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A mo' di prefazione del libro "Isis" di Paolo...

Leggi un estratto dal libro di Paolo Sensini "ISIS"

A mo' di prefazione del libro "Isis" di Paolo Sensini

Nel nostro tempo vi è un continuo avanzamento della barbarie nei costumi sociali. E, parimenti, un cinismo e un'ingratitudine che non si limitano più soltanto agli altri individui, ma investono anche le cose, e infine pure le parole stesse che le designano.

Prendiamo come esempio la parola “terrorismo”, inventata dai francesi nel 1793. Se noi la consideriamo senza pregiudizi, siamo costretti a denunciare oggi un innegabile paradosso: il terrorismo viene calunniato quotidianamente proprio da tutti coloro che ne sono beneficiari, molto più di quanto non sia criticato da coloro che lo subiscono, e, in modo ancora più virulento, proprio dagli stessi che lo finanziano, ne approfittano, lo dirigono e lo impongono alle popolazioni che ne sono vittime. Ben ingiustamente, viene da dire, perché è grazie al terrorismo che questi demiurghi oggi governano il mondo, legiferano, torturano, condannano a morte, si arricchiscono e prosperano, estorcendo la licenza più sfrenata nella direzione del mondo, licenza di cui non potrebbero avvalersi senza di esso.

Così, governi sempre più deboli e privi ormai di ogni attributo di “legittimità popolare” possono adottare impunemente misure anticostituzionali ed extragiuridiche grazie al pericolo del terrorismo; in virtù di esso scatenano guerre e colpi di Stato all'estero, instaurano lo “stato di emergenza” e, di fatto, sospendono le libertà civili. Cosa che in effetti è accaduta, sull'onda dei fatti dell'11 settembre 2001, negli Stati Uniti e altrove. Per questo motivo, gli uomini di governo dei Paesi “colpiti” hanno un debito di riconoscenza infinito verso il terrorismo, che non cessano di calunniare come se esso fosse l'origine di tutti i mali, mentre al contrario è la fonte di tutto il potere straordinario che si sono arrogati contro la società.

Consideriamo ora senza pregiudizi gli altri vantaggi che il terrorismo procura a coloro che ipocritamente lo condannano.

Di fronte al terrorismo non c'è più rischio di rivolta, sebbene le buone ragioni per una rivolta siano rinforzate a dismisura pressoché ovunque; inoltre, di fronte al terrorismo, ogni moto sociale o protesta diventa un atto di insubordinazione, che può essere schiacciato all'istante, senza formalità, per imporre agevolmente una sorta di “pax sociale” armata, ma armata da una parte sola.

Grazie al terrorismo, la gente si rinchiude in casa; si può criminalizzare ogni situazione, accusare e condannare arbitrariamente chiunque, perquisire dove si vuole e quando si vuole abitazioni e Internet; si può torturare, ammazzare, obbligare al domicilio coatto, imporre una censura stretta, senza correre il rischio di sollevare indignazione, critiche od opposizione.

Grazie al terrorismo, lo Stato e i suoi beneficiari politici diventano, come per magia, “buoni” o comunque “tollerabili” perché, dopo aver sacrificato una piccola porzione della popolazione, possono ergersi a protettori di quella che resta. Il terrorismo diventa così la pietra filosofale che consacra il potere, benedice i politici, sdogana e legittima la protezione mafiosa dei sudditi, a cui ogni Stato aspira.

Con la pace sociale acquisita all'interno di uno Stato grazie al terrorismo, si tenta di rivitalizzare l'agonizzante economia e fare succulenti affari all'estero con i grandi finanziatori e sponsor del terrore. Ma i vantaggi del terrorismo per l'economia sono molti e non si fermano qui: all'estero, grazie agli eserciti terroristi creati dal nulla (al-Qa‘ida, ISIS, Jabhat al-Nusra, Boko Haram, al-Shabaab ecc.), si può continuare a fare impunemente i propri comodi:

«Un filosofo produce idee, un poeta poesie, un prete sermoni, un professore trattati ecc. Il terrorismo produce attentati. Se si guarda più da vicino quest'ultima branca della produzione in rapporto all'insieme della società, ci disferemo di molti pregiudizi. Il terrorismo non produce solo attentati, ma anche tutta la legislazione antiterrorista, i giuristi per scrivere le leggi, i giornalisti per intossicare l'opinione pubblica, i programmi di televisione, i film, i magistrati specializzati, i poliziotti addestrati nella repressione del terrorismo, i professori che fanno i corsi all'università e pubblicano gli inevitabili libri, gli psicologi di massa, i romanzi sui rischi che corriamo, e questi libri, film, reportage ecc. sono poi riversati in ogni interstizio della società».

