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Anteprima del Libro "Il Cervello Felice" di John...

Leggi un estratto dal libro di John Arden "Il Cervello Felice"

Anteprima del Libro "Il Cervello Felice" di John Arden

La ricerca sul cervello. La svolta

Quando ho incontrato Beth per la prima volta, l'ho trovata davvero scoraggiata: «Mi sento spolpata», aveva esordito, per passare poi a spiegarmi come si fosse costruita tutta un'identità attorno al ruolo di madre e di assistente sociale.

Non mi ci è voluto molto per capire che era non brava, ma fantastica in entrambi i ruoli. I suoi due figli erano felicemente accasati e andavano spesso a trovarla proprio per il suo calore e il suo affetto. Come assistente sociale aveva avuto una bellissima carriera, sino a divenire direttore dei Servizi di protezione dell'infanzia. A dispetto dei continui tagli, aveva fatto miracoli con le sempre più scarse risorse a disposizione, ammazzandosi di lavoro e sforzandosi di mantenere alto il morale dei suoi collaboratori.

Però mi ha detto: «Penso che fare sempre da cemento per tutti abbia avuto un prezzo, e ora il cemento si è riempito di crepe». E, guardandomi con occhi stanchi, mi ha chiesto: «Ho causato un danno irreparabile al mio cervello?»

Abbiamo parlato delle tante cose che poteva fare per recuperare la vitalità e per ridare slancio e salute al cervello per molti anni ancora, e il suo volto si era aperto in un sorriso: «Avevo una gran paura di avere accelerato la mia fine».

«A quanto pare, lei è stata bravissima a prendersi cura della sua famiglia e dei suoi sottoposti», le ho risposto, «ma è tempo che si prenda cura di se stessa.»

Poi le ho spiegato come gli ultimi sviluppi nel campo della psicologia e delle neuroscienze indichino che ciascuno può fare molto per salvaguardare la salute del proprio cervello, non solo tutelandolo da attacchi gratuiti e prevenibili, ma anche attuando comportamenti che, come ormai ampiamente dimostrato, permettono di proteggerlo nel tempo.

Costruirsi un cervello sano

Per le persone mature ci sono notizie buone e cattive.

La buona notizia, che Beth aveva trovato particolarmente rassicurante, è che il cervello raggiunge il suo picco massimo proprio nella mezza età, quando è ancora possibile continuare ad affinare l'intelletto e addirittura far nascere nuove cellule cerebrali.

La cattiva notizia è che queste forme di potenziamento non avvengono in modo automatico: per ottimizzare la longevità cerebrale ci vuole impegno, occorre mettere in atto precisi comportamenti, in assenza dei quali cresce invece il rischio di demenza. Verso la fine della mezza età, il cervello si trova davanti a un bivio e recenti studi evidenziano come questo periodo sia vitale per la salute cerebrale a lungo termine.

Non è possibile riportare indietro l'orologio trasformando il cervello di un ultracinquantenne in quello di un ventenne, ma è possibile mantenerlo in salute, rallentandone l'invecchiamento. L'idea che esista l'«età cerebrale» in assoluto è una leggenda metropolitana, per il semplice fatto che non ci sono due cervelli uguali. Ciascuno di noi ha accumulato esperienze diverse. C'è chi coltiva una mente più sana con una regolare attività fisica e intellettuale, con una dieta equilibrata, con una ricca vita sociale. E c'è chi bistratta il cervello con una pessima alimentazione, con una scarsissima attività fisica e mentale, con sonno insufficiente e di bassa qualità e con l'isolamento sociale. Al di là delle vulnerabilità scritte nei geni, questa seconda categoria di persone è a maggiore rischio di depressione e stress, oltre a mostrare prima i segni della demenza.

Questo libro propone una formula di ampio respiro che racchiude i fattori chiave per un cervello sano. Tale straordinario organo ha le potenzialità di mettere a frutto le esperienze acquisite, per rigenerare aree cerebrali sino a quel momento trascurate. È giunto il momento di rivitalizzarlo, per continuare a vivere un'esistenza piena e appagante.

Le buone notizie sul cervello delle persone mature

Il cervello delle persone mature è molto diverso da quello dei giovani. Malgrado i tempi di reazione significativamente più lunghi, ci sono varie abilità cognitive in cui i soggetti di mezza età surclassano i giovani. Per esempio, il migliore rendimento nei test di problem solving, linguaggio, organizzazione spaziale e memoria verbale.

Mettiamola così: il cervello di un adulto maturo ha più esperienza. Nel tempo ha accumulato un sapere che, come una biblioteca, funge da base per ogni giudizio o decisione. Il cervello delle persone mature tende a essere molto più denso di sinapsi, il che permette una maggiore complessità di pensiero. Anziché essere come un giovane albero con ancora pochi rami, ha una chioma fitta e intrecciata che accumula sempre più conoscenza.

