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A Scuola di "Gender": se la manipolazione arriva...

Leggi in anteprima il 7 capitolo del libro "UniSex" di Enrica Perucchietti e Gianluca Marletta

A Scuola di "Gender": se la manipolazione arriva nelle aule

«Il desiderio sessuale non si educa così come ci si educherebbe alla matematica:
non è una semplice forma di istruzione».
Fabrice Hadjadj

In Svezia (Paese in cui qualche tempo fa la multinazionale dei giocattoli Toytop ha dovuto creare un catalogo di “giochi per bambini neutri”, per sfuggire alle accuse di “sessismo” che le erano state lanciate) è nato anche Eglalia, il primo “asilo dei bambini senza sesso”:

«Alla base del progetto di Eglalia, dicono i suoi ideatori, sta la lotta alla discriminazione sessuale. I bimbi, tutti da 1 a 6 anni, non vengono chiamati a seconda del loro sesso ma sono appellati indistintamente con il nome friend, amico/a, e per dire “lui” o “lei” viene usato il pronome neutro svedese hen, inesistente nel vocabolario svedese ma usato nei circuiti femministi e omosessuali».

La Svezia viene applaudita come il Paese più corretto e moderno d’Europa perché, come spiega Andrea Chinappi,

«l’essere moderni al giorno d’oggi vuol dire innanzitutto “rispettare le minoranze” e la Svezia oggi forgia con il proprio marchio i parametri per entrare nel ranking delle nazioni all’avanguardia […]. In realtà la vera battaglia portata avanti dai piani alti della nazione illuminata è stata quella volta alla conquista della cosiddetta gender neutrality: la creazione del genere neutro e la sua assoluta necessità. […] Christine Ingebritsen, professoressa di Studi Scandinavi all’Università di Washington, ha definito infatti la Svezia “un Nuovo Umanesimo”. In effetti questa neonata umanità dai natali nordici sta applicando questo conformismo di genere ad ogni dominio della vita degli individui».

Se la Svezia è all’avanguardia in tema di gender, quanto riportato non rappresenta però un caso isolato. Sembra anzi che, negli ultimi anni, gli istituti di istruzione di ogni ordine e grado siano divenuti il principale terreno di conquista delle “lobby gender”, che in essi vedono il luogo per eccellenza in cui tentare di condizionare fin dalla più tenera età le menti dei futuri cittadini del “mondo nuovo”. È così che progetti culturali (spesso astutamente presentati come battaglie contro il “bullismo omofobico”), nuovi libri di lettura o di testo infarciti di riferimenti all’omosessualità, corsi di “educazione sessuale” in chiave gender e persino programmi ministeriali imposti per legge (decisi spesso nella più totale indifferenza od ostilità verso la sensibilità o le scelte delle famiglie e dei ragazzi) hanno finito per colonizzare in breve tempo le scuole di mezza Europa.

È proprio al livello del mondo dell’istruzione, infatti, che quello che da alcuni è stato definito il “totalitarismo gender” sembra avere la più immediata e pesante ricaduta nella vita quotidiana e concreta di milioni di persone.

Una riforma “gay” per le scuole d’Europa

La “manipolazione di massa”, qualunque sia il messaggio che vuole veicolare, avrà sempre e comunque un punto di partenza e di arrivo comune che si chiama scuola. Senza un controllo, diretto o indiretto, su ciò che si insegna sui banchi, infatti, nessun processo manipolativo può dirsi davvero efficace. Naturalmente, come ben sappiamo, esistono “agenzie culturali” che, nell’immediato, hanno un effetto ben più incisivo e coinvolgente sull’immaginario della popolazione, specie quello dei più giovani; eppure, in ultima analisi, la scuola ha qualcosa che neanche il più celebrato cantante rock o la più fascinosa star del cinema possono vantare: il carisma dell’ufficialità. Questo, in concreto, significa che anche nella coscienza del più svogliato fra gli alunni esiste un cantuccio nascosto in cui vige una certezza: quello che si insegna a scuola potrà essere noioso o inutile, ma non vi è alcun dubbio che sia vero!