Il terrorismo produce quindi tutto l'antiterrorismo, la giustizia criminale, gli sbirri, le prigioni, i boia, i giurati e l'intero circuito dei servizi di vigilanza e di sicurezza. Esso cagiona un effetto talvolta morale, talvolta tragico, a seconda del caso; così rende servizio ai sentimenti morali ed estetici del pubblico e della classe politica, alla quale fornisce sempre l'occasione di scatenarsi contro qualcosa di più manifestamente immorale di ciò che essa è.

Il terrorismo rompe la monotonia e i ritmi inerziali della sicurezza quotidiana; impedisce la stagnazione e suscita quella tensione e quella mobilità inquieta senza le quali verrebbe meno la giustificazione per un intervento sempre più pervasivo nella vita degli individui. In ogni caso, il terrorismo, essendo sempre la messa in scena di una guerra civile, al fine di evitarla, legittima continuamente qualsiasi tipo di ingerenza governativa.

Esso dunque non è soltanto utile, ma anche necessario, come il male. Presentandosi alle platee mediatizzate come l'orrore estremo, la quintessenza di un orrore misterioso, crudele, enigmatico e inspiegabile, che colpisce ciecamente anche gli innocenti, pretende di concentrare in sé tutto il peggio che esiste e, calamitando in questa maniera gli sguardi del mondo, ha l'effetto straordinario di eclissare tutti gli altri orrori, che devono evidentemente essere tenuti nascosti o per lo meno tollerati.

Grazie al terrorismo, diventa facile e “giustificabile”, per ogni governo, imporre leggi eccezionali che limitino e annullino, per il bene comune, ogni libertà conquistata in precedenza e anche porre i cittadini in stato permanente di dissonanza cognitiva, poiché in psicologia è noto che chi si trova in stato di smarrimento e di confusione, non potendo contare sul giudizio di se stesso, è molto più disposto a sottomettersi a quello dell'autorità.

Inversamente, gli Stati che usano il terrorismo come un paravento raggiungono l'optimum di libertà per i governanti, mentre la società diventa malleabile e viene sottomessa da un nuovo sistema istituzionale, formalmente identico ma in realtà completamente stravolto e corrotto. Questo corrisponde all'imposizione e alla generale diffusione in Occidente di regimi post-costituzionali, che si insediano nell'indifferenza universale.

Le motivazioni vere, gli scopi di ogni forma di terrorismo e la sua utilità si evincono sempre nei suoi risultati. E non è previsto che i popoli si ribellino all'inganno e all'impostura delle narrazioni di Stato.

Per questo si è preteso che chiunque metta in discussione la versione ufficiale degli attentati dell'11 settembre o di altri “eventi storici”, inconfutabili per definizione, venga perseguitato alla stessa stregua di un terrorista, perché responsabile della «corruzione di giovani menti». Si introduce così in maniera ufficiale, come già accaduto nel passato per talune vicende, il famigerato “psicoreato” (thoughtcrime o crimethink) di orwelliana memoria, che permette allo Stato di arrestare, torturare ed eliminare chiunque metta in dubbio le sue narrazioni sacre.

Se la vittoria sulle forze dell'egoismo e della tirannide è dunque il nostro vero obiettivo, allora dobbiamo guardare in faccia le cose, per quanto spiacevoli esse possano essere. Qualora non vi riuscissimo, potrebbe costarci molto caro, e coloro che dell'egoismo e della tirannide ne fanno la loro ragione di vita lo sanno benissimo; questo è il motivo per cui hanno investito così tante risorse per annebbiare e offuscare la realtà. Noi dobbiamo impegnarci ancora di più per riuscire a vedere attraverso questa fantasmagoria e scoprire la verità, non importa quanto duro sia il compito.

Nelle pagine che seguono mostreremo quindi cosa si nasconde dietro il fumo di guerra del “terrorismo internazionale” e le sue devastanti ricadute sul mondo contemporaneo. Lo faremo basandoci unicamente sulla logica stringente dei fatti. Nulla di più e nulla di meno.

Buona lettura.

Isis

Isis

Terrorismo e Isis: da tempo sui mezzi d’informazione non si parla d’altro, anche in seguito agli ultimi attentati in alcune capitali europee. Concetti declinati in tutte le maniere possibili e immaginabili, soprattutto riferendosi alle guerre combattute nel Vicino e Medio Oriente.

Ma conosciamo tutta la verità? Abbiamo davvero tutte le informazioni per esprimere un giudizio preciso?

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Paolo Sensini

Paolo Sensini, storico ed esperto di geopolitica, è autore di numerosi libri tra cui Il «dissenso» nella sinistra extraparlamentare italiana dal 1968 al 1977 (Rubbettino, Soveria Mannelli 2010), Libia 2011 (Jaca Book, Milano 2011), Divide et Impera, Strategie del caos per il XXI secolo nel Vicino e Medio Oriente (Mimesis, Milano 2013) e Sowing Chaos. Libya in the Wake of Humanitarian Intervention (Clarity Press, Atlanta 2016). Suoi scritti sono apparsi su varie riviste italiane ed estere.