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Come comincia tutto? - Estratto da "Il mio bambino...

Come comincia tutto? - Estratto da "Il mio bambino non mi mangia", libro di Carlos Gonzales

A che serve mangiare?

Magari Dio ci avesse fatti in modo da non aver bisogno di mangiare!

Mia madre lo dice sempre e, se mi metto a pensare all'eterno dilemma della madre di famiglia, "cosa preparo oggi da mangiare?", non posso che darle ragione.

E' una scocciatura, è vero. Ma siamo fatti così: abbiamo bisogno di mangiare. Voi, qualche volta, vi siete chiesti perché?

Senza addentrarci in complessità filosofiche, potremmo dire che mangiare ha tre funzioni principali: mangiamo per mantenerci in vita, per crescere (o ingrassare) e per muoverci.

  • Per mantenerci in vita. Il nostro corpo ha bisogno di una grande quantità di cibo, semplicemente per continuare a funzionare. Anche se dormissimo 24 ore al giorno, anche se il nostro periodo di crescita fosse terminato, continueremmo ad aver bisogno di mangiare.
  • Per crescere o ingrassare. I nostri muscoli e le nostre ossa, il nostro sangue e il nostro grasso, persino i nostri capelli e le nostre unghie si formano a partire da ciò che mangiamo.
  • Per muoverci, lavorare, giocare... Abbiamo bisogno di energia per muoverci. Tutti sanno che gli sportivi o i minatori hanno bisogno di mangiare di più rispetto agli impiegati e che l'esercizio fa venire appetito.

Quanto deve mangiare un bambino

Perché i bambini mangiano?

  • Per mantenersi in vita. La quantità di cibo di cui ha bisogno un animale, senza considerare il suo lavoro e la sua crescita, dipende principalmente dalle sue dimensioni. Un elefante mangia più di una mucca, e una mucca più di una pecora. Se hai deciso di comprare un cane, fai attenzione a scegliere la razza: un pastore tedesco mangia molto più di un barboncino.
    Se i bambini non stessero crescendo, avrebbero bisogno di molto meno cibo rispetto a un adulto, perché sono molto più piccoli.
  • Per muoversi. I bambini piccoli si muovono molto, ed è frequente sentir dire frasi del tipo "non so da dove prenda tanta energia con quel poco che mangia" o "è normale che non ingrassi se tutto quello che mangia lo brucia"
    Però, analizzando i fatti a freddo, ci accorgiamo che molti bambini non si muovono poi così tanto. I neonati si muovono poco e i bambini di un anno camminano poco e lentamente. Vanno da tutte le parti in braccio o nel passeggino. Non realizzano veri e propri lavori, né sollevano pesi (nemmeno il loro stesso peso; un adulto consuma molta più energia di un bambino per percorrere la stessa distanza, e questo perché non è la stessa cosa trasportare 10 kg 0 60). "Al solo guardarli ti stanchi", è vero; però difficilmente un bimbo piccolo consuma più energia con i suoi giochi di una casalinga che va al mercato.
  • Per crescere. Quanto più rapidamente cresce un bambino, tanto più avrà bisogno di mangiare. Però i bambini non crescono sempre alla stessa velocità.

Qual è il periodo in cui una persona cresce più rapidamente? Prima di nascere. In soli nove mesi un'unica cellula, che pesa molto meno di un grammo, si trasforma in un bel bambino di 3 kg. Fortunatamente, durante questo periodo non c'è bisogno di dargli da mangiare, visto che tutto il necessario gli arriva in maniera automatica, attraverso la placenta, "direttamente in vena".

Dopo la nascita, molti diranno che il periodo di crescita più rapida è l'adolescenza, il famoso "slancio". Ma non è così.

