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Creare esperienze positive - Anteprima di "Felice...

Leggi in anteprima il capitolo 6 del libro "Felice come un Buddha"

Creare esperienze positive - Anteprima di "Felice come un Buddha" di Rick Hanson

Nel capitolo precedente abbiamo esplorato la possibilità di notare una esperienza positiva che sia già presente nella nostra realtà.

Un altro modo a nostra disposizione per fare una buona esperienza, è quello di crearne una, e in questo capitolo vedremo come fare.

Creare un’esperienza positiva può essere semplice, come guardarsi intorno per trovare una vista piacevole, o pensare a qualcosa che ci renda felici. Spesso facciamo in questo modo per il solo fatto che ci fa sentire bene.

Altre volte facciamo l’esperienza di affidarci a una forza interiore per rispondere a una sfida esterna: ad esempio, durante una traversata in aereo la turbolenza ci fa sobbalzare mettendoci in allarme, e questo ci porta a fare dei respiri profondi per calmarci; oppure qualcuno ci taglia la strada mentre guidiamo in mezzo al traffico, e allora ricordiamo a noi stessi di non prenderla sul personale.

Che tu lo stia facendo semplicemente per sentirti meglio o per superare una sfida, essere in grado di attivare autonomamente uno stato mentale positivo, cioè per fare in modo che la tua radio interiore trasmetta la canzone che vuoi proprio tu, è fondamentale per la guarigione psicologica, per il benessere quotidiano e per essere efficienti durante il giorno, per la nostra crescita personale e la pratica spirituale.

In ogni caso è difficile, per molte persone, richiamare all’inizio esperienze positive a comando, particolarmente quelle che sarebbero utili in alcune situazioni o per bisogni specifici.

Ad esempio, se ti senti stressato, può darsi che tu abbia bisogno di pratica per creare un senso di rilassamento nel corpo. Se sei stato ferito, forse ti ci vorrà un po’ per ripensare a un amico e sentirti considerato e apprezzato. Lo stato mentale che sarebbe più utile è spesso il più difficile da generare da soli.

Con la pratica però, potrai fare progressi. E mentre interiorizzi sempre di più le esperienze che crei, esse inizieranno a emergere in maniera naturale e a compattarsi come punti di forza interiori quando la vita ti viene a sbattere contro.

Esploriamo adesso diversi modi con cui creare una buona esperienza, ognuno corredato da buoni esempi.

Molti di questi metodi sono basati sul trovare fatti buoni. Non stai inventando niente. Stai vedendo ciò che è vero, ciò che è una realtà obiettiva. Riconoscere i fatti buoni non significa negare quelli negativi. Ti stai semplicemente focalizzando sui fatti che potrebbero, in maniera legittima, far scaturire una buona esperienza.

Spesso notiamo un fatto buono, ma non proviamo alcun sentimento al riguardo. Questo passo, apparentemente piccolo, quello cioè dall’idea all’esperienza incarnata, è assolutamente essenziale, poiché senza di esso non vi è molto altro da installare nel nostro cervello. In termini di costruzione della struttura neurale, quello che veramente importa non è l’evento, la circostanza o la condizione in sé, ma la tua esperienza di ciò.

Sapere senza provare sentimenti è come guardare un menù senza mangiare.
Se vuoi vedere i vari metodi per trasformare un fatto buono in una buona esperienza, consulta il riquadro “Dall’idea alle esperienze incarnate” nella pagina seguente.

Il contesto del momento

Quasi in ogni istante, dovunque tu sia, puoi trovare un fatto buono nella situazione in cui ti trovi in quello specifico momento.

Guardati intorno proprio adesso. Riesci a vedere qualcosa di attrattivo e di bello e provare un buon sentimento nei confronti di ciò? Puoi notare qualcosa che potrebbe darti un senso di consolazione o farti sentire rassicurato? Stai toccando qualcosa, ad esempio una sedia, un vestito, oppure le pagine di un libro, che sei grato di avere nella tua vita? Ci sono delle persone vicino che ti piacciono o che apprezzi?

Includi piccole cose, o cose a cui normalmente non fai attenzione.

Ad esempio, scrivendo queste parole al computer ho cominciato a fare attenzione alla mia tastiera (riconoscimento di un fatto buono), e poi ho iniziato ad apprezzare il fatto che questa sia un’invenzione fantastica e utile (trasformare il fatto buono in una buona esperienza). Su una scala di intensità da 0 a 10, la mia gratitudine per le tastiere è 1, e tuttavia è un’esperienza positiva. Uso le tastiere da quarant’anni, ma non ho mai provato sentimenti particolari nei loro confronti fino a questo momento. Ho sempre avuto sotto il naso almeno una opportunità che non ho mai colto finora.

