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Anteprima - La Grande Equazione - Libro di...

Leggi in anteprima la prefazione al libro La Grande Equazione di Vittorio Marchi

Anteprima - La Grande Equazione - Libro di Vittorio Marchi

Sorride la Gioconda (il simbolo della verità di Leonardo):

«… e pensare che l'enigma è di una semplicità sconcertante (per questo, come diceva Socrate, lo stupore è l'inizio della Conoscen­za) e che basterebbe riflettere un po'; per trovare una risposta al Mistero dell'Esistenza, come per l'uomo, basterebbe cercarla nell'ultima cosa che gli uomini sono in grado di vedere»

L'uomo è disposto a credere a tutto, pur di non scoprire l'Uno, il Semplice,l'"IO", che risiede in lui stesso.

Una strana prefazione 

La prefazione è un testo che l'autore, o un'altra persona, pone all'i­nizio dell'opera per illustrarne alcuni profili, quali il contenuto del libro stesso, il metodo di lavoro dell'autore, i criteri di giudizio. essa serve a chiarire lo scopo del libro, assicurando una buona lettura del testo e attribuendogli veridicità.  la prefazione è definita autoriale se scritta dall'autore. Solitamente inizia a pagina dispari, è scritta in corsivo ed è firmata e accompagnata da una data.  Molto spesso la prefazione è riportata per dare unità al libro, oppure è legata solo a un suo punto eclatante o a un personaggio specifico (in questo caso si parla di "prefazione documentativa").  questo libro, invece, non ha alcun inizio. Perché ogni inizio è un'invenzione creata dalla immaginazione.