Attingendo a questo patrimonio, la persona matura pensa con più acume di un giovane ed è in grado di collegare meglio tra loro le varie nozioni immagazzinate. Se si parla della capacità di adattarsi a nuove situazioni, i giovani sono nettamente favoriti; ma al momento di fare i conti con informazioni già in nostro possesso, nella mezza età il cervello è molto abile a leggere la realtà e a trarre conclusioni logiche, ben più che nella giovinezza.

I giovani adulti tendono a usare un emisfero alla volta, mentre una persona matura dall'intelletto brillante è in grado di abbinare in modo efficiente i due emisferi. Nella mezza età la mente presenta un più elevato grado di bilateralizzazione - la tendenza a fare uso dei due emisferi contemporaneamente - con una maggiore capacità di analisi e di vedere la realtà in un'ottica globale. La bilateralizzazione permette di cogliere più prontamente i legami tra i vari aspetti di una determinata situazione, molto più di quanto accada a 20 anni.

Passiamo ora ad analizzare più da vicino i benefici della maggiore coordinazione tra gli emisferi. Poiché questi ultimi sono contraddistinti da abilità diverse, saperli usare in sinergia significa raggiungere una superiore efficienza cerebrale. L'emisfero destro rielabora l'informazione visiva e spaziale, permettendo una visione d'insieme. Presta dunque più attenzione al contesto, al nocciolo della questione. L'emisfero sinistro predilige il dettaglio, la categorizzazione e le informazioni strutturate in modo lineare, come il linguaggio. Poiché nel cervello di una persona di mezza età i due emisferi dialogano meglio, non ce n'è uno che domini sull'altro, in una perfetta sintesi delle loro attitudini. Diviene così più facile non perdere la visione d'insieme (grazie all'emisfero destro) mentre si risolvono problemi complessi e dettagliati (attitudine propria dell'emisfero sinistro).

Un altro cambiamento che interviene nella mente con la mezza età è la maggiore capacità di controllare le emozioni. In genere, un adulto si fa scalfire meno dall'essere preso di mira, guardato con disapprovazione oppure con scherno. Rispetto a quando era giovane, non tende a vedere ovunque potenziali minacce. Ciò si spiega in parte perché l'amigdala, una struttura affondata nei lobi temporali (sopra le orecchie) con il compito di garantire la sicurezza, è molto meno reattiva che in gioventù.

La maggiore pacatezza che viene con l'età si spiega anche sulla base di mutazioni neurochimiche.

Uno studio condotto da Dilip Jeste presso l'Università della California ha preso in esame le scansioni cerebrali di 3.000 individui, giungendo alla conclusione che quelli maturi sono meno dipendenti da un neurotrasmettitore, la dopamina, e ciò li rende meno impulsivi e meno preda delle emozioni. Rispetto ai giovani, molto più abili in tutto ciò che richiede attenzione, l'adulto risponde in modo meno avventato agli stimoli emotivi negativi, mostrandosi più razionale e saggio nel trovare la soluzione ai problemi.
La tendenza degli individui di mezza età a reagire con equilibrio alle emozioni li porta a dare meno peso ai lati negativi della realtà, forse perché già sanno quali sono i potenziali pericoli nella vita. Forti del loro bagaglio di esperienza, hanno una casistica più ampia a cui fare riferimento e sono più lungimiranti. Tendono a essere meno ansiosi, meno dispersivi e più capaci di tenere a bada le emozioni.

Un'ulteriore modificazione che sopraggiunge nella mente con la mezza età riguarda la cosiddetta materia bianca, di cui fa parte la mielina. Quest'ultima riveste gli assoni, i prolungamenti dei neuroni che trasmettono le informazioni agli altri neuroni, proprio come i cavi elettrici sono ricoperti di isolante per evitare cortocircuiti. Grazie a tale copertura, i neuroni si attivano in modo più efficiente e migliaia di volte più velocemente. La mielina è fondamentale per la salute cerebrale al punto che le patologie demielinizzanti, come la sclerosi multipla, possono avere effetti devastanti sul cervello.

Un tempo si riteneva che l'adolescenza segnasse il picco e anche il termine della mielinizzazione, mentre oggi sappiamo che essa tocca l'apice tra i 50 e i 60 anni in due aree critiche del cervello: i lobi frontali, che presiedono alle decisioni e al controllo delle emozioni, e i lobi temporali, coinvolti nel linguaggio e nella memoria. Una volta raggiunto il picco di mielinizzazione, l'adulto ne registra diversi gradi di diminuzione, in base alla genetica ma anche alla cura che ha di sé.

La salute della mielina dipende da una serie di fattori, ma soprattutto dall'alimentazione. La mielina è costituita in buona parte di acidi grassi essenziali e di colesterolo HDL; un'alimentazione corretta è quindi fondamentale per il cervello. Non meno importante è evitare cibi che provocano il degrado della mielina, per esempio i grassi saturi, gli acidi grassi trans e i carboidrati semplici, come lo zucchero. Assumere carboidrati semplici in eccesso espone dunque non solo al diabete di tipo 2, ma anche a un invecchiamento precoce.

