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Popol Vuh

Maya-Quiché



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Revisione del 05 Novembre 2016 - Il volume, che si intitola Popol Vuh, elaborato da Maya-Quiché puoi trovarlo nella categoria Attualità e temi sociali e nello specifico approfondisce il tema Saggistica e storia. Realizzato dalla casa editrice Massari e stampato nel mese di Gennaio 2006 , si trova in stato di "Disponibilità: 5 giorni". Il costo del libro è di € 10,00.

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Il manoscritto del Popol Vuh più conosciuto e completo è scritto nel dialetto maya Quiché. Dopo la conquista spagnola del Guatemala, l'uso della scrittura maya fu proibito e fu introdotto l'alfabeto latino.

Comunque alcuni sacerdoti e funzionari maya continuarono illegalmente a copiare il testo, usando però i caratteri latini.

Una di queste copie fu scoperta circa nel 1702 da un sacerdote di nome Francisco Ximénez nella cittadina del Guatemala di Chichicastenango: invece di bruciarla padre Ximénez ne fece una copia aggiungendovi una traduzione in lingua castigliana.

Questa copia tornò alla luce in un dimenticato angolo della biblioteca dell'Università di San Carlos a Città del Guatemala, dove fu riscoperta dall'abate Brasseur de Bourbourg e da Carl Scherzer nel 1854. Essi pubblicarono, pochi anni dopo, la traduzione del testo in francese e inglese, la prima delle molte traduzioni in cui il Popol Vuh è stato stampato da allora.

Il testo del manoscritto Ximénez contiene quelli che alcuni studiosi consideravano errori alla luce dell'esatta traslitterazione di un precedente testo pittografico, una prova che il Popol Vuh è basato su una copia di un testo molto precedente.

Comunque ci furono sicuramente aggiunte e modificazioni al testo al tempo della colonizzazione spagnola, in quanto la maggior parte dei governatori spagnoli del Guatemala sono menzionati come successori degli antichi governanti maya.

Il manoscritto è ora conservato nella biblioteca Newberry a Chicago in Illinois.

Le ceramiche funerarie maya spesso contengono sezioni del testo pittografico del Popol Vuh e illustrazioni delle scene delle leggende. Alcune storie del Popol Vuh continuano tuttora ad essere raccontate dai maya moderni come leggende popolari; altre storie registrate dagli antropologi nel XX secolo contengono porzioni degli antichi racconti ancora più dettagliate che nel manoscritto Ximénez.

Vera e propria Genesi dei Maya Quichè, scritta in un sol fiato senza divisioni in capitoli, il Popol – Vuh rimane il testo essenziale per comprendere l’anima profonda dei Maya. Esso ci riferisce il mito della Creazione così come lo concepivano i Maya, e descrive l’evoluzione dell’umanità con le sue diverse creazioni e i suoi successivi cataclismi.

Agli inizi dal caos primitivo emergevano soltanto il cielo e l’acqua, “c’erano soltanto l’immobilità e il silenzio nelle tenebre della notte”.

Ma con la potenza del Verbo, gridando semplicemente “La Terra”, gli dei creatori, Gukumatz e Hurakan (dal quale deriva la parola uragano), la fecero comparire.

Essi la rivestirono subito di foreste, di praterie, di fiumi e la popolarono di una moltitudine di animali, ciascuno con proprie caratteristiche, abitudini e funzioni particolari. Ma poiché questi ultimi erano incapaci di rendere omaggio agli dei, essi furono destinati a servire soltanto da nutrimento e dunque ad essere uccisi e divorati.

Gli dei creatori modellarono poi delle creature di argilla che si rivelarono prive di intelligenza e di sentimenti, senza consistenza ne forma e quindi incapaci di parlare e di onorarli.

Delusi, gli dei si affrettarono a distruggerli sciogliendoli nell’acqua.

Dopo essersi consigliati con alcuni cacciatori mitici e con alcuni incantatori, gli dei scolpirono allora degli esseri di legno, che parlavano, mangiavano e procreavano, ma il cui viso, essendo di legno, non aveva ne vita ne espressione; essi avevano le mani e i piedi privi di dita, e le loro carni erano gialle, prive di sangue.

La loro intelligenza era mediocre e, essendo privi di sentimenti, essi ignoravano i loro creatori.

EditoreMassari
Data pubblicazioneGennaio 2006
FormatoLibro - Pag 221 - 12x17
Lo trovi in#Saggistica e storia


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