Prefazione documentativa: un profondo equivoco millenario 

Viene smascherato infatti l'errore cronologico della Bibbia: «In principio era il Verbo e il Verbo era presso Dio e il Verbo era Dio» (gv. 1,1). «In principio, Dio disse: Sia la luce! E la luce fu» (genesi, 1,1-3). 
nel nuovo Testamento, l'ideale apertura può essere considerata quella del prologo al Vangelo di giovanni: «In principio c'era il Verbo» (gv 1,1).
l'essere creato non nasce perciò da una lotta teogonica, come insegnava la mitologia babilonese, bensì da un evento sonoro efficace, una Parola che vince il nulla e crea l'essere.
Può darsi, ma queste sono ancora parole che si aggiungono ad altre parole.
la realtà è che a causa di una traduzione poco accurata (o forse molto interessata) della Bibbia (le cui lingue originali sono il greco e l'ebraico) l'umanità è stata trascinata da un copista/redattore ambiguo e "infedele" (e forse senza tanti scrupoli) a vivere per millenni nel buio della più profonda ignoranza.
Cosa significa, infatti, l'espressione «In principio era il Verbo»? e se il Verbo è dio, come può dio avere un principio?
Che cosa significa «In principio Dio disse: "Sia la luce!". E la luce fu»?
esiste dunque un principio per una deità ritenuta senza limiti?
Con parole ricucitrici si è cercato di superare le palesi contraddizioni non della Bibbia, ma del copista/redattore della Bibbia, affermando che giovanni ci fa risalire a prima dell'inizio del nostro tempo, al grande Tempo dell'eternità, e che «in principio» significa l'inizio assoluto, inizio senza inizio: l'eternità, appunto.
già, ma queste sono ancora parole che si aggiungono ad altre parole, ragion per cui, dopo un'analisi accurata di come siano andate le cose all'atto della cosiddetta Creazione, non è che se ne sia saputo molto di più.
Perché allora non raccontarla tutta, questa bene-detta storia della Creazione, magari in maniera meno tortuosa, meno involuta e velata, e molto più semplice di quanto probabilmente non si è voluto fare?
Sicuramente l'evangelista giovanni parla nella Genesi della Parola, del Verbum o del Logos (Pensiero), che genera questa realtà e comincia, all'inizio della Bibbia, col dire «EN ARKHÉ», cui è stato dato il significato di «in principio» invece che «A FONDAMENTO DI TUT­TO», quando anche la versione greca della Bibbia in uso presso gli ebrei della diaspora comincia con quel «EN ARKHÉ», che anticipa il suono della Parola biblica per contrapporla subito dopo alla luce.
luce che viene poi a sua volta reinterpretata nel racconto della Creazione con quel «E la Luce fu», laddove, nel processo cosmogonico, anche le tenebre, identificate nel Caos, sono «in principio», prima che la luce, che ordina il Caos per trarne il Cosmo, le recuperi dal buio. questo «Sia la Luce» diventa l'espressione elaborata dal traduttore per dare inizio all'universo.
l'universo, dunque, inizia? da quando e da dove, se è infinito? una cosa non può essere e non essere contemporaneamente.
il discorso è un altro, invece, se la stessa contraddittoria versione della Genesi viene rivisitata alla luce di un «a fondamento di tutte le cose è la Vbr…», in cui vbr viene tradotto, per assonanza e assimilazione, con verbo, ma in realtà significa vibrazione (elettricità, magnetismo, suono, materia oscura, etere, pensiero, coscienza, SPIRITO, il Tutto, insomma, nella sua manifestazione visibile e invisibile, a-spaziale e a-temporale).
È dunque la Vibrazione, sostanza vivente, vigente e intelligente, senza tempo, spazio e dimensione, quella di cui parla la Bibbia e non un'essenza di ViTa eTerna da cercare nell'aldilà dopo la morte.
Solo nella teologia cristiana il cosmico ACRONIMO, il Senza TEMPO, l'aion di gesù (da cui, per assonanza l'aeternum, l'aevum, l'evo, l'eone), è poi passato invece a indicare un tempo lineare, che ha avuto inizio e che avrà fine con l'escathon (la fine dei tempi), il giorno del giudizio universale (l'apocalittica fine del mondo).
Ma l'aion di cui parla gesù esclude semplicemente tutto questo e respinge integralmente ciò di cui parlano le versioni consuete: non si riferisce all'aionos bios, indicato dalle traduzioni delle parole greche, bensì alla realtà del "qui e ora", all'essere del SeMPre PreSenTe.
È il vivere senza dover dipendere dal passato o dal futuro, perché altrimenti nel passato c'è la nascita e nel futuro c'è la morte. Ci sono ancora l'abbaglio dell'inizio e l'inganno della fine, che in realtà non esistono.
C'è l'illusione di pensare al proprio futuro come a qualcosa che verrà (la sera, il giorno, durante il giorno; il mattino, la notte, durante la notte) un obiettivo da raggiungere nella vita di domani, durante l'oggi. un'età a cui arrivare da vecchi, quando si è giovani; la pensione da raggiungere, quando si è attivi, al lavoro; la morte da rimuovere, da morti, mentre si è in vita; la vita eterna che ci attende nell'oltretomba dell'ulteriorità, quando si vive qua nell'oggi.
Si va avanti così, come se si navigasse a vista per cercare di dare un senso alla vita e trovare la rotta; ma la vita è sempre un passo più in là, sempre più "altrove" e inafferrabile.
il presente è sempre e soltanto un attimo fuggente. e la vita in questo mondo non è mai un continuo ADESSO, né un perenne HIC ET NUNC, ma una sorta di miraggio (un'Araba Fenice), perché l'OVUNQUE è qualcosa di ancora troppo oscuro, nel mondo in cui viviamo e per il nostro stile di vita.
La storia dell'araba fenice, già simbolo della sapienza divina (cfr. Giobbe, 38, verso 36, intorno al IV secolo d.C.), che risorge dalle sue ceneri ogni 500 anni, ricorda un po' quella dell'infinito, per indicare qualcosa di cui non si conosce l'uguale, perché è introvabile, un esemplare unico e soprattutto inafferrabile, secondo il ben noto detto di Metastasio: «Come l'araba Fenice: che vi sia ciascun lo dice, dove sia nessun lo sa» (Demetrio, atto II, scena III).
dov'è, appunto, l'infinito? e dove lo si va a cercare? non è forse un'altra contraddizione della mente, quella di andare a cercare il non-locale nel locale, e per di più con strumenti finiti?
di conseguenza, per fare fronte al problema di come raffigurare qualcosa di non rappresentabile, l'unica risorsa che rimane è quella di fare ricorso a un simbolo. e il simbolo dell'infinito è la doppia spirale.
Perché? Perché, essendo costretti a raffigurare qualcosa che è "Senza ForMa", la doppia spirale può essere vista, solo con l'occhio del Pensiero, la nostra strumentazione di bordo, come l'unica proiezione (piana) che abbiamo a disposizione per riprodurre la struttura dei due emisferi dell'androgino universale.

