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Scopri Perché è importante imparare a respirare meglio con Il Libro del Respiro di Max Damioli

Anteprima Il Libro del Respiro LIBRO di Max Damioli

-- I Sette Cardini del respiro --

Ci sono almeno sette ottimi motivi per imparare a respirare meglio, ciascuno dei quali da solo basterebbe a fornire una motivazione più che valida per farlo.
Io li definisco i Sette Cardini del respiro.

Tre di questi sono di tipo fisico (e, dunque, dimostrati scientificamente); tre hanno carattere metafisico: vanno, cioè, oltre il fisico e, nell'impossibilità di essere dimostrati, possono essere soltanto sperimentati in forma soggettiva. L'ultimo funge da passaggio tra questi due mondi, essendo puramente logico.

Nelle prossime pagine metterò in fila questi Sette Cardini, ricorrendo ad aneddoti, storie, metafore, similitudini e divagazioni. Il titolo e il primo paragrafo di ciascun Cardine sono più che sufficienti a comprendere il senso di quel punto: il resto è gioco...

1. Vitale (cioè che appartiene al corpo)

Delle quattro attività che tengono in vita un essere umano (mangiare, bere, dormire e respirare), respirare è migliaia di volte più vitale e necessaria delle altre tre. Vediamo perché:

Mangiare
Possiamo stare 40 giorni senza mangiare (l'australiana Jasmuheen lo ha fatto per sette anni 1). [...]

Bere
Possiamo rimanere tre giorni senza bere (Marco Pannella ha stabilito un record di sei giorni, ma ha rischiato la vita): le reni diventano come quelle spugnette per i piatti che si seccano e si induriscono quando non sono bagnate. Se si bagna, la spugnetta si rianima; il rene, invece, va sostituito, pena la dialisi a vita. [...]

Dormire
Possiamo stare due cicli completi di sonno senza dormire, poi cominciamo ad avere visioni, allucinazioni, mancanza di coordinamento sensoriale... fino ad arrivare, continuando, alla pazzia e alla morte.
Gli indiani d'America passavano tre giorni e tre notti a danzare intorno al fuoco e, dopo questa pratica, incontravano il Grande Spirito di Manitou. In Occidente, tuttavia, avremmo descritto da un punto di vista clinico quelle esperienze come episodi psicotici allucinatori.

Respirare
Si può stare senza respirare solo tre minuti, poi si rischiano gravi danni cerebrali che portano a un progressivo collasso dei sistemi vitali, fino alla morte fisica.
Respirare è ben 19.200 volte più vitale del mangiare; 1440 volte più vitale del bere; 960 volte più vitale del dormire. Ecco tutto: non lo dico io, ma la Natura.

2. Cellulare (cioè che riguarda le cellule)

Se prendo una cellula e la ingrandisco qualche milione di volte assomiglierà a quelle candeline scaldavivande rotonde, di alluminio: l'alluminio è la membrana cellulare, la cera è il citoplasma e la fiamma è il nucleo. [...]
Respirare serve, dunque, a mantenere «accese» le cellule del nostro corpo e la loro funzionalità metabolica.

3. Disintossicazione (cioè della pulizia dalle tossine)

Il 75% delle tossine che scarichiamo dal corpo passa attraverso l'espirazione. Se non respiro in modo corretto, intossico (cioè non disintossico) il mio sistema, e le conseguenze sono davvero spiacevoli.

4. Gli optional (o del passaggio logico tra fisico e metafisico)

Se un corpo chiede 100 unità d'energia per funzionare correttamente e noi gliene forniamo soltanto 50, o tutti i sistemi dovranno andare al 50% oppure esso deciderà, in modo intelligente e (in senso letterale) eco-logico, una diminuzione di alcuni sistemi «optional», per fornire il massimo dell'energia agli organi primari (cuore, cervello, fegato, reni ecc.). [...]

