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Chi tira i fili: cerca il denaro... - Estratto da...

Leggi in anteprima alcune pagine del libro "Il Lato B. di Matteo Renzi"

Chi tira i fili: cerca il denaro... - Estratto da "Il Lato B. di Matteo Renzi"

«Con chi va» Matteo Renzi? Con chi si è accompagnato fino all’ascesa a Palazzo Chigi? Chi ha finanziato la sua attività politica?  Attraverso quali canali è riuscito a creare un tale consenso in soli dieci anni?

Follow the money, recita una delle regole auree del giornalismo anglosassone: per capire chi e che cosa si nasconde dietro una persona basta seguire la pista del denaro.

In questo caso dei finanziamenti.

 

Democrazia Cristiana e poteri forti

Va a questo punto ricordato il ruolo che il padre Tiziano avrebbe ricoperto nelle fortune politiche del figlio Matteo.

Tiziano Renzi ha alle spalle una lunga militanza nella DC diventando anche consigliere comunale di Rignano sull’Arno dal 1984 al 1995, significativi agganci con i poteri forti e rapporti di affari con la Baldassini-Tognozzi-Pontello (BTP), una delle più importanti imprese nel comparto edilizio e finanziario della regione toscana. La BTP, oggi rilevata da Impresa Spa, è uno dei santuari del mattone toscano.

E Matteo non si lascia scappare le amicizie strette da suo padre: ha fatto molto discutere, ad esempio, il fatto che sia stata proprio la BTP a vincere la gara d’appalto per la tramvia 2 e 3 a Firenze.
Insomma, il primo di una serie (almeno secondo alcuni detrattori) di conflitti di interessi.

Tiziano Renzi controlla inoltre dagli anni ’90 la distribuzione di giornali e di pubblicità in Toscana.

Scrive Michele Di Salvo: «Distribuzione della pubblicità, ovviamente, significa controllo di TV, radio, giornali locali, magazines di settore ma, soprattutto, contatti con la concessionaria di pubblicità Publitalia», la concessionaria del gruppo Mediaset: e qua si torna a Berlusconi.

Non solo: sono tante le voci che accreditano Tiziano Renzi come «uno dei più autorevoli uomini della loggia fiorentina. Il che non stupisce affatto dato che la Toscana è una delle regioni con la più alta percentuale di iscritti alla massoneria».

Voci ovviamente non confermate e che mal si conciliano a onor del vero con il suo credo cattolico.
Sappiamo però dalla fonte autorevole del Grande Maestro del Grande Oriente d’Italia, Gioele Magaldi, che Matteo non è massone, anche se lo stesso Magaldi parlava anche di lui (ma come “compagno”, non “fratello”) nella seconda lettera aperta che inviò a Berlusconi il 9 dicembre 2010.

Alta finanza e grande industria dietro Renzi

L’unica cosa sicura (anche se parziale) è la lista lunghissima di sostenitori influenti, tra il gotha dell’industria e l’alta finanza fuori e dentro il feudo fiorentino, attingendo anche al “bacino” berlusconiano. A cominciare da Fedele Confalonieri che, riferendosi al sindaco di Firenze, disse: «Non saranno i Fini, i Casini e gli altri leader già presenti sulla scena politica a succedere a Berlusconi, sarà un giovane».