Una struttura riportata ad hoc che, unica al mondo, è in grado di offrire l’immagine del ritmo alterno dell’evoluzione e dell’involuzione, della nascita (costruzione) e della morte (distruzione) di un Universo organico (Uomo universale), mediante due eventi, l’uno complementare all'altro, che, senza negarsi a vicenda, racchiudono in sé il ciclo eterno del principio della conservazione dell’energia vibrazionale, così come questo è riconosciuto anche dalle leggi della fisica classica.

La figura della doppia spirale, peraltro, può essere considerata in senso sia macroscopico che microscopico. Ciò perché, in virtù della loro analogia, si può sempre passare dall'uno all'altro di questi due punti di vista mediante un’opportuna trasposizione.

 

Da questo punto di osservazione possiamo considerare le due spirali come l’indicazione di un’energia cosmica che agisce in senso inverso nei due emisferi, i quali, nella loro più larga applicazione, rappresentano naturalmente le due metà dell’eterno androgino; mentre i punti intorno ai quali si avvolgono le due spirali, sono i due poli. e allora si può subito notare come ciò sia in stretta relazione con i due sensi di rotazione della swastika, dato che questi ultimi rappresentano, in ultima analisi, la stessa rivoluzione femminile del mondo intorno al proprio asse, ma vista rispettivamente dal'’uno e dall'altro dei due poli.

Le spirali di Fibonacci intorno all'uomo del mondo intorno al proprio asse, ma vista rispettivamente dall'uno e dall'altro dei due poli. Tale motivo ritorna nei moti planetari e nella duplice azione dell’energia cosmica, che in fondo si identifica sotto tutti i suoi aspetti con la dualità dello Yin e dello Yang. È facile rendersi conto che, nel simbolo dello yin-yang, le due semicirconferenze che formano la linea che delimita internamente le due parti chiara e scura della figura corrispondono esattamente alle due spirali e che i loro punti centrali, scuro nella parte chiara e chiaro nella parte scura, corrispondono ai due poli.

Tutto questo ci riconduce ancora una volta all'idea dell’Androgino. idea che continua a replicarsi all'infinito, come avviene nel caso della duplice azione del moto di rivoluzione e di rotazione del pianeta terrestre intorno al proprio asse, mentre disegna la sua orbita ellittica intorno a due fuochi situati eccentricamente sull'asse maggiore dell’ellissi. la manifestazione universale si presenta sempre con le due fasi inverse, dal manifestato al non-manifestato e viceversa, e l’ordine dei due termini dipende soltanto dall'ottica con cui si guarda, perché in realtà le due fasi complementari alle quali corrispondono sono al tempo stesso alternanti e simultanee e l’ordine nel quale si presentano non si iscrive in alcun ordine, se non come punto di partenza assunto, però solo convenzionalmente. da un punto di vista cosmogonico, con un primo movimento dinamico di andata può esservi la condensazione nel manifestato, mentre, simultaneamente, di riscontro, con un movimento di ritorno nel non manifestato, può verificarsi la dissolvenza.