Durante l'adolescenza, la crescita è in genere meno di 10 cm e meno di 10 kg all'anno. Durante il primo anno, un neonato cresce 20 cm e aumenta 6 o 7 kg (cioè triplica, o quasi, il suo peso. Non tornerà a triplicarlo fino a dieci anni). Lasciando da parte la vita intrauterina, una persona non tornerà mai più a crescere cosi rapidamente come durante il primo anno.
(Tutte queste cifre sono termini medi arrotondati; ogni bambino è diverso. Che nessuno si spaventi, quindi, se il proprio figlio si allontana di qualche chilo o di qualche centimetro da questi valori.)

Si calcola che nei primi 4 mesi i bambini dedichino alla loro crescita il 27% di ciò che mangiano. Fra i 6 e i 12 mesi, consumano per crescere solo il 5% del cibo ingerito e nel secondo anno appena il 3%. Questa rapida crescita è il motivo per cui i bambini mangiano tanto. Per le piccole dimensioni e lo scarso movimento che fanno, basterebbe loro molto meno cibo.

Ma i bambini davvero mangiano tanto?

Se non ci credi, possiamo fare un piccolo gioco.

Supponiamo che un bambino non stia crescendo e che abbia bisogno soltanto di una quantità di cibo proporzionata alla sua dimensione. Vuol dire che un bambino di 30 kg deve mangiare il doppio di uno di 15 kg e la metà di quello che mangia un adulto di 60 kg (ovviamente la proporzione non è esatta; non me ne abbiano i nutrizionisti. In realtà gli animali piccoli mangiano, in proporzione, più di quelli grandi. Voglio solo tentare di dare un'idea grafica della relazione fra dimensione e appetito).

Secondo questa proporzione, se un bambino di 5 kg beve circa tre quarti di litro di latte al giorno, una donna di 50 o 60 kg dovrebbe berne 10 o 12 volte di più, cioè, da sette e mezzo a nove litri di latte.

Saresti in grado di mandare giù tutto questo latte?
Certamente no.

Per la sua dimensione, tuo figlio mangia molto più di te. Enormemente di più. E questa differenza si deve, in buona misura, al fatto che sta crescendo, mentre tu no.

Perché non vogliono mangiare le verdure

Non riesco a far mangiare la verdura a mia figlia che ha 7 mesi.

Non mi stupisce.

Mio padre, di 83 anni, non ha mai mangiato verdura cucinata durante tutta la sua vita (eccetto la salsa di pomodoro, ammesso che questa possa considerarsi una verdura). Eppure a volte mangia un po' di insalata.
Prima di sposarsi, quando a causa del suo lavoro passava lunghi periodi in albergo, raccontava sempre alla cuoca di turno che aveva un'ulcera allo stomaco e il medico gli aveva proibito la verdura. Per quanto la dieta risultasse inverosimile, generalmente riusciva a farsi preparare una frittata alla francese speciale per il "malato".
Come conseguenza di questa particolare avversione, a casa mia non si mangiava mai verdura perché mia madre nemmeno la comprava.

Quando mi sono documentato per scrivere questo libro, dal momento che mio padre è la persona che più profondamente detesta la verdura fra tutte quelle che conosco, chiesi proprio a lui il motivo di tale avversione. La sua risposta fu la seguente:

Perché mi vollero obbligare.

Mia madre metteva in tavola la verdura,
e più io dicevo che non mi piaceva, più lei mi costringeva a mangiarla,
finché me ne andavo a letto in castigo senza cena.

Aggiunse che neppure durante la guerra riuscirono a fargli mangiare la verdura del rancio, e che una volta passò tre giorni senza mangiare perché c'era solo verdura.

All'inizio del '900 (si veda l'appendice "Un po' di storia"), le verdure e la frutta si introducevano molto tardi nella dieta dei bambini, a due o a tre anni e con grandi precauzioni. I bambini stavano benissimo senza mangiarle, perché prendevano ancora il latte materno che aveva tutte le vitamine necessarie.

Quando prese piede l'allattamento artificiale, e ai bambini cominciarono a mancare le vitamine (visto che i fabbricanti di latte artificiale ci misero decenni per aggiungere a questo latte tutte le vitamine necessarie), fu necessario anticipare l'introduzione di frutta e verdura. Però c'era un problema: la loro bassa concentrazione calorica.

