Alessandro Martini, Gaetano Paludetti
Dalla presentazione del libro..
In un editoriale scritto per Audiological Medicine (AM, 2009, 1) ci chiedevamo se l'orecchio interno sia da considerare un organo "orfano" dato che dopo il contri-uto di George von Békésy, Nobel Laureate in Medicina 1961, nonostante i molti progressi che indubbiamente ci sono stati, nessun'altra nuova informazione e sviluppo che riguardi la sordità/ l'orecchio interno ha meritato un premio Nobel.
Questo sia per quanto riguarda la diagnosi sia la terapia. Il problema di una diagnosi differenziale delle cause di ipoacusia (mal. di Menierè, ipoacusia improvvisa, ipoacusia progressiva...)^ oggi uno dei problemi più importanti e significativi in Audiologia/Otologia. Solo la genetica molecolare ha dato nuove informazioni su alcuni meccanismi ezio-patogenetici, in particolare per quanto riguarda le sordità congenite. Recentemente, anche per quanto riguarda le ipoacusie da rumore e quelle correlate all'invecchiamento sono stati riconosciuti dei meccanismi genetici.
Ma nella maggior parte dei casi, abbiamo tuttavia solo un audiogramma "non-informativo" che è simile in situazioni eziologiche completamente diverse.
Abbiamo poi pochi famaci che arrivano all'orecchio interno. Questi farmaci devono prima passare la barriera emato-encefalica, poi quella liquor - perilinfatica e noi poi usiamo questi farmaci con la filosofia del "watering the flower", cioè alti dosaggi per avere un dosaggio "utile" per l'orecchio interno. In molti casi poi, utilizziamo lo stesso farmaco sia per la prevenzione che per la terapia.
In molti campi della medicina, la farmacogenetica sta dando una reale opportunità di progresso, dato che ci permette di conoscere "pre" trattamento la tolleranza e i livelli di risposta e che non ci saranno effetti tossici. Tuttavia per un approaccio tera-gnostico, sono necessari dei biomarkers.
In molte malattie, come per es. in oncologia, ma anche nelle malattie neurodegenerative, sono stati sviluppati dei biomarkers, ma nessuno o molto pochi nelle malattie dell'orecchio interno.
In futuro, la tecnologia probabilmente non sarà in grado di prevenire le malattie, ma sarà in grado di identificare i fattori di rischio e dare elementi per una diagnosi precoce. In particolare la nanotecnologia e la Nanomedicina stanno creando grandi speranze per la diagnosi e trattamento di molte malattie. Test diagnostici per monitorare i biomarkers malattia-correlati, terapie avanzate, come medicina rigenerativa e le tecniche di drug delivery, il monitoraggio e il trattamento degli effetti della terapia nel follow-up, sono tutte aree in cui la nanotecnologia può fare la differenza.
A.Martini e G.Paludetti