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Leggi in anteprima l'introduzione del nuovo libro di Sabrina Mugnos, Catastrofi Naturali

Anteprima Catastrofi Naturali LIBRO di Sabrina Mugnos

È l’11 marzo 2011, sono le 7.50 del mattino. Sono davanti al computer per iniziare il capitolo del libro che spiegherà cosa sono i terremoti e come difenderci da essi. Ma squilla il telefono, ed è un’amica, in auto di buon’ora, che mi dice di aver appena udito alla radio di un violento sisma avvenuto in Giappone. Accendo subito la tv, mi sintonizzo su Rainews che per ventiquattro ore al giorno trasmette ciò che avviene nel mondo.

Sullo schermo cominciano a scorrere le immagini di una marea nera e implacabile che spazza via case, strade e automobili. E poi fiamme ovunque, e flash di persone in fuga dalla caduta di calcinacci o immobili con una calma quasi surreale ad osservare, attenti e attoniti, tutto ciò che oscilla intorno a loro. In fondo allo schermo aggiornamenti in pillole della situazione cominciano a snocciolare numeri. Quello delle vittime non si legge subito; solo dopo una mezzora compare il primo decesso ufficiale.

Mi collego al sito internet americano dell’United States Geological Survey (USGS) ed al nostro italiano dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV) per conoscere i primi dati tecnici del terremoto. Sussulto. È stata una scossa lunga e violenta, quinta in ordine di potenza dall’inizio del secolo e la più distruttiva che il Giappone abbia mai subito. Ma, soprattutto, è avvenuta sotto il fondale marino, e l’onda di tsunami che ne è seguita, con i suoi dodici m di altezza, ha ingoiato tutto ciò che ha incontrato sul suo percorso, esseri umani compresi. Tiro un profondo sospiro e spero, anzi prego, tra me e me, che non si vada oltre qualche migliaio di morti. Sarà una pia illusione.

Siamo al 12 marzo; dopo altre violente scosse di assestamento le vittime accertate hanno superato quota 1200 e il Paese, già in ginocchio a leccarsi le ferite, deve fare i conti anche con lo spettro della fuga di radiazioni dalla centrale nucleare di Fukushima, ad un paio di centinaia di km da Tokyo. Cerco di evitare la cronaca colorita dei media, di risparmiarmi la diretta della tragedia e di lasciar filtrare solo i numeri provenienti dalle fonti ufficiali, che comunque non sono meno implacabili.

Sorge il 13 marzo, ma laggiù il sol si è levato già da otto ore, ed ha fatto luce su nuovi cadaveri, portando il macabro conteggio ad oltre 5000 vittime. Intanto la minaccia del nucleare diventa più pressante, gettando l’ombra di una nuova tragedia sul paese e sul mondo intero.

Passano le ore e i giorni, e numerose e violente scosse di assestamento infieriscono ancora sulla popolazione esausta. Nel frattempo è avvenuto ciò che si temeva: il surriscaldamento del nocciolo di un reattore della centrale atomica che sta lentamente contaminando la zona circostante, ufficializzando il secondo più grande disastro nucleare dopo quello di Chernobyl del 1986. Ancora la devastante energia atomica chiede tributi umani; ancora tocca ai giapponesi...

Eppure, nel caos della tragedia, affiorano squarci nitidi di una raffinata e lontana cultura, e non passa inosservata la dignità e la compostezza di queste persone nel modo di fronteggiare il dramma. Niente scene di panico e d’isteria, niente imprecazioni contro una natura che li stava assassinando per causa della noncuranza di chi glielo aveva permesso. E la mente ritorna al terrore impresso sul volto degli abruzzesi non avvezzi a tali tragedie, vittime della leggerezza della gestione politica più che del sisma che ha colpito l’Aquila, lo scorso anno, quasi 30.000 volte meno intensamente di quello di oggi in Giappone!

Se c’è un popolo che possiede sufficiente disciplina per fronteggiare fenomeni tanto violenti, è quello dei giapponesi. Onore a loro, e a questo stoico frammento di umanità che stanno mostrando anche a chi l’ha smarrito.

 

Catastrofi Naturali - Libro

Sabrina Mugnos

La natura sta davvero minacciando l'umanità?

 

Ma madre natura ha colpito troppo duro anche per loro, consegnando alla storia un amaro capitolo funestato da migliaia di morti e dispersi, dal volto di un paese in ginocchio che si sta avvelenando con le sue stesse mani nel tentativo di arginare l’inquinamento radioattivo, ed un mondo confuso ed arrabbiato che, si spera, stia mettendo definitivamente al bando il devastante potere dell’atomo, uno dei Vasi di Pandora che non doveva essere aperto; o almeno non così.

Di frequente, ormai, la natura viene additata come una crudele assassina ed il pianeta come il suo cinico sicario, accusati di aver aumentato la frequenza e la violenza dei loro attacchi. Ma è davvero così?

