Qualsiasi opera architettonica l'uomo arcaico abbia creato, essa doveva obbedire a un modello cosmico e questo valeva ancor di più per l'architettura templare luogo eletto defl'inabitazione divina.
Lo sforzo del costruire era pertanto teso alla trasposizione sulla terra di modelli celesti in base ali osservanza di accurate corrispondenze.
L'architettura sacra sopravvissuta, restituita al presente malgrado l'erosione del tempo e t'ottusa opera di distruzione degli uomini, ci rivela in maniera sorprendente la complessità di queste operazioni di "calcolo metafisico".
Sul tema molto è stato scritto, forse, però un elemento non è stato valorizzato a sufficienza: in un universo integralmente vivente e vibrante, in cui anche gli elementi inorganici appaiono dotati di una sorprendente vita interiore, l'edificio, per essere tale, doveva costituire un'entità vivente.
Possiamo cogliere le scaglie superstiti di questo progetto, scomponendo artificiosamente il prodigioso organismo architettonico sotto alcuni profili peculiari: geometrico, energetico, alchimico.
La necessaria disgiunzione di questi aspetti ci offrirà un bagliore di consapevolezza dell'opera di uccisione del sacro attraverso la moderna architettura, mostrando evidentemente la differenza di ciò che si è costruito per anime viventi, da ciò che odiernamente si realizza per "anime morte".