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Anteprima Guida alla Sopravvivenza LIBRO di Guido...

Una guida pratica per imparare a essere autosufficienti, segue il secondo capitolo del libro Guida alla Sopravvivenza di Guido dalla Casa

Anteprima Guida alla Sopravvivenza LIBRO di Guido dalla Casa

Cosa portare con sé, come cavarsela nei primi tempi

Premessa

Ci sono diversi oggetti, che sarà bene avere con sé per la sopravvivenza. La scala di valori di questi beni sarà ben diversa da quella comunemente accettata oggi, quindi state attenti a cosa potrà esservi veramente utile. Tutto ciò che richiede un supporto di servizi per essere impiegato può divenire perfettamente inutile: gli apparecchi ad alimentazione elettrica e le macchine che richiedono carburante, persino il denaro stesso, potranno non valere più nulla. Forse faranno eccezione gli oggetti di metallo prezioso, che potrebbero conservare il valore di merce di scambio.

Sarà invece essenziale disporre di tutto ciò che vi può coprire, tenere al caldo e che potreste non trovare più per molto tempo. Non dimenticate soprattutto:

  • sacchi a pelo pesanti; possono salvarvi la vita. Anche un grosso telone impermeabile può essere molto utile;
  • golf, maglioni, giacche a vento, berretti di lana, guanti, calze e indumenti in genere; non ne troverete più per un bel pezzo. Quante più calzature pesanti e a tenuta riuscirete ad avere, tanto meglio sarà;
  • aghi, fili e corde in quantità apprezzabile, una lente d’ingrandimento;
  • piccoli attrezzi e utensili per eseguire riparazioni e sistemazioni o per rendere utilizzabili altre cose: zappa, accetta, falcetto, badile, attrezzi da orto, martello, pinze, chiodi, forbici, seghetto, lima, cacciaviti, filo di ferro e così via;
  • fiammiferi e candele in quantità sufficiente, non si sa quando potrete averne altri;
  • borraccia, apriscatole, stoviglie essenziali, coltelli e temperini;
  • se vi è possibile, portate sementi di piante e ortaggi, potranno risultare preziosi. Prendete con voi anche delle patate da semina;
  • attrezzi da pesca, anche rudimentali;
  • carte geografiche, il più possibile precise, della zona in cui vi recate e di quelle adiacenti. Esercitatevi a leggere e a comprendere le carte topografiche. Se trovate una bussola, prendetela; anche un binocolo può tornarvi molto utile;
  • attrezzatura per pronto soccorso e medicinali essenziali: antibiotici, analgesici, disinfettanti, vitamine e sali minerali (credo che non serviranno più gli ansiolitici e i tranquillanti…);
  • una certa quantità di cibi conservabili vi sarà indispensabile, per sopravvivere durante i primi tempi (sale, scatolette, zucchero o miele, cereali, olio, pane biscottato, the, caffè, camomilla, grappa, cioccolato, latte condensato, marmellata);
  • se vi dirigete in montagna, saranno necessari attrezzi come racchette da neve, occhiali, pelli di foca e sci pratici, meglio se di legno;
  • se potete, salvate alcuni libri; vi torneranno presto utili, perché la sopravvivenza non può essere soltanto fisica; ne parleremo in seguito. Vi serviranno anche carta, matite e penne.

È importante stilare un elenco delle cose sopraelencate, secondo le proprie necessità ed esigenze. È bene inoltre sapere già dove andare o avere almeno due o tre possibilità.

Se opterete per un alpeggio di montagna e vi accorgete nei primi giorni che organizzare la sopravvivenza risulta troppo difficile o che la località è troppo esposta, allontanatevene e cercate posti più adatti, ma viaggiando solo attraverso le montagne, da una valle a un’altra. Inpianura sarà molto facile fare cattivi incontri. Se è inverno, i problemi saranno molto più consistenti, ma non insolubili. Se si tratterà di un’isoletta, passate da un’isola all’altra evitando di farvi scoprire, magari di notte.