Quello che c'è da notare è che i due stati sono sempre perfettamente simultanei e contemporaneamente invertibili.
rendere comprensibile tale concetto non è facile; però è possibile evitare l'improprietà e la difficoltà del linguaggio con un rilievo abbastanza semplice, cioè dicendo che nei due processi è implicita la rispettiva attrazione a formare ciò che si era dissolto e simultaneamente a dissolvere ciò che si era formato.  la cosa notevole da sottolineare è che questi due processi, apparentemente inversi, in realtà non sono altro che i due aspetti complementari di un'unica azione.  ne consegue che ciò che è materializzazione sotto il profilo della sostanza è anche, all'opposto, un'eterizzazione sotto il profilo dell'essenza.
Per questo gli gnostici (le persone che sapevano), che nel ii e iii secolo dell'era cristiana facevano parte di un movimento molto articolato, seguendo un principio secondo il quale spirito e corpo venivano intesi sotto l'aspetto essenziale e sotto l'aspetto sostanziale dell'essere, affermavano che la dissoluzione del corpo è la dissoluzione dello spirito e viceversa.
in pratica, nel senso più generale di queste parole (dato che corrispondono alla consistenza e alla dissolvenza), tale principio per essi doveva intendersi riferito all'alternanza delle "vite" e delle "morti". al punto che, sintetizzando al massimo, lo stato che è vita per il corpo appariva loro come morte per lo spirito e viceversa.
Si tratta di un capovolgimento di situazioni che, sotto forma di messaggio criptico, è pervenuto fino a noi, quando nel linguaggio comune diciamo: «Trarre il vivo dal morto e il morto dal vivo», il che è poi un altro modo per esprimere "la volatilizzazione del fisso e la fissazione del volatile", oppure, in maniera più esplicita "la spiritualizzazione del corpo e la corporizzazione dello spirito".
intanto, nei confronti della totalità della manifestazione universale, la "ruota cosmica" continua a impastare la sostanza della materia
secunda di questo mondo. Con una rotazione che svolge, rispetto a esso, un ruolo corrispondente a quello della "essenza" della "materia prima".
e con ciò speriamo di aver reso giustizia a un testo sacro come la Bibbia, che un copista/redattore infedele deve aver deciso di stravolgere per l'obnubilazione della massa dei "persi" a beneficio dei privilegi delle élite degli "avveduti".

Tuttavia, tutte le traduzioni fatte su Aion Tev¬oß (eone Perfetto), Bunov" (termine greco per "Profondità"), Proarchv (termine greco per "Prima dell'inizio"), Archv (termine greco per "inizio") devono avere fatto il loro tempo.
un nuovo soffio di vita, che si identifica con lo spirito divino, secondo l'inizio della genesi ebraica, aleggia sulle acque primordiali della Creazione (increata): è la coscienza dell'infinito, che non si può definire se non attraverso il Pensiero della propria e unica Se STeSSiTÀ.

FRATTALI - Ecco le… misteriose geometrie che compongono la natura

L'autosomiglianza dell'uno: è la ricorsività (unicità) di copie di se stesso in scale e forme differenti.

STRUTTURE AUTOSOMIGLIANTI

"Frattale" vuol dire "frazionario"; deriva da fractus, che significa interrotto, scabroso, irregolare.
il frattale è una figura geometrica complessa, irregolare, con una data forma che si ripete. la cosa curiosa è che, per quanto bizzarra sia, questa forma è tutt'altro che casuale, anzi è così precisa che si ripete nel dettaglio; cioè in qualunque scala si analizzi quella forma, si trova la stessa struttura ripetuta in tutti i suoi particolari, in tutte le sue parti. il che vuol dire che se si prende, per esempio, l'irregolarità della costa tirrena e poi si seleziona solo un tratto di questa costa e lo si ingrandisce, si ritrova la stessa struttura, e anche


osservando parti ancora più piccole si ritrova lo stesso disegno; è come se ci fosse un'irregolarità costante che si ripresenta sempre allo stesso modo.
questo vale per una felce, una montagna, una nuvola, un cavolfiore, un girasole, un echinoide, una rosa, un albero, un gruppo di galassie, un fiocco di neve… sono tutti frattali naturali.

