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Cura del Terzo Millennio per il Diabete - Estratto...

Quante volte abbiamo sentito dire che la dieta vegana fa male? Eppure, non mancano medici e scienziati che ne descrivono i benefici! Ecco una rassegna di queste voci favorevoli a un’alimentazione esclusivamente a base vegetale.

Cura del Terzo Millennio per il Diabete - Estratto da "Le ricette di VeganBlog.it"

Introduzione

In seguito alla pubblicazione, da parte del solito dottor Greger, del DVD numero 24 della sua splendida collezione delle Novità sulla Nutrizione Clinica (Latest in Clinical Nutrition, vol. 24), sento la necessità di condividere alcune recentissime (e altre vecchissime) scoperte scientifiche su una malattia la cui prevalenza è in aumento anche nel nostro Paese, e che “vanta” numerose conseguenze debilitanti per chi ne è affetto: il diabete.

Il diabete tipo 1

Come si legge sulla pagina dell’Istituto superiore di sanità, che ho indicato come fonte per il termine “diabete” nell’introduzione, questa patologia è essenzialmente autoimmune, essendo causata da una risposta immunitaria fuori norma che punta verso le cellule beta del pancreas, portando alla fine alla mancata produzione di insulina, con il conseguente sintomo della glicemia fuori controllo. Alla fine del paragrafo dedicato a questo tipo di diabete emerge che, oltre alle ipotesi di vari virus che potrebbero comportare tali anomale risposte immunitarie, sarebbero allo studio «anche altri possibili agenti non infettivi, tra cui sostanze presenti nel latte».

Sul diabete di tipo 1 manca ancora la prova schiacciante che lo colleghi al consumo di latte bovino, ma si cominciano ad accumulare evidenze:

  • un articolo citato dal video del dottor Greger sulla caseo-morfina (un oppioide derivato dalla digestione del latte di mucca) riporta evidenze del legame tra questo peptide e l’incidenza di diabete tipo 1;
  • un altro articolo facilmente reperibile su «PubMed» punta il dito contro il consumo di determinate varianti di caseo-morfine prodotte dalla digestione del latte di mucca; 
  • questo articolo fa una differenza tra le varianti genetiche delle mucche da cui si trae il latte destinato al consumo umano, stabilendo che nelle popolazioni che consumano latte di variante A2 i rischi per la salute umana sembrano essere inferiori; l’articolo comunque conclude sostenendo che per capire se ci siano veri e propri benefici per la salute umana nel consumo di latte vaccino di variante A2 occorrono ulteriori studi (cioè a oggi si può solo parlare di minor rischio, ma assolutamente non di beneficio, come indicato anche da quest’altro, più recente, articolo).

Il discorso qui è molto complesso, dato che questi articoli valutano la bio-attività di specifici polipeptidi (cioè piccole proteine) in specifici distretti dell’organismo e in ben specifiche circostanze; talmente complessa che un articolo ancor più recente, se da una parte suggerisce che il consumo di latte artificiale sia superiore al consumo di latte di mucca intero per i bambini, dall’altro rivedendo “brevemente” la questione del legame tra latte vaccino e “altre malattie”, conclude che mancano «evidenze chiare per tale associazione». Ma... ehi! Aspettate un attimo, è un articolo della... Nestlé!

Ebbene sì, ho voluto qui intrattenere il lettore con uno scherzo per far capire come, accanto a tanta scienza attendibile, ci sia anche la pseudo-scienza, quella alla mercé dei poteri forti (multinazionali del settore alimentare in primis).

Intanto, per rispondere all’articolo della Nestlé, basta guardare un recentissimo video del dott. Greger circa il legame tra latte artificiale e obesità infantile!

Aspettiamo comunque con ansia la fine della contesa sull’origine del diabete di tipo 1: qualcosa tipo la fine dei giochi ormai palesatasi a proposito del diabete tipo 2!

Il diabete tipo 2

Qui intendo lasciare, ahimè, anni luce indietro le informazioni contenute nella pagina dell’ISS prima citata: altro che “causa ancora ignota”!

