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Usa e Getta - Libro

Le follie dell'obsolescenza programmata

Serge Latouche


(1 recensioni1 recensioni)


Prezzo: € 14,50


Modificato il 29 Novembre 2016 - Questo testo, che è intitolato Usa e Getta - Libro, composto da Serge Latouche, è disponibile nella categoria Attualità e temi sociali e in particolare approfondisce l'argomento Critica sociale. Dato alle stampe da Bollati Boringhieri e distribuito in data Marzo 2013 , è in stato di "Fuori Catalogo". Il prezzo è Euro 14,50.

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Stampanti bloccate a orologeria, dopo diciottomila copie, o computer fuori uso allo scadere dei due anni: non siamo di fronte a una strana moria elettronica degna della fantascienza, bensì alla manifestazione più recente di un fenomeno che è parte integrante della società della crescita.

Si chiama "obsolescenza programmata" e fa sistema con il nostro modo di produrre, di consumare, di pensare, di vivere. Significa che gli oggetti messi in vendita hanno una fragilità calcolata, tanto che la durata della garanzia coincide spesso con la loro vita effettiva.

Impossibile ripararli. Vanno gettati e subito sostituiti con altri, ancora e ancora.

Di questa illimitatezza malata, che ci avvolge sempre più nella spirale di iperproduzione, turboconsumo e immane scarto, Serge Latouche è l'oggi l'accusatore più conseguente.

Con la sua capacità di infilzare le storture di un'economia di catastrofe, mette in sequenza gli antecedenti storici e fraudolenti dell'"usa e getta", ne smaschera la logica simbolica e indica una via d'uscita: una prosperità senza crescita, prospettiva frugale ma non pauperista che sappia decolonizzare la mente dall'imperialismo delle merci, e riprenda il passo umano della durevolezza, della riparabilità e del riciclaggio.

Lo schermo del mio iPad si è rotto e al megastore della Apple di Covent Garden mi hanno risposto che la riparazione non è nella loro politica aziendale.

Però mi avrebbero dato un nuovo iPad a metà prezzo. Ho obiettato che il mio iPad ha solo tre anni e che non avevo alcuna intenzione di spendere per averne uno nuovo quando il mio funziona benissimo. Mi hanno guardato come fossi una marziana: "Un prodotto di tre anni è obsoleto. Le consiglio di cambiarlo prima che si rompa". Invece ho trovato un negozietto dove un indiano con 25 pounds (meno di 40 euro) mi ha sostituito il vetro e adesso sono a posto con il mio obsoleto iPad.

Non lo sapevo ma ho toccato con mano il concetto di "obsolescenza pianificata" che è al centro del nuovo libro di Serge Latouche.

Si intitola Usa e getta (Bollati e Boringhieri) e spiega perché gli oggetti che compriamo hanno una vita sempre più breve e come produrre e consumare meno non solo si può, ma si prospetta come l'unica scelta davvero economica.

Non è un caso se siamo cresciuti in case dove la lavatrice della nonna funzionava ancora benissimo e ce la tenevamo 15 anni, mentre ora dopo 24 mesi (la durata della garanzia, in genere) una mattina ci svegliamo con la cucina allagata, le guarnizioni saltate e la centrifuga da sostituire.

E il tecnico ti dice: "Però il ricambio costa un sacco, ci metta la manodopera, le conviene comprarne una nuova". No, dice Latouche, non è un caso: gli oggetti sono progettati non per durare, ma per rompersi dopo un periodo calcolato di tempo. La "obsolescenza programmata" è il motore del consumismo ed è alla base dell'economia basata sulla crescita, quella contro cui Serge Latouche combatte da tutta la vita.

Professore emerito di Scienze economiche all'Università di Paris-sud, autore di svariati saggi sul tema dei consumi e dello sviluppo economico, Latouche è ormai divenuto il faro ideologico di chi sostiene che la decrescita e il localismo possono essere l'unica via per salvare il pianeta dai disastri causati dalla globalizzazione, dallo sviluppo e dall'occidentalizzazione. Come ogni teorico che diventa guru, le sue tesi fanno discutere. O lo amano alla follia o lo odiano. C'è chi lo divora come fosse un novello messia anticapitalista e chi lo mette all'indice come un pericoloso utopista del Ventunesimo secolo, con derive reazionarie e comunitarie. In verità Latouche è talmente trasversale da sfuggire alle vecchie definizioni di destra e sinistra, più antropologo sociale e filosofo che economista, un vecchio operaista, un po' ecologista, un po' terzomondista, un po' ideologo di un nuovo umanesimo.

