Torna su ▲

Appunti per un romanzo su Gaia - Estrattto da "La...

Leggi in anteprima un brano estratto dal libro di Roberto Zamperini "La Cellula Madre e l'Energia del Tempo", ora disponibile anche in formato ebook

Appunti per un romanzo su Gaia - Estrattto da "La Cellula Madre" di R. Zamperini

Interrogativi

Com’è nata la vita?

Come si sono evolute le specie viventi?

Qual è l’origine dell’uomo?

Sono interrogativi che, soprattutto negli ultimi anni, hanno trovato nuove risposte, a volte sorprendenti, ma anche circoscritte a modelli di pensiero che molti trovano ormai insufficienti.

Tutto può spiegarsi in termini molecolari?

Possiamo davvero credere che un giorno avremo a disposizione dei modelli matematici in grado di descrivere compiutamente il funzionamento della cellula, nello stesso modo con cui descriveremmo una macchina? Nel DNA sono scritte sia tutta la nostra storia, che la nostra possibile evoluzione?

Dai proclami trionfalistici dei media sembrerebbe di sì, eppure c’è una cocciuta minoranza di ricercatori che ritiene che il paradigma scientifico vigente sia inadeguato a descrivere non solo la complessità dell’essere umano, ma perfino quella di un semplice unicellulare.

Costoro credono che i dubbi e i misteri che circondano l’origine della vita e dell’uomo non solo non siano stati risolti, ma che addirittura diventino sempre più densi a mano a mano che la Scienza scopre nuove parziali verità.

Molti ricercatori, che sono ancora una minoranza, ma crescente nel tempo, ritengono che non sia possibile spiegare la vita all’interno dei vigenti modelli di pensiero rigidamente deterministici e materialistici.

Occorre, dicono, prendere in esame la possibilità dell’esistenza di campi d’energia in grado di guidare fenomeni come la crescita del feto, di equilibrare e gestire sistemi complessi come quello endocrino o quello immunitario, di spiegare le misteriose capacità intellettuali di individui particolari, come Einstein, Mozart, Leonardo.

Purtroppo occorre anche riconoscere che, mentre il paradigma vigente dispone di una sua logica coerenza, anche se appare sempre più limitata, il nuovo modello di pensiero sembra ancora lontano da una sua sia pur parziale completezza.

Se, accanto agli aspetti molecolari, esistono non ignorabili realtà energetiche, quale può essere stata l’evoluzione, ammesso che ci sia stata, degli ipotetici campi d’energia che hanno da sempre accompagnato la vita? E, se questo è vero, dobbiamo pensare che l’evoluzione a livello materiale abbia preceduto o sia stata una conseguenza di un’altra evoluzione avvenuta in altre dimensioni a livello energetico?

In realtà, le ricerche nel campo delle energie sottili stanno silenziosamente avanzando.

Si tratta di progressi faticosi e molto lenti, perché le risorse materiali sono state negate a questa branca del sapere e sono di fatto inesistenti. Tutta la ricerca è basata sulla passione dei singoli ricercatori.

La struttura energetica degli esseri viventi è complessa, forse ancor più di quella materiale, e immaginare di poterne descrivere l’evoluzione è ancora un progetto assolutamente troppo al di là dalle attuali possibilità.

Ritengo però che si possano determinare almeno alcuni punti basilari, utili per fissare le idee, senza illudermi per questo di aver centrato l’obiettivo.

Gaia, il pianeta della vita

Anni ’60. La NASA è seriamente interessata alla possibilità della vita su Marte. Il pianeta prossimo al nostro è, nei suoi programmi spaziali, l’obiettivo di future missioni.
L’Agenzia incarica l’inglese Lovelock, un esperto della chimica dell’atmosfera, di studiare quante possibilità ci sono di trovare esseri viventi su quel pianeta.

Lovelock inizia le sue riflessioni partendo dal confronto tra le atmosfere di Terra, Venere e Marte.

Tre pianeti diversi, tre atmosfere diverse.

Un fatto in contrasto con i dati astronomici.

Le orbite dei tre pianeti, infatti, non sono poi così distanti tra loro. Tutti e tre sono né troppo vicini al Sole, e quindi troppo caldi come Mercurio, né troppo distanti e troppo freddi, come sono i satelliti di Giove.

Di fronte a tale apparente contraddizione l’interrogativo che gli sorge spontaneo è: perché l’ossigeno è presente in alta concentrazione solo nell’atmosfera della Terra e perché quella terrestre è così unica? Che c’è di speciale sul nostro pianeta? Bastano spiegazioni di natura esclusivamente chimica? Cosa ha permesso alla Terra di costruire un’atmosfera così ricca di ossigeno?