In una “raccomandazione” del 2010 del “Comitato dei Ministri Europeo”, di per sé non vincolante ma significativa, si invitavano i governi dell’Unione a introdurre nelle scuole appositi momenti di “sensibilizzazione” degli studenti sulle tematiche della “discriminazione” verso i gay e le lesbiche: in concreto, quest’istanza dovrebbe portare a utilizzare l’esperienza delle associazioni gay per “informare” gli studenti sulle “nuove realtà” costituite dalle “famiglie omosessuali”.

Inutile dire come tale “raccomandazione”, la quale esprime la volontà delle potenti oligarchie culturali e politiche che egemonizzano l’UE, sia stata quasi subito tradotta in atti concreti da molti governi del Continente, fino all’imposizione di programmi e persino di misure coercitive che solo fino qualche anno fa sarebbero sembrate assurde e grottesche.

Gay e addizioni: il “gender” conquista la scuola britannica

Sorprendente è il caso dell’Inghilterra, che nel giro di pochi anni è passata dal vecchio e un po’ “vittoriano” divieto di trattare il tema dell’omosessualità nelle scuole all’imposizione manu militari dell’ideologia di genere in tutti gli istituti del Regno, compresi quelli privati e di ispirazione religiosa.

L’ingresso del gender nelle scuole britanniche è stato dirompente fin dall’inizio, già cinque anni fa, con l’introduzione di riferimenti all’omosessualità nello studio di tutte le discipline, in una creazione di accostamenti a dir poco “bizzarri”, come ha scritto esterrefatta la giornalista britannica Melanie Philipps:

«Cosa c’entra l’omosessualità con la matematica, la geografia o la scienza? […] Gli studenti britannici saranno quotidianamente bombardati da espliciti riferimenti all’omosessualità, durante le lezioni di matematica, geografia e scienza, grazie a un’iniziativa sponsorizzata dal Governo […]. In geografia, ad esempio, gli studenti verranno stimolati a considerare quali siano le motivazioni che spingono gli omosessuali a trasferirsi dalla campagna alla città […]. In matematica, poi, gli studenti dovranno imparare pure a tener conto, nei calcoli di statistica sul censimento, del numero degli omosessuali presenti nella popolazione. Dato che l’iniziativa coinvolge anche le scuole elementari (dall’età di quattro anni in su), per i più piccoli verranno utilizzati personaggi omosessuali nei problemini matematici. Per quanto riguarda la scienza, verranno ovviamente studiati i presunti fenomeni di omosessualità in natura, con particolare riguardo ai “pinguini imperatore” e agli “orsi marini”, e dovranno essere stimolate discussioni in classe sulle differenti strutture di coppia nel mondo animale, comprese le coppie dello stesso sesso».

Questo tipo di programmazione, tuttavia, in principio non ha riguardato alcune scuole private confessionali, le quali, specie quelle cattoliche dell’Irlanda del Nord o quelle gestite dalla forte minoranza islamica, avrebbero potuto non gradire l’iniziativa. Un’eccezione, questa, comunque spazzata via di recente, quando, l’1 novembre 2014, la ministra dell’Educazione Nicky Morgan ha annunciato che anche le scuole private religiose saranno tenute a insegnare la teoria del gender, compreso quanto riguarda «i diritti dei gay e il rispetto dovuto ai matrimoni fra persone dello stesso sesso».

Nella stessa occasione, la ministra ha annunciato che

«manderà nelle scuole religiose ispezioni a sorpresa, e quelle colte in fallo a insegnare dottrine religiose contrarie al “matrimonio” omosessuale o critiche rispetto agli atti omosessuali saranno chiuse senza cerimonie. Nel tentativo di mostrare che non ce l’ha con i cristiani, il Ministero ha già mandato due ispezioni in scuole ebraiche, mostrando loro il cartellino giallo, che le degrada a “scuole sotto sorveglianza”, un passo prima del cartellino rosso della chiusura».

