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Anteprima Rivista L'Altra Medicina Numero 11

La rivista "L'Altra Medicina" - N.11 - Agosto 2012. In esclusiva per i visitatori Macrolibrarsi, uno degli articoli contenuti in questo numero - La dieta Paleolitica.

Anteprima Rivista L'Altra Medicina Numero 11

La dieta Paleolitica

Alcuni nutrizionisti pensano che la dieta più salutare per noi sia quella adottata dai nostri antenati.

L’idea ha avuto grande successo: stop ai cibi lavorati, si deve tornare alle origini.

Vediamo nel dettaglio di che cosa si tratta.

Maria Grazia Parisi

 

Se qualcuno vi volesse convincere a tornare a mangiare come i nostri antenati del Paleolitico, come la prendereste? Eppure, questa ipotesi è presa seriamente in considerazione da alcune autorevoli fonti nel campo dell’alimentazione umana. Molti, in effetti, pongono oggi l’accento su quanto l’attuale alimentazione, basata sull’agricoltura incentivata e condizionata dalla chimica e sull’allevamento intensivo, sia foriera di una serie di disturbi cronici e addirittura di una sorta di malnutrizione, malgrado l’abbondanza di cibo. Sembrerebbe, invece, che tanto le antiche quanto le attuali ultime popolazioni di cacciatori- raccoglitori, abituate a un’alimentazione apparentemente più frugale, siano state e siano ancora praticamente immuni da patologie che affliggono il resto dell’umanità quali la sindrome metabolica (che associa ipercolesterolemia e/o iperglicemia e ipertrigliceridemia a disordini della pressione arteriosa e all’obesità, con tendenza quindi all’aterosclerosi, al diabete, alla policistosi ovarica, all’osteoporosi eccetera), e persino da alcuni tipi di tumori e di patologie neurodegenerative.

Ripartire dalla genetica

Chi si occupa di alimentazione sa bene che praticamente ogni giorno la letteratura scientifica propone dati assolutamente fondati, ma spesso in contraddizione fra loro, riguardo all’opportunità di assumere o meno certi cibi: per esempio, in un caso si scopre che le uova fanno malissimo, in un altro che invece sono salutari; il caffè o il cioccolato sono di volta in volta considerati una panacea o un veleno, e così via. È del resto chiaramente ben difficile studiare l’alimentazione come unico parametro, essendo questa attività molto complessa e influenzata da infinite variabili, prime fra tutte le modalità di coltura e di allevamento di ciò che mangiamo. E allora, si è chiesto il biochimico Loren Cordain, e prima di lui Boyd Eaton (siamo negli anni ’80 del secolo scorso), da quale base logica partire per stabilire con una certa sicurezza quale sia l’alimentazione-tipo migliore per la nostra specie? Dalla genetica, fu la loro risposta. Ecco perché cominciarono da allora a interessarsi di alimentazione preistorica. E quello che scoprirono è per certi versi davvero sorprendente.

Gli uomini delle caverne e noi

Noi condividiamo con i nostri antenati del Paleolitico praticamente tutto il patrimonio genetico, formatosi in un certo ambiente e per rispondere a certe esigenze. L’avvento della stanzialità e dell’agricoltura, avvenute circa 10-12.000 anni fa, incentivarono enormemente le nostre disponibilità alimentari e cambiarono drasticamente la nostra stessa alimentazione, sicuramente dando anche il via alla civiltà come oggi la conosciamo. Ma le potenzialità genetiche, in realtà, non sarebbero andate di pari passo con queste modifiche culturali. L’organismo umano, cioè, sarebbe tuttora in gran parte conforme alle caratteristiche preesistenti alla nascita dell’agricoltura. L’attuale alimentazione, perciò, non sempre corrisponderebbe a quello per cui il nostro organismo è stato progettato nei lunghi millenni in cui ci siamo evoluti.

Lo stile Paleo: cibi grezzi, acqua naturale e movimento La proposta dei cultori della Paleo- dieta è pertanto quella di tornare a un’alimentazione il più possibile composta di cibi non raffinati, quali carni di animali nutriti con soli vegetali, pesci pescati e non allevati, abbondanti verdure e ortaggi di stagione, coltivati nel modo più “biologico” possibile, frutta anch’essa tassativamente di stagione e possibilmente “a chilometro zero”, semi e noci. Attenzione: tornare a mangiare come prima dell’agricoltura implica anche di eliminare praticamente tutti i cereali e i loro derivati, i latticini, e per alcuni autori anche la maggior parte dei legumi, da consumare solo saltuariamente. Tutti questi alimenti conterrebbero infatti delle sostanze che interagiscono in modo antifisiologico col nostro apparato intestinale, instaurando anche reazioni infiammatorie misconosciute e attivazioni immunitarie niente affatto innocue. Inoltre, viene ampiamente raccomandato di svolgere parecchia attività fisica – in effetti, il nostro corpo è fatto per muoversi, non certo per stare incollato a una scrivania – in particolare con esercizi frequenti, intensi ma brevi, intervallati da molto riposo, e di bere molta acqua naturale, consentendo solo saltuariamente bevande fermentate (vino, birra), e ovviamente niente zucchero (concesso ogni tanto un poco di miele). Il sapore dolce proviene esclusivamente dalla frutta.