È stato il primo, fin dagli Ottanta, a scrivere che lo "sviluppo sostenibile " non esiste: o è sviluppo o è sostenibile. Nei suoi tanti saggi e pamphlet ha vagheggiato una società basata non sulla crescita ma su quello che lui chiama "abbondanza frugale", concetto diverso dal pauperismo .

È contro il "pensiero unico" del mercato che annulla le identità nazionali, è contro la concorrenza e il libero mercato che avrebbero un effetto deleterio sull'ambiente perché causano il saccheggio delle risorse naturali per abbassare i costi. Questo ultimo libro non altro che la prosecuzione ideologica di un discorso iniziato tanti anni fa.

Il ciclo breve degli oggetti è l'ennesima stortura della società della crescita, dice Latouche. Il consumismo nasce negli anni Venti e raffina le sue armi velocemente . Si chiedeva allora Edward Filene, magnate dei grandi magazzini di Boston: "Come posso essere sicuro di avere un flusso permanente e crescente di consumatori?". Risposta: vendendo prodotti "usa e getta (prima dei rasoi compaiono sul mercato i polsini e i colli per camicie). Quello è stato il primo passo. Poi i produttori si inventano il concetto di obsolescenza "progressiva": cambiare spesso modelli, fare invecchiare il prodotto, renderli sempre più "tecnologici" e inserire meccanismi sofisticati che si rompono facilmente. Esempio tipico: la chiusura elettrica del finestrino al posto della vecchia manovella.

Da lì il passo è breve per arrivare all''"obsolescenza pianificata", cioè l'introduzione voluta di un difetto nei prodotti, diversa dall'"obsolescenza simbolica", ovvero il declassamento prematuro di un oggetto da parte della pubblicità e della moda. Dalla seconda ci si può difendere, dalla prima no. "Si può resistere alla pubblicità, rifiutarsi di prendere un prestito, ma si è disarmati di fronte al deperimento tecnico dei prodotti" scrive Latouche. Pubblicità, credito al consumo e obsolescenza programmata sono i tre ingredienti necessari a far girare la giostra. Il circolo è senza fine.

Latouche racconta che negli anni Cinquanta domandarono al presidente Eisenhower cosa dovevano fare i cittadini per combattere la recessione. Lui rispose: "Comprare. Qualsiasi cosa".

Una pubblicità americana proponeva una formula contro la disoccupazione: "Un acquisto oggi, un disoccupato in meno domani. Potresti essere tu!".

Il giochino non poteva andare avanti all'infinito e infatti si è rotto. La ricetta per uscire dal circolo vizioso della crescita è molto latouchana: il mondo si salverà solo se durevolezza dei prodotti, riparabilità, e riciclaggio prenderanno il posto dell'usa e getta.

Insomma, se gli umani la smetteranno di farsi colonizzare dall'ideologia dell'usa e getta ci sarà sempre un negozietto dove un riparatore sarà in grado di sistemarvi il computer.

EditoreBollati Boringhieri
Data pubblicazioneMarzo 2013
FormatoLibro - Pag 114 - 11,5x19,5
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Gianpiero Acquisto verificato

Libro scorrevole dove viene analizzata una...

Libro scorrevole dove viene analizzata una delle tante perversioni del capitalismo e dell'egoismo attuali.Il circolo vizioso della super produzione che deve essere mantenuto del super consumo che deve mantenere l'occupazione,il tutto in una spirale diretta verso il disastroso scenario di un collasso inevitabile(spero di sbagliarmi ma putroppo non credo)che comporterà un risveglio da un bel sogno ad un brutto incubo per moltissime persone. Alla fine del libro l'autore accenna a qualche soluzione ed idea già in atto o attuabile ma,da ciò che scrive,sembra essere molto pessimista a riguardo. Che ognuno faccia la sua piccola parte documentandosi e comprendendo che ogni azione può essere più o meno dannosa per l'intero pianeta e scegliendo il minor danno.

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Gianpiero
Acquisto verificato

Libro scorrevole dove viene analizzata una...

Libro scorrevole dove viene analizzata una delle tante perversioni del capitalismo e dell'egoismo attuali.Il circolo vizioso della super produzione che deve essere mantenuto del super consumo che deve mantenere l'occupazione,il tutto in una spirale diretta verso il disastroso scenario di un collasso inevitabile(spero di sbagliarmi ma putroppo non credo)che comporterà un risveglio da un bel sogno ad un brutto incubo per moltissime persone. Alla fine del libro l'autore accenna a qualche soluzione ed idea già in atto o attuabile ma,da ciò che scrive,sembra essere molto pessimista a riguardo. Che ognuno faccia la sua piccola parte documentandosi e comprendendo che ogni azione può essere più o meno dannosa per l'intero pianeta e scegliendo il minor danno.

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