Anne Ancelin Schutzenberger, Ghislain Devroede
In maniera del tutto inconsapevole, i nostri genitori, i nostri nonni, i nostri avi, ci lasciano in eredità problemi non risolti, traumi non “digeriti”, segreti indicibili.
Quando le cose non vengono dette, il corpo lui sì deve per forza esprimerle: questa è la somatizzazione.
Il corpo del bambino, figlio, nipote o pronipote che dir si voglia, qualunque sia la sua età, si trasforma nella voce dell’antenato ferito, nella “parola” del suo trauma.
Diventa allora necessario “tirare fuori lo scheletro dall’armadio”, decodificare le ferite non rimarginate e occuparsene, per liberarsi, alfine, dal “freddo” che ci hanno portato dentro.
luciana
Se posso essere sarcastica, mi chiedo se non sarebbe meglio nascere orfani. Battuta infelice a parte, mi piace la possibilità che la guarigione di una madre porti alla guarigione anche il figlio.
CRISTIANA
Il libro è bello, perchè la Schutzenberger è una Maestra. Solamente è molto specifico, ovvero, tramite anche le esperienze dirette sul campo del medico insieme al quale il libro è scritto (Ghislain Devroede) si parla quasi esclusivamente di un unico argomento (gli abusi). Lo consiglierei a persone del mestiere o a persone che approfondiscono molto il tema psicologico trattato.
anna
Ho letto questo libro in un sol giorno, aver *scoperto* Anne Ancelin Schutzenberger è stata una folgorazione. Una lettura fondamentale per comprendere i disagi e le difficoltà in cui ci dibattiamo.
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