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Alchimia Selvatica: quando il Bosco torna a essere...

Ritrovare il proprio centro a contatto con la natura

Alchimia Selvatica: quando il Bosco torna a essere un complice

 

Quando il Bosco torna a essere complice, l’uomo conquista un alleato immenso. Il Bosco è l’archivio vivente di tutto il percorso evolutivo di questo pianeta.

Grazie al Popolo vestito di verde la vita è uscita dall’acqua e ha conquistato l’aria, e ogni giorno ha accolto e depositato nelle foglie i codici di un’esistenza fatta di continua trasformazione, adattamento e spinta alla conservazione.

Il Bosco è il presupposto di tutto il sistema esistenziale di questo suolo.

 

Siamo un tutt’uno con il Bosco

Abbiamo centinaia di geni in comune con Querce, Abeti, Faggi. Abbiamo nel costato un organo che è un albero capovolto che dialoga costantemente con un Bosco o più di uno, dal primo giorno della nostra vita all’ultimo.

Insomma, appena siamo usciti dalla pancia della nostra mamma, le piante sono entrare nei nostri polmoni e ci hanno adottati. Chi recupera questa memoria allunga come un filo la propria esistenza, sia in avanti nel futuro che indietro nel passato. Sia in basso nelle radici, sia in alto nei rami. Ha un colore diverso chi ritorna alleato del Bosco. Ha occhi più curiosi, orecchie più esigenti.

La mani che accarezzano il bosco hanno nelle pieghe della pelle le rughe del Frassino, l’azione congelante dell’inverno, l’invito all’incontro della primavera. Chi abbraccia alberi assorbe il racconto di stagioni intere confidate sottovoce fra umorismo e serietà. La terra ricca di Humus attende l’uomo, lo desidera. Un Bosco è completo quando è presente anche un uomo, un uomo consapevole.

E quando questo accade risuona un senso di sacra unità, qualcosa di moderno e allo stesso tempo antichissimo. Vestivamo gli stessi colori, sapienti di una stessa lingua. L’umidità dell’aria della prima mattina, l’aprirsi del primo croco, il piegare l’arco del sole in cielo.

Tutto era messaggio e dialogo. Tutto era presente e involontario. Ora entriamo da estranei, coperti da una casacca e con passo scomodo e pesante. Il Bosco è diventato un luogo, qualcosa di esterno.

La Natura si è fatta soggetto. Un tempo era tutto Uno.

Che cos’è l’Alchimia Selvatica

L’Alchimia Selvatica è questo: è un viaggio di ritorno per poi tagliare in diagonale. È uno sprofondare dentro attraverso il contatto con un universo selvatico esterno per poi migrare verso orizzonti esistenziali nuovi.

Oggi abitiamo un corpo che ci è estraneo nelle sue pulsioni e nelle sue potenzialità, oggi viviamo un mondo che ci è lontano nelle relazioni e nel senso della presenza.

Abbiamo una mente, ma non siamo i nostri pensieri.

Abbiamo un cuore, ma non siamo i nostri sentimenti.

Abbiamo un centro creativo, ma non siamo le nostre opere.

Abbiamo un corpo ma non siamo nessuna parte di esso.

Anche se di difficile comprensione, siamo qualcosa di ben differente da ciò che crediamo o ci hanno indotto a credere. Nella ricerca della nostra identità, il Bosco è un riflesso attivo straordinario.

Nessuno ci conosce così bene da poterci indurre nell’apprendimento dell’Arte della Conoscenza. Va cercato, con profonda Umiltà. A volte è sufficiente fare poca strada e si è già da lui. Si entra muovendosi piano perché quel suolo ha qualcosa di Sacro, è un po’ la pelle di questa grande creatura chiamata Terra. Quindi esige delicatezza e profondo rispetto.

Si chiede permesso e se si è accolti si procede. Nelle fasi iniziali di contatto con il Bosco è sufficiente ascoltare il proprio corpo e cercare di cogliere le sue reazioni di fronte a quel mondo che lo ha forgiato per migliaia di anni e che ora lo riaccoglie con la totale disponibilità.

Si porta l’attenzione al respiro, al suono del piede, a come si muovono braccia e polsi, e alla velocità e la pressione con la quale circola il sangue nelle sue strade. Si osserva dentro e allo stesso tempo fuori.

L’ingresso nel Bosco è un’autentica immersione, un cambio di dimensione. Già questo piccolo gesto è un ottima pratica alchemica, un ottimo solvente. Alcune abitudini vengono messe in discussione, di colpo perdiamo il consueto ruolo sociale e professionale e ci troviamo a esistere in maniera totalmente nuova. Nessun albero esprimerà giudizio alcuno sul nostro conto, nessuna foglia riderà di noi.

Un nuovo modo di vivere

Un uomo che entra le prime volte in un Bosco è ridicolo davvero, così abituato a muovere passi sempre nel piano e nel duro, così impostato a non abbassare mai la testa perché tutto nella civiltà è fatto a sua misura ideale!

Il Bosco è invece il caos perfetto, il massimo della fertilità. Una volta trovata la giusta familiarità, e questo richiede un po’ di tempo e ferma volontà, si apre un capitolo nuovo, totalmente nuovo, fatto di infinite strade di connessione e interazione.

Ogni elemento selvatico si presta a svariate forme di contatto attraverso le quali esplorarsi e ritrovarsi. Ogni passaggio esperienziale è un filo che ricongiunge e connette l’intimo microcosmo dell’operatore al macrocosmo esteriore. E tutto questo è il cuore pulsante dalla macchina alchemica. Foglie, rami, fango, ombre, silenzi, senso di vuoto e di pienezza, la Notte o qualche abitante autentico.

Ci sono tanti mondi in un mondo solo e il Bosco ne raccoglie in quantità non numerabile. Ogni tanto si schiudono anche situazioni impensabili, si accarezza con il dovuto merito la superficie incredibile della Magia.

La conoscenza esperienziale di se stessi in ambiente selvatico porta lentamente a un superamento dell’identificazione. Ci si sente sempre meno involucro e personaggio, e sempre più estensione di un tutto.

Si scoprono potenzialità nuove, si sciolgono paure ed eredità genetiche, si comprende meglio il verso di una intera esistenza. Un senso di gratitudine involontaria e inarrestabile è il segno di conferma che l’operazione funziona e funziona bene.

Ribadisco: il Bosco è il miglior complice che un essere umano possa avere nel suo percorso verso il proprio centro. Un compagno fedele, dolce, sensibile. Un teatro meraviglioso dove conquistare la differenza fra sopravvivere e sentirsi vivi veramente.

Luce ai vostri Cuori!

Articolo tratto da Vivi Consapevole n. 43

Alchimia Selvatica

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Michele Giovagnoli

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Michele Giovagnoli

Michele Giovagnoli è testimone del bosco come luogo perfetto e specchio dell'interiorità umana, Michele Giovagnoli lo racconta con entusiasmo e poesia ad adulti e bambini, escursionisti e manager aziendali. Dopo un passato da educatore ambientale, apre fronti innovativi nel Coaching e nello sviluppo personale condividendo percorsi di interazione diretta con gli elementi selvatici. Ultimamente si dedica a tempo pieno all'arte dell'alchimia e alla sua diffusione attraverso conferenze e seminari.

 

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