Mi duole dire che gli optional del corpo umano sono ben più rilevanti per la qualità della nostra vita, sebbene talvolta sembrerebbe non essere così. Ad esempio, basta pensare ad alcune convinzioni diffuse che riguardano i cinque sensi:

  • vista: se diviene meno acuta, possiamo pur sempre sopperire con il ricorso alle lenti correttive;
  • olfatto: nella maggior parte delle città non si perde molto se si ha un olfatto scarsamente sviluppato, anzi!;
  • udito: per lo stesso motivo, con l'alto rumore di fondo a cui ormai siamo abituati, non è un grande svantaggio un udito debole;
  • gusto: diventa sempre meno raffinato, specie per chi si nutre di panini mangiati in piedi;
  • tatto: a cosa serve la sensibilità tattile in una società in cui nessuno si scambia più carezze e abbracci?

Eppure sappiamo bene che i nostri sensi sono fondamentali per assaporare la pienezza dell'esistenza.

5. Pattumiera emozionale (o della metafisica dell'essere)

Ancor prima di uscire dall'utero di nostra madre, sentiamo vividamente le emozioni. Siamo collegati per via chimica a nostra madre; questo stato rappresenta per noi tutti la prima esperienza emotiva semiautonoma dell'incarnazione.

In quel periodo della nostra vita sentiamo le emozioni di nostra madre e allo stesso tempo anche le nostre (pur senza percepire in alcun modo la distinzione individuale). Da lì in poi accumuliamo una serie di «scorie emotive», che vanno dalle critiche delle maestre, alle sgridate dei genitori, al senso di colpa generato dalla religione, alla derisione nel gruppo di amici, al rifiuto in amore, e così via. Ciascuna di queste esperienze non elaborate (da noi ritenute spiacevoli, negative) resta letteralmente «prigioniera» nel corpo. Per tenere soppresse queste scorie emotive abbiamo bisogno di impegnare molta energia.

Il respiro permette a tali scorie di sciogliersi ed emergere e liberarsi così dalla prigione del corpo fisico (e forse anche di altri «corpi»). Nel momento in cui si liberano possono essere decisamente fastidiose (come vedremo in seguito), ma lasciano un nuovo spazio da riempire con emozioni positive e vitalità.

6. Metafora della vita (o delle associazioni nell'inconscio profondo)

Per ragioni legali, l'ora della nascita non è quella dell'uscita dal ventre di nostra madre, ma quella del primo respiro autonomo. D'altra parte, la morte viene spesso descritta anche come l'esalazione dell'ultimo respiro. Ne deriva che la vita umana, per come la intendiamo noi, è quella porzione di coscienza che va dal primo respiro autonomo, la nascita, all'esalazione dell'ultimo respiro, la nostra morte fisica. Dal primo all'ultimo respiro.
Questa metafora è profondamente radicata nel nostro inconscio, al punto che esiste un'evidente relazione tra il modo in cui una persona vive e il modo in cui respira.

Tramite l'analisi del respiro (una tecnica che si impara nelle Formazioni di Respiro 4) si possono individuare alcune caratteristiche di fondo di una persona dalla semplice osservazione del suo modo di respirare, delle aree che tiene chiuse e di quelle lasciate aperte, delle pause e del volume.

La cattiva notizia è che il nostro modo di vivere e di pensare condiziona fortemente il nostro modo di respirare. La buona notizia è sintetizzata invece in queste poche righe di Deepak Chopra: «Ogni cambiamento dei nostri stati mentali è riflesso nel respiro e poi nel corpo. Tale fenomeno funziona anche all'inverso: cambiando gli schemi di respirazione viene allo stesso modo modificato anche lo stato emotivo».

7. Il ponte (tra l'Elba e l'Africa)

Ci sono parecchie evidenze che dimostrano come la nostra coscienza sia divisa in almeno due «continenti»: la mente conscia e la mente inconscia (questo presupposto teorico trova conferme anche nella pratica dell'ipnosi). Il rapporto che si ipotizza tra l'una e l'altra è di uno a dieci, cioè la mente conscia emerge per un decimo e la mente inconscia è profondamente immersa sotto il livello della nostra consapevolezza per nove decimi. L'immagine a cui si fa ricorso per rappresentare ciò è in genere quella di un iceberg. [...]

Il respiro è l'unico sistema del corpo umano che consente di creare un ponte di collegamento tra il conscio e l'inconscio.

-- Come si respira --

Basta guardare un bambino sano in costume da bagno per capire come si respira: il respiro parte dal basso (dalla pancia, che nel bambino tende sempre a restare espansa e rilassata), sale nel plesso fino al petto, e viene rilasciato con un sospiro silenzioso e rilassato.

