco per l'educazione alla salute. E pensare che, ormai un secolo fa, Thomas Edison diceva: «Il medico del futuro non prescriverà medicinali, ma spiegherà ai suoi pazienti perché ci si ammala e li aiuterà a seguire una dieta salutare e un comportamento corretto».

È evidente come sia più facile dedicarsi all'ipertensione, alla dislipidemia o al diabete e curarli prescrivendo qualche farmaco. Ma questo, dati alla mano, non ha condotto a risultati soddisfacenti; tanto è vero che ancora oggi in Italia ci sono circa 170.000 infarti all'anno: di questi, la metà colpisce persone apparentemente sane, per le quali è impossibile intercettare il rischio, se lo si valuta con i parametri «classici».

Che fare, allora? Alzare la guardia. Non limitarsi ad aspettare passivamente. Iniziare a occuparci di noi stessi per tempo, quando stiamo ancora «bene», individuando le cattive abitudini e adottando al contrario atteggiamenti virtuosi nel vivere, nel mangiare e nel pensare. Questo ci permetterà non solo di non ammalarci, ma di conquistare una «supersalute» ed entrare in un circolo virtuoso nel quale l'energia ottenuta sarà reinvestita per raggiungere altri obiettivi e vivere meglio, più a lungo.

Conoscere i nemici per sconfiggerli

Oggi il diabete di tipo li viene considerato quasi un evento cardiovascolare: quindi, chi ne soffre, dal punto di vista del rischio, è come se avesse già avuto un infarto. Un uomo diabetico rischia il doppio di un uomo non diabetico. Nel caso delle donne, il rischio arriva a 4-5 volte tanto. Il diabete sta registrando un'impennata elevatissima, pur essendo una tipica «patologia del benessere», anche nei Paesi più poveri. Solo in Finlandia le cose vanno meglio, nonostante sia stata battuta dall'Italia nella corsa all'assegnazione dell'EFSA, l'Authority per la sicurezza alimentare che ora ha sede a Parma.

C'è un motivo ben preciso per il risultato conseguito dai finlandesi: la corretta alimentazione viene insegnata ai bambini e messa in pratica. A scuola, nei distributori non si trovano snack industriali, ma le mele, la verdura. È un'altra cosa abituarsi fin da piccoli a mangiare bene rispetto a sentirsi dire, arrivati a quarant'anni: «Hai sbagliato tutto, adesso è ora di cambiare».

Il diabete di tipo II è tutto qui: siamo noi, con il nostro stile di vita moderno, a determinarlo. E questo è davvero sconfortante. Per evitarlo basterebbe una cosa molto semplice: insegnare a mangiare e a muoversi meglio.

Altro fattore di rischio classico - ma, come abbiamo visto, sarebbe più corretto definirlo patologia conclamata - è l'ipertensione.

In teoria riconoscerla è facile: è sufficiente misurarsi la pressione. Ma quanti lo fanno regolarmente? Quanti sanno che la pressione normale è 120/80 mmHg a ogni età e che la pressione ottimale è la più bassa che una persona possa tollerare? Pochi, pochissimi. Questo rende davvero difficile una diagnosi che in realtà sarebbe semplicissima. Non solo: quando si identifica uno stato ipertensivo, è necessario attivarsi per normalizzare i valori, e qui il problema, se possibile, è ancora più grave. Non tanto perché non ci siano i mezzi terapeutici per farlo; anzi, ce ne sono davvero tanti. Il punto è che oggi gli ipertesi curati in maniera appropriata in Italia non arrivano al 15%. Questo ancora una volta è dovuto alla scarsa propensione dei pazienti, ma anche dei 

medici, a effettuare regolari controlli nel tempo. Un altro ostacolo è rappresentato dalla cosiddetta «ipertensione da camice bianco». Si pensa infatti di avere la pressione alta solo in presenza del medico e quindi si desiste dallo studiarne bene l'andamento anche in altre situazioni stressanti. È sbagliato: perché se è vero che esiste une differenza tra la pressione rilevata in ambulatorio (sicuramente un po più alta per questioni nervose) e quella che ci si misura sul proprie divano in pieno relax, è altrettanto vero che la nostra quotidianità ci porta a essere sempre più spesso in situazioni di stress e nervosismo simili e quindi, in definitiva, ad avere comunque la pressione più alta.

