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Anteprima Transurfing Vivo - Oltre i Confini della...

Leggi in anteprima alcune pagine del nuovo libro di Vadim Zeland, Transurfing Vivo. Estratto dal Secondo Capitolo, Il fine: un percorso o un punto d’arrivo?

Anteprima Transurfing Vivo - Oltre i Confini della Matrix LIBRO di Vadim Zeland


«Negli ultimi otto-dieci anni sono alla ricerca della felicità, del successo e della festa della vita. Dopo aver iniziato a leggere i suoi libri, ho trovato quello che stavo cercando e i primi due mesi era tutto meraviglioso, la vita era diventata magnifica, ero diventato profondamente sicuro di poter scegliere una qualsiasi variante. Ho capito il significato dell’unità dell’anima e della ragione e il mio potenziale energetico era al massimo. Grazie ai suoi libri sono passato a un nuovo lavoro. Tuttavia dopo un po’ è successo qualcosa, la festa è finita nonostante io seguissi i suoi consigli continuamente, tanto da averli resi abitudinari. Ora non è più come prima: l’importanza interna ed esterna oscillano continuamente, io cerco di trovarmi sempre in uno stato di consapevolezza ma non riesco in alcun modo a ridurre l’importanza; il timore verso il futuro è aumentato, tutto mi sfugge di mano, non posso fare nulla che valga la pena di fare, sento un peso nell’anima… È come se mi trovassi in coma profondo. La negatività mi si inccolla addosso, nonostante io faccia regolarmente esercizio fisico, presti attenzione ai canali energetici e mi nutra di cibi sani e gustosi, che in realtà non mi procurano alcun piacere. Esisteranno dei metodi di programmazione del subconscio che aiutino a uscire da questo stato oppressivo?».

Una delle cause principali dell’apatia è l’assenza di uno scopo nella vita. Quando non si ha nulla cui aspirare subentra un calo di forze e la coscienza affonda in uno stato di sonnolenza. Per contro, quando si ha il desiderio di realizzare qualcosa, l’energia dell’intenzione si attiva e aumenta la vitalità.

Se tutto va male, bisogna trovare un obiettivo e prefiggerselo. Senza uno scopo anche l’esistenza diventa senza scopo, amorfa. Come inizio, lei può prefiggere come scopo se stesso, può decidere di occuparsi di se stesso. Pensi, che cosa le può procurare autostima e soddisfazione? Ci sono molti modi per migliorare se stessi: può perfezionare il suo aspetto, esercitare la sua intelligenza, la sua forma fisica ecc.

Può prefissarsi lo scopo di ottenere un miglioramento sotto uno o più aspetti. Lei sa meglio di tutti che cosa le può procurare soddisfazione. Segua questo fine e allora arriverà anche la gioa di vivere e tutto il resto si sistemerà automaticamente.

«Dopo aver letto il suo libro, mi sono interessato alle questioni che lei tratta. Ne è venuto fuori che io vivo già felicemente secondo i principi del Transurfing, per esempio riesco benissimo a ridurre l’importanza degli eventi. Tuttavia a tutt’oggi non riesco a trovare lo scopo della mia esistenza. Tutto quello che voglio sono desideri piccoli, mercantili, che, detto per inciso, non si accordano molto con quello di cui mi occupo ora. Teoricamente vorrei viaggiare molto, vivere una lunga vita in perfetta salute, lavorare poco (lavorare non mi piace in generale), avere un buon stipendio, vivere con mia moglie ma avere molte altre donne belle a disposizione, godere di successo nel mio ambiente. In questa prospettiva mi posso rappresentare facilmente. Ma la mia domanda è questa: può tutto ciò essere considerato un fine? Se sì, viene fuori che dovrei divorziare da mia moglie, lasciare il lavoro dove mi offro tranquillamente “in affitto”, procurarmi da qualche parte un sacco di soldi e comprarmi un biglietto per fare il giro del mondo… D’altra parte, però, anche adesso non sto poi così male… Per farla breve, non so cosa voglio, e per questo ora come ora non so a cosa aspirare. Cosa devo fare?».

Per iniziare dovrebbe fare quello che le riesce già bene e cioè ridurre l’importanza del fine stesso. Perché ha deciso che, senza un fine, non può esserci alcuna esistenza, dato che lei già così non vive male? Si può benissimo vivere tranquillamente, senza scervellarsi troppo a ricercare i propri fini in categorie di “alta levatura spirituale”.

Se invece proprio vuole ricercare la sua strada, faccia riferimento alle basi del Transurfing. Per definizione, il vostro obiettivo, è ciò che renderà la vostra vita una festa. Il quadro che lei ha descritto si presenta veramente come una festa. Ma cosa potrà portarla là? Spaccarsi la testa, cioè cercar di “calcolare” il proprio scopo per vie logiche è inutile.

La soluzione deve arrivare da sola, nell’unità della ragione e dell’anima, quando l’anima incomincia a cantare e la ragione comincia a fregarsi le mani per la soddisfazione. Affinché la soluzione arrivi, basta solo proiettarsi in testa la diapositiva della festa e osservare la realtà.