La risposta di Lovelock è semplice: autrice dell’unicità dell’atmosfera terrestre è ed è stata la Vita.

È nella Vita che occorre ricercare l’agente, evidentemente unico e speciale, che è ancor oggi il responsabile della diversità della Terra rispetto ai due pianeti a noi più prossimi, Venere e Marte.
Le ricerche sulle rocce più antiche dimostrano che il tasso d’ossigeno della nostra atmosfera non è sempre stato lo stesso nel corso dei milioni d’anni. Ciò nonostante, si è sempre mantenuto entro un certo intervallo compatibile con la vita.

Un’altra domanda si affaccia allora alla sua mente: se la Vita ha prodotto oltre tre miliardi d’anni fa la nostra atmosfera, com’è possibile che in un intervallo di tempo così lungo, l’atmosfera si sia mantenuta pressoché stabile? Dove sta l’agente capace di mantenere l’equilibrio per un tempo di tale lunghezza?

Una riflessione profonda porta infine Lovelock ad una conclusione quasi sconcertante: il pianeta Terra non è solo un pianeta che ospita esseri viventi. La Terra deve essere considerata alla stregua di un organismo vivente, che s’autoregola, che bilancia i suoi squilibri e lo fa grazie alle reciproche interazioni degli esseri viventi che ospita.

L’ossigeno è prodotto in larga misura negli oceani, dove esseri molto piccoli e molto antichi producono ossigeno. E lo fanno da miliardi d’anni, grazie al processo della fotosintesi.
L’attività vulcanica e gli esseri viventi che assorbono ossigeno, in questo lunghissimo periodo, hanno svolto un’azione contraria, innalzando il livello di anidride carbonica e abbassando quello dell’ossigeno.

Alle volte (ne esistono tracce evidenti nei fossili) c’è stato troppo ossigeno, altre volte troppa anidride carbonica. Entrambi sono gas tossici, quando sono presenti in elevate concentrazioni.

Ciò nonostante, la biosfera terrestre, ovvero l’insieme delle piante, degli animali e dei batteri, nel corso di tre miliardi e cinquecento milioni d’anni, ha più volte ritrovato il giusto equilibrio tra l’anidride carbonica e l’ossigeno.

Anche l’azoto è presente nell’atmosfera esattamente nelle giuste quantità, che sono quelle che occorrono alla vita.

Sulla Terra, un’enorme quantità di batteri impedisce all’azoto di trasformarsi in gas reattivi, altamente tossici e velenosi, come l’ammoniaca. Nella nostra atmosfera, grazie alla presenza di tutti gli esseri viventi, il cui termine scientifico è bioma, i gas che la costituiscono tendono sempre a dare origine a composti stabili.

Un altro problema, che si era posto agli scienziati, prima che Lovelock intervenisse con la sua teoria, riguardava la temperatura del pianeta.

Si calcola, sulla base dei reperti fossili, che la temperatura media della Terra si sia mantenuta nel complesso piuttosto stabile, intorno ai 22 gradi centigradi, a partire dall’inizio della vita, cioè a partire da quattro miliardi d’anni, anche se, naturalmente, ci sono state glaciazioni e periodi torridi.

Se si riflette sull’immensità di questo intervallo di tempo, quasi inconcepibile per la mente umana, non si può non paragonarlo alla vita media dei termostati dei nostri scaldabagni. Una vita media che può stimarsi intorno a qualche anno.

 Sulla Terra, ha agito un termostato che, a parte periodi particolari,
si è dimostrato quasi perfetto per un periodo lungo un miliardo di volte!

Si tenga inoltre presente che il Sole, quando è iniziata la vita, era meno grande e brillante di oggi. Gli astrofisici calcolano che oggi esso emetta il 50% in più di energia e calore di quattro miliardi di anni fa.

È vero che, nelle varie ere geologiche, ci sono stati degli sbalzi di temperatura. Al tempo dei dinosauri, la Terra era dominata da un clima di tipo tropicale.

Eppure, nel lungo periodo della vita sul pianeta, la temperatura è rimasta pressoché costante, né totalmente ghiacciata, né arroventata com’è successo ad altri pianeti. Un termostato capace di durare un miliardo d’anni, malgrado i cambiamenti del Sole!

Lovelock trovò nei batteri il potente termostato che cercava.