I bambini piccoli hanno lo stomaco ancora più piccolo. Hanno bisogno di cibo concentrato, con molte calorie in poco volume. Questa è una delle cause della denutrizione infantile.

In molti Paesi i bambini sono denutriti mentre gli adulti non lo sono. Sarebbe un errore credere che gli adulti mangino tutto senza lasciare niente ai bambini; i genitori (e soprattutto le madri, per cui anche in questo si nota la differenza), qui e in capo al mondo, accudiscono molto bene i propri figli. Le madri rinunciano volentieri al proprio cibo per darlo ai figli. Il problema è che molte volte l'unico cibo disponibile consiste solo in verdure e tuberi con molte fibre e poche calorie.

Gli adulti possono mangiare tutto ciò di cui hanno bisogno perché il loro stomaco è sufficientemente grande e, mangiandone in quantità sufficiente, qualsiasi alimento fa ingrassare. I bambini piccoli, per quanto ci tentino, non possono mangiare la quantità di verdure necessaria, perché non entra loro nello stomaco.

Il latte materno ha 70 kcal (chilocalorie, anche se molti le chiamano semplicemente "calorie") per 100 gr; il riso bollito 126 kcal, i ceci cucinati 150 kcal, il pollo 186 kcal, la banana 91 kcal... ma la mela ha 52 kcal per 100 gr, l'arancia 45, la carota cotta 27, il cavolo cotto 15, gli spinaci cotti 20, i fagiolini 15, la lattuga cruda 17 kcal/100 gr. E questo considerando che gli alimenti siano ben sgocciolati; la zuppa o il passato con l'acqua di cottura contengono ancora meno "sostanza".

Pochi anni fa, un ricercatore ebbe la curiosità di analizzare le pappe di verdure con carne preparate da varie madri madrilene per i propri figli; la concentrazione calorica media era di 50 kcal per 100 gr. Venne calcolata la media, perché alcune pappe contenevano appena 30 kcal per 100 gr. E, per fortuna, c'era la carne; prova a immaginare se fosse stata solo verdura.

Ti stupisce ancora che tuo figlio preferisca il seno alla pappa?

Credi ancora alle persone che ti dicono
"questo bambino deve mangiare più pappe perché con il tuo latte non crescerà"?

Se li si lascia tranquilli, i bambini piccoli non sono soliti avere una ripugnanza totale verso le verdure. Non è un problema di sapore; è qualcos'altro. I bambini solitamente accettano bene una piccola quantità di verdure che sono ricche in vari minerali e vitamine importanti. Ma la loro dose normale è in genere di appena qualche cucchiaiata.

Spinto dalla convinzione che le verdure siano un cibo molto "sano", capita che qualcuno pretenda che il proprio figlio ne mangi un piatto intero. E, offesa sopra offesa, vorrebbe dare questo piatto di verdure al posto del proprio latte o del biberon, che avevano il triplo di calorie o anche di più.

"Mi vogliono far morire di fame", pensa il bambino, che non riesce ad uscire dal suo stupore e, naturalmente, si rifiuta di accettare quella specie di acqua insipida. Inizia il litigio, e il bambino può cominciare a odiare a tal punto la frutta e la verdura che dopo, quando sarà cresciuto, non le vorrà più.

 

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Carlos Gonzàlez

Carlos González (Zaragoza, 1960) laureato in medicina presso l'Università di Barcellona, si è formato come pediatra presso l'Ospedale Sant Joan de Déu di questa città.

Fondatore e presidente dell'Associazione Catalana per L'Allattamento Materno, attualmente tiene corsi sull'allattamento per personale sanitario. Scrive e traduce libri sul tema; da due anni è responsabile della rubrica sull'allattamento materno della rivista Ser Padres.

Sposato con tre figli, vive a Hospitalet de Lobregat (Barcellona).

 

 

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