Un particolare piuttosto curioso è che la ministra Morgan, esponente del Partito conservatore, solo un anno prima (nel 2014) aveva votato contro la legge che promuoveva al rango di “matrimonio” le “unioni civili” tra omosessuali sul suolo britannico. Un altro caso decisamente bizzarro, dunque, di ex “omofobi” conservatori convertiti al gender sulla via di Damasco, per ragioni che rimarranno oscure ai più.

Nelle scuole francesi le “signore” hanno il “pistolino”

A partire dall’anno scolastico 2013/2014, nelle scuole francesi l’idea che il “maschile” e il “femminile” siano qualcosa di più che semplici “convenzioni sociali” è, di fatto, abolita per legge; anzi, l’impegno esplicito del Governo e della scuola dev’essere quello di “sostituire” i concetti “vecchi” con i nuovi, resettare le menti e cambiare le mentalità, affinché il Pensiero Dominante venga accettato da tutti. Il dibattito, il confronto con visioni diverse, o anche la semplice ammissione che esistano sensibilità o valori differenti, non sono minimamente contemplati. Il nuovo insegnamento promosso dal governo Hollande, infatti, viene presentato come

«finalizzato a “sostituire categorie mentali come quella di ’sesso’ con il concetto di ’genere’, che […] mostra come le differenze tra uomo e donna non siano basate sulla natura, ma siano prodotte storicamente e replicate dalle condizioni sociali” […]. In una lettera ai responsabili educativi del 4 gennaio, il ministro francese dell’Istruzione, Vincent Peillon, ha espresso la decisione del governo di impegnarsi per produrre un cambio di mentalità tra i giovani. In questo senso viene rivolto l’invito alle scuole affinché “distolgano gli studenti da ogni forma di determinismo, familiare, etnico, sociale o intellettuale” (“L’Express”, 2 settembre 2012). […]. In una relazione del dicembre 2012, l’ispettorato generale sugli Affari Sociali raccomandava alle scuole di “combattere contro gli stereotipi sessuali […] fin dalla più tenera età”, di decostruire l’“ideologia della complementarietà” tra i sessi e di sostituire le parole “maschi” e “femmine” con termini sessualmente neutri come “amici” o “bambini”. Alle scuole è richiesto di prevenire il processo di “differenziazione basata sul genere sessuale” e l’acquisizione psicosociale da parte del bambino della sua identità sessuale».

A partire dal presente anno scolastico 2014-20158, i bambini delle scuole elementari d’Oltralpe saranno chiamati a rispondere preventivamente a un questionario sul proprio “orientamento sessuale” in cui dovranno scegliere fra quattro “categorie”: “maschio”, “femmina”, “neutro” o “altro”. L’insegnamento gender alla scuola elementare, naturalmente, prevede anche l’utilizzo di quattro libri di testo (già pubblicati e disponibili): Ho due papà che si amano; Papà porta la gonna; Signora Zazie (ha il pistolino?); Educare contro l’omofobia, in attesa che magari tutti i libri di testo scolastici possano finalmente “adeguarsi” ai nuovi princìpi gender.

Il sistema scolastico francese, pertanto, verrà dichiaratamente utilizzato per “combattere”, “decostruire” e “cambiare la mentalità” dei cittadini, allo scopo di proporre-imporre una visione ufficiale della sessualità e della persona umana, e questa vera e propria imposizione di un’etica di Stato (che non può non ricordare analoghi atteggiamenti tipici dei totalitarismi classici) colpisce e sorprende non solo quei cittadini francesi che erano convinti, fino a poco tempo fa, di vivere in un sistema pluralista, ma anche quegli osservatori esterni che non possono non domandarsi quale sia la convenienza politica di una scelta così estrema e radicale.

Numeri alla mano, infatti, non sembra assolutamente che la violenta e pervadente campagna pro gender del governo di François Hollande abbia conseguito dei risultati, a livello di consenso: al contrario, in fatto di consenso popolare, Hollande pare avere segnato, certamente non solo per le scelte etico-sociali, un record negativo senza precedenti nella storia della Quinta Repubblica.