La verità sull'invecchiamento del cervello

All'invecchiamento sono stati ricondotti i fenomeni più disparati. Per esempio il graduale accorciamento dei telomeri, ossia dei cappucci protettivi all'estremità dei cromosomi che prevengono la senescenza delle cellule dovuta alla diminuita capacità di rigenerarsi. I telomeri sono un po' come le fascette di plastica che proteggono le estremità delle stringhe delle scarpe: con l'uso si accorciano, e con il tempo finiscono per strapparsi. La lunghezza dei telomeri è regolata da un enzima cellulare, la telomerasi, la cui azione decresce però con l'esposizione ripetuta a stimoli antigenici e con l'incipiente senescenza cellulare.

La lunghezza dei telomeri misurata nella mezza età è stata utilizzata come indicatore per prevedere la mortalità legata a una serie di patologie, tra cui diabete, cardiopatie, demenza vascolare e morbo di Alzheimer. La lunghezza dei telomeri può essere influenzata da più fattori, dalle relazioni sociali al grado di istruzione, all'attività fisica.

Le teorie sull'invecchiamento sono molto varie e comprendono, tra le altre, le cosiddette teorie sulla senescenza programmata, che descrive il modo in cui certi geni sarebbero programmati per accendersi e spegnersi nel tempo, tra mutamenti ormonali e calo immunitario legato all'età che comporta una maggiore suscettibilità a varie patologie. 

Ci sono poi le cosiddette teorie dell'errore, secondo cui cellule e tessuti si usurerebbero man mano che le proteine entrano in reticolazione e si accumulano, rallentando i processi dell'organismo; ci sono teorie in base alle quali a danneggiare le cellule sono i radicali liberi, con l'esito ultimo di impedire le funzioni organiche, o teorie secondo cui le mutazioni genetiche danneggiano il DNA portando a disfunzioni cellulari.

La verità è che l'invecchiamento dipende da una combinazione di tutti questi fattori. Alcuni comportamenti accelerano o rallentano tali dinamiche e questo libro si propone di spiegare cosa fare per renderle più lente.

Se si pensa al processo di invecchiamento, mai come oggi la vita umana è stata tanto lunga. Benché la struttura cerebrale sia immutata da millenni, adesso si vive molto di più. Nel 1950, la speranza di vita degli statunitensi era pari a 68,2 anni, ma nel 2002 era salita a 77,3, e si prevede che toccherà gli 82,6 anni entro il 2050.

Di conseguenza, mai come oggi abbiamo preteso così tanto sul piano sociale e cognitivo dal nostro cervello, che con l'età si trova ad affrontare sempre più sfide. In un solo giorno, incontriamo più persone di quante i nostri antenati ne incontrassero in un anno..

Nel fronteggiare una simile sfida, il cervello che invecchia deve fare i conti con i propri limiti e le proprie vulnerabilità. Verso la fine della mezza età, inizia a divergere da quello dei giovani secondo vari aspetti:

  • i neurotrasmettitori e altre componenti della neurochimica cerebrale iniziano a funzionare in modo diverso si verifica un aumento delle mutazioni dei mitocondri (le centraline energetiche delle cellule) che li porta a rilasciare più radicali liberi
  • i neuroni avvizziscono 
  • si verifica la perdita di mielina 
  • si verifica la perdita di sinapsi 
  • anziché venirsi a creare nuove sinapsi, si allungano quelle già esistenti, rendendo l'individuo più attaccato alle proprie abitudini
  • si verificano cambiamenti di tipo neurodegenerativo, con placche senili e grovigli neurofibrillari (il fenomeno non colpisce solo chi soffre di Alzheimer).

Non tutti i cervelli maturi, però, sono uguali. Un team di ricerca della Wayne State University ha studiato le modifiche cerebrali negli adulti, riscontrando una notevole variabilità individuale. Poiché l'età matura segna per il cervello un momento cruciale di svolta, la posta in gioco di ciò che facciamo è una mente lucida, saggia e serena per il resto dell'esistenza.

Nello stile di vita di ognuno, numerosi fattori possono accelerare questi processi neurodegenerativi. Non soltanto è possibile evitare comportamenti distruttivi, ma nulla vieta di praticarne di sani, in modo da rallentare o addirittura invertire queste tendenze nefaste. A tal proposito, vi sottopongo le differenze tra due pazienti che ho avuto in cura.

Il Cervello Felice

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John Arden

John Arden, medico, si occupa da oltre quarant'anni di neuroscienze e psicologia. A lui si deve il programma più estensivo di brain training degli Stati Uniti.

Già autore bestseller in America, ha scritto numerose opere sulla salute del cervel­lo.