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Anteprima "La Terapia Chelante" di Fiamma Ferraro

Anteprima "La Terapia Chelante" di Fiamma Ferraro

Le intossicazioni da metalli tossici possono essere in forma acuta oppure cronica

Intossicazioni acute e intossicazioni croniche:
non sono la stessa cosa.

L'esposizione ai metalli tossici viene generalmente classificata in base alla sua durata in giorni.

Le modalità che l'esposizione così definita può assumere sono:

- acuta — da 1 a 14 giorni 
- intermedia — da 15 a 354 giorni 
- cronica — maggiore di 365 giorni

Solitamente l'evento acuto è imprevisto e inaspettato: riguarda un'esposizione in ambienti nei quali si riscontrano livelli alti del metallo, come può avvenire nel caso di una sua fuoriuscita (a volte anche copiosa) da un impianto industriale, in laboratorio o in fase di trasporto. Le fuoriuscite sono generalmente attribuibili a incidenti e alla mancata applicazione delle dovute precauzioni.
In passato ci sono stati molti incidenti causati dal mercurio liquido che si usava nei termometri (il mercurio liquido sembra argento, spesso molto attraente per un bambino).

Un’esposizione cronica invece è continua, costante e ripetuta ma in “dosi minuscole”, che tuttavia con il passare del tempo si accumulano nell’organismo in quantità non più tanto piccole.
Quanto alle intossicazioni intermedie, non sono molto frequenti.

La medicina convenzionale conosce da molto tempo, e di conseguenza tratta, le intossicazioni acute da metalli tossici.

L’esempio più noto, citato nei testi medici di varie specializzazioni, è l’intossicazione da piombo in dosi notevoli. Vengono invece in genere presi in considerazione con minore attenzione i potenziali danni, lievi ma persistenti, provocati da fattori nocivi, in questo caso i metalli tossici che, pur in dosaggi minimi, sono costantemente presenti nell’ambiente e infine provocano anch’essi dei danni alla salute.

Questa tendenza della medicina a prendere in considerazione più i problemi medici acuti che non quelli cronici è dovuta al fatto che i sintomi di un problema acuto di solito sono relativamente eclatanti ed evidenti, ed è difficile non notarli.

Un fenomeno nocivo cronico, invece, come quello provocato dai metalli tossici in dosaggi minimi ma quotidiani o quasi, è costante ma “semi-nascosto”, poiché questi metalli piano piano si accumulano sempre di più nell’organismo in modo subdolo, subclinico e non sempre facilmente rilevabile. Può pertanto essere difficile per un soggetto avvertire, percepire e rendersi conto dell’oscura presenza dei metalli tossici.

Accumulandosi “silenziosamente” nei tessuti, con il passare del tempo questo tipo di accumulo, definito per l’appunto cronico, può tuttavia essere ancora più dannoso rispetto a un singolo evento acuto.

Generalmente in medicina prevale la mentalità del crisis management, ovvero della gestione della crisi o dell’evento acuto, in quanto in questi casi si interviene con maggiore facilità, seguendo specifici protocolli e linee-guida, anche se i fattori che hanno scatenato l’evento potrebbero non essere facilmente identificabili e trattabili.

Metalli e malattie cronico-degenerative

In Italia si stima che nel 2050 la spesa pubblica per la sanità sarà raddoppiata.

Come accennato, sono conosciuti da tempo in campo medico i danni provocati da avvelenamenti acuti da metalli tossici. Ora si va, per fortuna, seppur lentamente, diffondendo anche la conoscenza rispetto ai danni cronici provocati da intossicazioni lievi ma persistenti. Soprattutto in riferimento alle varie modalità terapeutiche da applicare in relazione a malattie croniche – degenerative provocate, o aggravate, da questi metalli e da altre tossine.

Le malattie cronico-degenerative da decenni regnano sovrane quali prima causa di morte e morbosità nei Paesi sviluppati.

Non è semplice mettere a punto dati statistici sulle cause di morte su ampia scala; tuttavia, in base ai dati dell’OMS, nei Paesi sviluppati e industrializzati, pur essendo lievemente diminuita la mortalità e la morbosità da malattie cardiovascolari, esse costituiscono ancora la prima causa di morte, causando un terzo di tutti i decessi.

Molti milioni di individui all’anno sono affetti da malattie cardiovascolari e moltissimi si sottopongono a un intervento di bypass aorto-coronarico; tra questi pazienti, il 3-6% perde la vita durante l’intervento oppure a seguito di complicanze da questo causate.