Altri nomi su tutti: Carlo De Benedetti, Davide Serra (Algebris), Oscar Farinetti (il patron di Eataly che ha aperto una “filiale” nel centro di Firenze dove i dipendenti vengono pagati a 8 euro l’ora), Pietro Boroli (presidente di De Agostini), Alessandro Campo Dall’Orto (vicepresidente del gruppo Viacom International Media Network), il banchiere Guido Vitale, Claudio Costamagna (presidente di Impregilo), Andrea Guerra (amministratore delegato di Luxottica), i banchieri Flavio Valeri di Deutsche Bank e Carlo Salvatori di Lazard Italia (ex Unipol, Intesa e Unicredit), i Frescobaldi, i Fratini (immobiliaristi, centri commerciali), i Folonari, i pratesi Pecci tramite il congiunto Niccolò Cangioli (manager della Elen Spa), i Bini Smaghi, (cugino del Mazzei presidente della Cassa di Risparmio), il gruppo Poli (imprenditori alberghieri e proprietari di tv locali), l’editore Mario Curia (Chiesa, Confindustria), Leonardo e Marco Bassilichi (della Bassilichi Spa, azienda che lavora per il Monte dei Paschi), il costruttore Andrea Bacci, Fabrizio Bartaloni (manager del Consorzio Etruria), Riccardo Maestrelli (imprenditore con l’azienda più importante di frutta e verdura alla Mercafir di Firenze, il mercato all’ingrosso), gli stilisti Ermanno Scervino, Ferruccio Ferragamo e Roberto Cavalli

Qualcuno, come il tesoriere dei Ds Sposetti, ha evocato finanziatori americani e israeliani per Renzi: non ci sarebbe da stupirsi dato lo stretto legame che il suo fund raiser, per eccellenza, Marco Carrai, ha con personaggi del calibro di Michael Leeden, John Philips o Jonathan Pacifici.

Da Bersani a D’Alema si era levata un’alzata di scudi contro i finanziamenti bipartisan che rendevano Renzi un alleato potente e scomodo anche all’interno del PD: «Lui è l’uomo dell’establishment – aveva messo in guardia D’Alema – e vedremo i prezzi che dovrà pagare a questo establishment. Io non lo sottovaluto e so quanto è forte, ha un ampio sostegno da Briatore a De Benedetti».

Osserva Marcello Foa: «Il puzzle delle relazioni è certamente incompleto, ma sufficiente per delineare un disegno, una tendenza e soprattutto un clima. Osservate le reazioni della stampa internazionale e delle cancellerie internazionali alle incredibili vicende di queste ore ovvero all’esautorazione del capo del governo italiano senza voto in Parlamento e senza spiegazioni plausibili, frutto semplicemente di una squallida manovra di Palazzo. Nessuno, fuori dall’Italia, si indigna, nessuno si preoccupa, nessuno rilascia dichiarazioni sprezzanti sulla credibilità delle istituzioni. Va bene così, a tutti; perché un uomo di assoluta fiducia ma forse troppo prudente, come Enrico Letta, viene sostituito da un altro uomo di assoluta fiducia ma più deciso, più spregiudicato, come Matteo Renzi. Temo che Renzi non sia un rottamatore ma un continuatore delle politiche di Mario Monti e di Enrico Letta. Cambiano gli interpreti, non le logiche; stessi interessi e stesse conseguenze. A voi di giudicare se positive o negative per l’Italia. Io, al riguardo, non ho dubbi».

La polemica innestata invece da Bersani riguardò una cena a numero chiuso organizzata da Davide Serra che non passò inosservata. Bersani attaccò lo sfidante per l’amico finanziere «con base alle Cayman». Alla cena partecipano imprenditori del calibro di Claudio Costamagna, presidente di Impregilo, Andrea Guerra, amministratore delegato di Luxottica, e banchieri già citati come Flavio Valeri di Deutsche Bank e Carlo Salvatori di Lazard Italia (ex Unipol, Intesa e Unicredit).

All’uscita dell’evento il banchiere Guido Roberto Vitale, già presidente Lazard, immortalò Renzi definendolo con slancio «l’unico uomo di sinistra che non ha letto Marx e per questo è da stimare». Ci sarebbe da chiedersi se è un complimento o meno...

4 milioni da banchieri,
imprenditori e manager

La finanza milanese ricompensa la fondazione Renzi

Come aveva dimostrato «Report», nell’ultimo decennio è sorta la tendenza per i politici italiani di «farsi la propria fondazione. Ce ne sono una quarantina e li chiamano “pensatoi”. Ma per far girare il pensiero ci vuole il carburante... ».