Guidato da questi video del dottor Greger mostrerò evidenze schiaccianti e potenzialmente inaspettate per la maggior parte dei lettori:

  • Qual è la causa dell’insulino-resistenza?
  • L’effetto “trabocco” lega l’obesità al diabete. 
  • Lipo-tossicità: i grassi saturi fanno aumentare la glicemia. 
  • Il diabete è causato dalla tossicità dei grassi.

Il ruolo degli zuccheri nell’origine della malattia

Per iniziare, in un articolo del 1935 (purtroppo non disponibile on-line) si racconta di un esperimento in cui giovani uomini in salute vennero divisi in due gruppi, assegnando poi a metà di essi una dieta “ricca di grassi” (olio di oliva, burro, maionese e panna) e all’altra metà una dieta “ricca di carboidrati” (pasticcini, zucchero, caramelle, pane, patate al forno, sciroppi, riso e avena). Dopo appena 2 giorni, gli esami mostravano un aumento dell’intolleranza al glucosio nel gruppo della “dieta grassa”, con livelli di glicemia in media doppi rispetto al gruppo della “dieta dolce”. Dunque lo studio concluse con sicurezza: «Più grassi, maggiore glicemia». Ed eravamo nel 1935, cioè ben ottant’anni fa… e ancora nessuno ne parla? La cosa forse più scioccante è però che il gruppo della “dieta dolce” aveva una migliore tolleranza al glucosio sia rispetto all’altro gruppo, sia rispetto non al dato iniziale ma ai valori iniziali, cioè la glicemia dei partecipanti si era in media addirittura abbassata!

Dunque: se, a quanto pare, gli zuccheri paiono addirittura prevenire l’origine della malattia, cos’è che la causa veramente? Abbiamo visto che lo studio del 1935 mescolava grassi vegetali (olio di oliva) con grassi animali (burro, maionese e panna): si può essere più precisi, ottant’anni dopo?

Il ruolo dei grassi nell’origine del diabete

Sì, si può essere più precisi, come necessario nella trattazione scientifica moderna dei fenomeni biochimici!

Ecco allora un articolo del 1999 che spiega come i grassi liberi nel sangue inducano l’insulino- resistenza. Il meccanismo è spiegato nei minimi dettagli di biochimica intracellulare: l’insulina si lega ai suoi recettori sulle cellule dei muscoli, dove vorrebbe far entrare il glucosio per un pronto utilizzo o per l’immagazzinamento in forma di glicogeno; tale legame innesca una catena enzimatica che dovrebbe portare all’apertura della vescicola GLUT4, deputata alla cattura del glucosio sanguigno, ma gli scarti della digestione dei grassi causano una rottura di tale catena, con la conseguente incapacità di apertura del GLUT4 e l’aumento della glicemia.

I puntini rossi in alto sono il glucosio, i triangolini gialli l’insulina. Il metabolismo dei grassi liberi nel sangue (FFA: Free Fatty Acids) produce radicali liberi (ROS) che inibiscono l’azione di alcuni enzimi fondamentali per l’apertura della vescicola GLUT4, deputata al trasporto del glucosio all’interno della cellula (Figura 1).

Un articolo del 1996 aveva già individuato, iniettando grassi nel sangue di volontari, la correlazione tra aumento dei grassi liberi nel sangue e insulino-resistenza: entro poche ore da un pasto “low-carb”, cioè con pochi carboidrati e quindi ricco di proteine e grassi, il livello di grassi nei muscoli saliva, insieme all’insulino-resistenza; c’era anche l’effetto inverso: entro poche ore dalla diminuzione dei grassi nel sangue, l’insulino-resistenza tornava a valori normali.

Ma da dove vengono questi grassi liberi nel sangue?

Intanto, il numero di adipociti è costante negli adulti (gli adipociti sono le cellule che accumulano grassi nel nostro corpo). Dunque, quando ingrassiamo da adulti, ciascun adipocita si allarga per immagazzinare una maggior quantità di grasso; oltre un certo limite, però, gli adipociti sono così pieni che letteralmente traboccano grasso direttamente nel circolo sanguigno: l’accumulazione “atopica” di grassi (cioè in posti dove non si dovrebbe avere, come nelle cellule muscolari) spiega il legame tra obesità e diabete!

E che tipo di grassi sono? Saturi o insaturi?