A tavola con i Flintstones

No, niente coscia di brontosauro, ma menù appetitosi: basta riorganizzare la spesa.
Ecco un esempio di pasti pensati per chi deve perdere qualche chilo (parzialmente tratti dal libro La Paleo Dieta di Robb Wolf, Sonzogno).

  • COLAZIONE 1-2 uova in camicia, mandorle, un piccolo frutto o frutti di bosco
  • PRANZO insalata di pollo o tacchino (insalata, pomodori, avocado, peperoni, petto di pollo o tacchino)
  • CENA salmone alla griglia (salmone, rosmarino, anacardi), fagiolini tostati, insalata mista
  • COLAZIONE salmone avanzato o salmone affumicato o bresaola, noci
  • PRANZO insalata, pomodori, cipolle, 1 hamburger, 1 arancia, mandorle
  • CENA pollo allo spiedo, broccoli al vapore, insalata
  • COLAZIONE pollo avanzato condito a piacere, avocado
  • PRANZO insalata di tonno e cavolo
  • CENA stufato di maiale, insalata di zucchine, cavolfiori e prezzemolo.


Il segreto della longevità

La Paleo-dieta è normo-calorica, normo-proteica, ipo-glucidica e leggermente iper-lipidica. I carboidrati sono infatti solo quelli contenuti in frutta e verdura, quindi sempre accompagnati da fibre, e perciò a lento assorbimento. I lipidi vengono dalla carne e dal pesce, consumati quotidianamente e quasi a ogni pasto, anche se in porzioni che vanno circa da 40 a 100-120 grammi al massimo, e dai semi (noci, nocciole, mandorle, olio extra vergine di oliva, di sesamo o di avocado, burro chiarificato). Sono concesse le uova, anche se non tutti i giorni. L’obiettivo è di avere bassi livelli di insulina e di glicemia, tassi ottimali di leptina, l’ormone che regola l’introito di calorie, e bassi livelli di trigliceridi e di percentuale di grasso viscerale. Tutto questo, insieme al consiglio di alternare brevi periodi di restrizione calorica o semi-digiuni a periodi di introiti calorici normali, garantirebbe l’efficienza metabolica e la longevità. 

Lo stress dei nostri giorni

Una particolare attenzione si pone anche all’equilibrio acidobase, ovvero all’introduzione di giuste quantità di alimenti alcalinizzanti (sostanzialmente, le verdure e gli ortaggi) e acqua, per salvaguardare soprattutto l’effiecienza digestiva e osteo-muscolare, ma in realtà quella di tutto l’organismo. Infine, da non trascurare è l’effetto davvero antifisiologico dello stress cronico. I nostri antenati erano senz’altro più sottoposti di noi a un tipo particolare di stress, quello acuto, provocato da eventi per i quali occorreva senz’altro contare su forza, velocità, abilità per sopravvivere o per procurarsi un pasto: un esercizio fisico breve e molto intenso, in sostanza, che però, una volta passato il pericolo, faceva rientrare tutto nella normale omeostasi. Niente a che vedere con la costante percezione di precarietà e di sottile allarme che spesso permea le nostre giornate e modifica significativamente il nostro profilo ormonale e immunitario, ripercuotendosi anche su digestione e metabolismo e facendoci consumare preziose sostanze e risorse.

Riscoprire l’istinto

Il successo che questa dieta sembra attualmente riscuotere soprattutto presso certe fasce di popolazione (giovani o di mezza età, benestanti, sportivi, acculturati) negli USA, in Canada e in Europa potrebbe risiedere, oltre che nel fascino della novità e nella relativa semplicità di acquisizione dei principi di questo stile alimentare, anche nella promessa di riscoprire, attraverso l’ascolto del proprio corpo, una sorta di istinto alimentare naturale, ora soffocato dagli interessi economici delle industrie e da infiniti condizionamenti culturali ai quali, peraltro, sarà comunque ben difficile sottrarsi del tutto.

Articolo tratto da L'Altra Medicina N. 11

 

 

 

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L'Altra Medicina

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Grazie al coinvolgimento di un pool di esperti di grande spessore, la rivista, ogni mese di più, sta diventando un punto di riferimento per tutti i lettori che cercano informazioni corrette sulla Medicina non convenzionale. Niente titoli miracolistici e promesse difficile da mantenere, quindi, ma tanti articoli e approfondimenti su discipline che raramente trovano spazio sugli altri magazine che affollano le edicole italiane: omeopatia, Medicina tradizionale cinese, Ayurveda, fitoterapia, tradizioni mediche millenarie, il tutto con un taglio divulgativo e piacevole alla lettura.

Direttore dell’Altra medicina magazine è Daniele Magni, giornalista milanese con un’esperienza più che ventennale nella comunicazione medico-scientifica. Del comitato scientifico fanno parte Luciana Baroni, Marco Maiola, Maria Grazia Parisi, Antonella Ronchi, Antonello Sannia.

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