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1a Idiozia sui Capricci - Perché vuoi sempre...

Leggi il capitolo 5 del libro "Le 7 Idiozie sulla Crescita dei Bambini" scritto da Roberta Cavallo e Antonio Panarese

1a Idiozia sui Capricci - Perché vuoi sempre farmi arrabbiare?

I bambini sperano e contano sul fatto che siano i genitori
a esprimere quello che loro non sanno dire.
JESPER JUUL

 

Tra tutte le piccole magagne quotidiane che danno del filo da torcere a mamma e papà, i capricci sono molto rinomati perché:

1. Non si sa perché i bambini li facciano. Quando vogliamo darci una spiegazione accampiamo delle motivazioni ipotetiche, come per esempio “è stanco”, “vuole farmi arrabbiare”, “è stufo” ecc.;

2. Infastidiscono l’occhio e il cuore (ma solo quando sono un po’ distratti);

3. Preoccupa e irrita il fatto di non sapere come riportare la situazione alla normalità.

Insomma, i capricci sono quella cosa che, a lungo andare, gli adulti proprio fanno fatica a sopportare.

I capricci sono tante cose, una diversa dall’altra, sempre unici con sfumature differenti di volta in volta; si rafforzano e diventano immuni alle soluzioni precedenti, arrivano di soppiatto quando meno te lo aspetti e possono apparentemente scatenarsi per qualsiasi motivo; non sappiamo bene da che cosa dipendano e sono terribilmente imprevedibili.

Ma c’è una cosa che, sopra tutte le altre, i capricci sono: non sono “capricci”.

Il dizionario online Hoepli definisce i capricci come: «Voglia bizzarra, insolita, improvvisa, generalmente effimera. Idea bizzarra e ostinata, comportamento irragionevole e arbitrario. Evento, fenomeno inusitato, incomprensibile».

Dato che queste manifestazioni comportamentali del bambino non le sappiamo comprendere e, spesso, non siamo in grado di farcene una ragione, con il tempo abbiamo imparato a definirli “capricci”, proprio i come comportamenti bizzarri, insoliti, improvvisi, fugaci e passeggeri, ma anche ostinati, irragionevoli. Discutibili e non autorizzati. Incomprensibili.

E questa è l’Idiozia. Solo perché questi comportamenti sono per noi incomprensibili e ingestibili, diventando “capricci”, non vuol dire che lo siano davvero… e, infatti, non lo sono per niente.

Tutti i comportamenti dei bambini che noi cataloghiamo distrattamente come capricci sono sempre manifestazioni di un disagio profondo e, al contempo, un tentativo di comunicare una difficoltà che loro non sanno esprimere a parole. Se i bambini e i ragazzi sapessero esprimere tutto a parole, stai pur certo che lo farebbero, senza ricorrere a un comportamento che fa star male prima di tutto loro.

Il guaio è che troppo spesso confondiamo i bambini per dei piccoli adulti e crediamo che così come noi siamo bravi a recitare e a manipolare, lo siano anche loro a inscenare dei brillanti teatrini. Ma i bambini non sono così, se sentono bianco esprimono bianco, se sentono nero esprimono nero!

Quindi quando piangono, quando puntano i piedi, quando si buttano per terra, quando chiedono insistentemente qualcosa non stanno recitando affatto. Hanno sempre un ottimo motivo per farlo e la nostra difficoltà in qualità di adulti sta proprio nel comprendere che cosa si celi dietro ai famigerati “capricci” e che cosa nostro figlio stia cercando di comunicarci. Ma questo lo vedremo in seguito.

Adesso iniziamo la nostra interessante e, a tratti, divertente escursione lungo le vie pittoresche e surreali del mondo dei capricci. Ed eccoti un corpulento elenco di definizioni, soluzioni, aforismi e morali su questo “lato bizzarro” dei nostri cuccioli.

Gli 11 falsi miti svelati sui capricci

Che cosa possiamo dire a difesa dei bambini?
Del loro diritto di esprimersi e di essere così come sentono e in nessun altro modo?

Possiamo dire molto, cercando serenamente di sfatare queste false credenze che giorno per giorno possono influenzarci negativamente e farci compiere passi falsi nella relazione con i nostri figli.

1° FALSO MITO SUI CAPRICCI
Il pianto del bambino va visto non solo come la manifestazione del dolore ma come una necessità, infatti le lacrime lavano la cornea ed eliminano corpi estranei. In più, liberano una tensione e possono manifestarsi in qualsiasi momento della giornata anche senza motivo.

La natura del bambino

Il pianto del bambino deve essere visto invece solo come la manifestazione tangibile del suo dolore. L’umidità dell’occhio forse lava la cornea ma di certo non le lacrime causate dal pianto, che esprimono un dolore e che non sono mai senza motivo.

Ogni tanto ci chiediamo se quando guardiamo un bambino mentre piange o mentre manifesta un disagio osserviamo forse un altro bambino, un bambino diverso che vediamo solo noi. Ci facciamo spesso questa domanda perché ci stupiamo del fatto che per noi sia così lampante vedere che il bambino non lo fa apposta, che non è sereno e che vuole dirci qualcosa. Siamo certi che in questi casi il primo difetto degli adulti è che osservano poco i propri figli, che lo fanno superficialmente e distrattamente.

Altrimenti tutti vedremmo che i bambini non fanno i “capricci” apposta, ma che davvero vogliono esternare un dolore e che si sentono incompresi. Poi, il fatto che non sappiamo come affrontarli è un altro paio di maniche, ma se partiamo negando a priori il disagio, allora restiamo bloccati e qualsiasi nostro intervento si rivelerà inutile.

2° FALSO MITO SUI CAPRICCI
Metodi per far smettere di piangere il bambino.

La natura del bambino

C’è la loro natura che si esprime e che esige delle cose.
C’è poi la nostra natura innata di genitori che si incastra perfettamente con la loro e che sa cosa fare nel modo giusto e al momento giusto, a patto che la tiriamo fuori e che torniamo a darle la possibilità di esprimersi.

Se osserviamo con calma il bambino, mettendo da parte tutte le idiozie sulla crescita di cui siamo infarciti, se ci mettiamo al suo posto senza idee preconcette, se ascoltiamo la nostra vera natura istintiva di genitori amorevoli, allora non possiamo che essere naturalmente efficaci.

Chi guarda davvero un bambino negli occhi prima di rimproverarlo non può fare altro che leggergli l’anima e vedere il suo disagio profondo, oppure l’incredulità e l’incomprensione dinnanzi a un’azione che dal suo punto di vista non era sbagliata, che era inevitabile o che era accaduta inavvertitamente. E, soprattutto, può vedere in quegli occhi profondi tutto il bisogno di accoglienza, di supporto e di guida, anziché di ammonimento e disapprovazione.

 

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