«Non puoi scuotere una rosa senza agitare una stella».
Francis Thompson

Certamente c'è la ricorsività del rispettivo sviluppo: un fiocco di neve (ogni fiocco è diverso da tutti gli altri) non solo è un disegno unico e bellissimo, ma in ogni sua piccola parte è ripetuto l'intero disegno, secondo una struttura olografica.
ecco l'equazione matematica relativa alla funzione ricorsiva:

z(n) = z(n - 1)(2 + c).

Si può dire che, mentre il perimetro di una forma euclidea ha dimensione 1 (è una linea), il perimetro di una forma frattale è 1 più qualcosa. questo perché la geometria dell'uomo è euclidea, mentre quella della natura è frattale.
il principio della frattalità avviene, in essenza, quando in uno schema l'interno ha la stessa forma dell'esterno dello schema stesso. Ciò viene chiamato "autosomiglianza" e la si può visualizzare con facilità immaginando una cipolla, una felce, le matrioske russe o una rosa. Si può dunque immediatamente intuire come l'antica concezione vedica della capacità di fare riferimento a se stessi come origine dell'autoconsapevolezza, sia molto simile al principio per cui le onde possono rientrare in se stesse da dentro a fuori, per così dire, per creare schemi come i frattali, oppure, nella fattispecie, la famosa spirale auto-rientrante nella Proporzione Aurea.

Per connettere la nuova scienza dei frattali alla scienza antica e moderna che insegna i veri principi che stanno dietro alla coscienza e alla spiritualità, va compresa l'importanza profonda e rivoluzionaria della "perfetta compressione". Fisica e scienza hanno scoperto solo recentemente che l'unico modo per comprimere all'infinito con successo qualunque cosa è attraverso l'uso della frattalità. 
la frustrazione di Einstein è stata questa: non aver visto la carica in un frattale, inteso come un infinito collasso d'onda costruttivo.
Se studiamo la biologia, scopriamo che quasi tutte le forme viventi devono scegliere se "diventare frattali o morire". dovunque, e qualsiasi di esse guardiamo (broccoli, felci o rose), sembra che tutto voglia far parte della vita, cioè avere una geometria frattale.
questo ci riporta alla Proporzione della Sezione Aurea che può rappresentare la perfezione della forma frattale. questa proporzione è l'essenza della fillotassi, il principio di ramificazione o annidamento perfetto che si ritrova in quasi tutte le piante. Si chiama "massima esposizione con minima sovrapposizione", nel senso che le foglie, grazie a questa geometria, hanno trovato il modo perfetto di condividere la luce.
la scienza descrive la Spirale della Sezione aurea come una perfetta traslazione di vorticità, intesa come il modo migliore per l'inerzia rotazionale (o massa) di diventare inerzia lineare (o energia); quindi la Spirale aurea è il percorso perfetto che va dalla materia all'energia. Se estendiamo la Spirale aurea e la Proporzione della Sezione aurea nella tridimensionalità, otteniamo il pentadodecaedro, che rappresenta la geometria che sta dietro a cose come il dna e la griglia terrestre. 

una delle migliori interpretazioni del significato del termine chim contenuto nelle parole chimica e alchimia è dal luogo nero, che letteralmente indica come accedere a un buco nero (diventando frattali?). da un po' di tempo le riviste scientifiche fanno a gara nell'annunciare che «l'universo è fratta- Pentadodecaedrole», o che «l'universo è un dodecaedro».