Ancora una volta, però, più che le motivazioni elettorali o microeconomiche, sembrano essere le ragioni ideologiche (o meglio, ideologico- strategiche) a guidare certe prese di posizione: quello che il governo Hollande sembra aver fatto, dunque, è una scelta di campo senza precedenti a sostegno di una certa “visione dell’uomo” ormai diventata di prioritaria importanza per un certo progetto geopolitico e strategico che trascende di molto i confini e gli stessi interessi della Francia come singola nazione.

Con il suo convinto sì all’ideologia gender (cui ha fatto seguito, come vedremo nel prossimo capitolo, una repressione nei confronti del dissenso senza precedenti) il governo Hollande, in realtà, ha detto sì non solo e non tanto alle rivendicazioni di una qualunque minoranza omosessualista, quanto piuttosto a quel progetto di Nuovo Ordine Mondiale che nell’annichilimento delle identità sessuali, religiose e sociali vede un punto di arrivo imprescindibile, in questo allineandosi totalmente (ed è un dato storicamente un po’ insolito per la politica francese) al vento che “soffia” dal mondo anglosassone e soprattutto dall’America obamiana.

Anche l’Italia è pronta ad “allinearsi”

Sulla scia delle grandi potenze dell’Occidente, anche la Scuola italiana pare essere sul punto di fare un irreversibile “aggiornamento” ideologico in chiave gender. Nel nostro Paese, tuttavia, tale cambiamento sembra essere proposto in maniera meno traumatica e più surrettizia, spesso giocando sui cavilli verbali e sulle ambiguità del linguaggio burocratico e, soprattutto, contando sull’enorme disinformazione delle masse rispetto a tali temi.

Già sotto il governo Monti, l’allora ministro del Lavoro con delega alle Pari opportunità Elsa Fornero ha approvato delle “linee guida” (presentate con l’impegnativo titolo di Strategia nazionale per la prevenzione e il contrasto delle discriminazioni basate sull’orientamento sessuale e sull’identità di genere) che successivamente sono state confermate e finanziate con 10 milioni di euro dal governo Letta.

Ma di cosa di tratta, esattamente?

In concreto, le “linee guida” (redatte, è bene evidenziarlo, con il contributo esclusivo di organizzazioni gay e lesbiche) prevedono dei “corsi di aggiornamento” per insegnanti di ogni ordine e grado, allo scopo di creare dei

«percorsi innovativi di formazione e di aggiornamento per dirigenti, docenti e alunni sulle materie antidiscriminatorie, con un particolare focus sul tema Lgbt e sui temi del bullismo omofobico e transfobico […]. In particolare la formazione dovrà riguardare: lo sviluppo dell’identità sessuale nell’adolescente; l’educazione affettivo-sessuale; la conoscenza delle nuove realtà familiari».

Legata a tale progetto, vi è anche la controversa vicenda della produzione degli opuscoli redatti dall’UNAR (sigla che sta per Ufficio Nazionale Anti-discriminazioni Razziali) dall’accattivante titolo Educare alla diversità a scuola, una sorta di sussidi formativi per insegnanti.

Su questi testi, fra l’altro, si afferma che, per evitare la discriminazione, «gli insegnanti devono evitare […] analogie che facciano riferimento a una prospettiva eteronormativa (cioè che assume che l’eterosessualità sia l’orientamento normale)», dato che tali analogie potrebbero tradursi nella pericolosa assunzione che «un bambino da grande si innamorerà di una donna». Segue un vero e proprio vademecum per riconoscere «l’individuo omofobo», che di solito è di «età avanzata » ed è accecato da un alto «grado di religiosità» e di «ideologia conservatrice »; si andrebbe così dall’«omofobo di tipo religioso che considera l’omosessualità un peccato» a quello «scientifico, che la considera una malattia», fino ai «genitori omofobi». Si consiglia, inoltre, agli insegnanti di portare gli alunni “eterosessuali” a provare a immedesimarsi con gli “omosessuali” e di mettere gli alunni «in contatto con sentimenti ed emozioni che possono provare persone gay o lesbiche». Ci sono storielle, attività e strumenti anche per questo, e a tale scopo vengono proposti alcuni documentari come Kràmpack, in cui la masturbazione fra due ragazzi è presentata come esplorazione e “gioco”, e L’altra metà del cielo, che racconta «le vite di donne che amano altre donne» che «si sono scontrate con l’omofobia della propria famiglia».