Questa capacità di trovare un equilibrio, l’omeostasi, è la stessa che è tipica dei viventi, che sono in grado di adattarsi all’ambiente, di trovare un equilibrio nel mutamento e di mantenerlo. Il pianeta ha mostrato, in miliardi d’anni, la stessa capacità.

Non è possibile pensare dunque alla nostra Terra come ad un semplice pianeta, ma occorre immaginarla piuttosto come un superorganismo, un essere vivente di dimensioni planetarie.

Ricerche successive hanno ampliato le intuizioni iniziali di Lovelock.

Come sarebbe oggi la superficie terrestre se non ci fossero state le piante e se non ci fosse stata l’azione dell’intera biosfera?

Gran parte dell’anidride carbonica è stata fissata dalla biosfera nelle rocce del pianeta. Si deve dire che, soprattutto negli ultimi tempi, l’uomo sta facendo di tutto per liberarla con effetti finali probabilmente disastrosi.

Questa fissazione nelle rocce, ha evitato che sulla Terra si producesse il catastrofico effetto serra tipico di Venere, la cui temperatura superficiale è molto più alta della nostra e certamente tale da non permettere la vita.

La vita ha prodotto effetti macroscopici sia di contenimento dell’erosione del vento e dell’acqua, contrastati dagli alberi e dalle loro radici, sia modificazioni del paesaggio, grazie all’azione delle barriere coralline.

Il nostro è dunque molto di più che un pianeta: è un essere vivente.

Nel momento di dare un nome a questo pianeta vivente, Lovelock scelse l’antico nome di Gaia e la sua teoria passò alla storia come “ipotesi Gaia”.

Equilibrio, equilibrio, sempre equilibrio.

Nel grande parco di Yellowstone i biologi erano allarmati. I grandi boschi di pioppi stavano scomparendo uno dietro l’altro, lasciando lo spazio a poche piante basse, all’erba e ad un principio di desertificazione.

Ricordando ciò che era stato il parco fino a 70, 80 anni prima, c’era di che allarmarsi. Le rive di un fiume, che attraversa il parco, si stavano progressivamente inaridendo. Effetti del riscaldamento globale? O dell’inquinamento dell’aria? I biologi misero alla prova dei fatti queste e le altre ipotesi più verosimili e scontate, ma alla fine furono costretti a scartarle una dopo l’altra.

Che era successo da 70 anni a questa parte di così grave? Cos’era cambiato nel parco? La risposta, proveniente dall’analisi storica delle condizioni del parco, fu talmente tanto inattesa, che i biologi l’accolsero con molta ritrosia.

Da settant’anni erano scomparsi i lupi,
vittime di una caccia feroce da parte dell’uomo.

Che c’entrano i lupi con i pioppi e con i fiumi?

A titolo sperimentale, furono reintrodotti nel parco una trentina di lupi canadesi, monitorati con la massima attenzione.

Nel giro di pochi anni, i pioppi ritornarono a crescere, il fiume si riempì come un tempo di salici e le sue rive lentamente, ma progressivamente, ritornarono verdi. Non solo, ma fece capolino, dopo anni dalla scomparsa della specie dal parco, la prima coppia di castori.

I biologi non tardarono a comprendere che stava succedendo: i lupi avevano ripreso a cacciare i cervi, limitandone la presenza.

Il minor numero di cervi, animali erbivori che si cibavano delle foglie e dei germogli, dava più chance di sopravvivenza ai pioppi. Altri animali potevano sfamarsi con le carcasse degli erbivori lasciate sul terreno dai lupi. Il numero degli uccelli predatori crebbe di conseguenza.

I salici lungo la riva del fiume avevano trovato le stesse chance dei pioppi e avevano ripreso a crescere. In tal modo, il fiume stava ritornando verde come un tempo. I castori, ritrovando i salici, potevano ricominciare a costruire le loro dighe che, allagando parte del terreno, stavano stimolando ulteriormente la crescita di nuova vegetazione.

Prima di questa esperienza, pochi avrebbero scommesso sull’idea che i lupi potessero essere collegati a processi di desertificazione. Oggi siamo più consapevoli che mai della necessità di non alterare gli equilibri naturali se non vogliamo distruggere il pianeta.

Non tutti sono d’accordo.

Le idee di Lovelock non hanno trovato un generale consenso scientifico.

Crisi planetarie, come impatti micidiali con asteroidi, hanno quasi distrutto la vita su Gaia almeno cinque volte.

