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10/02/2012 - Questo libro, che ha come titolo Slow Money, fatto da Woody Tasch, è disponibile nella categoria Attualità e temi sociali, più precisamente nella sottocategoria Economia e Finanza etica. Distribuito da Slow Food Editore e distribuito in data Ottobre 2009, è attualmente "Disponibile in pronta consegna". Il costo è € 13,50.
Quanti potranno essere i capitalisti disposti ad investire nell'economia del cibo, se sapessero di dover ottenere un minor guadagno e, soprattutto, in un maggior arco di tempo? La risposta non è scontata.
La scorsa settimana più di 400 persone provenienti da 34 stati si sono incontrate a Santa Fé, in California, per partecipare alla prima convention statunitense che ha riunito investitori e produttori agricoli. A rivelarlo a Bra, nell'ambito di Cheese 2009, Woody Tasch l'autore del libro manifesto “Slow Money”, proposto nella sua edizione italiana da Slow Food editore, nell'ambito di un incontro che ha coinvolto anche l'autore de “La leggenda del buon cibo italiano”, Paolo C. Conti.
La tesi sostenuta è che i ritmi della finanza si coniugano raramente con quelli della produzione agricola, che sono poi quelli della natura.
L'unica soluzione è rallentare, con l'obiettivo di creare una rete di investitori e filantropi che possano finanziare le fattorie e i piccoli produttori di cibo.
“E' assurdo che su ogni dollaro speso per l'alimentazione negli Stati Uniti, in media, solo nove centesimi vadano al produttore. Così come dei 500 miliardi di dollari spesi dalle fondazioni americane, al cibo sia destinato solo lo 0,01 per cento” - ha detto Woody Tasch.
“Tutte le grandi crisi legate al cibo degli ultimi trent'anni, dalla Bse al vino al metanolo, hanno come presupposto ragioni di natura economica. Questo perché la catena di distribuzione è talmente complessa e competitiva da presentare qualche anello debole che, quando si spezza, provoca conseguenze ai consumatori” - gli ha fatto eco Paolo C. Conti.
“Negli Usa ci sono meno di due milioni di addetti nel settore agricolo, ma 163.000 fattorie dove si produce il 70% del cibo immesso sul mercato per i 300 milioni di consumatori americani” - ha aggiunto infine l'autore di “Slow Money”, citando queste cifre per dimostrare l'inefficienza di mercati e sistemi di distribuzione, sottolineando la necessità di ricreare le condizioni per una relazione diretta tra il produttore e il consumatore.