Non proprio. In realtà la Terra continua a fare ciò che ha sempre fatto anche molto prima che l’uomo ne prendesse possesso, alternando ciclicamente i suoi fenomeni naturali. Anzi, l’attuale umanità non ha ancora vissuto e affrontato il suo lato più violento, capace di cancellare la maggior parte delle forme viventi, stravolgendo il clima ed il paesaggio.

Quindi se è innegabile che in questi ultimi anni si stanno susseguendo eventi geologici cruenti ad un ritmo sostenuto, è anche vero che si scatenano nei luoghi in cui è normale che avvengano e con una frequenza che non è affatto eccezionale. Ci appare così solo grazie all’efficiente rete di diffusione e raccolta delle informazioni da un lato all’altro del globo che abbiamo costruito, e che ci permette di sapere in tempo reale tutto ciò che accade (o quasi) sul pianeta. In passato non era così, ovvero molti eventi erano a conoscenza solo di chi ne rimaneva coinvolto. Ecco perché si ha la sensazione che prima ne accadessero meno

Inoltre, fatto più importante, in passato eravamo molto meno numerosi (oggi siamo sulla soglia dei 7 miliardi!), e quindi non eravamo costretti ad invadere territori teatro di violente manifestazioni della natura, esponendoci così alla sua furia. Allo stesso modo eravamo meno legati alla tecnologia, mentre adesso è il nostro polmone artificiale, efficiente ma molto, molto vulnerabile alle bizze dei fenomeni naturali.

In questi ultimi anni, per esempio, gli “umori” del Sole ci hanno creato notevole apprensione. Come illustrerò il nostro astro alterna periodi di grande calma con altri di intensa attività variando, quindi, la quantità e la potenza dell’energia che irradia.

Ma tutto questo è sempre accaduto e, tutto sommato, sulle nostra vite al suolo lascerebbe il tempo che trova se non avessimo una tecnologia tanto sofisticata da accorgersene quanto delicata da esserne in balia, trascinandoci nella sua vulnerabilità.

Oggi, infatti, dipendiamo totalmente dalla corrente elettrica e da tutti i sistemi che la utilizzano: dalla distribuzione dell’acqua, alla conservazione degli alimenti alla gestione sanitaria agli spostamenti. In pratica senza di essa la nostra attuale civiltà rimarrebbe immobilizzata, cieca e sorda. E dal momento che le centrali elettriche ed i sistemi satellitari sono alla mercè delle perturbazioni solari, eccoci qui a pregare che la nostra stella non faccia “colpi di testa” lasciandoci al buio.

Per tornare ai drammatici eventi del Giappone, una tragedia del genere non sarebbe accaduta se fossero state costruite barriere più alte per fronteggiare un eventuale tsunami e, soprattutto, se non si fossero edificate centrali nucleari su di una terra geologicamente infernale. Il territorio nipponico, infatti, poggia sull’area di congiunzione di ben tre placche tettoniche in continuo movimento tra loro; una situazione geodinamica che dovrebbe lasciarlo come minimo disabitato, e certo non costellato di grattacieli, ponti e centrali atomiche. Laggiù violenti fenomeni geologici sono letteralmente la regola, tanto da rendere la popolazione all’avanguardia negli studi e nei modi per fronteggiarli. Allora perché è successo tutto ciò?

Nella medesima situazione si trovano gli indonesiani, flagellati fin dai tempi più antichi da veri e propri cataclismi, in prevalenza vulcanici. Le meravigliose terre che abitano, infatti, altro non sono che l’allineamento di decine di vulcani ad attività esplosiva

75.000 anni fa il braciere Toba decimò i nostri primi antenati con un’eruzione che sconvolse l’intero ecosistema seguita, nel 1815, da quella del vicino Tambora che abbassò la temperatura planetaria al punto da scatenare carestie e causare decine di migliaia di vittime, e poi ancora dal Krakatua, che nel 1883 sollevò un’onda di tsunami alta 40 m che portò via la vita di almeno 36.000 persone. Con un “curriculum” del genere è comprensibile che la strage causata dal devastante sisma accompagnato dal maremoto che nel dicembre del 2004 fece oltre 270.000 vittime è stata una tragedia tutt’altro che inaspettata. Il fatto grave è che le nostre attuali conoscenze scientifiche e tecnologiche avrebbero potuto quantomeno contenerla. Infatti, sarebbe bastato disporre di un sistema di preallarme tsunami efficiente (così come è presente nell’Oceano Pacifico) per avvertire le popolazioni che vivono sulle zone costiere dell’Oceano Indiano dell’arrivo dell’onda killer. Zone che, peraltro, sono state selvaggiamente edificate e spogliate del provvidenziale manto vegetale che costituiva un’efficiente barriera contro eventi del genere.

E cosa vogliamo dire del Big One, il terremoto devastante che si attende da oltre un secolo lungo la costa pacifica americana, a seguito di quello che devastò San Francisco nel 1906? Metà di queste terre stanno letteralmente scivolando verso l’oceano, sospinte da una frattura che corre per oltre 1200 km dal confine col Messico fino a San Francisco. Come vedremo nel terzo capitolo l’arrivo di un violento sisma è solo la cronaca di un disastro annunciato, perché quel territorio è abitato da milioni di persone che lo stanno attendendo, ma non abbastanza terrorizzati da far fagotto ed abbandonare la zona o da indurre le autorità ad approntare efficaci misure preventive.

