«Le parole sono simili a quelle pietruzze brillanti che raccogliamo nel mare, che rapidamente diventano opache all'aria. Bisogna fare qualcosa con le parole, perché tornino lucide. Leccarle con la lingua per esempio.»
Per Evgenij Popov questa non rimane un'affermazione astratta: egli tratta veramente quanto narra con un gusto quasi fisico e rinnova nei suoi racconti il meglio della tradizione letteraria russa, da Cechov a Gogol' alle fiabe popolari.
Scrittore sempre censurato, geologo sempre in movimento attraverso l'Unione Sovietica, Evgenij Popov ha raccolto nel tempo una ricchissima antologia dei personaggi più strambi e fantasiosamente poetici della vita russa lontana dalle istituzioni e dalle città. La voce del narratore, nel racconto, si sovrappone delicatamente a quella dei personaggi un po' balordi e un po' idioti, un po' rozzi e sprovveduti, capaci di sprofondare nella disperazione più assoluta per una ingombrante cartella impossibile da sistemare nell'autobus affollato, di soffrire «da pazzi» perché non riescono a trovare un gelato per la nonna morente, di confondere un rivestimento per tubi con lenzuola di nozze.
Guardati con calda e partecipe ironia, i sogni e le aspirazioni irrealizzabili dell'uomo comune raccontano il disagio di un popolo e la profonda trasformazione di una cultura.