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Come coltivare in maniera naturale Giardini, Orti e Frutteti

Anteprima Guida Pratica alla Permacultura di Sepp Holzer

Nel 1962, a diciannove anni, ho assunto la gestione della fattoria montana dei miei genitori nel distretto salisburghese di Lungau. Da allora ho fatto del Krameterhof una cosiddetta “coltura speciale”. Ho realizzato stagni, terrazze e vivai, mi sono dedicato all’itticoltura, all’allevamento di bovini selvatici e alla funghicoltura, ho gestito un vivaio di piante arboree e molto altro ancora. A prescindere dalle varie attività che si possono perseguire in un’azienda agricola, per me era sempre stato importante evitare di specializzarmi in un’unica fonte di reddito: volevo rimanere il più possibile versatile, in modo da avere sempre la possibilità di reagire ai cambiamenti delle condizioni di mercato. Inoltre i miei interessi erano talmente disparati, che non mi sarebbe proprio stato possibile occuparmi di un’unica forma di coltivazione.

Nel corso degli anni questo modo di procedere si è sempre rivelato giusto. Certo, ai tempi in cui ero un giovane contadino molti mi definivano uno “svitato” che con il suo metodo agricolo “non sarebbe andato lontano” e che quindi avrebbe dovuto ben presto vendere la fattoria. Il successo però mi ha dato ragione: nel corso degli anni ho potuto ampliare il Krameterhof facendogli raggiungere il doppio delle dimensioni che aveva quando l’ho ereditato, mentre molti di quelli che mi criticavano hanno dovuto abbandonare le loro fattorie o cercarsi un’altra fonte di reddito. Attualmente il Krameterhof ha una superficie di 45 ha che si estende sul versante meridionale dello Schwarzenberg, tra i 1100 e 1500 m sul livello del mare. Ancor oggi molti mi definiscono uno “svitato”, ma la cosa non mi disturba più. Nel frattempo ho imparato che per molte persone è difficile accettare chi percorre una via non convenzionale. Un tipo del genere non può essere facilmente inquadrato, e neppure si presta a lasciarsi controllare e guidare, cosa che per alcuni sembra costituire una minaccia.

Il mio metodo di coltivazione alternativo è anche stato origine di numerose controversie, talora lunghe, difficili e logoranti, con le autorità. Sopportare quei conflitti senza lasciarmi sviare dal mio cammino mi è costato molta energia. Il contrasto con l’elefantiaco apparato amministrativo che mi rendeva difficile vivere come contadino autonomo mi ha procurato parecchie notti insonni. Spesso ho avuto periodi difficili, nei quali non sapevo più come reggere a quelle dure prove. Per fortuna mia moglie Veronika mi ha sempre sostenuto in pieno ed è stata al mio fianco in tutti questi anni, aiutandomi a trovare la forza di andare avanti nonostante le disposizioni amministrative, le tasse speciali e altre vessazioni. Ho sempre attinto forza dalla natura: spesso, dopo essermi lasciato alle spalle un procedimento giudiziario complicato o dopo aver letto una delle molte perizie puramente teoriche, vagavo per ore tra le mie coltivazioni, raccogliendo sementi e seminandole subito in altri punti.

Anche dall’osservazione dei miei animali e delle mie piante ho sempre tratto nuova energia. La natura e la mia famiglia mi hanno aiutato a resistere malgrado il terrore esercitato dalle amministrazioni. Per me è incomprensibile che a una persona con idee innovative vengano messi così tanti ostacoli lungo il percorso. Per non essermi lasciato intimidire e non aver mai taciuto solo per compiacere qualcuno, mi sono fatto la fama di “agricoltore ribelle”. È ben triste che si debba diventare un “ribelle” per gestire una fattoria in armonia con la natura! Sono dell’opinione che l’apparato amministrativo odierno, le cui dimensioni sono spropositate, soffochi già sul nascere ogni pensiero creativo. In questo caso vale l’antico proverbio: «Il pesce inizia a puzzare dalla testa».

Dovremmo vivere la nostra democrazia invece di comportarci da lemming e seguire ciecamente la massa, altrimenti prima o poi perderemo sia la democra- zia che i nostri diritti. Nella mia azienda agricola non ho problemi di sovrappo- polazione dei cosiddetti parassiti, poiché la natura è perfetta e mantiene tutto in equilibrio. Mi piacerebbe che anche per la nostra amministrazione esistessero regolatori analoghi, in modo da non dover soccombere per via delle norme am- ministrative e da non dover assistere alla penalizzazione del pensiero creativo. Credo che tutti dovremmo impegnarci per riportare alla normalità questa situa- zione intollerabile di “sovrappopolazione amministrativa”.

Nove anni fa, nell’estate del 1995, avevo ricevuto dall’università delle risorse naturali e scienze biologiche di Vienna la richiesta di tenere un seminario da noi al Krameterhof. Nel corso di quel seminario avevo sentito per la prima volta un concetto adatto a definire il mio modo di coltivare: “permacultura”. Il termine era stato coniato dall’ecologo australiano Bill Mollison e dal suo allievo David Holmgren, e deriva dall’espressione inglese permanent agriculture, ovvero “agri- coltura permanente e sostenibile”. Con permacultura s’intende un’agricoltura secondo il modello naturale, basata sui cicli e sugli ecosistemi della natura.

