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Come rendere il mondo un posto migliore

Peter Singer torna in Italia per ritirare il Premio Empty Cages 2016. Vi proponiamo un'anticipazione del suo nuovo libro, nel quale il filosofo spiega perché bisogna rivoluzionare il concetto di beneficenza, introducendo le figure degli "altruisti efficaci"

Come rendere il mondo un posto migliore

Un nuovo incredibile movimento si fa strada silenzioso: l'altruismo efficace. Attorno a esso si stanno già formando organizzazioni studentesche e sono sorte vivaci discussioni sulle pagine dei social media e sui siti sparsi per il Web, così come nelle pagine del New York Times e del Washington Post.

L'altruismo efficace è basato su un'idea semplicissima: dovremmo agire nel modo migliore possibile, che non comprende solo le solite regole di non rubare, non giudicare, non fare del male o non uccidere. Diciamo che non è abbastanza, o almeno non è abbastanza per chi di noi ha la fortuna di vivere nelle comodità, di potersi nutrire, di avere una casa, di poter mantenere sé stesso e la propria famiglia senza dare fondo a tutti i risparmi e al proprio tempo libero. Vivere una vita minimamente accettabile dal punto di vista etico significa usare una parte sostanziale delle nostre risorse per migliorare il mondo. Vivere una vita pienamente etica significa agire nel modo migliore possibile.

Nonostante di solito i membri più attivi del movimento dell'altruismo efficace siano nativi digitali, cioè appartengano alla prima generazione che è diventata maggiorenne nel nuovo millennio, i filosofi più anziani, come me, hanno trattato il concetto di altruismo efficace ancora prima che venisse definito o diventasse un movimento.

La branca della filosofia nota come etica pratica ha giocato un ruolo importante nello sviluppo dell'altruismo efficace, e l'altruismo efficace, a sua volta, rivendica l'importanza della filosofia, dimostrando come molto spesso possa cambiare le vite di coloro che lo praticano. Gli altruisti efficaci non sono certo dei santi, ma gente comune come te e me, quindi pochissimi efficaci sostengono di vivere  una vita pienamente etica. La maggior parte si colloca da qualche parte in un continuum tra una vita etica minimamente accettabile e una vita pienamente etica.

Questo non significa che si sentano sempre in colpa perché non sono moralmente perfetti: piuttosto, preferiscono focalizzarsi sul bene che stanno facendo. Alcuni di loro traggono soddisfazione nel sapere che stanno facendo qualcosa di significativo per migliorare il mondo e molti si impegnano, per esempio, ad aumentare le buone azioni anno dopo anno.

L'altruismo efficace si delinea attraverso una costellazione di diverse prospettive: la prima, e più importante, è quella di fare una differenza nel mondo. La filantropia è un'industria considerevole. Soltanto negli Stati Uniti c'è quasi un milione di organizzazioni umanitarie che ricevono un totale di circa 200 milioni di dollari all'anno, con un'aggiunta di 100 milioni di dollari donati a congregazioni religiose. Una piccola percentuale di organizzazioni umanitarie, purtroppo lo sappiamo, cela spesso frodi istituzionalizzate e un problema ancora maggiore è che pochissime organizzazioni forniscono a coloro da cui ricevono le donazioni le informazioni circa l'utilizzo efficace del denaro. La maggior parte di quei 300 milioni di dollari viene donata sull'onda delle risposte emotive di coloro che vengono sottoposti, quasi fosse un rito, alle immagini delle persone, degli animali o delle foreste che l'organizzazione stessa si impegna ad aiutare. L'altruismo efficace cerca di cambiare tutto ciò destinando fondi solo a quelle organizzazioni umanitarie che dimostrino la loro efficacia. Il movimento sta già indirizzando milioni di dollari a organizzazioni umanitarie che stanno concretamente riducendo le tribolazioni e le morti causate dall'estrema povertà.

La seconda ragione è che l'altruismo efficace dà un senso alle nostre vite, rendendoci soddisfatti di ciò che facciamo. Molti altruisti efficaci dicono che, quando fanno del bene, si sentono bene. Infatti, la beneficenza diretta che fanno agli altri si traduce indirettamente in beneficenza verso sé stessi.

Ancora: l'altruismo efficace getta nuova luce su una vecchia questione filosofica e psicologica. Le nostre azioni sono guidate dai nostri bisogni innati e dalle nostre risposte emotive a cui le nostre capacità razionali danno poco più che una giustificazione fittizia? O la ragione gioca un ruolo cruciale nel determinare il modo in cui viviamo? Che cos'è che guida alcuni di noi oltre i nostri interessi personali e oltre gli interessi dei nostri cari e ci fa addirittura preoccupare degli interessi di estranei, generazioni future o animali?

Infine, la progressiva affermazione dell'altruismo efficace, oltre che l'evidente entusiasmo e il buonsenso con cui molti nativi digitali all'inizio delle loro carriere lo stanno abbracciando, ci dà modo di essere ottimisti per il futuro. A lungo si è guardato con scetticismo al fatto che le persone possano essere realmente motivate da un interesse altruistico nei confronti degli altri. Alcuni hanno pensato che siamo moralmente limitati ad aiutare solo i nostri parenti, ovvero, estendendo la definizione di parentela, coloro con cui stringiamo o potremmo stringere reciproche relazioni benefiche (membri dello stesso gruppo "tribale" o anche di società di piccola scala). L'altruismo efficace prova che questo non è un buon argomento. Dimostra che possiamo espandere i nostri orizzonti morali, prendere decisioni basate su una forma di altruismo allargato, e valutare con la ragione le possibili conseguenze delle nostre azioni anche al di là della nostra ristretta cerchia familiare. Così facendo, possiamo ricominciare a sperare che le future generazioni, e quelle a venire, saranno in grado di assumersi responsabilità che aprano le porte a una nuova era in cui i nostri problemi saranno sia globali che locali.

Articolo tratto da Vegan Italy - n.8

 

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