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Anteprima Migrazione Globale LIBRO di Jeffrey Kaye

Leggi in anteprima le prime pagine del libro Migrazione Globale di Jeffrey Kaye, Moving Millions. Chi muove le pedine di questo fenomeno inarrestabile?

Anteprima Migrazione Globale LIBRO di Jeffrey Kaye

Introduzione

Quando cammino per andare al supermercato, la mia attenzione si posa spesso su un particolare insignificante, nel panorama urbano: un comunissimo tombino. Ad attirarmi non sono il suo aspetto ordinario e la sua copertura in ghisa, tipici di un oggetto che serve solo a coprire le fogne, bensì le due scritte poste su di esso. Da un lato vi è un semicerchio di lettere maiuscole che compongono la scritta "CITTÀ DI LOS ANGELES"; dall'altro vi sono tre parole, "PRODOTTO IN MESSICO", che completano il cerchio, formando una faccia sorridente e dando vita a un effetto ottico probabilmente non previsto da chi ha disegnato o realizzato una banale copertura delle fogne.

L'adoro. Non solo per la scelta estetica, voluta o no, di questo oggetto banale e di mera utilità pubblica, ma soprattutto per la palese dichiarazione di collegamento tra due Paesi in una città nella quale il 40% dei residenti (compreso me) è nato all'estero, in un momento in cui l'attenzione e il dibattito pubblico riguardano le questioni "da dove veniamo" e "quali confini abbiamo attraversato". Nel corso della mia vita l'immigrazione è sempre stata un interesse costante, a livello sia professionale che personale.

I miei nonni e i miei bisnonni dalla Polonia, occupata dai Russi, sono emigrati in Inghilterra, tra la fine dell'Ottocento e l'inizio del XX secolo. Decenni dopo, l'odissea globale della mia famiglia è proseguita, quando i miei genitori hanno lasciato Londra e portato me e mia sorella negli Stati Uniti. Le nostre quattro generazioni migrarono per la medesima ragione per cui la maggior parte della gente lo fa oggi: la ricerca di una vita migliore. Mia madre lavorava come assistente di un avvocato; mio padre era un gioielliere, un artigiano che, a causa delle alte tasse sul lusso imposte dal governo britannico, si era trovato in gravi difficoltà a vendere i propri prodotti ai negozianti. Ispirato dall'esempio dei cugini, che nel 1962 si erano trasferiti a Los Angeles, mio padre scrisse 40 lettere ai gioiellieri di quella città chiedendo lavoro. Uno di questi glielo offrì; così, nel 1963, ci trasferimmo, e io vivo qua da allora.

La mia storia d'immigrazione è quella tipica di coloro che espongono la propria famiglia a grossi rischi nella speranza di ottenere una vita migliore.

Ovviamente, oltre a questo c'è qualcosa di più, nella mia storia, e c'è di più in questo libro, che va al di là di quelle che la gente comunemente ritiene siano le ragioni per cui la gente emigra. Di questi tempi si può considerare l'immigrazione come il risultato di decisioni personali, ma, se si superano le banalità, emergono le dinamiche nascoste delle strategie economiche e le pratiche commerciali, oltre alle scelte politiche – a livello tanto globale quanto locale – che spingono milioni di persone ad andare in giro per il mondo.

Quella umana è una specie migratoria. Partendo dall'epico Esodo, raccontato nella Bibbia, fino alla storia dell'Odissea, i nostri miti e le nostre leggende riconoscono lo spostamento come tema centrale nella saga dell'umanità. Per sfuggire alle difficoltà, o per cercare nuove prospettive, siamo coinvolti dal processo di "globalizzazione" da più di diecimila anni, da quando i nostri avi ancestrali emigrarono dall'Africa orientale in cerca di condizioni di vita più ospitali, con migliori raccolti, maggiore cacciagione e più pesci da pescare.

Da quando abbiamo sviluppato l'agricoltura, circa quindicimila anni fa, gli scambi, il commercio e la formazione delle città hanno stimolato ancora di più i fenomeni migratori: una tendenza che è continuata man mano che aumentava la popolazione e progredivano le tecnologie delle comunicazioni. Il mondo sta sperimentando l'esodo su una scala mai vista finora, motivato dalle stesse antiche ragioni: la ricerca di nuove opportunità e risorse.

Alcuni hanno affermato che la dimensione senza precedenti della globalizzazione "sta inclinando il piano su cui stiamo rotolando"; se è così, quali sono le ragioni che spingono così tante persone a migrare? Mentre la maggior parte dei migranti si sposta dai Paesi poveri verso quelli sviluppati e più ricchi, alcuni di essi vivono già nelle nazioni del mondo industrializzato.

Oggi, 1 persona ogni 35, nel mondo, risiede in una nazione diversa da quella in cui è nata. Se i 200 milioni di persone al mondo che in questo momento vivono fuori dalla loro ma drepatria si trovassero tutti in un solo posto, darebbero vita al quinto Paese più popoloso del globo.

Ho effettuato delle ricerche sull'immigrazione nei quattro continenti e ho assistito ai medesimi, emotivi e concitati dibattiti sul "problema immigrazione", con discussioni spesso venate di razzismo e di xenofobia.

Le reazioni istintive sono spesso superficiali e fuori dal contesto. In giro per il mondo ho visto migranti perseguitati, arrestati e deportati, e governi – oltre ovviamente agli organi d'informazione – affrontare la questione come un tema di portata locale, parlando, in una moltitudine di lingue, di recinzioni, amnistie, controlli ai confini, progetti per i lavoratori stranieri, purezza linguistica, aumento della popolazione, servizi sociali, delinquenza e di fine della civiltà così come la conosciamo.

Nonostante il fatto che, in realtà, gli Stati Uniti rappresentino la casa per un numero di migranti maggiore a quello di qualsiasi altra nazione, più di 60 altri Paesi hanno, rispetto alla popolazione indigena, percentuali anche più elevate di stranieri che vivono entro i loro confini. Tre quarti dei migranti a livello mondiale sono ammassati nelle 28 nazioni maggiormente industrializzate, le quali, fortificando i propri confini, aumentando le forze di polizia alle frontiere ed erigendo nuove cortine di ferro stanno sempre più diventando delle comunità recintate.

I migranti vanno dove l'erba è più verde; così, mentre gli Stati Uniti cercano di tenere fuori i Messicani, il Messico, a sua volta, ha aumentato la sicurezza lungo il confine orientale per tenere lontani i Guatemaltechi.

La Malaysia deporta i Filippini; il Kosovo espelle i Bengalesi; lungo i confini europei, la Spagna, l'Italia e la Grecia stanno cacciando gli africani subsahariani; in Polonia vengono arrestati i Russi; in Russia, i nazionalisti stanno prendendo la situazione in mano e terrorizzano i lavoratori immigrati "di colore" provenienti dal Tagikistan e dalla Cecenia; in Sud America l'Argentina deporta i Boliviani e gli Haitiani vengono cacciati da Santo Domingo; nel Regno Unito la polizia per l'immigrazione, in uniforme nera, passa a tappeto i fast food e i negozi di kebab in cerca di Pakistani, Indiani e Bengalesi senza permesso di soggiorno.

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Jeffrey Kaye

Jeffrey Kaye, giornalista indipendente e corrispondente speciale di NewsHour della PBS, per il quale lavora fin dal 1984. I suoi lavori sono apparsi anche sul Los Angeles Times, sul Washington Post, e su altri giornali, trasmissioni televisive e su Internet. Per maggiori informazioni, e per vedere le immagini scattate durante la lavorazione di Migrazione Globale

 

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