Oltre che sulle Alpi, anche sugli Appennini vi sono numerosi posti in cui fino a pochi anni fa vivevano o vivono tuttora ancora i pastori; là si potrà resistere al crollo della civiltà industriale. Importante sarà darsi dei valori che consentano di vivere in altro modo e riuscire a cavarsela con poco a disposizione, ma osservando sempre i principi essenziali della Vita, entità unica di cui facciamo parte come specie animale, assieme a tutti gli altri esseri viventi-senzienti.

Una delle prime cose da approntare è un rifugio decente, al riparo dalle intemperie e soprattutto dal freddo. Sarà bene che abbiate già predisposto una stufa a legna. Chiudete il più possibile ogni fessura: la conservazione del calore è essenziale, per la sopravvivenza. Se capiterà di essere nella stagione estiva, le cose andranno molto meglio perché avrete più tempo per prepararvi per l’inverno. Ma l’isolamento termico del vostro rifugio, anche se fatto con mezzi rudimentali, sarà essenziale.

Fidatevi di quanto è stato fatto in quella località nel corso dei secoli, anche se ora è tutto abbandonato. Le civiltà tradizionali non sprecavano nulla, gli accorgimenti che venivano usati avevano sempre una loro validità.

Cercate di razionare il cibo che avete a disposizione e di organizzare subito una fonte di approvvigionamento continua, per esempio allestendo un orto e un pollaio. Se esistono abitanti locali, cercate di raggiungere un accordo per vivere in comunità. La presenza di capre, pecore, galline, mucche e maiali è essenziale. Una coltivazione di patate è forse la più consigliabile, per la buona quantità di amidi che potete ricavarne. Cominciate ad allenarvi fin da ora: il futuro è nella pastorizia, nelle attività silvo‑pastorali.

Occorre fare attenzione a non alterare mai alcun equilibrio: la sopravvivenza deve essere a tempo indefinito, la fonte di alimentazione non può diminuire, deve restare costante e vitale. Non si deve depauperare niente, neppure il terreno. Non bisogna ripetere gli errori della civiltà da cui provenite. Fate un piccolo bilancio energetico della comunità: ricordatevi che potete contare, come fonte di energia, solo sul Sole, sull’acqua e su quel legno che potete procurarvi senza incidere troppo sulla popolazione degli alberi. A vostro conforto, sappiate che così è stato per centinaia di migliaia di anni. Gli ultimi due secoli sono solo un’eccezione, anche se un po’ invadente.

Come cavarsela all’inizio

I primi tempi sono i più duri. Non c’è niente di organizzato, avete con voi solo poche provviste, dovete allestire l’orto e l’allevamento e procurarvi qualche animale. Dovete aiutarvi con i mezzi che trovate, procurarvi l’acqua se manca; in montagna l’approvvigionamento idrico non sarà un problema, ma potrebbe esserlo in località di altro tipo. Daremo qualche notizia per ricavare rifugio e sostentamento all’inizio, prima di avere organizzato una vera e propria comunità autonoma.

Si suppone che siate riusciti a salvare qualcosa, le cose più indispensabili e principali di quelle già elencate. Dovrete fare a meno di ciò che manca. Se dovete passare qualche notte all’aperto prima di sistemarvi, come fare a resistere?

Per prima cosa, se siete in un gruppetto, cooperate sempre e non polemizzate mai: il litigio sarebbe deleterio, soprattutto in circostanze come quelle in vi troverete a vivere. Cercate di tenere lontane l’angoscia, la paura e le persone litigiose; con la mente serena e sgombra è più facile cavarsela, anche se il trauma per il passaggio brusco dalle condizioni precedenti sarà notevole. Non allarmatevi per le difficoltà di oggi, potrebbero essere un allenamento necessario per il domani.

Vi saranno utili, comunque, alcune indicazioni per sopravvivere qualche giorno mentre tentate di raggiungere uno dei posti in cui avete in mente di abitare. Qualche notte all’aperto vi potrà capitare. Quando è brutto tempo o viene il buio e siete impossibilitati a proseguire, trovate un riparo o costruitevelo.

Come costruire un rifugio

Potrete trovarvi nella necessità di realizzare rapidamente un ricovero per la notte. Molto dipenderà dalle circostanze, dalla temperatura e dalle condizioni meteorologiche del momento. Se potete, cercate un rifugio naturale o del materiale per costruirne uno.