A un certo punto si accorgerà che dal nulla si affacceranno nuove opportunità, si apriranno quelle porte che la condurranno alla sua festa. Oltrepassi queste porte, continui a proiettare la sua diapositiva, e ancora una volta osservi quello che succede. Si immedesimi nella realtà della festa ed essa l’accompagnerà sempre.

«Il fine deve essere uno solo, globale? Oppure si possono anche avere fini modesti?».

Se lei riesce a creare e a proiettarsi sistematicamente in testa una diapositiva plurifinalizzata o alcune diapositive singole, non c’è problema, è lei il padrone della sua realtà. Può prefissarsi tutti i fini che vuole, o, più precisamente, tanti fini quanta sarà la pazienza che lei avrà per lavorarci sopra. Con i fini a lungo termine bisogna veramente lavorare sodo.

Mentre con i fini a breve termine, o istantanei, come per esempio quello di un autobus da far arrivare o un parcheggio da trovare basta solo andare a prenderseli, letteralmente come si fa quando si va all’edicola per comprare il giornale, senza un attimo di esitazione e senza dubitare di trovarlo. Beh, se poi non lo trovasse, l’importante è che non si faccia prendere dall’irritazione e che sappia rinunciare al fine con serenità. Non si dimentichi il principio della coordinazione dell’intenzione. Chi lo sa da quali potenziali problemi si è salvaguardato?

«Purtroppo, non riesco a realizzarmi in attività creative e più precisamente non riesco a trovare quell’attività che possa trasformare la mia vita in festa. Per quanto banale possa suonare, il mio obiettivo è il benessere materiale o in altre parole, l’indipendenza finanziaria. Mi sono creato la diapositiva del fine e so cosa voglio ottenere in questa vita: macchine, casa di lusso, viaggi, yacht… Sono attivamente alla ricerca di tutto ciò che è legato all’oggetto del mio benessere, e allo stesso tempo mi ritrovo a pensare alla mia costante mancanza di denaro per poi riprendere a cercare ancor più attivamente i modi per guadagnarlo. Il problema è che sarei felice se avessi in tasca denaro sufficiente per mangiare nei miei ristoranti preferiti, rilassarmi con gli amici nei migliori locali notturni della città, vestirmi in boutique costose e darmi alla pazza gioia. Visualizzo tutto ciò ma non vedo alcun risultato. Anzi no, qualcosa c’è! Vedo che il mio mondo si preoccupa per me, questo non posso negarlo, ma sul piano delle finanze non tutto va come voglio io… Come si può uscire da questa fossa di reddito medio basso?».

Lei è alla ricerca di “un’attività che possa trasformare la sua vita in una festa”, ma non deve cercare un’attività sibbene concentrarsi su ciò che lei vuole ottenere come risultato. La festa della vita, del resto, può essere benissimo un fine, perché no? È un fine più che dignitoso. Proprio qui deve concentrare la sua ragione, così poi l’intenzione esterna stessa le offrirà un’adeguata attività. Dovrà solo tenere gli occhi ben aperti per non farsi sfuggire le porte che si apriranno.

Il suo problema è che lei non riesce a liberarsi dal pensiero: in che modo otterrò tutto ciò? Nessuno lo sa e nessuno lo può sapere. La ragione si deve abituare al fatto che la soluzione di questo problema non è affar suo. Il compito della ragione è quello di proiettare sistematicamente la diapositiva del fine, proprio quel quadro che lei hai disegnato.

Si viva questa vita virtualmente, però non lo faccia per finta, come amano fare i bambini e i sognatori, ma con la ferma convinzione che prima o poi tutto ciò sarà tradotto in realtà. Non si preoccupi di come e quando questo quadro verrà materializzato. La realtà si adeguerà inevitabilmente ai suoi pensieri, non ha altro scampo!

Infatti, lei ha a che fare con uno specchio. Per il momento, però, i suoi pensieri sono interamente assorbiti dalla ricerca di una risposta alla domanda: come? Proprio quest’infruttuosa ricerca si riflette nello specchio del suo mondo.

«Il mio problema è che non ho alcun fine. E non riesco nemmeno a disegnarmelo o a elaborarlo, per quanto fortemente mi stia sforzando. D’altra parte non voglio prendere a prestito e impormi qualche bella immagine (altrui). Ho sempre avuto paura di pensare a desideri globali. E sa perché? Perché non avevo mai la piena sicurezza che questi desideri mi servissero veramente al momento di essere esauditi. Per questo motivo ho sempre nuotato passivamente seguendo la corrente. L’opzione “rompere con il solito per superare se stessi” mi è sempre stata estranea. Ho scelto per me stessa un cammino passivo. E la mia domanda è che non so proprio come procedere (seguendo la sua teoria), se non riesco fin dall’inizio a compiere il primo passo, ovvero: definire il mio scopo. Sono d’accordo con i principi di movimento lungo la vita. Ma come devo comportarmi se ho già 33 anni e non ho ancora un mio obiettivo? Non solo, sono arrivata al punto di reagire agli stimoli del mondo in modo “ottuso”, utilizzando parametri del tipo: “la situazione mi crea disagio o no”. Sono stata per due mesi senza lavoro (ho lasciato il mio posto perché mi aveva annoiato tutto quello che facevo). Ora ho un lavoro nuovo, che pare offrire delle prospettive (ed era proprio quello che sognavo, prima di lasciare il mio lavoro precedente), tuttavia mi turbano le mie sensazioni di “disagio”. Tra l’altro mi rendo conto che se guardassi alla situazione in modo diverso, queste sensazioni sparirebbero. Ma in questo caso compirei uno sforzo e cambierei intenzionalmente il mio modo di rapportarmi alla situazione. E allora come la mettiamo con il discorso di “ascoltare la propria anima”? Insomma, ho una gran confusione in testa».