Nel caso di questi opuscoli, tuttavia, la reazione tempestiva del FONAGS, il Forum Nazionale delle Associazioni dei Genitori della Scuola, ha indotto il Ministero dell’Istruzione a ordinare il ritiro di questi testi, a cui ha addirittura fatto seguito una lettera ufficiale di scuse, inviata al Ministero dall’UNAR stesso, che riconosceva di avere portato avanti il progetto… senza aver pensato di presentarlo e condividerlo prima con il Ministero (cosa che, per legge, avrebbe dovuto fare).

Per una volta, dunque, la tipica strategia della lobby gay di “bruciare i tempi”, allo scopo di porre amici e avversari di fronte al “fatto compiuto”, sembra non avere pagato.

L’autoerotismo entra nel programma scolastico

Come se ciò non bastasse, in una scuola di Piacenza è stato inserito nel programma scolastico un corso di autoerotismo, obbligatorio per tutti i ragazzi, senza alcuna eccezione. I genitori di un tredicenne piacentino, che avevano chiesto l’esonero del figlio dal percorso di «educazione alla sessualità e all’affettività» Viva l’amore promosso dalla regione Emilia-Romagna, se lo sono visti negare dalla scuola.

Come sempre, quest’iniziativa, che avrebbe dovuto essere facoltativa, si basa sul contrasto alla discriminazione e sulla battaglia contro gli «stereotipi di genere». Come documenta però Giovanni Masini, che ha incontrato i genitori dello studente cui è stato negato l’esonero al corso,

«il libretto distribuito alle famiglie contiene istruzioni molto esplicite, con tanto di illustrazioni, sull’uso dei contraccettivi maschili e femminili, sezioni dedicate alla masturbazione e questionari sulle trasformazioni “gradevoli o sgradevoli” della pubertà. E Viva l’amore non si limita a spiegare come evitare malattie veneree o gravidanze indesiderate: affronta anche i temi dell’identità e delle discriminazioni di genere».

Trincerandosi dietro il “clima di serenità” in cui si svolgerebbe il corso, la preside avrebbe negato l’esonero al ragazzo in quanto, citando la Cassazione, «la scuola può legittimamente impartire un’istruzione non pienamente corrispondente alle convinzioni dei genitori».

Gli asili come terreno di conquista

Nemmeno gli asili, tuttavia, sembrano essere preservati dalla propaganda gender. Negli ultimi tempi, infatti, in molti istituti materni della Penisola hanno fatto la loro apparizione dei testi graficamente adattati a bambini in età prescolare, in cui vengono proposti i temi più cari alla cultura omosessualista: l’esistenza di “famiglie gay”, la possibilità di avere “figli” grazie agli “uteri in affitto” eccetera. Un esempio di questa “letteratura” è il libricino di Francesca Pardi dal titolo Perché hai due papà?, edito dalle edizioni Lo Stampatello. Nella presentazione del libricino sul sito della casa editrice, la finalità di questa produzione è esplicitamente quella di scrivere un racconto per chiarire le idee ai bambini, ma anche agli adulti.

