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Perché milioni di persone ogni giorno
abbandonano il proprio paese nativo?
Da chi vengono aiutate?
Quali sono gli interessi politici ed economici
che stanno dietro a questi fenomeni migratori?
Migrazione Globale, nato dall'esperienza che l'autore, il famoso giornalista Jeffrey Kaye, ha maturato direttamente sul campo (confine Messico-Stati Uniti, Senegal, Marocco, Irlanda, Polonia, Italia, Spagna, Emirati Arabi, ecc.) è un accurato
reportage, che ci consente di guardare al fenomeno migratorio da un altro punto di vista: la viva voce dei migranti stessi.
Attraverso le loro parole entriamo in contatto con il lato umano della migrazione: nazioni impoverite, famiglie abbandonate e comunità disgregate. Kaye, inoltre, fornisce un'accurata analisi delle politiche delle varie nazioni che, di fatto, favoriscono le migrazioni globali.
Con un linguaggio molto chiaro, e uno stile avvincente, il famoso giornalista Jeffrey Kaye ci guida all’interno del mondo della migrazione, mostrandoci quegli aspetti del fenomeno, che normalmente vengono tenuti nell’ombra. Migrazione Globale fornisce un’analisi dei fenomeni migratori, non partendo da analisi “teoriche”, bensì lavorando “sul campo”, andando nelle zone calde: confine Messico-Stati Uniti, Senegal, Marocco, Irlanda, Polonia, Italia, Spagna, Emirati Arabi, ecc.
Questo accurato reportage, ci consente di guardare al fenomeno migratorio da un altro punto di vista: la viva voce dei migranti stessi. Attraverso le loro parole entriamo in contatto con il “lato umano” della migrazione: nazioni impoverite, famiglie abbandonate e comunità disgregate. Kaye, però, non si limita a un mero rendiconto delle riflessioni dei migranti. Fornisce un’accurata analisi delle politiche delle varie nazioni che, di fatto, favoriscono le migrazioni globali.
Da questi presupposti, Kaye indica anche la strada su cui ci si dovrà muovere, se si vorrà seriamente “gestire” il fenomeno della migrazione globale – impossibile da fermare completamente, in quanto presente da sempre nel genere umano.
Quando cammino per andare al supermercato, la mia attenzione si posa spesso su un particolare insignificante, nel panorama urbano: un comunissimo tombino. Ad attirarmi non sono il suo aspetto ordinario e la sua copertura in ghisa, tipici di un oggetto che serve solo a coprire le fogne, bensì le due scritte poste su di esso.
Da un lato vi è un semicerchio di lettere maiuscole che compongono la scritta "CITTÀ DI LOS ANGELES"; dall'altro vi sono tre parole, "PRODOTTO IN MESSICO", che completano il cerchio, formando una faccia sorridente e dando vita a un effetto ottico probabilmente non previsto da chi ha disegnato o realizzato una banale copertura delle fogne.
L'adoro. Non solo per la scelta estetica, voluta o no, di questo oggetto banale e di mera utilità pubblica, ma soprattutto per la palese dichiarazione di collegamento tra due Paesi in una città nella quale il 40% dei residenti (compreso me) è nato all'estero, in un momento in cui l'attenzione e il dibattito pubblico riguardano le questioni"da dove veniamo" e "quali confini abbiamo attraversato". Nel corso della mia vita l'immigrazione è sempre stata un interesse costante, a livello sia professionale che personale.
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