Il paradigma accettato, quello darwiniano, è basato sulla competizione tra organismi in lotta tra loro. L’ipotesi Gaia suggerisce qualcosa di diverso, basato piuttosto sulla cooperazione e la simbiosi.

I darwiniani si chiedono: ammesso di accettare l’ipotesi Gaia, come fanno i geni a sapere come e quando rispondere alle crisi?

Lovelock rispose ai suoi critici con un modello matematico controllato dal computer, inventando un mondo: Daisy World (il mondo delle margherite). In questo pianeta virtuale esistono solo margherite nere e bianche e una mucca che si nutre di margherite.

Il modello, pur nella sua estrema semplicità, dimostrò che le margherite potevano funzionare come un termostato in grado di controllare la temperatura di Daisy World. Il sole di Daisy World, come il Sole di Gaia, nel corso di miliardi di anni incrementò la sua temperatura del 50%, ma, ciò nonostante, la temperatura del pianeta restò complessivamente costante.

Tutto ciò potrebbe sembrare astrazione scientifica, totalmente priva di applicazioni pratiche e ininfluente nella vita dell’uomo comune.

Eppure, negli anni ‘80, i ricercatori europei hanno analizzato dell’aria “fossile”, rimasta intrappolata in minuscole bollicine dentro i ghiacci polari.

Risultato: 20.000 anni or sono, al culmine dell’ultima glaciazione, la concentrazione di anidride carbonica era molto inferiore a quella attuale. 12000 anni fa iniziò il disgelo e la fine della glaciazione. Il tutto avvenne in soli 100 anni e questo non può spiegarsi con emissioni di gas da parte di vulcani o di altri fenomeni geochimici.

Secondo Lovelock, fu un’improvvisa moria di alghe marine che causò questo rapido aumento della temperatura mondiale. Dobbiamo dunque a microscopiche alghe oceaniche il fatto di poter essere usciti dalle caverne e di aver conquistato il pianeta.

 

Roberto ZamperiniTorna su Torna suDisponi gli articoli a grigliaDisponi gli articoli a lista

Roberto Zamperini

Roberto Zamperini, laureato in statistica ed esperto di matematica e informatica, ha codificato un nuovo concetto di aura e chakra, e ha messo a punto una mappa dettagliata dell'anatomia e fisiologia sottile umana. Ricercatore e terapeuta, è inventore dei Cleanergy, strumenti per il riequilibrio energetico della persona e per la bonifica energetica degli ambienti. Esperto in Domoterapia (bonifica ambientale della casa), è consultato per l'analisi energetica e la bonifica di case, uffici, palestre, studi di terapia ecc.. è autore dei libri: Energie Sottili e la Terapia Energo-Vibrazionale, Terapia della Casa, Anatomia Sottile, Fisiologia Sottile e La Cellula Madre (Macro Edizioni), pubblicati in diverse lingue.

E' fondatore dell'IRES, Istituto per le Ricerche sulle Energie Sottili, che si occupa di ricerca nel campo della Terapia Energo-Vibrazionale e dell'Anatomia, Fisiologia e Domoterapia Sottili.

Il Dott. Roberto Zamperini è stato l'ideatore dei prodotti Cleanergy® della ditta C.R.E.S.S. ® (Centro Ricerche Energie e Sistemi Sottili).

E' morto il 25/12/2012

C.R.E.S.S. Logo
>>> clicca qui per visionare i prodotti <<<

 

Articoli correlatiTorna su Torna suDisponi gli articoli a grigliaDisponi gli articoli a lista

La Cellula Madre

e l'Energia del Tempo

Roberto Zamperini

(27)
€ 20,50
Avvertimi quando disponibileRichiesto da 49 visitatori
Non disponibile

Libro - Macro Edizioni - Settembre 2006 - Nuove scienze

L’evoluzione della vita fino alla coscienza: risultato del caso e della necessità o Disegno Intelligente? Cos’è il tempo? È nostro tiranno o può diventare un alleato? Possiamo ottenere energia dal tempo? Possiamo... scheda dettagliata

 

Macrolibrarsi Assistenza Chat

 

Assistenza Clienti

NEWSLETTER

Iscriviti alla nostra newsletter e ricevi sconti, promozioni e novità direttamente nella tua casella di posta.

Guadagna subito +50 PUNTI per i tuoi futuri acquisti e premi.



COMMUNITY

Seguici su Facebook
Ti Piace Macrolibrarsi?
Se ti piace clicca su:
   

I LIBRI PIU' VENDUTI

 

SPECIALI