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Avvento 2016
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Alla Ricerca del proprio Essere - Estratto da...

Leggi in anteprima la premessa del libro di Osho "Fare Pace con Se Stessi"

Alla Ricerca del proprio Essere - Estratto da "Fare Pace con Se Stessi" di Osho

Il viaggio della vita non è altro che un lento e perenne processo di conoscenza di se stessi. A ogni passo, con ogni decisione da prendere, con ogni azione o scelta fatta, aggiungiamo qualcosa che a volte dobbiamo poi lasciar andare o ampliare, via via che l’avventura del nostro esistere porta a un cambiamento, a una svolta, a prendere altre decisioni – spesso passi inevitabili perché diventa impossibile non vedere che la vita reale è altro da ciò che si sta vivendo.

Al di là dei giri tortuosi ai quali ci si costringe, tralasciando i vicoli ciechi e le fosse che da soli scaviamo nel nostro procedere a tentoni, potrebbe essere utile una messa a fuoco sull’incredibile avventura “trascendente” alla quale il nostro semplice essere al mondo ci chiama costantemente.

Osho ha narrato spesso un’antica storia Sufi che illustra perfettamente il perenne “andare avanti” cui siamo spinti e chiamati…

Il mondo continua a prometterti una felicità che non raggiungerai mai; speri di trovarla, ma incontri solo sofferenza: sulla porta c’è scritto “felicità” ma, una volta entrato, trovi soltanto dolore. Esiste, dunque, la felicità del mondo, che è falsa, ma esiste anche la beatitudine del divino, che è reale. In mezzo a queste due realtà c’è il Maestro, che è la soglia, il varco attraverso il quale passi dalla dimensione del mondo a quella del divino.

Tuttavia, se il Maestro è un vero Maestro, ti rivelerà che è possibile raggiungere una felicità ancora più grande e ti consiglierà di non essere così ansioso di rimanere aggrappato a lui. «Abbandonando il mondo, hai trovato me» ti dirà «ma se ti lascerai alle spalle anche me, raggiungerai la realtà assoluta. Ascoltando i miei consigli, hai lasciato andare il mondo e hai trovato una felicità immensa; continua ad ascoltarmi: se lasci andare anche me, troverai la felicità eterna!»

Prima di quel momento, ti succederà più volte di aver voglia di fermarti e sistemarti; raggiungendo un luogo meraviglioso, ti domanderai come possa esistere un posto più bello di quello, ma non fermarti: continua a camminare!

Ascolta questa antica storia Sufi.

Un mistico andava tutti i giorni a meditare nella foresta e incontrava sempre un boscaiolo che tagliava legna. Il saggio era dispiaciuto per quell’uomo: pur essendo molto vecchio – doveva avere almeno settant’anni – continuava a tagliare legna e a portarsela a casa. Era pelle e ossa; il suo corpo era emaciato e camminava ormai con la schiena curva. Un giorno il mistico gli disse: «Ascoltami, vecchio pazzo! Hai tagliato legna per tutta la vita, perché adesso non provi a spingerti un po’ oltre?». «Cosa ci sarà mai un po’ più avanti?» rispose il boscaiolo. «Nient’altro che alberi! Ormai sono vecchio e non posso camminare molto; ho già difficoltà a venire fin qui: cosa otterrei se mi addentrassi oltre nella foresta?»

«Dammi retta» insisté il mistico «vai un po’ più avanti e troverai una miniera che, in un giorno, ti farà guadagnare più di quanto guadagni tagliando legna per un’intera settimana.»

Il boscaiolo si addentrò nella vegetazione e trovò una miniera di rame: prese tutto il rame che riuscì a portare e, una volta venduto, gli fruttò denaro a sufficienza per tutta la settimana. Il vecchio era davvero estasiato: per sette giorni non ebbe più bisogno di tornare nella foresta, così prese ad andarci una sola volta alla settimana.

A quel punto, il mistico gli disse: «Non fermarti qui, spingiti ancora oltre: nella foresta c’è un’altra miniera!».

«E cosa dovrei farmene?» chiese il boscaiolo.

«Se ti addentri ancora di più nella foresta» spiegò il mistico «in un solo giorno guadagnerai denaro a sufficienza per tutto il mese, perché troverai una miniera d’argento.»

Il boscaiolo si sentiva quasi costretto a dare ascolto al mistico, tuttavia replicò: «E perché dovrebbe importarmi? Per quale ragione dovrei fare questa fatica? Sono a posto così: ciò che guadagno è sufficiente e voglio solo essere lasciato in pace. Un tempo tagliavo legna nella foresta ogni giorno per guadagnarmi il pane, ma ora le cose vanno molto meglio; posso permettermi di venire nella foresta una volta alla settimana e godermi il tempo restante. Posso riposarmi e vivere agiatamente, perciò, per favore, non cercare di confondermi!».

«Come preferisci» rispose il mistico «però dovresti provarci almeno una volta.»