Tra questi anche Renzi.
Durante la campagna elettorale il sindaco di Firenze pubblicò la lista dei “piccoli” finanziamenti ricevuti sul web, circa 180 mila euro, ma parallelamente la fondazione Big Bang con sede a Pistoia raccolse ben più cospicui fondi (in tutto 814.502,23 euro) grazie agli assegni staccati a margine della cena milanese organizzata da Gori, Carrai e Serra. La lista, incompleta per motivi di privacy, venne diffusa dopo tre mesi. Su tutti spiccava il nome di Serra con il versamento di 100 mila euro; stessa cifra per Guido Ghisolfi, manager della multinazionale italiana della chimica M&G; 25 mila euro ciascuno da parte Paolo Fresco (ex manager Fiat) e Marie Edmée Jacquelin di Fresco.

Non tutti gradiscono comparire online

Non tutti misero però online l’autorizzazione alla privacy per circa 300 mila euro. Solo il 72% delle persone che hanno versato soldi ha accettato di veder pubblicato il suo nome, la restante parte ha negato il consenso.
Ciò suscitò le accuse di “opacità”.

Questa la conclusione di «Report»: «Per ora la Big Bang è un ibrido tra la trasparenza americana e la protezione della privacy dei donatori all’italiana».

Carrai e Bianchi: procacciatori di fondi per 4 milioni

Così, documenti alla mano, alcuni giornalisti hanno già individuato – ripercorrendo a ritroso la sua attività politica – le associazioni, fondazioni (Big Bang, Festina, Open), società e comitati che ruotano attorno al premier e da cui emergono in particolare due persone, i suoi raccoglitori di fondi che sono riusciti a mettere insieme oltre quattro milioni di euro per coprire le spese elettorali: il già citato Marco Carrai (amico di Renzi da trent’anni) e Alberto Bianchi.

Care le mie Primarie!

Spiega Paolo Bracalini: «Dietro Renzi e dietro le sue costose campagne di rottamazione ci sono – molti allo scoperto, molti nell’ombra – importanti imprenditori, famiglie storiche fiorentine, banchieri, finanzieri, mecenati democratici, simpatizzanti oltreoceano.

Stando alle cifre ufficiali, la kermesse alla Leopolda del 2011 è costata 110 mila euro, le primarie del 2009, 209 mila euro, per “Adesso!”, cioè la campagna per queste primarie, Renzi ha detto che spenderà non più di 250 mila euro. Poi però ci sono anche le altre cifre: un milione e mezzo di euro per le primarie con cui divenne sindaco e oltre 2 milioni di euro per l’ultima corsa alle primarie, quella tra camper, palazzetti e, ogni tanto, un volo in jet privato, pagato dalla Fondazione Big Bang, guidata dall’avvocato di Renzi, Alberto Bianchi, altro buon raccoglitore di sponsor (“È vero, come ci risulta, che Renzi ha comprato un pacchetto di dieci voli da 3 mila euro l’uno, 30 mila euro totali?”, chiede il capogruppo PDL in Comune, Marco Stella)»

Open, Big Bang, Festina: più torni indietro, più tutto è oscuro...

Davide Vecchi dalle colonne del «Fatto Quotidiano» ricorda invece come «Bianchi e Carrai oggi fanno parte del consiglio direttivo della Fondazione Open, cioè l’evoluzione della Fondazione Big Bang a cui lo scorso novembre [2013] è stato cambiato nome e composizione: Renzi ha azzerato il vecchio consiglio, confermando solo Bianchi e Carrai, inserendo Luca Lotti e Maria Elena Boschi, nominando quest’ultima segretario generale.

