Reitia Dea dei Veneti

Piero Favero

Reitia Dea dei Veneti

L'Iliade svelata

   
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Riassunto scheda

Aggiornato in data 08/02/2012 - Il testo, avente titolo Reitia Dea dei Veneti, scritto da Piero Favero, è disponibile nella categoria Letture e fa parte della sottocategoria Saggi e racconti. Dato alle stampe dalla casa editrice Leonardo Editrice e pubblicato nel mese di Gennaio 2007, è attualmente "Esaurito". Il suo prezzo è Euro 7,00.

Dettagli

In Europa i vari popoli del passato avevano una divinità maschile a capo di tutte le altre. I Veneti no, hanno una donna al vertice. Il libro è uscito nel 2007, l’anno europeo delle pari opportunità, perciò è finalmente giunto il momento di parlare di Reitia.

Reitia è la divinità somma nella religione dei Veneti,
ciò significa che abbraccia tutta la natura

e che non esiste nulla al di fuori né al di sopra di lei.
Oltre il nome e la forma, oltre il tempo e lo spazio,

è l’Unica Forza che trae sostegno in se stessa
e dalla quale ogni altra è nata e ciclicamente ritorna.
Ha il dominio sul succedersi delle stagioni ed è chiamata
tessitrice, cioè colei che tesse la tela della vita.
E’ la Dea madre del parto; signora degli animali selvaggi,
dei boschi e delle acque.
Risanatrice e compassionevole,
la dea Reitia è una dea della scrittura e i suoi compagni
inseparabili sono il lupo mite, l’anatra e la chiave magica.

Questo testo tratta dei miti e delle leggende legate a Reitia e al culto veneto. Premesso che esistono due realtà: la “realtà dell’archeologia scientifica” nella quale gli studiosi credono solo a quello che vedono, e tuttavia sono sordi a delle voci che da millenni ripetono la stessa cosa: I Veneti vengono dalla Paflagonia… Sono le voci di Tito Livio, Strabone, Sofocle, Catone, Plinio, del geografo Scimno. Esiste dunque “l’altra realtà degli Autori classici” i quali però, vivendo nel passato, non possono vedere con i loro occhi le oggettive scoperte della scienza; si può dunque capire la difficoltà di comunicazione tra il mondo scientifico e quello letterario dei miti e delle leggende. L’archeologia afferma categoricamente che i Veneti sono un popolo “autoctono” e chiude in via definitiva l’argomento delle migrazioni venete dalla Paflagonia (Anatolia settentrionale) e da ogni altra sede europea.

Allora significa che i Veneti sono popolo perseguitato dalla coincidenze, perché in Europa ci sono ben sette popoli con un nome venetico: Veneti dell’Adriatico, Veneti di Paflagonia, Eneti della Macedonia, Reti della Retia, Vindelici della Retia secunda (Baviera), Veneti di Bretagna, Wendi del Baltico. Puro capriccio del caso quasi tutti hanno il culto del cavallo, sono navigatori e commercianti d’ambra. Nelle sedi venete, a differenza del resto d’Europa, c’è una divinità di tipo femminile al di sopra di tutti gli dei: nel Veneto c’è Reitia, lo stesso nella Retia e nella Retia secunda; nel Baltico, tra Germania e Polonia, le tribù Wendi hanno la somma dea Razivia. Infine Strabone conferma l’assorbimento del culto di Cibele in Paflagonia; ebbene Cibele era chiamata Rea e nella vicina isola di Samotracia c’era la dea Retia, compagna del dio nordico Apollo: da Retia a Reitia il passaggio è breve.

Il libro è sottotitolato Iliade svelata, perché?
Agamennone, colui che pose l’assedio a Troia, aveva un figlio di nome Pelope a memoria del nonno Pelope, che regnò in Paflagonia ed ebbe la reggia a Enete, sul Mar Nero. Esiste la leggenda, precedente l’Iliade, di una guerra tra il padre di Pelope e i Troiani. Questa volta la guerra non fu scatenata dal ratto della donna più bella del mondo, Elena, ma, visti i gusti un po’ particolari del padre di Pelope, dal ratto del più bello dei mortali, Ganimede. Ilo, fondatore di Troia e fratello di Ganimede, alquanto irritato scacciò Pelope e tutto il suo popolo dalle loro terre. Pelope si rifugiò nel Peloponneso e da lì proseguì verso l’Oceano occidentale… Suo figlio Atreo invece preferì fermarsi a Micene, dove fece fortuna e diede alla luce Agamennone.
Agamennone aveva anche una figlia di nome Elettra, che significa ambra. Esiodo, Erodoto e Apollonio Rodio dicono che gli Achei, il popolo di Agamennone, venivano dalla zona del fiume Eridano (il Po) da dove portavano l'ambra presa nel Baltico. Fatalità, il culto acheo dei roghi votivi e dei banchetti votivi è perfettamente identico a quello dei Veneti di Este. Del resto Omero nell’Iliade chiama Elleni, cioè Greci, solamente gli uomini di Achille e Achille notoriamente tradì Agamennone. Il vero protagonista dell’Iliade è invece Ulisse, l’iniziato ai misteri, solo lui supererà con ingegno i nodi enunciati dagli oracoli quali condizioni imprescindibili per la caduta della città: prima fra tutte il ritrovamento dell’osso di Pelope.

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