Il boscaiolo si incuriosì, si addentrò più a fondo nella vegetazione e scoprì una miniera d’argento: così cominciò a recarsi nella foresta solo una volta al mese.

«Devo rivelarti ancora una cosa» disse quindi il mistico. «Se ti spingi ancora oltre nella foresta, troverai una miniera d’oro che ti procurerà guadagno a sufficienza per un anno intero!»

Il vecchio non aveva voglia di fare altra fatica; era troppo anziano per affrontare ulteriori difficoltà, ma ormai aveva cominciato a fidarsi delle parole del mistico: dal momento che aveva dato prova di averci azzeccato per ben due volte, doveva per forza aver ragione anche questa volta. «Una volta all’anno!» pensò il taglialegna. «Se è così, ho sprecato tutta la mia vita: mi sarei dovuto addentrare nella vegetazione molto prima! Questa foresta è sempre stata a mia disposizione, ci venivo ogni giorno, tagliavo un po’ di legna e me ne andavo; restavo ai margini e tornavo a casa: non mi è mai neppure venuto in mente che all’interno si nascondessero altre ricchezze!»

Si addentrò dunque più a fondo fra gli alberi e trovò una miniera d’oro, così da quel momento prese ad andare nella foresta solo una o due volte l’anno.

«Stai diventando sempre più vecchio» gli disse allora il mistico «spingiti ancora un po’ oltre! Sei proprio uno sciocco: perché non ci arrivi da solo?»

«Cos’altro potrei trovare?» chiese il boscaiolo. «Non esiste nulla di più prezioso dell’oro!»

«Ti sbagli,» rispose il mistico «spingiti più in profondità!»

Addentrandosi ancora di più nella foresta, il boscaiolo trovò una miniera di diamanti e le gemme che raccolse in un giorno sarebbero state sufficienti per una vita intera!

A quel punto non tornò più nella foresta, così un giorno il mistico andò a casa sua e gli disse: «Sei forse pazzo? Perché non sei più tornato nella foresta?».

«Perché mai avrei dovuto farlo?» chiese il boscaiolo. «Ho ricchezza a sufficienza non solo per me, ma anche per i miei figli: è stato sufficiente andare nella foresta una volta sola!»

«Vai oltre!» insisté il mistico.

«Cosa potrà mai esserci oltre i diamanti?» indagò il boscaiolo.

«Io esisto al di là dei diamanti!» rispose il mistico. «Vieni!»

Il boscaiolo si addentrò ancora una volta nella foresta e vide che il mistico stava seduto al di là dei diamanti, immerso in una quiete assoluta: la pace che emanava era incredibile. Il boscaiolo si scordò di ogni cosa e quando si inchinò ai piedi del mistico, non riuscì più ad alzarsi. Passarono le ore… non aveva mai conosciuto una pace e una beatitudine simili: era un flusso inesauribile di linfa vitale.

«Razza di pazzo!» strillò il mistico. «Ti sei fermato di nuovo? Vai avanti!»

«Ma cos’altro potrei trovare?» obiettò il boscaiolo. «Non ho mai sperimentato una beatitudine più grande di questa!»

«Vai avanti!» insisté il mistico. «Il divino ti aspetta!»

… vai avanti, vai oltre! Rimanendo ai piedi del Maestro si prova una felicità che, paragonata al mondo, è superiore a qualsiasi cosa tu abbia mai conosciuto, ma in confronto al divino è irrilevante. Prima di aver raggiunto l’essenza divina, dunque, non dovresti fermarti!

Ebbene, è questa la ricerca del Vero a cui Osho ha invitato, un invito raccolto da centinaia di migliaia di persone negli ultimi decenni e che ancora oggi nel mondo ha un’eco che supera i limiti angusti del tempo e dello spazio, all’interno dei quali noi tutti releghiamo le nostre potenzialità.

Nella serie di domande e risposte qui presentate, il ricercatore che è in noi viene portato alla luce, sollecitato, stimolato, alimentato e messo a nudo… la sensazione è davvero quella di trovarsi di fronte a uno specchio che permette di riflettere su ciò che si è e dove si è, senza vie di fuga possibili o credibili. A meno che non si scelga di distruggere quello specchio, nel tentativo di sistemare le cose una volta per tutte!

Isaac Asimov, diversi anni fa, scrisse un racconto nel quale ipotizzava che dio aveva creato l’uomo raccontando una barzelletta a un gruppo di scimmie.

Nell’ultimo capitolo di questo libro Osho sembra completare quel racconto dando una nuova prospettiva di comprensione, quando dice:

Vi ho ripetuto in continuazione che sono soltanto uno specchio. Quindi se un asino – a donkey – guarda in me, troverà un asino; se una scimmia – a monkey – guarda in me, troverà una scimmia e se un americano – a Yankee – guarda in me… troverà un americano!

La gente si arrabbia, si irrita, senza comprendere che ciò che la infastidisce è il suo stesso volto. E persino quel volto non è autentico, è una maschera: non è il volto originale.