Questa “fiaba gay” per bambini piccoli narra la storia di Tommaso e Franco, due uomini che si amano e vogliono mettere su famiglia (con bambini); siccome, però, in natura due uomini non possono rimanere “incinti”, Franco e Tommaso vanno in America, dove, afferma il testo, ci sono delle donne che possono decidere di far crescere nella propria pancia i bambini che non potrebbero nascere, e lo fanno perché pensano sia meraviglioso avere dei figli e aiutare chi non può averli. Al termine della gravidanza, quindi, nasce Lia, che ha due papà; nessuno di loro l’ha portata nella pancia, ma, insiste il testo, «entrambi insieme l’hanno messa al mondo». Nelle pagine successive, poi, Franco, Tommaso, Lia e Andrea (nel frattempo, infatti, un altro bimbo è arrivato con le stesse modalità) prendono una casa al mare e casualmente (!) si ritrovano come vicine una coppia di donne, Meri e Franci, con i loro “figli”. Particolare interessante, nella spiaggia delle vacanze disegnata nel libro sono presenti unicamente coppie omosessuali e una donna da sola con i figli: non vi è alcuna famiglia formata da un uomo e da una donna.

Ancora più recente è il “progetto” portato avanti negli asili del Comune di Trieste dal titolo Il gioco del rispetto, che, al di là del nome piuttosto “neutro”, come si legge sull’opuscolo informativo, mira

«a verificare le conoscenze e le credenze di bambini e bambine su cosa significa essere maschi o femmine, a rilevare la presenza di stereotipi di genere e ad attuare un primo intervento che permetta loro di esplicitare e riorganizzare i loro pensieri, offrendo ai bambini anche un punto di vista alternativo rispetto a quello tradizionale».

Estremamente espliciti sono i “giochi” proposti nell’ambito del progetto, che prevede, tra l’altro, un esperimento chiamato “Se fossi”, durante il quale i bambini, utilizzando dei costumi, si travestono. «I bambini e le bambine», è scritto nelle schede informative, «potranno indossare dei vestiti diversi dal loro genere di appartenenza e giocare così abbigliati».

Il progetto è stato parzialmente sospeso in seguito alle veementi proteste di molte famiglie per i suoi contenuti “ideologici” e per il fatto di non essere state sufficientemente informate dei contenuti di queste attività; si può però scommettere che progetti di questo tipo continueranno a essere proposti nelle scuole italiane, anche perché nel mondo del gender sembra sempre più affermarsi un atteggiamento esplicitamente autoritario che pare voler fare a meno del consenso delle masse e mettere tutti di fronte al fatto compiuto.

UNISEX

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L’attacco alla sessualità, nei suoi generi maschile e femminile, rappresenta oggi il più sconcertante tentativo di manipolazione dell’essere umano mai tentato nella storia.

Promossa grazie all’imponente contributo economico e politico delle più potenti lobby dell’Occidente, questa vera e propria “mutazione antropologica” viene oggi imposta attraverso i media, la cultura, lo spettacolo e le legislazioni. Spariscono addirittura i termini “padre” e “madre”, specifici della famiglia tradizionale, e vengono sostituiti dai più generici “genitore 1” e “genitore 2”, quasi a indicare che la maternità e la paternità non hanno più nulla a che vedere con il genere sessuale.

In questo saggio (alla sua Seconda Edizione Aggiornata) gli autori ripercorrono le tappe più recenti di un processo apparentemente inarrestabile, che sembra invadere ogni aspetto del vivere quotidiano.

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    Enrica PerucchiettiTorna su Torna suDisponi gli articoli a grigliaDisponi gli articoli a lista

    Enrica Perucchietti

    Enrica Perucchietti, laureata con lode in Filosofia con una tesi in Storia delle religioni, vive e lavora a Torino come giornalista, scrittrice ed editor. Oltre a numerose pubblicazioni su riviste digitali e cartacee, collabora con la trasmissione televisiva «Mistero».

     

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    Gianluca Marletta

    Nato a Roma nel 1971, è laureato in Storia Medievale presso l’università di RomaTre e in Scienze Religiose alla Pontificia Universitas Lateranensis. Insegnante di Religione, conferenziere e articolista, ha pubblicato vari saggi su tematiche storico-religiose e antropologiche.