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Anteprima del libro "Le Lettere Segrete del Monaco...

Leggi in anteprima un brano estratto dal nuovo libro di Robin Sharma "Le Lettere Segrete del Monaco che Vendette la sua Ferrari"

Anteprima del libro "Le Lettere Segrete del Monaco che Vendette la sua Ferrari"

Poche ore dopo, avevo appena finito di redigere l’ennesima dichiarazione di bilancio e stavo per ricontrollare la traboccante casella di posta in arrivo, quando squillò il telefono.

Mi ci volle qualche secondo per riconoscere la voce di mia madre. Sembrava sconvolta. Buon Dio, pensai. E adesso che c’è? Negli ultimi mesi mia madre si era interessata troppo alla mia vita. Stava cominciando a scocciarmi.

«Scusa se ti disturbo al lavoro, Jonathan, ma è importante – disse. – Ho appena parlato con il cugino Julian, deve vederti al più presto. È urgente.»

Vuol vedere me? Pensai. Porca miseria, perché Julian ha bisogno di vedermi?

A dirla tutta, neanche lo conoscevo. Non era mio cugino, ma di mia madre. Lei era stata legata a lui e a sua sorella Catherine quando erano piccoli, ma io crebbi dall’altra parte del Paese. I parenti alla lontana mi interessavano quanto il giornale della settimana scorsa.

Avevo incontrato Julian una volta sola, a dieci anni più o meno. Eravamo andati a trovare Catherine, che aveva combinato un pranzo a casa sua. Non ricordo se ci fosse anche la moglie di Julian o se avessero già divorziato. A dire il vero, non ricordo nulla di quel giorno, tranne una cosa: la Ferrari rossa fiammante di Julian....

... Dopo anni in cui non aveva più parlato di quell’uomo, mia madre aveva cominciato a tirare fuori il nome di Julian ogni volta che ci vedevamo.

Di recente mi aveva detto che la Ferrari non c’era più da un pezzo. A quanto pareva, Julian aveva fatto una di quelle esperienze che ti cambiano la vita. Aveva lasciato il suo lavoro redditizio di potente avvocato civilista, aveva venduto la Ferrari e si era dato a un’esistenza «semplice». Mamma diceva che aveva studiato con un gruppo di monaci poco noti che vivevano nel cuore dell’Himalaya, e che ora andava spesso in giro con una tunica color cremisi. Diceva che ora era un uomo completamente diverso.

Non capivo perché per lei questa fosse una cosa positiva.

E così aveva cercato di farci incontrare. Mi aveva consigliato di trovare un po’ di tempo per fargli visita quando fossi andato nella sua città per affari. Francamente, se non avevo abbastanza tempo per Annisha e Adam, perché avrei dovuto prendere un giorno libero per stare con uno che conoscevo appena?

Inoltre, se fosse stato ancora un legale di grande successo, con uno stile di vita entusiasmante e una macchina sportiva vistosa, forse avrei potuto dare un senso alla cosa. Ma perché passare del tempo con un vecchio disoccupato senza Ferrari? Era pieno di tizi così che gironzolavano nel bar vicino a casa mia.

«Mamma, cosa dici? Perché Julian ha bisogno di vedermi? »

Ma lei non poteva fornirmi alcun dettaglio. Disse che Julian aveva bisogno di parlarmi e che gli serviva il mio aiuto per qualcosa.

«Ma qui diamo i numeri – dissi. – Sono anni che non lo vedo. Non lo conosco. Ci sarà sicuramente qualcun altro che può aiutarlo.»

Mia madre non disse nulla, ma mi sembrò di udirla piangere piano. Gli ultimi due anni, da quando mio padre era mancato, erano stati duri per lei. Dissi: «Mamma, stai bene? ».

Tirò un po’ su col naso, ma poi prese a parlare con un tono di voce glaciale, quasi irriconoscibile.

«Jonathan, se mi vuoi bene, lo farai. Farai qualunque cosa Julian vuole che tu faccia.»

«Ma cosa…» Non riuscii a finire la domanda.

«Quando torni a casa stasera troverai un biglietto aereo.» Cominciò un’altra frase, con voce spezzata: «Jonathan, devo andare» disse, e riattaccò.

Mi riuscì difficile concentrarmi per il resto del pomeriggio. Quella telefonata non era proprio da mia madre; la sua decisione e la sua disperazione mi avevano spaventato.

E poi c’era quel mistero.
Cosa diamine voleva Julian da me?
Mi interrogavo su quel suo cambiare vita.
Era completamente uscito di senno?

Dovevo incontrare un vecchio bacucco che vaneggiava su cospirazioni governative? Un tizio dai capelli arruffati che si trascinava per strada in vestaglia e pantofole? (Sapevo che mamma non intendeva questo quando parlava di «tunica cremisi», ma non riuscivo a togliermi quell’immagine dalla mente). Ero così immerso in quei pensieri che, a fine giornata, passai proprio davanti all’ufficio di Juan. E me ne resi conto solo quando fui ormai nell’atrio. Mi sembrò un brutto presagio.

Quando tornai nel mio appartamento quasi mi dimenticai di controllare la buca delle lettere. Lottai per qualche momento con la chiavetta storta, poi lo sportellino metallico si aprì, vomitando sul pavimento pubblicità di pizza a domicilio e assicurazioni. Mentre le raccoglievo, la mia mano si fermò su una busta spessa. Era da parte di mia madre. La misi in tasca con un sospiro e salii le scale fino al mio appartamento.

Aprii la busta mentre le lasagne surgelate cuocevano nel microonde. Conteneva un breve messaggio di mia madre, che mi spiegava che Julian si era temporaneamente stabilito in Argentina, e un biglietto aereo di andata e ritorno per Buenos Aires.

Santo cielo, pensai. Vogliono farmi fare una intera giornata di volo per incontrare un cugino alla lontana solo per un paio d’ore? Nel weekend? Splendido! Dovrei trascorrere l’intero fine settimana in una scatola di sardine volante e deludere mio figlio.

La scelta era tra questo e sconvolgere mia madre più di quanto non lo fosse già.

Mangiai le lasagne tiepide di fronte alla TV, sperando che un bel bicchiere di scotch mascherasse lo squallore della mia cena e la tristezza del mio spirito.

Non telefonai ad Annisha finché non fui sicuro che Adam fosse a letto. Lei è pignola sul rispetto di certe regole quotidiane, su quello almeno non c’erano dubbi. Quando rispose al telefono la sentii stanca ma non irritata. Mi preparai a un suo cambiamento di umore non appena le avessi detto dei miei possibili piani per il weekend. Ma sapeva già tutto.

«Ho parlato con tua mamma, Jonathan – disse. – Devi farlo. Adam capirà.»

E così fu.

 

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