Ho sentito di una donna bruttissima che distruggeva qualsiasi specchio le capitasse davanti. E la sua logica era molto chiara: «È lo specchio che mi rende brutta, altrimenti io sarei perfetta».

Le persone che si sentono infastidite da me, in realtà sono infastidite da uno specchio: se fossero solo un po’ consapevoli si accorgerebbero di essere infastidite dalla loro stessa vita. Non ne erano consapevoli: guardando nello specchio lo sono diventate. Anziché cambiare la propria vita e il loro modo di viverla, cercano di distruggere lo specchio; se così non fosse, non ci sarebbe stato alcun bisogno di crocifiggere Gesù. Crocifissero uno specchio, perché quell’uomo stava diventando un fastidio.

Oggi i modi per “crocifiggere” sono più sofisticati, considerando peraltro l’assenza fisica della persona in questione e i nuovi modi di socializzare, condividendo troppo spesso le proprie bassezze. Ma sarebbe bene comprendere che per quanti sforzi si possano fare, con simili intenti si può soltanto fare del male a se stessi, sminuendo, infangando, oscurando o negando il proprio destino reale.

Ed è una possibilità che porta solo a ritardare qualcosa di inevitabile, perché arrivare a conoscere se stessi ed essere se stessi resta sempre e comunque l’intento intimo che caratterizza il nostro essere umani, quasi fosse inscritto nel DNA: un giorno, tuo malgrado, ti svegli e ti rendi conto che nessuno verrà a salvarti… in quel momento, potresti provare una profonda gratitudine nell’avere di fronte a te uno specchio limpido, quale Osho riesce a essere.

In questo senso, le sue parole toccano qualcosa dentro di noi che attende soltanto la giusta sollecitazione per iniziare a vibrare di quella luce che anima l’intera esistenza. Il primo passo della rinascita di noi stessi in quanto individui.

Voi tutti siete nati come una pura opportunità di crescita. Per me, il sannyas – la ricerca del Vero alla quale vi invito – significa ricondurti a te stesso, qualunque siano le conseguenze, qualunque sia il rischio. Il sannyas è una rivolta contro tutte le società, tutte le culture, tutte le civiltà, perché esse sono contro l’individuo. Io sono assolutamente a favore dell’individuo. Posso sacrificare ogni società, ogni religione, ogni civiltà, l’intera storia del genere umano, solo per un individuo.

L’individuo è il fenomeno più importante.

Il sannyas è l’arte di essere soli. Se non impari a essere solo, non sarai mai un individuo come è tuo diritto, non sarai mai in grado di entrare dentro di te. La folla non può entrarvi, perfino il tuo amico più intimo, la tua amata, non possono venire con te, dentro di te. Devi andare solo. È un sentiero assolutamente privato, è il tuo privilegio. Nessuno può interferirvi. Lì è la sorgente della tua vita. Puoi chiamarla esistenza, puoi chiamarla Dio, puoi chiamarla verità. I nomi non hanno importanza.

 

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Osho Rajneesh

Osho

Osho è stato un filosofo e leader carismatico e maestro spirituale indiano fra i più influenti e conoscuti del ventesimo secolo.

Mai nato - Mai morto - Ha solo visitato il pianeta Terra tra l'11 dicembre 1931 e il 19 gennaio 1990.
Con queste parole immortali, Osho detta il suo epitaffio e allo stesso tempo elimina la necessità di una biografia.

Dopo aver cancellato il suo nome, accetta alla fine il termine "Osho" spiegando che esso deriva da "oceanico". "Non è il mio nome" afferma "è un suono di guarigione".

Le migliaia di ore di discorsi estemporanei, presentati a persone di tutto il mondo per un periodo di vent'anni, sono tutti registrati, spesso anche in video, e possono essere ascoltati da chiunque in qualsiasi posto, creando, come dice Osho, "ovunque lo stesso silenzio".
Le trascrizioni di questi discorsi sono ora pubblicati in centinaia di libri in dozzine di lingue diverse.
In questi discorsi, la mente umana viene messa al microscopio come mai prima, analizzata nelle sue pieghe più sottili. La mente come psicologia, la mente come emozione, la mente come corpo/mente, la mente come moralista, la mente come storia, la mente come credo, la mente come religione, la mente come evoluzione sociale e politica - il tutto esaminato, studiato e integrato. E poi lasciato alle spalle con grazia nel viaggio fondamentale verso la trascendenza.

Nel corso di questo processo Osho mette allo scoperto l'ipocrisia e le falsità dovunque le incontri. Come dice in modo eloquente lo scrittore Tom Robbins: "Riconosco la brezza smeraldina quando scuote le mie finestre. Osho è come un vento teso e dolce che percorre il pianeta, facendo volare via le teste di rabbini e papi, sparpagliando le bugie sulle scrivanie dei burocrati, mettendo in fuga precipitosa gli asini nelle stalle dei potenti, sollevando le gonne dei moralisti e facendo il solletico a chi è spiritualmente morto per farlo tornare in vita."

 

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