Nel 2013 la fondazione ha raccolto 980 mila euro di donazioni, 300 mila euro in più rispetto all’anno precedente. Nel 2012 aveva chiuso il bilancio con una perdita di 535 mila euro dovuta a debiti ancora da estinguere e, stando ai resoconti che «il Fatto» ha potuto leggere, nel corso del 2013 la perdita si è assottigliata a poco più di 300 mila euro e le entrate sono aumentate del 30 per cento.

Prima la Fondazione Big Bang non esisteva, è stata fondata il 2 febbraio 2012 dall’allora presidente Carrai di fronte al notaio Filippo Russo. La fideiussione e il mutuo della Festina Lente.

Negli anni precedenti l’attività politica di Renzi passa attraverso due associazioni: Link e Festina Lente, di cui nessuna comunicazione è mai stata data.
Non hanno mai avuto siti internet né rendicontazione pubblica
.

Praticamente sconosciuta in particolare la Festina Lente. Anche qui figurano Carrai e Bianchi. Fondata nel giugno 2010 cessa le sue attività di fund raising nel maggio 2012. L’ultimo evento che organizza è una cena di raccolta fondi per Renzi nel gennaio 2012 al Principe di Savoia di Milano. Raccoglie 120 mila euro e ha ancora all’attivo circa 40 mila euro.

Questa associazione è citata solamente una volta: nel resoconto delle spese elettorali sostenute da Renzi per le amministrative del 2009. Il comitato dell’allora candidato sindaco dichiara di aver speso 209 mila euro, 137 raccolti tra i sostenitori e gli altri 72 mila euro che mancano all’appello coperti da un mutuo acceso e garantito dalla Festina Lente. Mutuo concesso dalla banca di credito cooperativo di Cambiano (presieduta dal potente sostenitore Paolo Regini e usata anche per le ultime primarie) con a garanzia una fidejussione firmata da Bianchi.

È il maggio 2009 e la Festina Lente nasce solo l’anno successivo. Si fa carico del mutuo e lo estingue immediatamente accendendone però un altro (oggi in via di rimborso) per avviare le attività di fund raising. Complessivamente però questa associazione organizza solamente due eventi, oltre alla cena milanese, in due anni».

Ai tempi della Provincia, Link: ma i fedelissimi “non sanno niente”

Ancora più attiva, spiega Vecchi, la Link che, nata nel 2007, quando Renzi era ancora presidente della Provincia di Firenze, raccoglie complessivamente e investe nell’attività politica del nostro circa 750 mila euro.

«Da dove arrivano queste “erogazioni liberali”?» si chiede Vecchi che ha cercato inutilmente di intervistare a proposito il presidente Marco Seracini: «Ci siamo rivolti a Carrai che pur rispondendo molto gentilmente al telefono e rendendosi inizialmente disponibile a incontrarci, ha poi preferito non rispondere né in merito alla Link né ad altro.

Cavalleri, infine, ha risposto. Al telefono, non alle domande sui donatori dei quali, ha detto, “non so niente”. Però ci ha spiegato che “l’associazione è una delle scatole a cui ho partecipato, non ho molte informazioni, non ho mai neanche partecipato agli incontri che organizzava”.

Che tipo di incontri?
“Raccolta fondi ma non solo, non faceva attività politica però, erano incontri sociali diciamo”.

Sociali?
“Sì, eventi promozionali per diciamo sviluppare le idee di cui Renzi era portatore”.

E cene elettorali? “Non ricordo”».

Mentre Tommaso Grassi richiede trasparenza tutti i fondatori vengono premiati

Tommaso Grassi, dalla sua, chiedeva maggiore trasparenza da parte del sindaco sugli introiti dell’Associazione Link: «Visto che non c’è stata finora sufficiente trasparenza da parte del Sindaco, abbiamo cercato di trovare i bilanci dell’Associazione, legata a Renzi, famosa per aver organizzato cene, iniziative, la campagna elettorale a Sindaco di Firenze e aver contribuito alla realizzazione della convention alla Leopolda.

