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Anteprima - Reality Transurfing - La Gestione...

Leggi in anteprima le prime pagine del quinto capitolo sul Transurfing "Le Regole dello Specchio" - La Gestione della Realtà

Anteprima - Reality Transurfing - La Gestione della Realtà - Libro di Vadim Zeland

Introduzione

Cari Lettori, questo è il quarto libro sul Transurfing, un misterioso aspetto della realtà che ha generato tante emozioni presso il pubblico dei lettori.
Nella vita di tutti i giorni l'uomo si trova in balìa delle circostanze e non è in grado di influire significativamente sul corso degli eventi. La vita "accade", si fa da sola, così come avviene in un sogno inconscio. Gli eventi si susseguono l'un l'altro, senza prestare attenzione ai vostri "voglio" o "non voglio" e questa situazione di fatale inevitabilità sembra impossibile da superare. Sembra. Di fatto, però, un'inaspettata via d'uscita esiste. L'uomo non sospetta di essere prigioniero di un'illusione speculare.

La realtà ha due forme: una fisica, che si può toccare con mano, e una metafisica, che si estende al di là della percezione ma che non per questo è meno oggettiva. In un certo senso il mondo si configura come uno sconfinato specchio duale, che contiene da un lato l'universo materiale, e cela al di là, dall'altro lato, lo spazio metafisico della varianti, una struttura d'informazione che conserva gli scenari di tutti gli eventi possibili. Il numero delle varianti è infinito, così com'è infinito l'insieme delle posizioni possibili di un punto su un asse cartesiano. Qui è inciso tutto quello che è stato, è e sarà, da qui arrivano i sogni, la preveggenza, i saperi intuitivi e le illuminazioni.

L'uomo, incantato dallo specchio, crede che il riflesso che vede sia la vera realtà. L'effetto speculare genera l'illusione che il mondo esterno esista di per sé e non si presti a essere gestito. Ne risulta che la vita diventa simile a un gioco, gestito da regole decise non da voi. Certo, vi è permesso tentare d'influire sugli avvenimenti, ma siete privati di un fattore fondamentale: non vi è stato spiegato come trasformarvi, da pedina, in colui che tira il dado.
In questo libro si spiega perché la gestione della realtà è possibile e cosa la impedisce. Siete in grado di liberarvi dall'illusione del riflesso e di svegliarvi nel vostro sogno speculare a occhi aperti.

Capitolo 1

Le Danze con le Ombre

L'origine dell'intenzione

Le relazioni tra l'uomo e il mondo che lo circonda si evolvono in modo tale che ogni tipo di novità finisce inevitabilmente per trasformarsi in quotidianità. La realtà cambia continuamente il suo volto, come le nuvole nel cielo. Ma la velocità dei cambiamenti non è così alta da far percepire il movimento della realizzazione materiale nello spazio delle varianti. Allo stesso modo, il movimento e la trasformazione delle nuvole si colgono distintamente solo quando i fotogrammi al rallentatore vengono fatti girare velocemente.

Persino la freschezza dei cambiamenti, dopo aver riacceso la vita di un lampo istantaneo, altrettanto velocemente si attenua. L'insolito diventa solito, la gioia della festa si dissolve nella quotidianità. La noia prende il sopravvento...

Domanda retorica: ma che cos'è la noia? È difficile dare una risposta esauriente; molto più facile è spiegare come affrontarla. Nel tentativo di salvarsi dalla monotonia del quotidiano, l'anima e la ragione tendono a inventarsi giocattoli d'ogni sorta, in grado di suscitare impressioni insolite. I giocattoli sono un buon mezzo contro la noia. I giochi sono un rimedio ancora migliore.

Tra i giochi, oltre ai vari tipi di corsa, godono di grande popolarità il nascondino, il rincorrersi e analoghe varianti di spensierato trambusto. Diventato adulto, l'uomo s'inventa modi di divertimento sempre più sofisticati, dalle competizioni sportive alle realtà virtuali. Anche molte professioni possono essere considerate dei giochi. Anzi, perché molte? Provate un po' a nominare un lavoro che non si possa considerare un gioco.

A pensarci bene, ogni volta che si fa qualcosa si gioca. Ciò di cui si occupano i bambini viene definito dagli adulti, con indulgenza, gioco. Ma anche gli adulti giocano, solo che il loro gioco viene da loro stessi definito con importanza "lavoro". Sia i bambini che gli adulti si dedicano alle loro occupazioni con la massima responsabilità. Provate a chiedere a un bambino di che cosa si stia occupando ed egli vi risponderà, con aria indaffarata e seria: «Sto giocando!». Provate a distrarre un adulto dal suo lavoro. S'infastidirà e risponderà: «Mi sto occupando di una cosa importante!».