Gli studenti che avevano preso parte al seminario mi avevano procurato alcuni libri sulla permacultura e quando li avevo letti non avevo potuto far altro che concor- dare con le argomentazioni esposte. Di fatto i concetti e le idee fondamentali di quei libri erano molto vicini al mio modo di coltivare. Mi era stato riferito che, pur essendoci molte nuove aziende agricole che sostenevano di lavorare secondo i princìpi della “permacultura”, in realtà nessuna aveva dei sistemi ciclici che funzionassero come i nostri al Krameterhof. Questo dipende anche dal fatto che il concetto di permacultura è stato coniato solo nel 1978, mentre io avevo comin- ciato già da ragazzo a realizzare i primi vivai e i primi stagni e a sperimentare dei sistemi ciclici sostenibili. Le mie coltivazioni si erano potute sviluppare nel corso di più di quarant’anni. Avevo avuto abbastanza tempo per migliorarle costan- temente e strutturarle in modo da ridurre al minimo il lavoro e ottenere buoni profitti. Era evidente che per raggiungere quegli obiettivi mi ero ispirato ai cicli naturali. Che miglioramenti avrei dovuto apportare alla natura, visto che tutto funzionava alla perfezione? Ogni volta che avevo cercato di migliorare qualcosa andando contro la natura, avevo dovuto constatare immediatamente che in quel modo non facevo altro che aumentare le spese e le perdite. Alla fine ero sempre ritornato al metodo naturale, che per me si è dimostrato l’unico valido.

I princìpi fondamentali della permacultura:

  • Tutti gli elementi del sistema sono in interazione reciproca.
  • Multifunzionalità: ogni elemento adempie a diverse funzioni e ogni funzione viene svolta da svariati elementi.
  • Utilizzo energetico razionale ed efficiente sotto tutti gli aspetti, lavoro con energie rinnovabili.
  • Sfruttamento di risorse naturali.
  • Utilizzo intensivo di sistemi in piccoli spazi.
  • Sfruttamento e coinvolgimento di processi e cicli naturali.
  • Promozione e utilizzo di effetti margine (creazione di strutture dalla superficie poco estesa e altamente produttive).
  • Molteplicità invece di uniformità.

Il mio metodo agricolo racchiude tutti questi criteri. Quando infine mi è stato consigliato di far rientrare anche la mia azienda agricola nella definizione di per- macultura e renderla accessibile al pubblico, ho accettato.

Purtroppo ho dovuto rendermi conto nel giro di poco tempo dell’esistenza di molti cosiddetti permacultori e progettisti permaculturali che si occupano di questo tema solo a livello teorico, senza avere la più pallida idea della pratica. Ma proprio in questa disciplina l’esperienza pratica è indispensabile: la natura non si lascia esprimere così facilmente nelle teorie. Solo le esperienze dirette consento- no una consulenza a regola d’arte. A mio parere quindi ha senso proporsi come progettista permaculturale solo dopo aver accumulato sufficiente esperienza pra- tica nel corso di parecchi anni. Qualche breve tirocinio o corso non basta di certo, per questo consiglio a tutte le persone interessate alla permacultura d’informarsi bene sulle esperienze personali di questi consulenti e di non fidarsi unicamente dei certificati o di altre referenze. La cosa migliore è andare a dare un’occhiata di persona all’azienda in permacultura del consulente prima d’ingaggiarlo: è lì che ci si può rendere conto delle sue capacità e delle sue conoscenze.

La mia concezione di permacultura comprende l’architettura del paesaggio (costruzione di terrazze, realizzazione di aiuole a cumulo o baulate e aiuole rialzate, giardini d’acqua, stagni, bacini di raccolta dell’humus, zone microcli- matiche), agricoltura e silvicoltura (introduzione di alberi e arbusti nell’attività agricola), pesca, coltivazione di piante d’acqua, allevamento di animali, frutticol- tura, alpicoltura e coltivazione di piante alpine e piante officinali. In quest’ottica rientra anche il turismo. Qui economia ed ecologia non sono in contraddizione fra loro. La permacultura da me praticata si basa dal 1962 su un’esperienza e su una pratica decennali conseguite in un’attività agricola a tempo pieno. Per poter essere sperimentata e utilizzata con profitto, questa gestione agricola va comun- que vista e vissuta in maniera olistica. Solo chi vive la permacultura è anche in grado di capirla e comunicarla agli altri. Per questo non ha alcun senso farsi fare “un’installazione” in permacultura bell’e pronta secondo il mio sistema: occorre apprenderla personalmente, come si fa a scuola con l’alfabeto. Soltanto così è possibile trarne successo e soddisfazione. Il sistema della permacultura funziona in ogni parte del mondo, come ho potuto constatare in base ai miei progetti in Colombia, Thailandia, Brasile, Stati Uniti e Scozia.

Sul nostro sito web www.krameterhof.at potete trovare informazioni aggiornate sui miei progetti, come pure sulle conferenze, i seminari e le escursioni guidate nell’area del Krameterhof. A causa del grande interesse dimostrato dal pubblico, non ci è purtroppo più possibile rispondere a tutte le lettere e richieste che riceviamo. Ce ne scusiamo, e speriamo che questo libro permetta di chiarire almeno in parte le domande.

 

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Sepp Holzer

Sepp Holzer, il ribelle delle Alpi austriache ha fatto della sua fattoria, Der Krameterhof, il più grande esempio in Europa di Permacultura applicata in climi temperati.

Applicando i principi della permacultura è riuscito a trasformare dei ripidi pendii montani a 1.500 metri sul livello del mare in una rigogliosa e super produttiva fattoria che ogni anno viene visitata da persone di tutto il mondo per imparare i principi e le tecniche utilizzate da Sepp Holzer.

 

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Guida Pratica alla Permacultura - Libro

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Sepp Holzer

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Disponibilità: Immediata

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Che cos’è la Permacultura? Permacultura significa sostanzialmente praticare l’agricoltura seguendo il modello naturale, basato sui cicli naturali e gli ecosistemi: tutti gli elementi di questo sistema interagiscono fra... scheda dettagliata

 

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