Ma cosa ha a che fare, tutto ciò, con l'apertura di una breccia nell'insegnamento della profonda scienza che sta dietro alla spiritualità, alla coscienza e al sacro?
Partiamo esaminando in quale modo la Scienza potrebbe insegnare cos'è uno spazio sacro.
Se in una stanza cerchiamo quello spazio che dà la sensazione del sacro, di fatto scopriremo che è il punto dolce in cui un seme germoglia più celermente e le persone hanno la massima capacità di concentrazione (perché il dna è felice), cioè semplicemente il punto in cui il maggior numero di linee di un campo elettrico converge in un frattale [compressione frattale non distruttiva; N.d.R.].
il luogo in cui si comprime la maggior parte delle linee di energia è il risultato di quella che la Scienza chiama "inclusività armonica", cioè il punto in cui il maggior numero di onde può convergere con un'interferenza solo costruttiva.
la Proporzione della Sezione aurea è la geometria perfetta di questo principio elettrico di vita.
Si può comprendere il principio frattale dell'inclusività armonica studiando la medicina cardiaca, la quale ha scoperto che il cuore frattale è il cuore sano e che, se le inclusività armoniche del nostro cuore sono espresse al massimo (principio definito come "Variabilità del ritmo Cardiaco", Heart Rate Variability), siamo statisticamente in grado di resistere a tutte le malattie.
il bello del principio secondo il quale il cuore invita armonicamente la compressione al suo interno, è che esso identifica la vera scienza alla base della compassione.
Se riusciamo a immaginare qualcuno fuori di noi, creando dentro di noi un'immagine della forma energetica dei suoi sentimenti [un'immagine energetica autosomigliante ripropone quindi lo schema frattale; N.d.R.], allora il nostro cuore si muove elettricamente "da dentro a fuori" [il movimento "da dentro a fuori" corrisponde alla compassione...; N.d.R].
noi andiamo "da dentro a fuori" per amore?
il nostro cuore di certo lo fa (v. il "Sintonizzatore del Cuore", invenzione di dan Winter); quindi lo stesso principio di perfetta com­pressione, che è la perfetta compassione che identifica il cuore sano dal punto di vista medico, identifica anche il punto dolce elettricamente frattale che è lo spazio sacro in una stanza.
il segreto dell'architettura biologica, dell'utilizzo di materiali vivi e dell'allineamento frattale degli spazi, è che la geometria frattale con­centra la forza vitale.
la scienza è stata un po' tardiva nel rendersi conto che esiste una fondamentale geometria del campo elettrico, quella frattale, che può nutrire e concentrare tutta la forza vitale e alimentare l'attenzione umana stessa.
ora passiamo alla vera scienza della coscienza e della crescita spirituale. noi sappiamo, grazie ai recenti sviluppi della ricerca su temi come la beatitudine, l'estasi, le esperienze picco, la percezione picco e l'illuminazione, che le armoniche del cervello creano la proporzione della Sezione Aurea per giungere ai suddetti stati.
Pare che il processo per diventare frattali fuori dal corpo venga elettricamente rispecchiato dentro al corpo per far sì che il nostro cervello giunga all'illuminazione.
alcuni ricercatori russi hanno dimostrato, tramite innumerevoli esperi-menti, che dei giovani con frequenze cerebrali che permettevano loro di ottenere una percezione o un'esperienza picco, erano in grado di vedere senza usare gli occhi (v. Progetto World without blindness, Mondo senza cecità).
È interessante notare che attualmente la letteratura psicologica dimostra che gli stessi giovani che riescono a vedere senza usare gli occhi e creano la proporzione aurea nell'eeg (elettroencefalogramma) delle loro armoniche cerebrali, hanno un'immagine positiva di sé.
Poiché la Proporzione aurea è anche definita l'abilità delle onde di fare riferimento a se stesse, tutto ciò si adatta molto bene alla psicologia del gnosce te ipsum (con il fare riferimento a se stessi).
C'è inoltre da considerare che per entrare nello stato di "percezione picco" veniva suggerito ai giovani di immaginare di essere in un meraviglioso luogo in mezzo alla natura. Coloro che ci riuscivano dimostravano, tramite la misurazione della loro aura e delle onde cerebrali, che l'esperienza in natura faceva sì che il loro corpo accendesse una specie di pulsante, il quale li faceva diventare frattali.
in conclusione, per riassumere un po' questa nuova scienza dei picchi di coscienza, possiamo dire che, quando diventiamo (elettricamente) frattali, risucchiamo dentro di noi il nostro ambiente e che, se anche il nostro ambiente è frattale (cioè sacro), questo processo di risucchio può continuare, accrescendo la nostra dimensione aurica all'infinito*.
la scienza, attualmente, sa che la dimensione del campo elettrico dei corpi, conosciuta anche come luce aurica, è probabilmente ciò che gli antichi chiamavano Ka.
la stessa ricerca condotta in russia ha dimostrato che la coerenza dell'alone aurico, o inviluppo di carica, che circonda il corpo mostra come possiamo portare la memoria oltre la morte; quindi, usando la frattalità elettrica chiamata "beatitudine" (ananda), inglobiamo carica nella nostra aura, o inviluppo di memoria (Ka), e diventiamo sostenibili (sani) o immortali.
il puro principio della sostenibilità del campo elettrico in architettura, dove viene usata la frattalità per creare la forza centrante e lo spazio sacro, è anche la chiave della coscienza stessa.
immaginiamo una civiltà in cui gli edifici potessero possedere quel tipo di dolcezza elettrica che si percepisce quando si è al centro di Stonehenge o in una cripta sacra.
* ora, per simil-omologia con il Tutto dell'esistenza, abbiamo voluto scoprire l'esistenza di una frattalità testuale, ricorrendo a questa sua funzione ricorsiva in maniera che la stessa forma ortografica distribuita attraverso le 7 unità del testo, pur diversa nell'esposizione, esprimesse sempre lo stesso concetto: quello dell'uno.
È così che i cuori frattali creano i sistemi immunitari che attraggono la carica elettrica.
Se la scienza del benessere fosse compresa da tutti, il culto dei miracoli e della personalità e le guerre di religione diventerebbero obsolete, e i governi si dedicherebbero esplicitamente a creare le condizioni di benessere necessarie per ottenere la vera sostenibilità (salute) e per sopravvivere alla morte.