Ecco dunque come stanno le cose. Il gioco è un'occupazione seria. Cosa fa un bambino quando non è occupato dal gioco? Di solito perde tempo a cincischiare. E un adulto? Ozia, così gli adulti chiamano l'inattività. Ma l'ozio conduce presto alla noia e perciò viene voglia di occuparsi di qualche altro nuovo gioco.

Ma allora a cosa servono i giochi? Servono solo a liberarsi dalla noia? Proviamo a porre la domanda diversamente: qual è la causa della noia? La carenza di impressioni?

Di fatto questa domanda non è banale come potrebbe sembrare a prima vista. Alla base della passione per i giochi c'è un bisogno vecchio come il mondo. Qual è il fattore di primaria necessità per un essere vivente? La sopravvivenza? L'istinto di autoconservazione? Così parrebbe, secondo uno stereotipo diffuso. La risposta, però, non è giusta. Forse allora l'istinto di riproduzione? No, anche questa risposta non è esatta. E allora qual è?

Per un essere vivente è di primaria importanza la necessità di disporre, almeno in qualche misura, della propria vita: questo è il principio fondamentale alla base del comportamento di tutti gli esseri viventi. Tutto il resto, compreso l'istinto di autoconservazione e di riproduzione, è una conseguenza di questo principio. In altri termini, lo scopo e il senso della vita di un qualsiasi essere vivente consistono nella gestione della realtà.

Ma sembra una cosa impossibile, se si pensa che il mondo circostante esiste indipendentemente da noi e si comporta in modo assoluta-mente incontrollato, se non addirittura ostile. Se non stiamo attenti, c'è sempre qualcuno pronto sottrarci il pezzo di pane, a stanarci fuori dal nostro angolino confortevole, a sbranarci, addirittura. Fa rabbia, e allo stesso tempo paura, constatare che la vita non la viviamo ma la subiamo e che non c'è nulla che si possa fare per impedire questo stato di cose. È così che si fa strada la necessità impellente, e a volte inconscia, di prendere il mondo sotto il proprio controllo.

Per molti questa conclusione potrà sembrare inaspettata: «Ma come, per noi è sempre stato ovvio che l'istinto di autoconservazione fosse il fattore principale del comportamento umano mentre qui ci vengono a dire che esso è semplicemente la conseguenza di qualcosa di più fondamentale?».

Ebbene, la cosa suona strana solo in apparenza. Ad analizzare bene la questione, qualunque sia l'occupazione di un essere vivente (compresa la sopravvivenza e la riproduzione), tutto, alla fin fine, si riduce a una cosa sola: al tentativo di prendere la realtà circostante sotto il proprio controllo. Questo è il motivo principale e l'origine prima di qualsiasi intenzione alla base dell'attività di ogni essere vivente.

L'inattività non è che una forma di assenza di controllo. Di conseguenza, la noia, di per sé, non esiste. Esiste solo una sete continua e insaziabile di gestire la realtà, non importa in che modo, purché la si faccia sottostare alla propria volontà. Il gioco in questo senso assume il connotato di mo-dellizzazione della realtà circostante.

Alcuni uccelli, ad esempio, amano giocare con le pigne. Una pigna è una particella di realtà non gestibile ed esistente in modo indipendente. Tuttavia, non appena un uccello ha reso una pigna un attributo del suo gioco, questa particella, vale a dire in qualche misura la realtà stessa, diventa gestibile.

Anche il movimento con un mezzo di trasporto è una sorta di gestione. La realtà mi porta via ma così come voglio io. Qualsiasi altro gioco, in un modo o in un altro, è soggetto alla regola: "Sarà come dico io". Gli scenari del gioco sono più o meno predeterminati, per questo motivo la situazione è prevedibile. Ci sono giochi nei quali è piuttosto difficile mantenere la leadership, però tutti, in un modo o in un altro, fanno capo allo stesso principio: sottomettere gli eventi in corso alla propria volontà.

Anche uno spettacolo, per colui che l'osserva, è un gioco in cui si crea un modello di gestione della realtà. La musica, i libri, il cinema o i programmi televisivi sono tutti giochi, altalene per l'anima e la ragione. Sulle ali di un'elegante melodia o di un soggetto coinvolgente, la corsa sfibrante dei pensieri angoscianti si blocca e si trasforma in volo.

Qualsiasi cosa succeda ai personaggi del film, si tratta solo di una realtà addomesticata, per questo lo spettatore si gode serenamente lo spettacolo.