Ci sono comunque alcune regole fondamentali, che riguardano in particolare la scelta del luogo. In genere dovreste:

  • avere protezione da vento e tempesta;
  • evitare zone a rischio di inondazione stando a debita distanza dai torrenti e dal mare;
  • guardare che il terreno sia asciutto e abbastanza piatto;
  • avere una buona disponibilità di materiale per fabbricare un riparo e un giaciglio, un po’ di legna da ardere e di acqua da scaldare o da bere.

È bene che ci sia uno spazio adatto per il fuoco; ricordatevi di tenere una protezione contro le scintille. Se vi trovate in certe località e in determinate stagioni, il riparo deve poi essere abbastanza forte per resistere a venti e a pesanti nevicate.

Una caverna può costituire un buon riparo naturale, altrimenti si può realizzare un riparo di fortuna con dei rami (figura 1) o attorno a un albero spezzato (figura 2). Se vi capitasse di dover sostare d’inverno su un terreno molto innevato, non disperate: potete farcela. Attenzione all’assideramento causato dal freddo, all’umidità e al vento. Cercate di tenervi in movimento: se vi preparate una tana nella neve, isolatevi dalla neve stessa e copritevi bene mani e piedi. Se sapete che nelle vicinanze c’è qualche vecchia baita diroccata, raggiungetela.

Figura 1 - Riparo con rami

Figura 2 - Riparo attorno a un tronco

Si può costruire una caverna nella neve come nella figura 3 o fare dei semplici buchi. Gli alberi sono comunque dei ripari naturali, sotto i quali la neve è meno abbondante. Generalmente, il riparo più semplice è la tettoia inclinata (figura 4), è ottima d’estate e facile da costruire. La tettoia deve essere studiata in modo da offrire protezione dal vento notturno prevalente, e trattenere al massimo il calore del fuoco ed essere possibilmente chiusa su tre lati.

Figura 3 - Riparo nella neve

Figura 4 - Tettoia inclinata

Il fuoco

Può capitarvi di dover accendere il fuoco in condizioni disagiate. Fra i materiali che dovrete avere con voi i fiammiferi sono essenziali, ma se fossero finiti o divenuti inutilizzabili, elenchiamo alcuni accorgimenti utili per accendere con un po’ fortuna e tanta pazienza un fuoco. Se c’è il sole, il metodo più semplice è quello della lente: si concentrano i raggi del sole attraverso la lente sull’esca secca, costituita da carta, foglie secche o altri elementi infiammabili come vecchi nidi o funghi secchi.

Occorre poi trasferire la combustione nel fuoco vero e proprio, aggiungendo una buona quantità di materiale secco non appena l’esca comincia a infiammarsi, soffiando leggermente. Un altro sistema consiste nello strofinare tra loro due pietre adatte provocando scintille; qualunque pietra dura e cristallina può servire allo scopo. Questo metodo riesce con maggior difficoltà di quello della lente, ma si può usare anche in assenza di sole e di notte. Comunque, per essere sicuri di avere il fuoco, la via più certa è avere qualche fiammifero in tasca.

 

 

 

 

Guido Dalla CasaTorna su Torna suDisponi gli articoli a grigliaDisponi gli articoli a lista

Guido Dalla Casa

è nato nel 1936 a Bologna, dove ha frequentato il Liceo Scientifico e si è laureato in Ingegneria Elettrotecnica. Dal 1959 al 1997 ha svolto la sua attività lavorativa presso l’ENEL nelle aree tecnica e commerciale della distribuzione, nelle sedi di Torino, Vercelli, Milano e Brescia. Ora è in quiescenza e vive a Milano, dove fa parte del Gruppo Ecologia ed Energia dell’ALDAI. Dal 1970 circa si interessa di filosofia dell’ecologia e di filosofie orientali e native. Ha pubblicato alcuni libri: L’ultima scimmia (1975) e Guida alla sopravvivenza (1983) per la Casa Editrice MEB, Verso una cultura ecologica (1990) ed Ecologia Profonda (1996) per la Casa Editrice PANGEA, oltre a numerosi articoli su varie Riviste, quasi tutti su argomenti di ecologia profonda.

 

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