[...] Abbiamo visto che vi sono molti motivi (molti più di quanti siano citati nel nostro elenco) per bloccare in parte o interamente il respiro; ma se guardiamo al respiro come a una rieducazione fisiologico-energetica, sarà utile avvicinarci il più possibile al respiro perfetto, e lavorare per mantenerlo aperto per un periodo anche prolungato di tempo.

E dunque, ricapitolando: si impegna il diaframma per creare nei polmoni una depressione (un meccanismo simile a quello dello stantuffo di una siringa) che li riempirà d'aria nella parte bassa. Nel fare questo, non potendo ottenere spazio in altro modo, gli organi della digestione si spostano verso l'unica posizione disponibile, l'esterno, dandoci l'impressione di respirare nella pancia. Si continuano a riempire i polmoni espandendo la cassa toracica con i muscoli intercostali, che sollevano le costole, allargando la cassa toracica. Infine si riempie l'apice polmonare con un leggero movimento delle clavicole verso l'avanti/alto.

A questo punto abbiamo i polmoni completamente pieni di aria e possiamo rilassare ogni singolo muscolo impegnato nell'inspirazione. Questo rilassamento farà «collassare» il sistema respiratorio sotto il suo peso: gli organi dell'addome torneranno al loro posto (non più spinti dal diaframma), le costole riprenderanno la loro posizione di riposo ruotando sulle inserzioni nella spina dorsale, e le spalle ricominceranno a spingere gli apici verso il basso, svuotandoli.

Se un palloncino è faticoso da gonfiare, è del tutto facile invece da svuotare, dato che la sua natura è di restare vuoto. Questo significa che qualsiasi tensione in uno qualunque dei muscoli impegnati nell'espirazione è del tutto inutile, anzi dannosa (fatto salvo il significato energetico o metafisico di quella tensione, che è di grande utilità, come vedremo).
Così facendo abbiamo concluso un naturale, pieno, rilassato ed efficace ciclo di respirazione: unire un grande numero di cicli respiratori completi è quello che noi chiamiamo una sessione di respiro, dalla quale deriva tutto il beneficio che ci aspettiamo.

Il ritmo
Al di là delle questioni tecnico-scientifiche, possiamo dire in sintesi che ci sono tre aree nelle quali si respira, e quattro modi per farlo. Le tre aree sono: addome, plesso solare e petto/gola. I quattro modi sono: profondo/lento; profondo/veloce; superficiale/veloce e superficiale/lento.

Ciascuno di questi modi di respirare provoca un effetto specifico, che il praticante esperto saprà utilizzare al momento giusto.
[...] Il ritmo del respiro è una gamma di possibilità che possiamo utilizzare (quando siamo padroni della tecnica) per governare adeguatamente la sessione nei momenti critici.

La forma del respiro
La cosa più importante per uno schema respiratorio corretto (e rieducato) è la CIRCOLARITÀ, cioè l'assenza di pause tra l'inspirazione e l'espirazione, e tra questa e la successiva inspirazione. Ecco il motivo, ad esempio, per cui se inspiriamo dalla bocca, espireremo dalla bocca e in modo analogo se respiriamo con il naso: lo spostamento della glottide necessario per passare da naso a bocca e viceversa è, di fatto, una pausa. E noi non vogliamo fare pause di nessun tipo e durata. Perché? Beh, a questa domanda è difficile rispondere, ma tento di dare una spiegazione metaforica che possa servire a motivare l'allievo a seguire la regola della circolarità.
Nell'Universo tutto è circolare: l'orbita dell'elettrone di idrogeno intorno al suo nucleo, il ruotare delle stagioni, il ciclo mestruale, quello lunare, l'alternarsi del giorno e della notte, della sistole e della diastole cardiache, la rotazione delle perturbazioni, dei pianeti intorno al loro sole, delle galassie a partire dal Big Bang. Nell'Universo è, semplicemente, tutto circolare. Punto. [...]