Il palmitato, grasso saturo tipico di carne, uova e latticini (oltre che dell’olio di palma!), induce insulino-resistenza su cellule muscolari umane in vitro, mentre l’oleato, grasso monoinsaturo vegetale, no!

Addirittura, i grassi saturi alterano l’espressione dei geni responsabili di fondamentali enzimi mitocondriali, sopprimendo la loro sintesi e spiegando quindi il meccanismo mostrato nell’immagine: i lipidi saturi impediscono il normale funzionamento dei mitocondri, che sono le piccole “centrali energetiche” all’interno di ciascuna nostra cellula.

Abbiamo anche la conferma opposta:

  • i vegetariani hanno migliore espressione dei geni del metabolismo ossidativo e della sintesi del collagene; 
  • i vegani hanno minore insulino-resistenza, meno grassi nelle cellule muscolari, nonché miglior funzionamento delle cellule beta del pancreas; 
  • i vegani hanno maggiore sensibilità all’insulina e migliori livelli di glucosio e insulina nel sangue.

Per finire, notiamo come in realtà il prediabete inizi molti anni prima del diabete, assolutamente non diagnosticabile perché esente da sintomi (Figura 2):

Già tredici anni prima del diabete conclamato, la glicemia a digiuno della persona inizia a salire gradualmente, per poi schizzare letteralmente in alto portando ai disturbi e, quindi, alla diagnosi.

Ma qual è la causa di questo improvviso aumento della glicemia? Cos’è accaduto esattamente ai nostri organi interni, per portarci a una simile catastrofe? Per capirlo, facciamo un passo indietro.

Intanto, bisogna sapere che ci svegliamo al mattino solo perché il nostro fegato ha costantemente prodotto il glucosio necessario al cervello per tutta la notte; non appena facciamo colazione, però, gli alti livelli di insulina indotti dagli zuccheri ingeriti dovrebbero sopprimere tale sintesi epatica, se il fegato fosse sensibile all’insulina come nella norma.

Ma se è pieno di grassi (steatosi epatica), il fegato diventa insulino-resistente e continua a produrre glucosio per tutto il giorno, a prescindere da ciò che mangiamo. Questo porta il pancreas a produrre sempre più insulina, la quale rende, però, il fegato sempre più grasso (ciclo A nella Figura 3).

E tutto questo accade per anni e anni, prima del diabete vero e proprio. Poi, però, a un certo punto, siccome la steatosi epatica può condurre alla morte, il fegato comincia a scaricare grassi nel circolo sanguigno in forma di trigliceridi (VLDL in figura), che possono andare ad accumularsi proprio nelle isole pancreatiche deputate alla produzione di insulina, che a questo punto cala velocemente causando l’altrettanto veloce ascesa della glicemia e la diagnosi di diabete (ciclo B in Figura 3).

Il ruolo dei grassi nella cura del diabete

Lo studio appena citato, e da cui sono tratte le due ultime figure viste, riporta anche dati di inversione dei due cicli viziosi, dopo chirurgia bariatrica; siccome tali tecniche chirurgiche sono basate sulla drastica riduzione del volume gastrico, che porta a un netto calo della quantità di cibo ingerito, ecco che il fondamentale postulato medico che vuole il diabete tipo 2 «malattia cronica incurabile per tutta la vita» viene negato!

Successivi studi (sempre citati in questo studio) hanno poi scoperto che la riduzione calorica è sufficiente a curare il diabete tipo 2 a prescindere dalla chirurgia!

Dunque la dieta vegana, con il suo ridotto apporto calorico e i suoi grassi di sola origine vegetale, se adeguatamente bilanciata, costituisce una terapia del diabete tipo 2 sempre più accettata.

Le ricette di VeganBlog.it

Le ricette di VeganBlog.it

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Renata Balducci

Renata Balducci, nata Massa e diplomata geometra, fin da subito si scopre appassionata di cucina. Nel 1999 la sua vita cambia rotta, incontrando l'amore e la decisione di perseguire uno stile di vita etico su tutti i fronti: diventa vegan. Presidente dell’Associazione Vegani Italiani Onlus, è co-fondatrice dei siti Promiseland.it (testata leader dell’informazione etica) e Veganblog.it (uno dei più grandi contenitori online di cucina vegan).

 

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