Primo errore: non bisogna “sforzarsi di disegnare o elaborare in qualche modo il proprio fine”. Lei infatti non sarà in grado di raggiungerlo con gli sforzi della mente fino a quando non comprenderà, quanto meno in caratteri generali, cosa vuole dalla vita.

Secondo errore: non c’è bisogno di “costringere se stessa a guardare alle situazioni in modo diverso”. La confusione risiede nel fatto che un cambiamento consapevole di atteggiamento deriva dal principio della coordinazione dell’intenzione: grazie a questo principio lei, con la sua volontà di Arbitro, può trasformare un qualsiasi evento negativo in positivo, quasi fingendo che ciò possa andare a suo vantaggio.

Così facendo lei cambia il suo rapporto verso l’evento, giacché sa che a seconda della sua scelta al bivio finirà per capitare o su una diramazione favorevole della linea della vita o su una sfavorevole. Per contro, cambiare il modo di rapportarsi alla situazione è effettivamente assurdo e proprio per questo lei non vuole farlo. E perché mai, infatti? Così facendo, lei dovrebbe, ad esempio, costringersi ad amare un lavoro che non le piace.

Cosa fare con la sensazione di disagio in una situazione, cioè, in una realtà, che continua a essere in atto? Consiglio di concentrarsi su come lei vorrebbe vedere questa realtà, trascurando tutto ciò che le provoca disagio. Facciamo un esempio: su di lei, al lavoro, fanno ricadere delle responsabilità che a lei non piace avere, nonostante il suo lavoro, in generale, la soddisfi.

Come comportarsi in una situazione del genere? Si crei nei pensieri una realtà virtuale in cui lei esegue solo quelle funzioni che vuole eseguire. Focalizzi l’attenzione su quello che le piace, e guardi il resto “con gli occhi socchiusi”, cercando di darsi in affitto per un tempo sufficiente. Prima o poi la realtà effettiva si conformerà alla diapositiva che lei ha creato, e le responsabilità indesiderate “cadranno” da sole. In che modo, lo vedrà. Così funziona lo specchio del mondo. Verificato.

«Per quanto tempo una persona può non riuscire a trovare il proprio fine? Un anno, due, dieci? Per quanto mi riguarda, mi va tutto va bene, non ho problemi, ma sullo sfondo di questo benessere generale non riesco a cogliere l’esultanza dell’anima verso qualche fine esistenziale. Vedo tutto come non mio. So che solo io posso trovare il mio obiettivo, e so anche che ci si deve permettere di vivere per un po’ di tempo anche senza un fine. Ma quanto può durare questo periodo di tempo? Forse anche vent’anni, o cinquanta? Mi rendo conto che questa “perfida” ragione non è in grado di rilassarsi tranquillamente e mettersi ad aspettare. E che è proprio la ragione a inoculare l’angoscia e la paura di restare senza un fine. Anche se ora nella mia vita tutto è a posto, non mi dà tregua il desiderio di definire il mio obiettivo. Ho voglia di trovare questa festa dell’anima di cui si parla. Forse esistono altri modi per definire l’obiettivo della mia vita?».

[I testi virgolettati in corsivo che si riportano nei vari capitoli, sono lettere (o stralci di queste) scritte da persone di diverso background culturale e pertanto con diverse capacità espositive. Nella traduzione si è cercato di rimanere quanto più possibile fedeli all’originale, mantenendo anche certe incongruenze nel contenuto o nella consequenzialità dell’esposizione degli eventi; N.d.T.].

 

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Vadim Zeland

Il mistero avvolge la figura di Vadim Zeland. Di lui si hanno solo poche informazioni. Ha circa 45 anni ed è esperto di fisica quantistica alla quale si è dedicato prima del crollo dell'Unione Sovietica, ha poi profuso le sue energie nella tecnologia informatica, fino a quando non ha incontrato il Transurfing. Nell’unica intervista rilasciata alla stampa, Zeland dichiara di non essere assolutamente un maestro spirituale votato al proselitismo, ma solo una persona fortunata che ha reso disponibile a tutti un approccio testato personalmente. Se solo avessi conosciuto il Transurfing venticinque anni fa – ammette – la mia vita sarebbe stata completamente diversa, più facile e corretta. Ma in questo caso non avrei potuto scrivere questi libri. Vive in Russia e come afferma egli stesso, il resto non importa.

Zeland è un autore molto riservato e preferisce comunicare con i propri lettori solamente tramite il suo frequentatissimo sito russo.

 

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