Per usare il pensiero creativamente ed efficacemente è possibile avvalersi di un metodo che coordina le diverse voci contrastanti della mente grazie a quello che viene chiamato il "gioco dei sei cappelli".
Pensare è la massima risorsa dell'uomo, una delle conquiste più recenti dal punto di vista biologico, un facoltà ancora giovane, ancora 'da mettere bene a punto'. La maggior difficoltà che si incontra nel pensare è la confusione.
Cerchiamo di fare troppe cose alla volta. Informazioni, logica, aspettative, emozioni e intuizioni creative si affollano in noi, offuscano la chiara visione delle cose e rallentando processi decisionali: è come fare il giocoliere con troppe palle!
E' necessario un metodo che consenta di organizzare i diversi tipi di pensiero per prendere decisioni efficaci e appropriate, di volta in volta., sfruttando appieno anche gli aspetti più ottimisti e creativi del pensiero.
La tecnica dei “sei cappelli per pensare”
Questa tecnica è stata ideata da E. De Bono1, studioso molto noto in particolare per la sua teoria del pensiero laterale.
Il presupposto della tecnica è che quando ci si trova davanti a un problema o una decisione, si è portati a usare contemporaneamente vari atteggiamenti di pensiero: quello logico, quello emotivo, quello creativo, ecc.. Il risultato è spesso una grande confusione, perché ognuno di questi approcci tende a prevalere sugli altri.
Qui s’innesta l’originalità del contributo di De Bono.
Egli propone una distinzione in sei diversi modi di pensare, visualizzandoli in sei cappelli di colori diversi. I sei modi di pensiero
non vogliono esaurire completamente tutti i possibili approcci, tuttavia, riassumono gli stili principali. La scelta dei cappelli è dovuta alla loro facile riconoscibilità.
Ci sono cappelli che vengono impiegati per situazioni diverse: esistono cappelli che riparano dai raggi del sole, dal freddo, cappelli per lavorare, per il tempo libero, ecc.
Il cappello richiama inoltre un’altra immagine, la semplice mobilità: il cappello si può togliere ed indossare con estrema semplicità.
Ogni cappello individuato da De Bono ha un colore diverso dall’altro:
• Cappello bianco: il bianco è assenza di colore, indica neutralità. Con questo cappello ci si concentra sui dati di fatto;
• Cappello rosso: il rosso suggerisce sentimenti, emozioni: si è autorizzati a dare libero sfogo alla emotività;
• Cappello nero: il colore nero indica malinconia, pessimismo, quindi indica ciò che non si è fatto e che si sarebbe potuto fare;
• Cappello giallo: è il colore della luce e dell’ottimismo, serve a individuare i benefici, i punti di forza di un’idea:
• Cappello verde: il verde è il colore del prato, della fertilità, indica quindi la creatività. Si mette quando si vogliono cercare idee nuove e abbandonare il pensiero logico-razionale. Si usa il pensiero laterale;
• Cappello blu: il colore del cielo e della calma. Serve a trarre conclusioni, definisce gli argomenti su cui indirizzare la conclusione.
Come sottolinea G. P. Quaglino, l’uso dei diversi cappelli non indica la divisione o la separazione di modi di pensare chiusi. I cappelli possono essere combinati tra di loro: è possibile individuare un pensiero giallo e verde o uno bianco e rosso.
In pratica De Bono sostiene che pensare per cappelli consente ai soggetti di passare con maggiore mobilità e flessibilità tra i diversi punti di vista della situazione.