I tumori sono la seconda causa di morte, la quarta diagnosi in assoluto negli studi medici, poliambulatori e ospedali, e le statistiche negative attinenti al numero dei tumori purtroppo sono in aumento. Non si è avverato il sogno del presidente americano Nixon che nel 1972 dichiarò la guerra al cancro. Nei bambini, invece, dopo i traumi/incidenti, i tumori costituiscono la seconda causa di morte.

Al terzo posto negli adulti vi è l’ictus, ovvero le affezioni cerebrovascolari strettamente collegate alle malattie cardiovascolari.

Quarta causa di mortalità: le malattie delle basse vie respiratorie. Di recente l’OMS ha dichiarato che in molti casi per queste malattie è da prendere in considerazione l’inquinamento ambientale.

Nei capitoli successivi esamineremo il ruolo svolto da depositi di metalli tossici in queste malattie, e soprattutto come sia possibile trattarle con la terapia chelante in varie forme.

Qualche delucidazione e aggiunta

Ricordiamoci innanzitutto che l’organismo umano è dotato di grandissime capacità di autorigenerazione, per cui una terapia chelante ben mirata non può che agire in sintonia con remissioni spontanee o miracoli!

Può capitare di leggere sui giornali o sul web di casi di persone affette da una malattia (il più delle volte affezioni neurologiche) che sono miracolosamente guarite o migliorate dopo una terapia chelante. Di conseguenza, gli studi medici e gli ambulatori vengono a volte invasi da persone affette dalla malattia in questione che sventolano l’articolo in faccia allo specialista e pretendono di iniziare anche loro questa terapia.

Gran parte di queste persone successivamente rimane delusa per due motivi:

a) lo specialista oppure il medico di base non informato sconsiglia di intraprendere una terapia chelante;
b) il soggetto, convinto che la responsabilità dei suoi mali sia da attribuire esclusivamente a metalli tossici, si sottopone a una terapia chelante senza ottenere i risultati sperati.

In realtà, come ho già fatto presente, i metalli tossici sono UNO dei tanti fattori da prendere in considerazione in caso di malattia, ma non certo l’unico.

Pertanto, una terapia chelante, quando è indicata (come vedremo, non lo è sempre) ed è effettuata con le modalità terapeutiche appropriate, può migliorare la sintomatologia, ma non necessariamente “guarire” il soggetto al 100%.

Allora a cosa sono dovuti i “miracoli”?

A mio avviso entrano in gioco probabilità statistiche e, per semplificare il concetto, mi servo di un’analogia interessante: presso i miei studi effettuo trattamenti con un metodo di agopuntura, “Agopuntura 2000”*, molto conosciuto e rinomato nel Nord dell’Europa in quanto conferisce spesso risultati eccezionali in caso di patologie oftalmologiche (la classica agopuntura tradizionale cinese solitamente non è invece di grande aiuto in questi casi).
Ebbene, in circa 13.000 persone trattate con questo metodo in Europa, ci sono stati 9 “miracoli”: si trattava di persone del tutto non vedenti che hanno ripreso a vedere, al punto di poter guidare. Nelle altre migliaia e migliaia di casi, invece, nell’85% dei pazienti si sono riscontrati dei miglioramenti di un’entità intorno al 20% (in realtà, già questo potrebbe essere considerato un “piccolo miracolo”).

Nel contesto dei metalli tossici, invece, è probabile che nei soggetti “miracolosamente” guariti con una terapia chelante i metalli tossici fossero la causa esclusiva della malattia, ma purtroppo non è così nella maggior parte dei casi.

Se ci si sottopone a una terapia chelante, specialmente se si soffre di affezioni neurologiche, conviene non contare necessariamente sul “miracolo totale”, bensì tenere presente che se la terapia è indicata ed effettuata bene, ci potrebbero comunque essere dei miglioramenti.

 

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Fiamma Ferraro

Fiamma Ferraro si è laureata in medicina e in scienze mediche in Irlanda. Ha completato la formazione specifica in medicina generale e ha conseguito titoli in scienza della nutrizione e terapia chelante in Germania, omotossicologia, fitoterapia e ozonoterapie presso le Università di Siena e Firenze, psicofarmacologia con l'Università di Harvard (USA) e agopuntura in Finlandia e in Germania.

Insegna il metodo di respirazione Buteyko, svolge conferenze e cura l’attività informativa e la formazione degli istruttori per l’Associazione Buteyko-Italia.

Autrice di libri di medicina naturale, svolge attività medica a Siena, Firenze, Roma e in Irlanda.

 

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