A questo punto, sarebbe utile conoscere tutti i nomi di chi ha finanziato l’associazione Noi Link.

Questo è sicuramente solo un piccolo pezzo rispetto agli altri soggetti che hanno guidato la campagna permanente d’immagine di Renzi come la neo fondazione Big Bang e l’altra associazione Festina Lente, ma evidenziano nel dettaglio un finanziamento da erogazioni liberali di 79.600 euro nel 2007, di 142.500 euro nel 2008, di 175.400 euro nel 2009, 156.350 euro nel 2010, di 179.074,29 nel 2011 per un totale appunto di 733.021,19 euro in cinque anni. Bilanci alla mano siamo rimasti sorpresi di apprendere che nonostante l’associazione abbia soltanto 9 soci, riesca a recuperare così tanti soldi dai privati che, per adesso sono ignoti in gran parte.

Avremmo preferito che il Sindaco Renzi si fosse impegnato con così tante forze ed impegno anche a recuperare fondi privati per il Comune o per la Fondazione del Maggio: o forse tiene più alla propria carriera piuttosto che al bene pubblico che sta temporaneamente amministrando?

Curioso scoprire che nel 2011 siano stati acquistati e poi rivenduti libri per circa 20.000 euro: non saranno copie di ‘stil novo’. Se questo è il stil novo di Renzi, il suo sapore è piuttosto vecchio.

Tutti i soci fondatori (Marco Seracini, nominato a Presidente dell’Asp Montedomini, Marco Carrai, Amministratore Delegato di Firenze Parcheggi e Consigliere dell’Ente Cassa di Risparmio, Stefano Carrai, Lucia de Siervo, ex capogabinetto del Sindaco ed ex Assessore adesso Direttore della Cultura, Simona Bonafè, attuale responsabile nazionale della campagna delle primarie 2012 e Assessore a Scandicci, Nicola Danti, Consigliere regionale e responsabile toscano dei comitati Renzi, Francesca Grifoni adesso capo segreteria dell’Assessore Givone in Comune, Vincenzo Cavvalleri, ex Direttore di Montedomini e attualmente Direttore della Direzione Servizi Sociali del Comune e Andrea Bacci, Presidente della SILFI e famoso per essere stato intercettato telefonicamente mentre chiamava l’imprenditore Fusi per mettere a disposizione di Renzi un elicottero privato), durante il mandato di Renzi in Comune e prima ancora in Provincia, hanno avuto una sedia da nominato, eletto o assunto: è anche possibile che si tratti di omonimie, ma vorremmo che fosse chiaro a tutti e ci fosse la sufficiente trasparenza per confutare o confermare questa possibile strana coincidenza.

Nessun profilo di illegalità o irregolarità ma Renzi ha fatto una bandiera della sua campagna per le primarie la trasparenza, la battaglia contro il finanziamento pubblico ai partiti, la “rottamazione” dei politici “trombati” e la fuoriuscita della politica dagli organi amministrativi: ebbene scoprire che tutti questi fondi privati non hanno un nome e cognome pubblici, che ha sostituito i finanziamenti pubblici – che sicuramente andrebbero tagliati nettamente – con quelli di amici, assunti e nominati dalla politica e da lui stesso, che ha inoltre riempito le istituzioni e le società partecipate non più con i nomi indicati dai partiti ma con quelli dei soci o dei finanziatori delle sue associazioni impegnate nella campagna elettorale, è bene che si sappia a pochi giorni dalle primarie e deve senza dubbio far riflettere tutti su come si comporterebbe una volta arrivato a Palazzo Chigi».

 

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Enrica Perucchietti

Enrica Perucchietti, laureata con lode in Filosofia con una tesi in Storia delle religioni, vive e lavora a Torino come giornalista, scrittrice ed editor. Oltre a numerose pubblicazioni su riviste digitali e cartacee, collabora con la trasmissione televisiva «Mistero».

 

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