In un Universo circolare – è mia esperienza – la circolarità del nostro respiro ci collega alla Forza Elettronica Universale, cioè ci mette in risonanza con questo «circolare» che accade tutto insieme nell'Universo, mentre noi respiriamo. Ma le parole servono a poco in questo caso: ritengo più significativa l'esperienza di una sessione con pause e una senza. Sperimentare su se stessi potrebbe dare maggiore credibilità alla mia ipotesi sul perché sia così importante respirare in modo circolare.

In sintesi: si comincia un ciclo di inspirazione. Appena prima di aver terminato il riempimento dei polmoni, si rilassa il sistema respiratorio, provocando una espirazione rilassata e piuttosto rapida. Un attimo prima che i polmoni siano del tutto vuoti, si impegna il diaframma per incominciare un secondo ciclo di inspirazione. E così via.

Di fatto, non avremo mai i polmoni completamente pieni o vuoti: incominceremo la fase successiva appena prima di concludere la fase in cui siamo. Il ritmo del respiro, dunque, sarà dato più dall'inspirazione che dall'espirazione, dato che è l'unica fase in cui vogliamo impegnare la muscolatura per dare il ritmo desiderato al respiro.

L'espirazione, in quanto conseguenza di un collasso rilassato del sistema respiratorio, durerà circa lo stesso tempo, indipendentemente dal ritmo che do all'inspirazione: questo darà la naturale attitudine al respiro.
Possiamo ora riassumere e riunire tutti gli elementi di un ciclo respiratorio corretto e rieducato.

-- Obiettivo: integrazione --

Spesso ci viene chiesto il perché delle differenze operative tra le diverse tecniche di respiro. Al di là delle questioni di dettaglio, è bene riconoscere che ogni tecnica ha obiettivi diversi, che possono essere raggiunti solo con differenti modi di interpretare e utilizzare il respiro.

Ad esempio, per sollevare un peso sarà bene inspirare profondamente e trattenere il respiro fino a sollevamento avvenuto. Per partorire è importante fare profonde inspirazioni e soffiare l'aria come per raffreddare la minestra sul cucchiaio. Nel Pranayama yoga (yoga del controllo del respiro) è bene controllare con il diaframma sia l'inspirazione che l'espirazione, per educare la mente a seguire il processo con tale attenzione da distoglierla dal suo chiacchiericcio interno, e così via.

Nella nostra Scuola, abbiamo verificato che inspirare intensamente e lasciare del tutto libera l'espirazione, senza pause, genera un processo di integrazione energetica.
Integrare significa tornare in possesso, tornare integri, cioè «interi». Tornare in possesso di che cosa? Di tutta l'energia che stiamo sprecando per trattenere nel sistema schemi energetici (che giudichiamo) negativi e dolorosi. Respirando secondo il metodo che insegniamo alla Scuola SKILLS, si permette al sistema di rilasciare questi schemi energetici e di tornare in possesso di tutta l'energia che serviva a trattenerli.

Il ciclo d'integrazione

L'integrazione avviene, in base alla mia esperienza, in quattro fasi cicliche (spiraliformi), che si ripetono più volte durante una sessione.
Semplificando, potremmo dire che la distanza tra il nostro stato attuale e la completa illuminazione si può misurare in cicli d'integrazione (e non in metri cubi di aria respirata). In una sessione autonoma si possono (auto)generare fino a tre/cinque cicli d'integrazione. In una sessione facilitata si possono produrre fino a sette cicli (raramente di più), anche per merito del facilitatore, che è attento a non dare troppo riposo nella fase di estasi tra un ciclo e l'altro.

Il ciclo d'integrazione si compone, dicevamo, di quattro parti, in qualche modo assimilabili alle stagioni dell'anno:

  • 1) ATTIVAZIONE (primavera): è il momento in cui, dopo qualche minuto di respiro, si cominciano a sentire sensazioni nel corpo (di solito nelle mani, nelle labbra, nelle guance, nella testa, nelle gambe e negli organi interni). La tendenza del neofita in questa fase è di smettere di respirare e l'obiettivo del facilitatore è quello di tranquillizzare la persona e motivarla a continuare verso la fase successiva.
  • 2) ELABORAZIONE (estate): è il momento in cui la maggior parte delle persone che respirano da sole tende a smettere. Le sensazioni cominciano a essere molto intense (spesso le giudichiamo negative e/o spiacevoli, ma sono soltanto INTENSE). È una fase molto importante, perché consente di creare le condizioni energetiche per quella successiva.
  • 3) INTEGRAZIONE (autunno): interviene nel momento stesso in cui il respiratore crede di non potercela fare e di avere assoluta necessità di smettere. Quando le resistenze si fanno davvero dense, ecco che, continuando a respirare (nella pancia, circolare e rilassato), si entra nella fase cruciale della sessione. A questo punto tutta l'energia «addensata» nel sistema (alla quale abbiamo avuto accesso in questo specifico ciclo) si libera e torna in circolo, preparando l'ultima e piacevolissima fase, che prelude alla ripetizione del ciclo successivo.
  • 4) ESTASI (inverno): è la fase che dà una precisa e profonda percezione a tutti i livelli della coscienza che l'integrazione è avvenuta. È facilmente identificabile con uno stato di trance e di leggerezza profonda e completa. Spesso ci si permette di andare in sospensione del respiro prima di ricominciare il ciclo successivo.

Le quattro fasi del ciclo d'integrazione sono facilmente riconoscibili fin dalla prima sessione, anche se è naturale che respirando, specie da neofiti, si tenda a dare più rilievo alla percezione delle sensazioni che all'osservazione attenta di ciò che accade nel proprio sistema Corpo-Mente-Spirito-Emozioni.

Dall'esterno sono altrettanto riconoscibili. Attenersi ad esse garantisce al bravo facilitatore (1) che il cliente sarà soddisfatto e grato alla fine della sessione, quale che sia il suo stato d'animo durante il processo.
I cicli di integrazione diventano i «compagni di sessione» di ogni respiratore esperto, accolti con gioia e gratitudine. E tuttavia sono anche, a dire il vero, il motivo principale per cui spesso i respiratori neofiti si trattengono dal diventare esperti: il ciclo d'integrazione costa fatica e provoca sensazioni (ritenute) spiacevoli, che tuttavia costituiscono il necessario dazio da pagare per fare un salto di qualità nella propria vita e purificare il sistema.

Indice del libro

Premessa

IL LIBRO DEL RESPIRO

Le radici del respiro occidentale

  • Leonard Orr e il Rebirthing,
  • Bob Mandel, Sondra Ray e il Rebirthing,
  • Jim Leonard, Phil Laut e Vivation®,
  • Judith Kravitz e Transformational Breath,
  • Stanislav Grof e la Respirazione Olotropica,
  • Pranayama yoga,
  • Gli «interpreti» nostrani,
  • Un altro respiro?,
  • In conclusione,

Premesse teoriche

Perché il respiro

  • Efficacia, efficienza, autonomia,
  • I Sette Cardini del respiro,

Perché si blocca il respiro?

Che cosa è il respiro?

Come si respira

  • Il ritmo,
  • La forma del respiro,
  • Ricapitolando,

Obiettivo: integrazione

  • Il ciclo d'integrazione,

I facilitatori di respiro

I benefici

  • La lavatrice,
  • Il treno,
  • Un'altra esperienza sugli schemi energetici che si liberano,
  • Un'ultima notazione cinematografica,

Due compagni di sessione: tetania e sospensione del respiro

  • La tetania,
  • La sospensione del respiro,

Avere un'intenzione o no?

Appunti di viaggio

  • Respiro e bambini,
  • Respiro e gravidanza,
  • Respiro e sessualità,
  • Respiro e integrazione,
  • Respiro e malattia,
  • Respiro e sport,

Estratti da letteratura scientifica

  • Asma e respiro,
  • Cancro e respiro,
  • Cardiopatie e respiro,
  • Disintossicazione e respiro,
  • Il sistema linfatico e il respiro,
  • Pressione del sangue e respiro,

Considerazioni finali

Conclusioni

Promessa

Ringraziamenti

APPENDICI

  • L'autore (autobiografia impertinente)
  • Le affermazioni tone down
  • La scienza del respiro
  • Bibliografia commentata
  • Filmografia

 

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Max Damioli

Max Damioli è laureato in psicologia. Master in ipnosi ericksoniana e in PNL, istruttore di pirobazia, Teacher’s Trainer delle tecniche di Louise Hay e Counsellor della Peiffer Foundation for Positive Thinking, è fondatore e responsabile della scuola Skills di Respiro.

 

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