I giochi con la realtà non si arrestano nemmeno durante il sonno. L'anima e la ragione trovano conforto nello spazio dei sogni, dove la realtà si .adegua plasticamente al più leggero soffio dell'intenzione.

Un altro gioco molto seguito è quello dell'immaginazione. Pur di giocare alla gestione, l'uomo s'inventò anche delle realtà inesistenti. La fantasia è insolita e le è permesso di restare tale fintantoché non è reale. Essa si trova lontano. La realtà, invece, è ordinaria in forza della sua vicinanza, anche se al contempo è inaccessibile, essendo difficile da condizionare.

In conclusione, tutti questi giochi non vengono intrapresi al fine di lottare contro la noia.

La realtà quotidiana non è noiosa, è ordinaria perché non è gestibile, perché non è facile sottometterla alla regola: "Sarà come voglio io". Proprio per questo motivo l'uomo tende a evadere da questa realtà e a rifugiarsi nel gioco, dove tutto è semplice e prevedibile.

Ma alla realtà inevitabile non si può sfuggire. La vita dell'uomo è condizionata dalle circostanze e dalla sua posizione in società. La realtà si evolve, nella maggior parte dei casi, indipendentemente dalla volontà del singolo. Per ogni "voglio" c'è un "non si può". In risposta a "dammi" si sente "non avrai". Che cosa si può fare in queste condizioni?

L'uomo di solito si comporta in modo univoco. Nel tentativo di raggiungere ciò che desidera, cerca di influire diretta-mente sul mondo circostante, secondo il principio "dammi". L'influenza diretta, basata su un contatto immediato, è una delle possibili forme di gestione. Ma non è l'unica ed è ben lungi dall'essere la più efficace.

Io e voi agiremo diversamente: nasconderemo le mani dietro alla schiena e faremo in modo che sia il mondo a muoversi incontro ai nostri desideri. Tutta la narrazione che segue illustrerà come fare. Il Transurfing è una tecnica di gestione della realtà che evita di ricorrere all'influenza diretta. Ma a differenza del gioco, dove le cose si fanno per finta, qui si fa per davvero.

 

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Vadim Zeland

Il mistero avvolge la figura di Vadim Zeland. Di lui si hanno solo poche informazioni. Ha circa 45 anni ed è esperto di fisica quantistica alla quale si è dedicato prima del crollo dell'Unione Sovietica, ha poi profuso le sue energie nella tecnologia informatica, fino a quando non ha incontrato il Transurfing. Nell’unica intervista rilasciata alla stampa, Zeland dichiara di non essere assolutamente un maestro spirituale votato al proselitismo, ma solo una persona fortunata che ha reso disponibile a tutti un approccio testato personalmente. Se solo avessi conosciuto il Transurfing venticinque anni fa – ammette – la mia vita sarebbe stata completamente diversa, più facile e corretta. Ma in questo caso non avrei potuto scrivere questi libri. Vive in Russia e come afferma egli stesso, il resto non importa.

Zeland è un autore molto riservato e preferisce comunicare con i propri lettori solamente tramite il suo frequentatissimo sito russo.

 

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Commento di giuseppe

iNTERESSANTE IL PRIMO CAPITOLO, MA HO LA SENSAZIONE CHE ANCHE I LIBRI DI ZELAND STIANO DIVENTANDO DEI PENDOLI, SIAMO GIA AL QUINTO....

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Commento di Marcello

Bè se devo scrivere una recensione per aspettarmi un premio, si instaura in me l'ansia da prestazione. Quindi lascerò qui di seguito solo quello che sento, nulla di più. Si interessante, ma allora se tutto può diventare un pendolo, dove va a finire il tuo sè? Anche se dovesse accadere, chi ti impedisce poi di lavorarci e consapevolizzare? Se no non faremmo mai nulla, tanto e tutto inutile. Invece non è così, altrimenti non saremmo minimamente interessati a ciò che leggiamo: anche l'interesse è un pendolo? Ma è il tuo pendolo, quello che impari è tutta esperienza tua, che nessuno ti potrà mai togliere se non tu stesso. E poi vuoi sapere una cosa? Io ero un uomo che si credeva asino: adesso per lo meno dopo tanto " fare ", dopo tanto leggere, qualcosa è accaduto. Ma questo non potrà saperlo mai nessuno all'infuori di me stesso. Quindi io il pericolo di questo pendolo lo voglio affrontare, anche perchè se non mi fossi mai avvicinato al " lavoro " mai nulla avrei saputo di me stesso se non la NOIA.

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