In sostanza, la Terra non è cambiata; siamo noi ad esserlo. Siamo più numerosi, e quindi costretti ad occupare territori rischiosi, pur consapevoli di anteporre la comodità logistica alla nostra incolumità. Inoltre siamo più vulnerabili perché ormai troppo viziati da una tecnologia che oltre ad aver atrofizzato i nostri istinti ci ha esposto a fenomeni naturali che a cose normali non ci minaccerebbero.

Madre natura, insomma, solo talvolta può essere, e suo malgrado, un killer, ma sicuramente noi siamo dei kamikaze, e follemente lucidi nella nostra noncuranza.

Un’ampia parte del testo, quindi, è dedicata alla descrizione dei fenomeni sismici contro i quali, almeno potenzialmente, possiamo difenderci (quelli vulcanici li ho trattati nel libro appena uscito: Vulcani, quali rischi?) ed alle loro conseguenze: gli tsunami, sfatando anche alcune credenze popolari come quella che un sisma violento potrebbe far ribaltare l’asse di rotazione del pianeta sconvolgendo l’interno ecosistema!

Detto questo, è innegabile che almeno un mutamento anomalo, in questa fase della sua storia, la Terra lo stia subendo, ovvero un repentino riscaldamento.

Anche in questo caso, però, occorre soffermarsi ad esaminare la questione, perché è anche vero che l’alternanza di periodi caldi e freddi (ovvero le Ere Glaciali ed Interglaciali) si sussegue da sempre sul nostro mondo, ed il meccanismo che sovraintende questo fenomeno, sebbene ancora non del tutto chiarito, è di origine naturale e legato in prevalenza ai moti celesti.

Il fatto insolito, però, è che le temperature non sono mai state così alte e non si sono mai alzate così velocemente come in quest’ultimo secolo e mezzo, e non è un caso che sia accaduto proprio in coincidenza con l’inizio della rivoluzione industriale, ovvero da quando l’uomo ha cominciato a riempire l’atmosfera di gas serra, residui dell’utilizzo di combustibili fossili come carbone e petrolio.

E aria più calda significa un sacco di guai, come siccità, desertificazione, scioglimento dei ghiacciai con conseguente innalzamento del livello dei mari, aumento della frequenza di uragani e tempeste di eccezionale intensità innescati dal surriscaldamento delle acque oceaniche ecc.

In breve, laddove abbiamo fatto sentire la nostra presenza a questo pianeta è stato in negativo, inquinando l’ambiente tramite le nostre attività fino a innescare, o quantomeno a favorire, dei mutamenti ambientali che si stanno ritorcendo in prevalenza contro di noi esseri umani, poiché le altre forme di vita, soprattutto i microrganismi come virus e batteri, ma anche insetti, rettili ecc. hanno dimostrato di essere dei veri e propri giganti dell’evoluzione, capaci di una resistenza ed un’adattabilità notevoli anche in condizioni a dir poco estreme.

Gli ultimi due capitoli del testo, quindi, sono legati alla situazione climatica attuale ed ai mutamenti climatici che stanno avvenendo da qualche decennio, in parte naturali e in parte indotti dalle nostre attività, ed alle conseguenze che si portano appresso.

Nell’ottavo capitolo, invece, sarà descritto l’effettivo rischio che esercita l’attività del Sole sulla nostra attuale tecnologia, ridimensionando le speculazioni e gli allarmismi di stampo catastrofistico che dilagano attualmente tra il grande pubblico. Allo stesso modo indagheremo sull’effettiva salute del Campo Magnetico Terrestre, lo scudo invisibile che ci protegge da gran parte delle insidie che provengono dallo spazio.

Tutto questo non prima di aver presentato Gaia ai suoi abitanti, ed averli rassicurati che il suo cuore non è cavo e sede di una qualche umanità trasferitasi laggiù millenni or sono, ma pieno, pasciuto e geologicamente iperattivo ancora per molto, molto tempo.

Sabrina Mugnos

 

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Sabrina Mugnos

Sabrina Mugnos si è laureata in geologia con indirizzo geochimico-vulcanologico presso l’Università degli studi di Pisa. Studiosa di Astrobiologia (è membro del Seti - Italia e del Centro Studi di Esobiologia di Milano) e di Archeoastronomia, tiene corsi, conferenze e convegni a respiro internazionale. Giornalista freelance e divulgatrice scientifica, è spesso ospite di diverse trasmissioni televisive e radiofoniche.

 

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Negli ultimi anni i fenomeni naturali hanno colpito sempre più duramente l'umanità. Centinaia di migliaia di persone in tutto il mondo, infatti, sono rimaste vittime di violenti terremoti, pericolosi tsunami e cruenti... scheda dettagliata

 

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