…Cioè: il concetto dell'Infinito

Nel contesto dell'elaborazione della "logica matematica", galileo galilei scoprì la proprietà fondamentale dell'inFiniTo: una parte è identica al Tutto.
ecco come il suo allievo Bonaventura Cavalieri, con una lettera scritta il 15 dicembre del 1621, pose al grande fisico, filosofo, astronomo e matematico il terribile quesito: «Che cos'è l'Infinito?».
in questo interrogativo emergono simultaneamente due qualità (che si ritroveranno lungo l'intero libro).

L'indivisibilità e la non-località

Ed ecco le esatte parole di risposta di galileo galilei (Opere Vii, 149):

Dell'Infinito
Una parte
Non è
Maggiore dell'altra…
Né si può dire che
Del numero infinito
Il centomila
Sia parte
Maggiore che 'l due
Se ben quello è
Cinquantamila volte maggior
Di questo.

dopo 250 anni (un quarto di secolo) George Cantor, considerato universalmente il genio della matematica, scopre la chiave della soluzione, intuita da galileo galilei, stabilendo il principio secondo il quale: «Sommando un infinito (8) a un altro infinito (8) non si ottengono due infiniti (2 8). Si ottiene uno e un solo infinito, ovvero: 8 + 8 = 8».

 

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Vittorio Marchi

Vittorio Marchi, insegnante di Fisica e ricercatore, è nato a Roma il 30 luglio 1938. Negli anni della sua maturità, 1968, ha conosciuto l’ingegnere compagno di stanza e di studi di Enrico Fermi, alla Normale di Pisa. E’ stata la svolta della sua vita, il cui “cursus honorum” ha preso una direzione extra-accademica. Egli è stato infatti spettatore di fenomeni, che lo hanno reso responsabile dello sviluppo, della diffusione e della comunicazione delle potenzialità della macchina umana; capacità che sono di gran lunga superiori a quelle delle macchine, pur fantastiche, dell’attuale tecnologia moderna. Da molti anni ha orientato i suoi studi e le sue indagini scientifiche verso il tema dello spirito, oggetto di discussione delle sue numerose pubblicazioni e dei suoi frequenti incontri con autorevoli personalità del mondo delle scienze e della cultura. Tra i suoi diversi scritti si segnalano “L’ Uno detto Dio”, “La Scienza dell’ Uno” e “Mirjel, il Meraviglioso Uno. DVD “Noi e l’ Infinito” (Macroedizioni)

 

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