Si ottiene un bonus quando riconosciamo un fatto buono precedentemente ignorato. Una volta che riesci a vederlo, si scatena un effetto moltiplicatore che ti consentirà di continuare a riconoscere quel fatto buono anche in futuro.

Ecco la storia di una donna che ha trovato fatti buoni in un contesto improbabile: «Io vivo a Detroit, dove il 40 percento della terra è stato abbandonato, il che significa vivere nella natura, ma in mezzo a rovine urbane. L’altro giorno, mentre ero fuori nella “prateria urbana”, il mio cammino è stato letteralmente interrotto da un albero pieno di uccelli canterini. Ho guardato su, facendo entrare dentro di me i suoni che sentivo e la scena che vedevo, permettendo che riempissero ogni parte di me. Sono diventata consapevole anche del rumore in sottofondo di un’autostrada in lontananza, il che creava una sinfonia in cui erano gli uccelli e le macchine a suonare. Fare entrare momenti come questi mi ha aiutato a vedere il mondo in una nuova maniera. Qualche volta, la luce di un tardo pomeriggio sul mattoncino rosso di un edificio abbandonato può essere quasi troppo bella per essere descritta a parole»

Eventi recenti

Negli ultimi due o tre giorni è probabile che siano accadute molte cose rispetto alle quali potresti, a ragione, provare dei sentimenti positivi.

Considera le cose piacevoli a livello fisico, come la freschezza dell’acqua sul viso al mattino o il raggomitolarsi sul divano la sera. E poi le cose che hai fatto, anche quelle semplici, come il carico del bucato in lavatrice o quando hai risposto ad alcune email.

Trovare un significato positivo negli eventi comuni è un buon modo per creare un’esperienza positiva.

Probabilmente nelle ultime ventiquattr’ore hai consumato un buon pasto, qualcuno ha provato dei sentimenti positivi nei tuoi confronti, oppure hai fatto sorridere qualcuno, o magari hai visto o sentito qualcosa che ti è piaciuto.

Prima di andare a letto, potresti portare con te delle buone sensazioni rispetto ad almeno una delle cose vissute durante la giornata.

Una persona mi ha raccontato di avere fatto questo per un anno intero: «A Capodanno ho cominciato la “Scatola del Buon Anno”. Ogni giorno vi ho messo dentro un appunto su qualcosa di buono che mi era accaduto. Li leggerò tutti la notte di San Silvestro. Adesso, quando nella mia giornata accade qualcosa di buono, la sento, invece di sorvolarci sopra perché troppo occupato in altre cose».

Pensa anche alle molte, molte cose che sarebbero potute andare male e invece sono andate bene, come ad esempio un incidente che non si è verificato mentre andavi al lavoro, il piatto che non si è rotto, e l’influenza che non ti ha steso a letto.

Non riconosciamo, di solito, questo tipo di fatti buoni per due ragioni. Primo, non c’è alcuno stimolo che attiri l’attenzione. È difficile notare qualcosa che non è accaduto. Secondo, l’assenza di un’ondata quotidiana di eventi negativi è, per fortuna, la norma per la maggior parte della vita. Il tuo cervello filtra, escludendo le cose che non cambiano, sia il rumore di sottofondo del frigorifero che l’assenza di routine dei disastri.

Se da un lato questo processo, chiamato abitudine, rappresenta un uso efficace delle risorse neurali, dall’altro ci fa perdere delle opportunità per fare esperienze positive. Prova a riconoscere almeno una cosa al giorno che sarebbe potuta essere un vero disastro ma non lo è stato, e poi prendi un momento per provare sentimenti positivi a tal riguardo.

Per continuare a leggere, scarica il cap. 6 completo in PDF

 

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Rick Hanson

Rick Hanson, neuropsicologo e maestro di meditazione, si è specializzato in psicologia clinica lavorando sia con gli adulti sia con i bambini.

Professore al Greater Good Science Center dell'Università della California, Berkeley. Tiene frequenti e seguitissimi corsi e conferenze nelle più grandi università mondiali come Oxford, Harvard e Stanford. Ogni suo nuovo libro è premiato da un successo di pubblico incredibile.

 

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Commento di Laura

Dalla lettura di queste poche pagine sembra un libro interessante!

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