E non è neanche un problema piccolo. L'ipertensione, infatti, arreca danni agli organi e aumenta notevolmente l'incidenza di rischi cardiovascolari. Avere la massima 20 millimetri di mercurio più alta della media e la minima 10 millimetri più alla fa raddoppiare il rischio Per questo, in fatto di pressione, i medici dovrebbero essere più scrupolosi ed esigenti. Un iperteso curato con la pillolina quotidiana deve assolutamente avere i valori nella norma, non «più o meno»: 120/80 va bene, 140/90 no, è troppo alta. E, invece, spesso viene tollerata. Senza considerare che, se la persona in questione ha anche il colesterolo un po' sballato, un principio di insulino-resistenza e la pancetta, il rischio di infarto cresce in misura esponenziale.

Altro noto nemico è il colesterolo. Siamo un popolo di buongustai e molte volte giustifichiamo il colesterolo alto con questa scusa. In realtà spesso e volentieri il valore è poco legato a quello che mangiamo, perché siamo noi a produrre il colesterolo. Per questo, al di là della dieta e delle nostre percezioni, controllarlo regolarmente è un dovere. Purtroppo non solo ci sfugge il problema, ma anche quando lo conosciamo siamo riluttanti ad abbassare la colesterolemia come sarebbe opportuno fare. Ogni giorno con il colesterolo alto aumenta la probabilità di sviluppare aterosclerosi e malattie cardiovascolari. Del resto - lo ribadiamo - chi potrebbe affermare di sentirsi male a causa del colesterolo alto? Nessuno. E allora, perché curarsi?

La domanda da porsi è questa: «Prima di essere iperteso, prima di avere il diabete, prima di avere il colesterolo alto, che cosa ho di sbagliato?» La risposta è semplice e complessa allo stesso tempo.

Esistono una serie di fattori e di abitudini che da un lato determinano i «guai» fisici e dall'altro la progressiva perdita di energie psichiche. Riconoscere che da come si dorme, da come si mangia, da come si pensa possano derivare il diabete, l'ipertensione e la dislipidemia e, di conseguenza, le malattie cardiovascolari, quelle metaboliche e l'invecchiamento precoce, è una sfida scientifica che negli ultimi anni ha coinvolto ricercatori di ogni nazione. Oggi possiamo affermare che esiste un nesso, non solo basato sull'intuito ma su salde nozioni scientifiche, tra le cattive abitudini e le malattie. La buona notizia è che questo ci permette anche di trovare i rimedi per cambiare.

I campanelli d'allarme

L'obesità, lo stress, i disturbi del sonno: sono questi i campanelli d'allarme che tutti noi - medici e pazienti - dobbiamo abituarci ad ascoltare. Ne parleremo in modo approfondilo nella prima parte del libro.

Dormire male non significa solo alzarsi dal letto stanchi, essere meno efficienti o avere colpi di sonno improvvisi. Molti russano oppure soffrono di apnee notturne e non lo sanno. E nemmeno immaginano che questi due fattori hanno una fortissima correlazione con le malattie cardiovascolari e metaboliche.

Lo stress ha un impatto devastante sulla salute (e l'ansia e la depressione non sono da meno), anche se di questo non si ha una percezione chiara. Basti dire che è al secondo posto in Europa tra i problemi di salute connessi al lavoro; solo nei Paesi dell'Unione Europea è responsabile di oltre la metà dei giorni lavorativi persi, e costa ben 20 miliardi all'anno.

E l'obesità? Chiunque sia sovrappeso vive male, non riuscendo a fare ciò che vorrebbe, o semplicemente perché i chili di troppo portano dolori articolari e affaticamento. L'obesità addominale, in particolare, crea infiammazione, fa invecchiare precocemente, incide sull'aumento della pressione, della glicemia (aprendo la strada al diabete) e del colesterolo. Risultato? Il pericolo di ammalarsi e di avere un infarto cresce.

Imparare a creare benessere

Cosa si può fare, allora, per cambiare? Innanzi tutto passare subito all'azione, senza temporeggiare.

Diceva Woody Allen: «Non sono un ipocondriaco, sono un allarmista». Ecco, dovremmo essere tutti un po' più allarmisti, vedendo dove stiamo andando. E poi guardare in faccia le conseguenze dei nostri errori: non sarà piacevole, ci farà male, ma proprio per questo ci consentirà di imboccare la strada del cambiamento. Infine, immaginare gli innumerevoli benefici che avremo quando il cambiamento sarà stato attuato davvero: pregustare tutto ciò che si trasformerà, in meglio, nella nostra vita ci aiuterà ad andare incontro al futuro.

Come raggiungere l'obiettivo? Con il nuovo approccio in 7 passi che vi proponiamo: imparando da un lato a riconoscere i 4 nemici della salute e dall'altro a dedicare il giusto tempo a tutto ciò che fa «guadagnare» salute, cioè le 3 «medicine» che fanno bene al corpo e alla psiche. Nella seconda parte del libro si parlerà appunto di esercizio fisico, corretta alimentazione e pensiero positivo, che sono in grado di rafforzare la salute anche di chi sta già bene, agiscono in modo naturale sul cuore, riducendo la pressione e la glicemia, fanno dimagrire e contrastano lo stress. Vanno assunte in modo regolare e con precise posologie, che illustreremo nel corso del volume. Tenendo ben presente che i cambiamenti più importanti avvengono quando le nuove abitudini si associano al piacere.

Abbiamo dedicato l'ultimo capitolo a un programma completo che combina questi ingredienti in modo equilibrato ed efficace: un menu settimanale, una serie di attività fisiche e alcuni esercizi antistress. Così potrete iniziare subito a mettere in pratica i buoni propositi.

Troverete anche 30 ricette create dagli chef dall'Academia Barilla, per mangiare sano senza rinunciare ai sapori e ai colori che fanno dello stare a tavola uno dei più grandi piaceri della vita.

Siamo certi che quando avrete finito di leggere, avremo raggiunto il nostro obiettivo: farvi venire voglia di provare un nuovo stile di vita. Non solo perché è più sano, ma perché è più bello.

Buona e, soprattutto, proficua lettura!

Super Salute

Super Salute

Da pazienti a leader della vostra salute...piccoli semplici passi verso il benessere.

Ci prendiamo davvero cura della nostra salute? O potremmo fare di più? Vorremmo essere più magri, più forti, più sani? In fondo basterebbe poco, ma spesso non abbiamo le informazioni corrette. Quali sono i disturbi da tenere sotto controllo, quali errori possiamo evitare nel nostro stile di vita?

Il segreto, ormai tutte le statistiche lo dimostrano, sta nel non aspettare che la malattia si faccia viva.

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Claudio RinaldiTorna su Torna suDisponi gli articoli a grigliaDisponi gli articoli a lista

Claudio Rinaldi

Claudio Rinaldi è redattore capo della Gazzetta di Parma. È autore di diversi libri, tra cui Gioannfucarlo.

La vita e gli scritti inediti di Gianni Brera e Dirige Michelotti da Parma. Vita e passioni di un grande arbitro.

È un podista amatoriale, orgoglioso di essersi trasformato da pantofolaio in maratoneta.

 

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Massimo Gualerzi

Massimo Gualerzi cardiologo, esperto in prevenzione e riabilitazione delle malattie cardiovascolari.

Lavora a Parma come dirigente medico nell'Unità di prevenzione e riabilitazione cardiovascolare nata da una convenzione stipulata tra Università, Azienda ospedaliera, Ausl e Fondazione Don Gnocchi.

È autore e coautore di diverse pubblicazioni scientifiche internazionali sulla fisiopatologia delle malattie cardiovascolari. Tiene corsi in tutta Italia sui temi del benessere e della supersalute, seguiti ogni anno da 2.500 medici. A Parma ha fondato una palestra medica unica nel suo genere e molto frequentata.